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Vini esteri: Terroirs

TerroirsNon è possibile comprendere Terroirs e la sua filosofia riducendola a un semplice catalogo di pur ottimi prodotti (in taluni casi eccellenti) importati. Terroirs è infatti solo una delle tante diramazioni in cui si articola un progetto, avviato già da alcuni anni, dalla casa vinicola Ceretto (www.ceretto.com), il cui nome è ben noto nell’albese, nel quale sono situate le sue produzioni più significative , e agli appassionati di tutto il mondo , per i quali costituisce un riferimento sicuro: un progetto di valorizzazione del territorio e delle culture del vino, che include, oltre ad una gamma significativa di prodotti nazionali e internazionali, anche esperienze di architettura e restauro e di cultura materiale e gastronomia. Qui non parleremo però dei Baroli e dei Barbareschi, a cui è principalmente legato il nome della casa Ceretto, né di questi altri interessantissimi risvolti , ma del catalogo dei vini da essa importati, appunto Terroirs.

Va detto che nessuna delle scelte fatte è banale. Ci sono gemme riconosciute come lo Champagne Salon, riportato al suo splendore, dopo una fase di appannamento, valeurs sures, come direbbero i francesi, quali gli Chablis di Gilbert Picq e i Sancerre di Serge Daguenau o gli Alsace di Neumeyer, i bianchi della Wachau di Emmerich Knoll, leggeri ed eleganti, i classici del Rodano, come i grandi Cornas di Auguste Clape, i rossi meridionali della Francia orientale, come il Bandol provenzale di Pibarnon (deliziosi i rosé, robusti, di vera eleganza contadina, i rossi) e quelli del Sud-Ovest, i Madiran di Laffon, a base di Tannat, per non parlare dei rossi spagnoli del Priorato e Ribera del Duero, e i dolcissimi vini a base di Pedro Ximenez …

Ma quelli su cui vogliamo giustamente soffermarci sono i vini borgognoni, che costituiscono la parte a nostro giudizio più interessante del catalogo. Fontaine- Gagnard e soprattutto Etienne Sauzet e Jacques Prieur nella Côte de Beaune, senza trascurare i vini di Sylvie Boyer ( ci piacciono molto i suoi Saint-Aubin, una denominazione più giovane e storicamente minore, situata tra Puligny e Chassagne, ma che sta crescendo molto e crescerà ancora) e di Boyer-Martenot. In Côte de Nuits, Hudelot-Noellat , ancora Prieur, che ha le sue cantine a Meursault, ma è proprietario di vigne straordinarie in grand cru anche in questa zona (Vougeot, Echezeaux, Chambertin e il magnifico Musigny, di potenza e profondità straordinarie), e, da quest’anno, Lamarche, col suo Monopole, La Grande Rue. Un cenno a Hudelot-Noellat: i suoi vini, di impostazione tradizionale, sono stati in alcuni anni un po’ discontinui e sono stati talvolta messi in ombra da altri produttori emergenti, pur restando sempre su livelli più che buoni, ma attenzione: le sue parcelle in grand cru di Romanée-Saint Vivant e soprattutto Richebourg hanno personalità paragonabile a quelle dei vini della mitica DRC (Domaine de la Romanée-Conti), con le cui vigne praticamente confinano.

Di Etienne Sauzet posso dire solo che i suoi cru di Puligny sono tra i più buoni in assoluto che abbia mai assaggiato. Il suo Combettes 2008 (95/100) possiede l’eleganza e la finezza di un grand cru, e anche gli altri cru un po’meno prestigiosi (da Garenne e Folatières a Champs Canet e Champ Gain) sono di livello notevolissimo. I suoi grand crus (Batard, Chevalier e Montrachet) sono poi assolutamente degni del loro rango. Mi sia consentito, tra i produttori citati, riservare un cenno particolare a Sauzet e a Prieur, non solo perché considero la loro gamma di vini degna della più grande considerazione, ma anche per l’accoglienza straordinaria ricevuta in cantina durante la nostra visita nel giugno scorso. Abbiamo praticamente assaggiato tutti i vini della loro pur considerevole (specialmente quella di Prieur) batteria , sia dell’ultima annata già sul mercato (il 2007), sia di quella in quel momento in affinamento (il 2008) e del 2009 ancora in elevazione en fût.. Straordinari i vini (che dire ad esempio del raro Chambertin 2009 e dell’opulento, monumentale Montrachet di Jacques Prieur, senza trascurare i Meursault, da Mazéray al magnifico Perrières?) e straordinaria la gentilezza dei nostri anfitrioni , rispettivamente Benoît Riffault e Martin Prieur, che qui ringraziamo, insieme alla Dott.ssa Sobrero, dell’azienda Ceretto, che ci ha aiutato nei contatti..

 

 Abbiamo scelto:

Puligny-Montrachet Premier Cru Les Combettes di Etienne Sauzet 2008

Combettes_3Proveniente da un’annata che si annunciava difficile, ma che ha dato risultati che oggi appaiono sorprendenti, in grado persino di competere con quelli attesi per il 2009, questo Puligny si distingue per finezza, eleganza e purezza espressiva . Ha sentori agrumati e di acacia che definiscono un profilo fresco, ma ricco. Ha la profondità e la lunghezza di un grande Puligny , del tutto degno di competere con i grand crus della zona. Voto: 95/100.

Pubblicato il 29.11.2010

 

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