Questo sito utilizza i cookie per finalità di navigazione, autenticazione e altre funzioni. Navigando su questo sito, cliccando su 'Accetto' acconsenti all'installazione dei cookie sul tuo dispositivo.

Visualizza Privacy Policy

Visualizza i documenti della direttiva europea

Hai rifiutato i cookie. La decisione è reversibile

Hai acconsentito all'installazione dei cookie sul tuo computer. La decisione è reversibile.

drink different

Winebar- Ristoranti a Roma

In occasione della degustazione di Champagnes organizzata a Roma dal Comité Champagne, abbiamo visitato due locali molto noti, riportandone impressioni un po’ dissonanti. Attenzione, non si tratta di verdetti, ma solo di esperienze da controllare in ulteriori visite.

I lettori che hanno avuto esperienze diverse, ci mandino, se vogliono le loro impressioni (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

 

Su

Salumeria Ristorante Roscioli (via dei Giubbonari, 21. Tel.: 06-6875287, www.salumeriaroscioli.com)

Siamo tornati, a distanza di qualche mese, in questo locale, tra i preferiti dagli enofili romani.In entrata ci accoglie un omerico banco di salumi e formaggi a vista; pochi tavolini al piano di entrata, un’ampia saletta al sotterraneo. Questa storica bottega (il panificio di via dei Chiavari della famiglia risale ai primi dell’800) , da alcuni anni rinomato ristorante di via Giubbonari (siamo a due passi da Campo dei Fiori) propone piatti regionali classici e non , di ottima esecuzione , e un’amplissima offerta di salumi e formaggi di ogni provenienza. Tra gli antipasti, culaccia della bassa parmense, mozzarella di bufala DOP di Paestum, mortadella e parmigiano di vacche rosse, insalata di caricofi,e, naturalmente, le notevoli selezioni di salumi (qui vai dalle innumerevoli varietà di prosciutti alla verticale di culatello, di diverse stagionature) e di formaggi (vi segnaliamo la selezione dei cosiddetti “puzzolenti", formaggi cremosi molli a crosta lavata italiani e francesi).

Primi classici (matriciana, carbonara, cacio e pepe, ma anche bucatini con le sarde e spaghettoni al tonno), piatti di pesce crudo e cotto (ma non è la sua specialità primaria), ottime carni (carpaccio di fassona, tartare di razza piemontese, tagliata di manzo, polpette della tradizione romana).

Carta dei vini di notevole impegno, che riflette la passione (e le passioni dei Roscioli: evidenti quelle per il Piemonte e la Borgogna).Magnifica la selezione dei Barolo, distinti in base al comune di provenienza :qui abbiamo Elio Grasso, Bartolo Mascarello, Giacomo Conterno, Sandrone, Vajra, Voerzio, Giacomo Borgogno, Rinaldi, continua continua... Basta un’occhiata per capire chi vince qui tra Bordeaux e Borgogna. Difficile trovare a Roma una pari selezione di rossi borgognoni (ma tra i bianchi ci sono i Corton Charlemagne di Bonneau du Martray e i vini del Domaine Leflaive e di Etienne Sauzet!), con Trapet e Rousseau, Dujac, Clos de Tart, Georges Roumier, Méo-Camuzet, e tanti altri, tra cui il giovane talento di Cécile Tremblay. Una chicca straordinaria , un Échezeaux del grande Henri Jayer del 1982 ( a 3.400 euro!). Naturalmente non mancano alcune bottiglie del DRC (Domaine de la Romanée-Conti). Certo, un Gevrey-Chambertin village , sia pure di Armand Rousseau, del 2009, a 220 euro la bottiglia , non è regalato. Unico appunto: la selezione di Chablis non è all’altezza di quella dei rossi della Côte-de-Nuits

Oltre ai migliori di tutte le regioni (molto valide le selezioni dei grandi bianchi dell’Irpinia e dei vini dell’Etna) , va segnalata una notevole proposta di champagnes. Qui è possibile trovare, oltre a tutte le grandi maison (da Dom Perignon a Krug e Bollinger), Selosse, Salon, Billecart et Salmon, Léclapart , Egly-Ouriet, Pol Roger, Larmandier-Bernier, Henri Giraud, Paul Bara … Ma anche chicche come i grands crus di André Beaufort, La Closerie di Jacques Prévost, Georges Laval…Tra gli spumanti italiani evidente la preferenza per i Franciacorta. Ma Trento è presente con le grandi riserve Giulio Einaudi e Bruno Lunelli.

Una osservazione sui vini toscani: in carta alcuni grandi Chianti di vecchie annate (sarei stuzzicato dal Castell’invilla del 1971), ma, per quanto riguarda l’ultimo decennio, l’offerta non è pari all’ambizione della carta, surclassata da Bolgheri e supertuscan.

Luogo animato, ma non chiassoso, servizio veloce (va da sé in proporzione dell’affollamento), prezzi non proprio leggeri, a seconda della bottiglia scelta.

Tra i piatti provati in quest’ultima visita, ottime la selezione di prosciutti di razza nera autoctona e quella dei formaggi, molto bene i tonnarelli cacio e pepe, bene la caponata siciliana.

Vini: abbiamo bevuto un affidabilissimo blanc de blanc sans année di R. & L. Legras (però, 12 euro la flûte) e un Frappato Occhipinti del 2010 (35 euro).

 

Giù

Ristorante wine bar Il Simposio dell’Enoteca Costatini (Piazza Cavour, 16; tel.: 06-3203575, www.pierocostantini.it)

Francamente ci aspettavamo di più da questo locale. Ambiente gradevole (bella la cancellata esterna), ma , almeno il lato ristorante, dove ci accomodiamo per avere meno rumore, anche un po’ algido. Va detto che non eravamo particolarmente affamati, per cui abbiamo evitato i menu, ordinando alla carta alcuni antipasti: un tortino di verdure, dell’indivia arrosto, un carpaccio corretti, dei formaggi misti. Attesa non lunga e servizio cortese. A deluderci è soprattutto la carta dei vini , sulla quale contavamo alla cieca, visto che eravamo in un locale, che ha dietro di sé una delle più importanti enoteche di Roma. Scelta non ampia e francamente un po’ sciatta (ad esempio,  nella lista degli spumanti, la scarna dizione Alta Langa, senza indicazione del produttore e dell’annata). Faceva ancora caldo e volevamo un vino bianco di buon livello. Quelli da noi trovati in carta erano un po’ tutti di di annate alquanto vecchie , non sappiamo se giustamente mature o anche un po’ ”passate”, oppure semplicemente non aggiornate sulla carta: non abbiamo osato rischiare prendendo a caro prezzo uno Chablis village del 2000. Abbiamo chiesto due vini , uno dei quali nel ristretto elenco dei consigliati (un bianco di Manni Nössing del 2010), ma stranamente non disponibile. Poi abbiamo richiesto lo spumante Alta Langa (in carta, ma non disponibile), alla fine sostituito da un Altemasi Trento classico. Francamente incongruenze inaspettate in un locale che dovrebbe avere nella carta dei vini il suo punto di forza.Conto tutto sommato proporzionato a quanto consumato rispetto agli standard romani.

(Pubblicato il 20.10.2012)




 Privacy Policy