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Discussioni

Ancora sui ristoranti amici del vino: i bicchieri

Qualche giorno fa ho ribevuto a casa di amici un vino che mi era piaciuto molto, tanto da comprarne alcuni cartoni: ne avevo perciò portato con me qualche bottiglia per berle insieme. Si trattava di un profumatissimo Kerner della Valle Isarco : bevuto negli affusolati Riedel per i bianchi aromatici era davvero un trionfo dei sensi, con il suo colore delicato, dai riflessi verdolini, la freschezza agrumata al naso, a introdurre note di frutta tropicale (kiwi?), floreali e, lievi, di zenzero; vibrante di acidità al palato, lungamente persistente. Insomma, come avrebbe detto un mio vecchio amico napoletano, “una goduria”.

Ribevendolo , in un bicchiere “normale” (vetro chiaro, un po’ spesso, con una apertura molto svasata) era praticamente irriconoscibile. La penalizzazione maggiore era olfattiva. Mi era infatti impossibile trovare la più modesta eco di quelle sfumature che avevo riconosciuto (molte volte) bevendolo a casa. Certo la temperatura di servizio non era perfetta, l’abbinamento , pur se il piatto proposto era comunque ottimo, non era forse il migliore, ma né la temperatura, né l’abbinamento potevano spiegare una tale défaillance.

Insomma , un vino qualsiasi.

Racconto questo episodio perché ho avuto più volte modo di constatare quanta poca attenzione venga ancora data ai bicchieri , quando si beve vino, non solo nelle case, ma anche nei ristoranti, e talvolta anche in ristoranti “reputati”. Ancora oggi si ritiene che i bicchieri debbano essere soprattutto “belli”, cioè degli oggetti di arredamento o decorativi, e non piuttosto idonei a far apprezzare a pieno ciò che si beve.

Intendiamoci, i bicchieri “adatti” sono spesso anche molto belli (si pensi per esempio, proprio alle magnifiche collezioni di Riedel), ma ciò che davvero influisce nella degustazione di un vino sono soprattutto la forma, la grandezza e la sottigliezza (leggerezza) del vetro o cristallo impiegato. Ciò perché l’aroma di un vino è costituito da molte e diverse componenti (fruttate, vegetali, terrose, legnose, alcoliche…) che possono restare ampiamente separate e manifestarsi del tutto differentemente a seconda del recipiente in cui beviamo.

Ecco perché, se vogliamo dare un contenuto preciso a ciò che abbiamo chiamato Wine friend restaurants, ristoranti amici del vino, la qualità dei bicchieri è un requisito fondamentale.

E’ assolutamente sbagliato ritenere che vi siano bicchieri “universali”, in grado cioè di far apprezzare egualmente un grande Barolo oppure uno Château del Médoc, o un Riesling della Mosella, ed è un atteggiamento miope risparmiare sulla qualità dei bicchieri per poi accompagnarli ad etichette di grandissimo prestigio e costo.

Che senso ha bere un Bourgogne da 150 euro la bottiglia in un bicchiere da due euro? Non basta che un bicchiere sia abbastanza grande e che sia a calice, per farne un “buon” bicchiere da vino.

Intendiamoci, non è sempre necessario scegliere le linee più costose. Questo può valere forse per i ristoranti stellati, quelli più prestigiosi, per i quali è indispensabile mantenere uno standard elevato in tutti i dettagli. Per un buon ristorante amico del vino sono disponibili molte collezioni di bicchieri , di case differenti, tra le quali è possibile scegliere i bicchieri più appropriati a prezzi abbordabili (pubblicato il 13.6.2012).

 

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