Questo sito utilizza i cookie per finalità di navigazione, autenticazione e altre funzioni. Navigando su questo sito, cliccando su 'Accetto' acconsenti all'installazione dei cookie sul tuo dispositivo.

Visualizza Privacy Policy

Visualizza i documenti della direttiva europea

Hai rifiutato i cookie. La decisione è reversibile

Hai acconsentito all'installazione dei cookie sul tuo computer. La decisione è reversibile.

drink different

Discussioni

Quanti tipi di bicchieri occorrono per bere davvero bene?

A distanza di qualche settimana, Aurelio Magistà interviene nuovamente , nella sua rubrica “Case & Cose”, sul supplemento “Il Venerdì”di Repubblica, a proposito dei bicchieri da vino, per polemizzare sulla nuova “moda” di proporre un grande numero di bicchieri diversi, uno per ogni tipo di vino. Essendo quella dei bicchieri “materia sensibile” per gli enofili, mi sento spinto a intervenire con qualche semplice osservazione.

Intendiamoci: non so se sia davvero diventata una moda ( non conosco del resto neppure gli ospiti abituali di Magistà, che probabilmente sono molto più sofisticati dei miei), ma a casa della stragrande maggioranza dei miei amici e conoscenti, vedo ancora , a tavola, un solo bicchiere per l’acqua e uno per il vino (qualunque esso sia). Solo a casa di quelli più esigenti, vedo talvolta tre bicchieri, uno per l’acqua e due per i vini (uno per i bianchi e uno per i rossi più impegnativi). Talaltra vedo , se mai, delle flûtes per le bollicine di benvenuto, servite mentre si aspetta l’arrivo degli altri commensali, e, ancora più di rado, dei calici , di dimensioni più ridotte, per i vini da dessert.

Ma anche al ristorante, fatta esclusione ovviamente per quelli più raffinati e costosi, che hanno carte dei vini molto ricche e specializzate, è raro trovare più di tre, massimo quattro bicchieri. Spesso , piuttosto (è il caso più frequente), il bicchiere viene cambiato con altro uguale, semplicemente perché si beve un vino diverso, per evitare la commistione con le tracce del vino che ha preceduto. Questa mania universale per i bicchieri dunque francamente non la vedo.

Detto questo, è anche vero che non tutti, a meno che non siano esperti e non siano abituati a prestare molta attenzione a ciò che bevono (e non sono poi davvero tantissimi) sono effettivamente in grado di cogliere le infinite sfumature che i vari bicchieri, e parlo di bicchieri differenti non solo per ragioni estetiche , ma perché progettati in modo specifico per rispondere alle diverse esigenze di degustazione, sono in grado di offrirci.

Forse non saranno necessari venti tipi di bicchieri, che  ha probabilmente ragione Magistà a ritenere eccessivi, ma sinceramente credo che quattro o cinque tipi possano non essere sufficienti. Quella del bicchiere “universale” da degustazione, comunque omologato, è forse una necessità di ordine pratico, ma anche una illusione omogeneizzante. BourgogneSfido infatti chiunque ad apprezzare a fondo un grande cru di Chambertin o della Vosne-Romanée in un normale calice da Chardonnay o anche in un pur più ampio bicchiere da Bordeaux.

Io credo si tratti, più che di trovare il “giusto” mezzo (magari a metà strada tra i 4 e 20 bicchieri), di individuare la soluzione più sensata e più adatta ai propri bisogni e alle proprie abitudini di consumo.

Se sono solito bere (e offrire) solo gradevoli vinelli varietali della mia regione, non ho certo bisogno di accumulare montagne di calici, che magari avrebbero un costo superiore a quello del loro contenuto : uno o due, magari uno un po’ più grande e l’altro più piccolo, purché lisci, sottili e leggeri, bastano e avanzano.

Se ho esigenze un po’ più complicate, potrei aggiungere altri due bicchieri , per gli spumanti e per i vini dolci. A un livello un po’ più alto, potrei arricchire un po’ il quadro con un altro bicchiere per i bianchi aromatici, come un Riesling o un Gewűrztraminer, e magari uno per i grandi rossi (tipo Barolo, Brunello o Borgogna). Ma se sono un appassionato di grandi cru è giusto che, naturalmente sempre ispirato dal buon senso, dia libero sfogo alla mia passione con tutti i bicchieri che possano assicurarmi il maggiore godimento sensoriale possibile: otto, dieci, quindici.

Va anche in parte corretta l’opinione di alcuni secondo cui sarebbe esclusivamente il vitigno a determinare la scelta del bicchiere. Pensiamo allo Chardonnay. Un buon varietale , come ormai ce ne sono tanti in tutte le regioni, non richiede , per esser apprezzato, lo stesso bicchiere di un grande Meursault o di un Montrachet grand cru: semplicemente svanirebbe. Lo stesso si dica per un Chianti , giovane e fresco, da apprezzare, magari anche ad una temperatura un po’ più bassa, su qualche bel salume toscano, e, invece, per un elegante Sangiovese chiantigiano, di struttura robusta e arrivato alla giusta maturazione. Berli nello stesso bicchiere (magari perfettamente adatto per il primo) significherebbe perdere tutte le qualità dell’altro vino, assai più importante, e il contrario non darebbe risultati migliori, giacché il bicchiere non può conferire complessità ad un vino che non la possiede.

Pensiamo ad un caso emblematico, quello dello Champagne. Useremo un bicchiere diverso per un blanc de blancs di solo Chardonnay, un blanc de noirs di Pinot noir o per un blend? Non credo che sia questa la vera questione. Coppa , tulipano oppure flûte? Su questo si potrebbe discutere molto. Certo la flûte non sarebbe la migliore soluzione per uno champagne demi-sec, molti ritengono, non a torto, che un calice a tulipano sufficientemente grande andrebbe meglio anche per gli champagnes più secchi, ma le cose sono ancora più complicate. Personalmente penso che le bollicine siano un aspetto non trascurabile di un grande champagne, e che sia un peccato distruggere in un istante (magari in un bicchiere da Borgogna), qualcosa per creare la quale  si sono impiegati anni di sapiente lavoro . Personalmente sono un fautore delle flûte à trompette di fattura ottocentesca. Intanto sono bellissime, e per alcuni champagnes sono ancora una delle soluzioni migliori.

Dunque non un bicchiere per ciascun vitigno , ma un bicchiere diverso a seconda della struttura, dell’ampiezza, del grado di alcol, dell’età e della  maturazione, il che poi significa che possono esservi delle regolarità che vanno oltre i vitigni.

Il vitigno è poi comunque importante, perché ha caratteristiche aromatiche che gli sono proprie. Confondereste un Cabernet franc e un Pinot noir? O un Fiano e un Sauvignon? Ma su questo tema ritorneremo ancora (Pubblicato il 4.9.12).




 Privacy Policy