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Discussioni

Vale davvero la pena di importarli?

Intendiamoci. Sono assolutamente favorevole alla libera circolazione delle merci, e quindi, sicuramente del vino, da qualunque parte del mondo provenga. Nulla mi è più lontano di ogni sorta di protezionismo. Tuttavia, confesso che, assaggiando certi vini di importazione, che pure ci vengono proposti nelle enoteche o nei ristoranti, mi sono chiesto: “Ma valeva davvero la pena di importarli, questi vini?”

 

Naturalmente non sto parlando dei grandi cru di Bordeaux o Borgogna. Il loro prestigio e la loro continuità qualitativa sono fuori discussione. La mia preferenza per i vini del vecchio mondo non mi spinge a dire che non sia possibile rintracciare molti altri vini di grandissima qualità nei territori più diversi , in California o nell’ Oregon, ma anche in Cile, Argentina, Sud Africa o Nuova Zelanda, degni di essere conosciuti dagli appassionati del nostro paese. Poi ci sono i vini cosiddetti “di marca”. Vi sono molti grandi négociant in grado di confezionare prodotti ineccepibili , pur se un po’ anonimi. Personalmente non li comprerei, ma comprendo che possano piacere e che la gente li compri: non costano molto, hanno una qualità standard e danno il brivido di bere internazionale. Ci sono infine altri vini, magari più autentici, che però nel migliore dei casi costituiscono delle curiosità, da assaggiare, certo, ma nei luoghi di produzione, sulla cucina locale, in compagnia della gente del luogo. Importarli è altra cosa. Non hanno la qualità dei grandi cru e neppure il prezzo dei vini di marca, anzi spesso costano di più. Wow ama la Borgogna,  ma c’è davvero necessità di importare dei modesti Bourgogne Passe-tout-grains? E che dire di un rustico Cheverny della Loira, insolito uvaggio di Pinot noir e Gamay , insieme con altre uve, come Cabernet franc o Cot? Non dico che non possa essere un’esperienza interessante assaggiarli, ma davvero non ne avvertivo la mancanza. La produzione nazionale offre sicuramente una quantità enorme di vini fatti anche meglio e non meno gradevoli a prezzi non di rado inferiori. Perché allora portarli qui? Non sarebbe meglio, in questi casi, sostenere i vini italiani di pari categoria?

Naturalmente quella che ho appena esposto è un’opinione non certo insindacabile e chiunque la pensi diversamente potrebbe forse addurre argomenti che non sono stato in grado di scoprire. Se qualche appassionato vuole esporli può farlo anche da questo blog. (Pubblicato il 9.2.12)

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