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drink different

Pasticceria-Enoteca De Pascale

 In questa rubrica non parleremo soltanto delle grandi enoteche, nazionali e internazionali, veri templi dell’immaginario enologico, come Lavinia a Parigi ( che pure tratteremo in uno dei prossimi servizi), ma anche , e forse soprattutto, di quelle enoteche, di dimensioni notevolmente minori, di cui è però ricca la provincia italiana, che esaltano davvero , con la loro competenza e la loro passione, il lavoro di enotecari : che non è semplicemente quello di vendere il vino che il cliente, esperto o meno esperto, richiede, ma aiutarlo a conoscere meglio la realtà produttiva locale e di altri territori, perché possa compiere le sue scelte in modo più consapevole e con maggiore soddisfazione. Quella dei fratelli De Pascale, ad Avellino, è una bella e apprezzata pasticceria-enoteca situata sul corso principale della città (c.so Vittorio Emanuele), che viene letteralmente presa d’assalto, specie la domenica e negli altri giorni festivi , dai numerosi clienti attratti dall’ offerta, molto ricca e qualificata, di dolci, della tradizione locale e della grande tradizione nazionale, di caffè e cioccolati. Al piano di sotto, insieme al settore cioccolateria, apprezzabile per l’offerta di cioccolati artigianali di grande qualità, altrove difficilmente reperibili, è una piccola, ma molto frequentata enoteca, che è il regno di Francesco: giovane e appassionato sommelier, sempre alla ricerca di prodotti nuovi o poco conosciuti, che assaggia sempre personalmente, e che coraggiosamente offre anche al bicchiere ai suoi clienti più affezionati . In questo modo è riuscito a coinvolgere nella sua passione molti clienti, che si recano abitualmente nel suo locale, all’ora dell’aperitivo, per gustare, insieme con qualche ghiottoneria selezionata al Merano wine-festival o al Salone del Gusto di Slow Food, qualche nuovo champagne o un grande Fiano irpino. In effetti nessuno potrebbe immaginare che, in una città pur vivace culturalmente, ma certo di non grandi dimensioni come Avellino, sia possibile trovare in una enoteca cittadina, oltre ad un’ampia scelta di vini regionali e nazionali, una più che valida proposta di Riesling austriaci, e della Mosella, di Pinot Noir e bianchi borgognoni (Marsannay, Nuits-Saint-Georges , Vosne Romanée premier cru, Meursault, Macon blanc), classici rossi del Medoc e vini di altri territori francesi meno noti, come il Bandol rouge provenzale di Tempier, o rarità, come il Banyuls e i Couilloures secchi del Domaine de la Rectorie, il bianco e il rosso di Mas de Daumas Gassac , o i Madiran di Laffon. Ovviamente, grande selezione di Baroli (Elio Grasso, Clerico, Massolino, Conterno Fantino) e Barbareschi (Gaja, Cantina del Barbaresco con le sue riserve), e di tutti i grandi dell’enologia italiana (dai SuperTuscan agli Amaroni) ed irpina, una selezione assolutamente non banale di spumanti (dai grandi Franciacorta di Palazzo della Lana agli interessanti spumanti valdostani della Cave coopérative di Morgex e Lassalle) e Champagnes (Selosse, Egly-Ouriet, Léclapart, Aubry…).

De_PascaleNata come panificio nel 1890, questa piccola, ma operosissima azienda ha cominciato a specializzarsi come pasticceria nei primi anni del secondo dopoguerra, per poi inaugurare la sua attività di enoteca alla metà degli anni ’90. Oggi propone circa 500 etichette diverse, che coprono le regioni più interessanti dell’enologia nazionale (meritevole la selezione di autoctoni dell’Etna). Il punto di forza dell’enoteca di Francesco è naturalmente, come è giusto, nei vini campani, e particolarmente irpini: oltre ai produttori più noti, riportati nelle Guide (Mastroberadino, Terredora, Feudi di S. Gregorio, Villa Raiano, Vadiaperti, e potremmo continuare a lungo) , è possibile trovare, talvolta in anteprima, vini nuovi o poco conosciuti di piccoli produttori emergenti, che si sono affermati anche grazie al suo lavoro di ricerca o si affermeranno negli anni successivi (ad es. il Greco di Torricino o il Fiano di Rocca del Principe). Francesco indica i suoi “valeurs sures”, ossia quei vini di cui andare orgogliosi e che si possono acquistare a occhi chiusi, nel Fiano 2008 di Ciro Picariello, e nel Rasot 2007 di Boccella, un rosso da uve Aglianico della nuova denominazione dei Campi Taurasini: due vini sapidi, minerali, dall’incredibile rapporto qualità/prezzo.

Ogni anno, in occasione del suo compleanno, a ora di chiusura, Francesco, ama riunire i suoi amici e i clienti più affezionati per bere insieme con loro alcuni dei suoi vini più importanti: è un convinto sostenitore delle degustazioni cieche, per cui nei suoi inviti é sempre compresa una parte di assaggi “coperti”, sicché bere con lui è sempre un po’ una sfida alle proprie sicurezze, un po’ come sostenere un esame collettivo, nel quale, oltre a valutare i vini, occorre anche riconoscerli. Le bottiglie vengono proposte incappucciate, mescolate in modo che nessuno, lui neppure, possa riconoscerle. Si tratta spesso di vini molto diversi, che provengono da uve, territori e annate molto eterogenei, senza alcune determinazione geografica precisa (un grande Nebbiolo di Lessona può seguire o precedere un Pinot Nero californiano oppure un rosso del Sud-Ovest della Francia), sicché si tratta di un’impresa tutt’altro che facile. Il gioco ha naturalmente i suoi costi:la sequenza, essendo casuale, può penalizzare maggiormente i vini più delicati, ovviamente anche il palato non è lo stesso all’inizio o alla fine di una serie di assaggi, che spesso supera la decina, alcuni vini più complessi non riescono ad “aprirsi” , stappati solo da qualche minuto, senza una adeguata ossigenazione, la stessa temperatura, perfetta per un vino, risulta magari troppo bassa e penalizzante per un vino più tannico e così via. Tuttavia si impara molto e soprattutto si fa un bagno di umiltà. Il sulfureo racconto “imprevisto” di Dahl, “Palato” , nel quale un grande esperto di vini riesce sempre a scoprire le bottiglie che assaggia alla cieca perché, all’insaputa del suo ospite, ne ha letto prima di nascosto l’etichetta è, da questo punto di vista, esemplare.

Qualche sera fa ho partecipato appunto ad una di queste riunioni tra amici. Grande serie di vini, naturalmente: Lupicaia 2000 , Barbaresco Gaja 2004, Barolo Runcot di Elio Grasso 2004, Vosne Romanée 1er cru Aux Beaumonts di Dominique Laurent 2007 , un raro Coteaux Champenois Ambonnay di Egly-Ouriet , Mas de Daumas Gassac rouge 2007, Champagne premier cru brut s.a. Aubry, ed altri ancora, per finire con i distillati. In mezzo, la degustazione, non più coperta, di uno Chateau Mouton Rotschild 1978, premier cru di Pauillac. Da essa molti spunti e qualche sorpresa, di cui si avrà modo di parlare anche in altri servizi.

Per chiudere, qualche breve nota su uno dei vini degustati. Data la passione di WOW per i rossi borgognoni, abbiamo scelto:

 

Vosne Romanée 1er cru Aux Beaux Monts D.Laurent 2007

Dopo essere stato pasticciere, Dominique Laurent ha iniziato, alla fine degli anni ’80,la sua attività di négociant-éleveur a Nuits-Saint-Georges. Non ha finora posseduto vigne, ma acquista le sue uve dai migliori vignaioli. In questo modo può produrre un numero molto elevato di etichette, che coprono quasi tutte le principali denominazioni della Cote d’Or. Laurent ha le sue idee, che sono un misto di modernismo (ama svisceratamente il legno nuovo, che impiega in abbondanza) e di scelte più tradizionali (non effettua filtrazioni, impiega livelli minimi di solfiti) .

BeaumontIl Vosne Romanée di cui parliamo è prodotto nella porzione più grande dell’area a premier cru di Vosne Romanée, nota come Les Beaux monts o Aux Beaumonts, di oltre 11 ettari, su complessivi 56 ettari e mezzo In realtà Les Beaux monts non è esattamente un territorio omogeneo, ma comprende ben 4 diversi climats, che, vinificati separatamente, danno vini piuttosto eterogenei: due di essi sono posti dal lato di Vosne Romanée e gli altri due da quello di Flagey-Echezeaux,

Rosso porpora, inizialmente piuttosto chiuso al naso, evidenzia sentori di bacche, mirtilli, violetta e chiodi di garofano. In bocca è “oaked”, speziato, sapido, mediamente minerale. Degustato forse un po’ troppo freddo, il vino sarebbe stato maggiormente apprezzato qualora fosse stato decantato per aprirlo maggiormente. Potrà ulteriormente migliorare in 2-3 anni, ma a mio giudizio non è destinato ad una prolungata conservazione (2014-2015). La valutazione attuale è prudente e da intendersi provvisoria , viste le condizioni nelle quali è stato assaggiato (tra un Barbaresco Gaja e un Barolo Runcot di Elio Grasso, entrambi del 2004): 89 /100 (Pubblicato il 28.12.2010).

 

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