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drink different

Arriva la Spagna

Questa volta parliamo di vini spagnoli. Lo sviluppo qualitativo della vitivinicoltura spagnola in questi ultimi 10-15 anni è stato assolutamente straordinario, e non vi è dubbio alcuno che, tra i paesi grandi produttori , come l’Italia o la Francia, nei quali il processo è stato assai più distribuito nel tempo, la Spagna sia quello che ha avuto il cambiamento più rapido. Non più solo Rioja , quindi, e al fenomeno Ribera del Duero si sono aggiunte nuove realtà molto interessanti, in territori fino a pochi anni fa sconosciuti agli appassionati: l’ascesa dei vini del Priorat e del Toro ne sono solo un aspetto, sia pure tra i più appariscenti.

In questo servizio descriveremo gli assaggi di alcuni vini degustati ultimamente, partendo da due zone nelle quali la vitivinicoltura di qualità è ormai da tempo consolidata: la Rioja, l’unica denominazione di origen calificada, e senza dubbio quella di fama più antica, e la Ribera del Duero, una zona che negli ultimi decenni si è imposta all’attenzione internazionale per i suoi vini rossi, tra i quali i più famosi sono il Vega Sicilia Unico e il costosissimo Pingus del danese Peter Sissek. Parlermo poi di un vino , che potremmo definire un outsider , provenendo da un territorio assai meno reputato (anche se-sembra- amatissimo per i suoi vini dal Casanova) , che si è rivelato capace di produrre però vini di grande interesse, quello dei Vinos de Madrid.

Partiamo da una riserva della Rioja Alta, quella dell’annata 2004 , un’ annata generalmente definita come eccellente per la regione, delle Bodegas Muga. Nella Rioja, un vino viene dichiarato “riserva”, se di qualità superiore, e sottoposto ad un invecchiamento prolungato, di almeno tre anni dalla vendemmia, di cui almeno uno in legno (barrica). Al di sotto sono i vini cosiddetti crianza, che si ritiene possano essere apprezzati più giovani, che permangono in legno almeno 12 mesi e sono messi sul mercato dopo almeno un altro anno in bottiglia, e, più sotto ancora nella gerarchia, i vini sin creanza o joven, che vengono bevuti più freschi , entro l’anno, e che non fanno alcuna sosta in legno. La gerarchia prevede anche una Gran Reserva, che è una riserva con un invecchiamento ancora più prolungato , di almeno due anni in legno e tre in vetro (o viceversa, secondo l’annata e la struttura del vino).

La Rioja è sicuramente, tra le zone che producono vini di qualità in Spagna, la più nota. Essa é distinta in tre zone, la Rioja alta, da cui proviene il primo vino che descriveremo, all’estremità occidentale della regione, la Rioja Alavesa, e la Rioja Baja. Le prime due danno i vini di gran lunga più interessanti: molto fruttati e concentrati i tintos della Rioja alta, di grande corpo e acidita’ elevata quelli della Rioja Alavesa, climaticamente più simile alla Rioja Alta, decisamente più alcoolici e colorati, ma anche meno fini, quelli della Rioja Baja, penalizzata dal suo clima semiarido. Le zone migliori, come si è detto, sono le prime due, grazie al clima più temperato, protette dai venti del nord dalla sierra de Cantabria e che ricevono influssi mediterranei dalla conca dell’Ebro.

I vini rossi della Rioja , pur basandosi principalmente sull’uva tempranillo (con percentuali che variano dal 60 al 70%), risultano sempre da uvaggi, in cui entrano di solito la garnacha e il graciano (un’uva autoctona a bacca rossa, recuperata recentemente, di buona personalità, ricca di aroma e di colore) e talvolta il mazuelo (nome locale del carignan).

MugaIl Torre Muga del 2004 è un bellissimo rosso, potente e colorato, ma di taglio moderno, che risulta da un uvaggio con il 70% di Tempranillo, il 20% di Garnacha e il restante 10% di graciano e mazuelo, da suoli argilloso-calcarei assai ben esposti. Concentrato e balsamico, esibisce un bel frutto , nel quale predominano le bacche rosse e nere, con nette note minerali e lievi sentori tostati . Un vino da 92 punti su 100, a circa 25 Euro. L’azienda, fondata nel 1932, possiede circa 70 ettari, ma acquisisce le uve di altri 80 ettari da coltivatori esterni. Produce anche una gran reserva, l’Enea gran reserva, più costosa, ed altri vini.tutti di ottimo livello.

A seguire un altro Rioja riserva, questa volta della Rioja Alavesa, quella di Remelluri, dell’annata 2005, anch’essa ritenuta eccellente per la Rioja: 17 mesi in barriques di quercia francese e americana, ed altri 18 mesi in bottiglia, da uve tempranillo, con percentuali minori di garnacha e graciano, con un bel frutto, ma più tostato, con una maggiore evidenza del legno, che mantiene tuttavia una bella freschezza, con tannini eleganti, per nulla asciuganti. Valutazione: 91/100.

Scendiamo ora nella Castilla-Leon, nei territori della Ribera del Duero. Il prestigio di questa denominazione è stata a lungo trainata dalla fama eccezionale del Vega Sicilia Unico, probabilmente il vino rosso più costoso di Spagna. Questa azienda, fondata nel 1864 da Eloy Lacando, che vi impiantò , oltre al tempranillo, anche diverse uve di varietà bordolesi, e aveva precedentemente prodotto brandy e ratafià, si orientò decisamente , agli inizi del secolo scorso. alla produzione di vino, adottando tecniche di tipo bordolese, mostrando subito il suo enorme potenziale. Un’altra tappa fondamentale dello sviluppo di questa denominazione è però dovuta certamente al lavoro di Alejandro Fernandez, che, con il suo Tinto Pesquera, introdusse , a partire dagli anni ’80, uno stile di vinificazione più moderno, meno austero e più fruttato. Nel decennio successivo, l’attività di molte altre aziende, tra cui alcune decisamente di nicchia come quella di Peter Sissek, hanno definitivamente consolidato la fama della regione   Grande protagonista anche in questa regione, un grande vitigno autoctono di Spagna, il tempranillo (qui detto tinta del pais o anche tinto fino), al quale possono essere affiancati la garnacha tinta ed altri di origine bordolese, come il cabernet sauvignon, il malbec e il merlot .

PesqueraI vini della Ribera del Duero, appena più a sud , della Rioja, sono detti così perché provengono dal territorio lambito dal fiume Duero , prima che questo penetri nel Portogallo, dove è noto come Douro Il Duero e gli altri corsi d’acqua che vi confluiscono sono fondamentali per i vini della Ribera del Duero, per temperare il clima della regione, davvero molto duro : un detto dice: “nove mesi di inverno e tre di inferno”, ossia un inverno molto freddo con temperature anche sotto lo zero e un’estate con il termometro spesso oltre i 40°.

Il terzo vino di questo servizio è una riserva di Ribera del Duero, il Tinto Pesquera riserva , di Alejandro Fernandez, sempre del 2005, un’annata risultata eccellente anche in questa regione. Quest’azienda, che ha indubbiamente notevolmente contributo allo sviluppo di uno stile più moderno di vini più freschi e fruttati, meno austeri, che nulla hanno a che fare con i vini precocemente ossidati di un tempo, produce anche una gran riserva, dal nome Janus, di grande spessore, ed altri vini più semplici.

La riserva del 2005 è un bel vino colorato, ma non sovra estratto, elegante, di grande freschezza, con toni molto balsamici, con note minerali, di cassis e ciliegia nera, dai tannini assai levigati e fini (92/100). 90 punti su 100 invece per la versione crianza 2008 di questa stessa azienda, molto fresco e succoso, dal frutto lussureggiante, che ha accompagnato senza scomparire (gli spagnoli, si sa, bevono quasi solamente vini tinti) una stupenda cernia arrosto, in un piacevolissimo ristorante di Malaga. Davvero un vino di grande piacevolezza.

pagoAncora un Ribera del Duero, di una azienda molto giovane, il Pago de las Capellanes. Questa volta si tratta di un crianza del 2007 (annata molto buona). Dodici mesi in legno francese nuovo per un terzo, con un bel naso , in cui prevalgono la ciliegia scura e la viola, di bella mineralità, fresco ed espressivo. Un bel vino per circa 18 Euro, che ha accompagnato magnificamente un allegro piatto di jamon e queso manchego (91/100).

Se i vini di cui abbiamo parlato finora hanno come grande protagonista il Tempranillo, talvolta con un apporto minoritario di Garnacha, quello di cui parliamo ora- la rivelazione di questa serie di assaggi- è invece un Garnacha in purezza, che proviene da una regione decisamente più meridionale, rispetto alle precedenti, venendo dalla più giovane denominazione di Vinos de Madrid. La Garnacha o Granache noir è un vitigno che sta riscuotendo un crescente interesse in questi ultimi anni: praticamente ubiquo (si trova, oltre che in Spagna, nel Sud della Francia, nella California, in SudAfrica e in Australia), raramente vinificato in purezza (lo è Chateau Rayas, Châteauneuf-du Pape di culto), per la sua tendenza a raggiungere gradazioni alcooliche spesso troppo elevate e per una certa rusticità, più spesso assemblata alla Syrah e al Mourvèdre. Si tratta del Carrill do Rey Bernabeleva (Bernabeleva significa foresta dell’orso) 2008 ,annata buona nella regione.

CarrillSi produce in una proprietà al margine delle montagne della Sierra de Gredos, acquistata nel 1923 da un medico di Madrid, Vincente Alvarez-Villamil. Lo scoppio della Guerra civile causò la momentanea interruzione del progetto di produrre vini di qualità , ma alcuni anni fa due nipoti del fondatore, Juan Diez Bulnes e Santiago Matallana Bulnes decisero di riprenderlo.

Vigne vecchie ormai di 80 anni, poste in altura a oltre 600 metri di altezza, con un clima caratterizzato da forti escursioni termiche, un suolo povero, sabbioso, ma assai adatto alla garnacha, l’impiego metodi naturali senza forzature: tutti ingredienti che hanno indubbiamente favorito un grande risultato. Questo Carrill do Rey, prodotto dalle viti più vecchie, esposte a sud, è un vino di grande espressività. Fresco ad onta dei suoi 15 gradi di alcool, colorato ma non sovraa-estratto, potente e morbido, con un frutto superbo, nel quale alla ciliegia nera e susina si sovrappongono toni molto minerali e di sottobosco: 92/100 per circa 20 Euro.

Per finire, un vino da dessert: il più barocco e sontuoso dei vini andalusi, un Pedro Ximenez solera del 1927 della Alvear, una azienda modello del Montilla-Moriles, una denominazione che ha spesso sofferto quella dei vini di Jerez, a cui è sicuramente apparentato (nelle tecniche di vinificazione e nel sistema di classificazione dei vini).

AlvearUn vino straordinario nella sua categoria, nel quale la dolcezza dell’uva appassita, pur esuberante e per taluni eccessiva, è perfettamente bilanciata dall’acidità e dell’alcool: fichi e sciroppo di acero, con note di mandorla e nocciola, invade il palato senza anestetizzarlo, meno denso e marmellatoso di altri PX, pura eleganza di altri tempi: 94/100 (Pubblicato il 15.5.2011)

 

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