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drink different

Sulla “montagna” di Corton: Corton-Charlemagne grand cru Bouchard père et fils 2005.

 Il nostro è un paese di grandi vini, bianchi e rossi, tra i quali sono compresi certamente anche alcuni Chardonnay, ma che ha ancora difficoltà a comprendere appieno la grandezza di questo vitigno, avendo conosciuto, agli inizi degli anni ’80, l’onta dei Pinot Chardonnay (sic!) frizzanti, prodotti neutri, puramente marketing oriented, destinati a quei consumatori che valutano un vino bianco solo dalla temperatura e dalla presenza o meno delle bollicine.

Che cosa possa (e debba) essere uno Chardonnay, lo si può invece comprendere benissimo stappando una bottiglia di un grande vino della Côte de Beaune. Questa regione, introdotta a settentrione dal comune di Ladoix-Serrigny , e che termina aprendo alla Côte Chalonnaise, con i vigneti del Maranges, è quella che, in Borgogna, escludendo lo Chablisien e il rarissimo Musigny blanc, nella Côte de Nuits, avrebbe il monopolio dei grand cru bianchi a base di uve Chardonnay, Montrachet e satelliti (Chevalier-Montrachet, Bâtard-Montrachet, Bienvenues- Bâtard-Montrachet, Criots-Bâtard-Montrachet) e il Corton-Charlemagne .

Bouchard1Questa settimana assaggeremo uno dei più grandi bianchi borgognoni, che, nelle sue espressioni maggiori, rivaleggia persino con il divino Montrachet, il Corton- Charlemagne, il vino più amato da Voltaire, che ne acquistava, a quanto si dice, intere casse . Ci baseremo su una delle più grandi annate di questo nuovo millennio, forse la migliore in assoluto, l’annata 2005. Si tratterà quindi di un vino ancora relativamente giovane, avendo esso la potenzialità di raggiungere il ventennio di vita.

 

Innanzitutto perché Corton-Charlemagne? Il nome è con tutta evidenza legato all’imperatore Carlo Magno. Al tempo del grande imperatore franco, il vino di Corton era solo rosso. La leggenda vuole che la moglie di Carlo, Lutgarde, vedendo la barba del marito incanutirsi con gli anni, e ritenendo poco dignitoso che essa si tingesse di rosso, volle che si cominciassero a produrre dei vini bianchi. La storia vuole invece che Carlo Magno, nel 775, donasse alla Collegiale di Saulieu un grande vigneto, oggi di proprietà del Domaine Bonneau du Martray, uno dei più grandi produttori di Corton Charlemagne.

Quanto al nome Corton, esso risale probabilmente al nome di un oscuro imperatore romano del primo secolo, Ortone, donde Curtis d’Orthon (Corton). In Borgogna, come abbiamo sappiamo, i lieu-dits (o climats, vedi l’articolo che abbiamo dedicato alla loro distinzione) prendevano spesso nome dai loro proprietari. Sempre in questa zona, ad esempio, vi è un Corton clos du roi, che evidentemente risale alla donazione fatta di queste vigne, ormai più di quattrocento anni fa, da parte del re di Francia.

Chi fosse curioso di conoscere nel dettaglio la storia di questo fantastico vignoble, può consultare il monumentale libro di Clive Coates, The wines of Burgundy, al quale rimandiamo.

Pur consapevoli del fatto che quella della denominazione dei vini non è proprio la parte più interessante di queste cose, a proposito del nome Corton Charlemagne, è necessario dire ancora qualcosa, essendo la questione delle appellations di questi vini assai complicata.

Innanzitutto va detto che il Corton-Charlemagne, che è esclusivamente grand cru (non esistono infatti versioni villages oppure a premier cru, di questo vino), si produce in tre comuni, tra di loro vicini : Ladoix-Serrigny, Aloxe-Corton e Pernand-Vergelesses, che circondano, arrampicandovisi, la “montagna “ di Corton.

Pur essendo chiamata così, si tratta , per la verità, di una collina che arriva appena a quattrocento metri di altezza, più o meno come un grosso uovo, ricoperto da vigne e foreste. Il paesaggio è di straordinaria dolcezza : passare una notte in un piccolo gîte e svegliarsi circondati da queste vigne è una esperienza magica che ogni appassionato di vini dovrebbe fare.

Gli ettari di vigna che hanno diritto all’appellation Corton Charlemagne sono complessivamente poco meno di 72: la parte più grande, 48 ettari e mezzo, ad Aloxe-Corton, poco più di 17 a Pernand-Vergelesses e solo 6 a Ladoix-Serrigny. Gli stessi comuni concorrono poi ad un’altra appellation grand cru, questa volta di un vino rosso, il Corton grand cru, naturalmente a base di Pinot noir: se si esclude il caso già citato del Musigny grand cru, nel quale comunque la quota del Musigny blanc è infinitesimale, si tratta dell’unico caso di convivenza di un grand cru bianco e uno rosso nello stesso terroir. L’area del Corton rouge è più grande ancora, oltre 160 ettari, che ne fanno anche la più grande area di vigne a grand cru dell’intera Borgogna; ancora una volta la maggior parte è ad Aloxe (120 ettari circa). La confusione nasce dal fatto che i produttori del Corton-Charlemagne hanno la facoltà di piantare nelle loro vigne anche Pinot noir e quindi attingere ad entrambe le appellazioni. Va detto però che, anche se il Corton rouge è anch’esso un grandissimo vino, l’unico grand cru rosso della Côte de Beaune, è il Corton-Charlemagne, bianco, a toccare i prezzi più alti, essendo il suo prestigio, specie nelle produzioni migliori, assolutamente straordinario. A complicare ulteriormente le cose vi è una ulteriore possibilità di denominazione (fortunatamente non più utilizzata negli ultimi anni) di un vino bianco grand cru, che si chiama semplicemente Charlemagne: il suo centro è il lieu-dit en Charlemagne, nel comune di Pernand-Vergelesses.

Accanto ai grand crus, nelle zone che non vi sono comprese, i produttori di questi tre comuni possono poi produrre vini di minore impegno, soltanto rossi ad Aloxe-Corton, prevalentemente rossi a Ladoix e bianchi a Pernand, con le semplici appellations commmunales o a premier cru . Insomma, è facile confondersi, e una certa chiarezza la si può raggiungere solo guardando le preziose cartine dell’Atlas di Pitiot e Poupon. Ad ogni modo, anche se le cose non stanno esattamente in questo modo, vista la sovrapposizione territoriale delle due appellations a grand cru, possiamo approssimativamente dire che i Corton-Charlemagne bianchi si concentrano in prevalenza sui pendii sud-occidentali della “montagna”, mentre i Corton rossi sono più vicini a Ladoix e Aloxe.

I suoli del Corton-Charlemagne sono ovviamente diversi. Marnosi, con una percentuale elevata di calcare e argilla, poggiano su strati di sabbia fine quarzifera, dal colore biancastro, sono eccezionali per lo Chardonnay. Scendendo poco sotto i 300 metri, il suolo, prevalentemente calcareo-ghiaioso, diventa più giallastro o quasi rosso, per la presenza di ferro, assai più adatto al Pinot noir.

L’annata 2005 nella Côte de Beaune è stata caratterizzata da un clima fresco e secco, senza colpi di caldo, durante tutto il ciclo vegetativo delle piante, con temperature mensili  vicine a quelle medie stagionali, poche piogge, anche se con qualche temporale passato senza grandi danni; una estate secca, calda e molto lunga, che ha assicurato un buon irraggiamento solare. Vendemmia precoce e piuttosto lunga, che si è protratta fino alla fine di settembre, con una qualità eccezionale delle uve.

Il Domaine Bouchard père et fils di Beaune é uno dei più importanti della Borgogna. Fondato a Volnay un comune a sud di Beaune, vocato soprattutto per i vini rossi, da Michel Bouchard nel 1731, ha nel tempo accumulato una vasta proprietà di vigneti in tutta la regione: oggi sono circa 130 ettari, di cui 12 a grand cru e oltre 70 a premier cru. Le prime vigne furono acquistate, nel 1775, in alcuni climats di Volnay classificati come premiers cru : Les Chanlins, nella parte più settentrionale, quasi al confine con l’appellation Pommard, Taillepieds, più centrale, e Les Caillerets, situato più verso Meursault. Il Domaine ebbe poi una grande espansione nel 1789, allorquando furono messi in vendita molti vigneti confiscati al clero, ma l’espansione continuò inarrestabile anche nel secolo successivo, allorquando la famiglia Bouchard acquisì diverse vigne a grand cru, di Montrachet e di Chevalier-Montrachet, di cui, con i suoi due ettari e mezzo, divenne anche la maggiore proprietaria.

Bouchard5Dal 1820 la sede dell’azienda è a Beaune nel grandioso castello, costruito alla fine del ‘400 (fu terminato nel 1494, dopo 16 anni) a scopo di difesa, con le sue 5 grandi torri e i muri di pietra di ben sette metri di diametro. Le cantine sono ancora sotto le mura, in condizioni ideali per la conservazione del vino (a parte il rischio, sempre presente, di infiltrazioni). Nel 1872 il Domaine Bouchard acquisì il monopolio dell’importante cru Clos de la Mousse, e sette anni dopo, nel 1889, anche di quello che costituisce ancora oggi uno dei suoi gioielli, la Vigne de l’Enfant Jésus a Grève. L’espansione continuò ulteriormente negli anni successivi, con l’acquisizione, nel 1909, dei 7 ettari del cru Le Corton, ad Aloxe, nel quale sono impianti sia di Chardonnay, da cui proviene il Corton-Charlemagne grand cru, sia di Pinot Noir, che dà origine al Corton rouge grand cru Le Corton. Altre proprietà si aggiunsero poi al crescente patrimonio di questo Domaine, a Meursault, Chambolle-Musigny e Gevrey-Chambertin, dove, nel 1972, acquisì il grand cru Le Chambertin. La straordinaria collezione di grand cru fu poi completata da altre acquisizioni nella Côte de Nuits, nelle appellations Clos de Vougeot, Bonnes-Mares ed Echezeaux.

Bouchard_3Benché , vista la collocazione della sua sede a Beaune, venga normalmente collocata tra le aziende della Côte de Beaune, si può tuttavia comprendere che l’ampiezza delle proprietà acquisite negli anni passati, ne fanno anche una delle più importanti concentrazioni di grand cru della Côte de Nuits. Con tutto ciò all’incirca solo un terzo dei vini prodotti dalla Bouchard proviene da vigne di proprietà del Domaine. Il resto, comunque di grande affidabilità, proviene da uve acquisite.

Nel 1995 , a seguito di una grave crisi finanziaria, la famiglia Bouchard vendette la sua proprietà a Joseph Henriot, proprietario della nota casa produttrice di Champagne, che ha anche acquisito il prestigioso Domaine William Fèvre nello Chablisien. Henriot ne è tuttora in possesso e, in questi ultimi lustri, ha dato impulso al grande rilancio di questo straordinario Domaine.

 

Il Corton-Charlemagne di cui descriviamo l’assaggio proviene appunto dalle vigne di proprietà. Acquisendo il 60% del cru Le Corton, con i suoi quasi 7 ettari, il Domaine Bouchard è divenuto il terzo maggior proprietario nel vignoble del Corton-Charlemagne.

Corton_BouchardIl vino del 2005 ha potuto avvantaggiarsi di una maturazione fenolica perfetta delle uve, ed anche dei vinaccioli, che, quando non maturano perfettamente possono rendere il vino amaro. La fermentazione alcolica è stata molto lunga, terminando molto tempo dopo Natale, quasi alle soglie della primavera. Al termine, il mostrava una straordinaria ricchezza aromatica, con un magnifico frutto e una notevole freschezza acida, che sono tuttora evidenti.L’elevazione è avvenuta in pièces di quercia francese, nuove nella misura del 20% per 12-14 mesi, poi, affinamento in bottiglia.

Oggi il vino mostra un colore giallo-paglia brillante. Il naso, in perenne evoluzione, é penetrante, vi si sovrappongono note intensamente agrumate, sentori di frutta bianca, e dolci di brioche . In bocca si mostra potente, ma di grande freschezza ed equilibrio, con una spiccata mineralità . Vino di notevole struttura ed eleganza, ha davanti a sé moltissimi anni di vita. La valutazione di WOW è di 96/100.

 Le foto riguardano tutte la sede di Beaune del Domaine Bouchard père et fils: uno dei torrioni, uno dei cancelli in ferro delle cantine, una immagine scattata dai giardini che circondano l'azienda (Pubblicato il 18.4.2011).

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