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La carta dei vini: Officina del vino a Trani

OfficinaSiamo a Trani, magnifica città a Nord di Bari, ricca di testimonianze del proprio passato medieovale, patria degli Statuti marittimi, con la splendida Cattedrale di stile romanico-pugliese, il Castello federiciano, la Chiesa dei Templari, l’antico ghetto, il suo ammaliante porto antico, a un tiro di schioppo da Casteldelmonte e le sue torri ottagonali. Trani è anche una località interessante dal punto di vista eno-gastronomico, con alcuni ristoranti di buon livello (in alcuni casi anche ottimo) : tra i posti interessanti dove mangiare in modo informale e bere una buona bottiglia, è anche la vineria con la quale inauguriamo la nostra rubrica “La carta dei vini”. Ci piace cominciare da un locale non troppo grande e non troppo conosciuto dalle Guide, almeno al di fuori di quelle locali, che però lo indicano come tra i migliori della categoria. Parlo dell’Officina del vino, un gradevole wine-bar a due livelli, insolitamente “a scendere” (anziché a salire), non essendo un locale sotterraneo, dall’ingresso principale, posto sulla centralissima via Bovio: a pochi metri dal porto, dal borgo medievale e alle porte della zona “umbertina” della città, nella quale è possibile ammirare molti bei palazzi d’epoca, dagli immensi portoni, fatti per farvi entrare le carrozze. Lo conduce una giovane ed affiatatissima coppia, Gino e Samanta, che hanno appena iniziato il loro quarto anno di attività. Lui proviene dal ristorante Corteinfiore, un piacevolissimo ristorante di pesce sito in un giardino d’inverno, praticamente di fronte alla Chiesa dei Templari , dove ha fatto esperienza. Luigi è ai fornelli e “ai coltelli”, dal momento che è anche colui che si occupa di preparare gli affettati e i formaggi per chi mangia crudo. Lei, Samanta, fa la spola ai tavoli, recita le specialità del giorno, raccoglie le ordinazioni, serve i vini , scelti da una ampia carta che conta ormai 600 etichette, anche caraffandoli quando occorre ( a vista una serie di belle brocche da vino). Si tratta di un locale attento ai prodotti del territorio, ma senza alcuna auto-limitazione del tipo chilometro-zero, ma che ha anzi il suo punto di forza nelle selezioni di carni e di salumi, anche di pesce, e formaggi, che vengono da fuori , attentamente scelti, sia nel corso di viaggi, sia sulla base di una approfondita ricerca su Internet . Il menu dei cibi cotti, non amplissimo (ricordiamo che non si tratta di un ristorante vero e proprio), prevede anche verdure stufate, frittatine di carciofi o lampascioni, ed altre specialità della mamma di Luigi. L’ambiente è gradevolissimo, molto sobrio, ma non privo di eleganza, con tavoli, bancone e scaffali in legno, ricavati da vecchie casse da magazzino e da altre, più nobili, di vini pregiati. Qua e là, cartoni di vino in bella mostra.

Parliamo della carta dei vini. Una valida selezione di champagne e spumanti italiani delle zone più vocate, una lista di vini fermi, nella quale naturalmente fa spicco la rappresentanza regionale, ma anche molte bottiglie dell’aristocrazia nazionale, un po’ di tutte le regioni e persino estere. Quest’ultima sezione naturalmente è solo abbozzata (ad es. manca un Bordeaux ), ma quello che c’è è di buon livello. Oneste le ricariche, con molte bottiglie di qualità sotto i 20 Euro. Chi sceglie i vini è naturalmente Luigi, ma le sue scelte sono in genere condivise con Samanta, che lo accompagna nelle degustazioni e nelle visite ai produttori. Ho chiesto a Luigi a quali vini , tra i tanti presenti nel suo catalogo, fosse più affezionato e consigliasse ai suoi clienti, quelli che non hanno già in mente la bottiglia da bere e che chiedono il suo aiuto, e la sua riposta è stata “I vini di Emidio Pepe, Trebbiano e Montepulciano”. Pepe, come è noto, è uno storico vignaiolo abruzzese, che produce vini molto autentici e di spiccata personalità. Come molti vini naturali, non costruiti in cantina, possono suscitare qualche esitazione, soprattutto olfattiva, al primo assaggio, ma , una volta aerati e una volta addestrato il palato, non possono non piacere al secondo. A Luigi ho chiesto anche quale fosse la bottiglia che più lo ha emozionato in questi primi anni di attività . La sua riposta è stata immediata: “Il Fontalloro 2005. Non immaginavo che fosse così buono. Purtroppo ho finito subito tutte le bottiglie”. Il Fontalloro è certamente uno dei migliori vini “chiantigiani” fatti con Sangiovese in purezza, Questa preferenza è interessante, perché il Sangiovese è un grandissimo vitigno autoctono, ma tutt’altro che facile, non ha la rotondità del Merlot e l’immediatezza di certe Syrah, è tutt’altro che adatto a fare vini modaioli e piacioni, ma quando è vinificato come si deve, e il Fontalloro lo è, dà vini capaci di stregare. Il costo di uno spuntino a base di salumi e formaggi: 20-25 Euro vini esclusi (dipende ovviamente dalla bottiglia scelta). Carte di credito: accettate. Apertura: solo di sera, a partire dalle ore 20, esclusa la domenica (Pubblicato il 20.2.2011).

 

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