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drink different

Grandi bottiglie: Léoville- Barton 2006

Si tratta del vino più aristocratico della proprietà Barton (www.leoville-barton.com), che è anche proprietaria dello Chateau Langoa-Barton. Il vino proviene da un appezzamento di 47 ettari, con un suolo principalmente ghiaioso - argilloso, collocato  più o meno al centro dell’Appellation Saint Julien nel Médoc, nell’ambito della quale ha ricevuto, nella classificazione del 1855, il rango di second cru. E’ per la maggior parte  costituito da uve Cabernet Sauvignon (72-3%), con poco più del 20% di Merlot (24%)  e una piccola percentuale di Cabernet Franc (3-8%). Oltre al grand vin, con le uve delle viti più giovani, viene ricavato anche un secondo vino,La Réserve de Léoville Barton. L’attuale proprietario, Anthony Barton, che nel 1986 ha acquisito da una sorella anche l’altro cru di famiglia, il Langoa, discende da una famiglia irlandese presente a Bordeaux da quasi tre secoli, e precisamente dal 1722. In un mondo, come quello di Bordeaux, in cui il grande capitale ormai la fa da padrone, quella della famiglia Barton, con la sua continuità ormai trisecolare, rappresenta una notevole eccezione.  Il grand cru Léoville Barton fu acquisito (e mai più ceduto)  dalla famiglia Barton nel 1826, allorquando la grande proprietà Léoville, del Marquis de la Cases, dovette essere spezzettata ( e in parte ceduta) in tre porzioni, una delle quali divenne  appunto Léoville Barton, che è anche la frazione più piccola (si tratta comunque di 50 ettari):  le altre sono Léoville las Cases e Léoville Poyferré. Di questi tre cru, Léoville-las Cases è  il più reputato e certamente  il più costoso. Si distingue per una  struttura poderosa, simile a quella di un  Pauillac (confina infatti con Chateau Lafite), che gli consente tra l’altro una straordinaria longevità. Il Poyferré è il fratello minore, pur essendo, come gli altri due fratelli, anch’esso un 2ème cru. Dà vini un po’ meno potenti e meno eleganti, ma, specie nelle ultime vendemmie (dal 1994 la vinificazione è supervisionata da Michel Rolland), ha conseguito risultati eccellenti, che ne hanno fatto rapidamente salire le quotazioni.

Léoville Barton , per ragioni comprensibili, il più amato dai britannici, non ha motivo di soffrire di alcun complesso di inferiorità rispetto al Léoville las Cases:  ha una grandissima eleganza, per nulla offuscata dalla struttura poderosa,  che gli consente, nelle annate favorevoli, una lunghissima vita, di 25-30 anni. Naturalmente, come tutti i grandi bordeaux, ha bisogno di alcuni anni- almeno 6-7- per poter rivelare  la sua grandezza. Proveniente da vecchie vigne di età superiore ai 30 anni,

fermenta in fusti di legno a temperatura controllata con una macerazione di circa due settimane. Viene quindi elevato in barriques, delle quali al 50% nuove ogni anno, con una permanenza in legno di circa 20 mesi e filtrato prima dell’imbottigliamento.barton2

Questo 2006 si mostra, pur se ovviamente ancora un po’ acerbo, di grande personalità ed eleganza, con un frutto maturo,  setoso, e di notevole lunghezza.  Per nulla oscurato dai grandi millesimi del secolo, il 2005 e probabilmente il   2009, è certamente superiore al 2007,al 2004 e al pur sorprendente 2008, venendo nel contempo proposto ancora a prezzi abbastanza ragionevoli e comunque proporzionati alla sua indubbia classe. Va anche  rimarcata la grandissima continuità qualitativa,su livelli altissimi in tutti gli anni 2000, che le hanno consentito di  acquisire le tre stelle della classica Guide della Revue du Vin de France.

L’abbiamo bevuto su un carré affumicato di maiale. La sua fresca acidità gli ha consentito di non soffrire la grassezza del piatto, e i suoi 12 gradi e mezzo di alcool costituiscono ormai un valore aggiunto da non trascurare nell’attuale panorama vitivinicolo, in cui l’alcool è spesso soverchiante. Dall’assaggio si può ipotizzare che raggiungerà l’apogeo non prima del 2015-2018, e avrà una lunga vita, almeno fino al 2025 e probabilmente di più, se conservato in ambiente idoneo.

Anche l’altro cru di Langoa Barton, 3ème cru nella classificazione del 1855, è  un vino ragguardevole e consigliabilissimo, ma ovviamente di prezzo  inferiore. La  proprietà Langoa, quando fu acquisita dai Barton nel 1821, aveva un nome diverso, Pontet-Langlois  e apparteneva alla stessa famiglia del grande cru di Pauillac, Pontet Canet . Il castello che si vede sull’etichetta  del Léoville Barton è in realtà quello di Langoa, non avendo la proprietà di Léoville Barton un castello proprio.

 

Valutazione di WOW : 92/100 (31.10.2010).

 

Tra i St.Julien, abbiamo assaggiato anche Léoville-Poyferré, annate 2007 e 2000. L’annata 2007, decisamente più matura del 2006 (raggiungerà l’apogeo sicuramente  alcuni anni prima) è già apprezzabile per il suo frutto maturo e per una notevole freschezza. L’annata 2000 si conferma una annata di riferimento di quest’ultimo decennio. Avvantaggiata anche da una maggiore maturità, si offre al palato mostrando una grande eleganza e morbidità. Andrà ancora lontano.

I giudizi di WOW: 90/100 il 2007; 92/100 il 2000 .

Restando a St. Julien, ci è piaciuto  abbastanza anche il Branaire-Ducru, che, oltre al suo secondo vino (Duluc 2006), proponeva le annate 2007 (88) e 2008 (87). 

Assaggiati al Merano Wine Festival il 7.11.2010.

 

Bordeaux di altre regioni assaggiati al Merano Wine Festival :

Péssac: Abbiamo molto apprezzato Smith-Haut Lafitte (un 2007 in grande spolvero, fresco e succoso). Ci è piaciuto  più di uno Chevalier lievemente deludente- nell’annata 2007- rispetto ai suoi standard, e di un Carbonnieux (2008), ancora troppo giovane e poco espressivo (il 1998, grande annata, è ovviamente un’altra cosa) .

Generoso e opulento, ma più rustico, il solo St.Estèphe assaggiato, Phélan Ségur nelle annate 2006 e 2007: più ricca e strutturata la prima e con un apprezzabile frutto la  seconda.

Tra i vini del Libournais, abbiamo indugiato soprattutto sui St.Emilion. Si staccano nettamente i vini con un apporto importante di Cabernet , Angélus  e Figeac. Diversamente da altre interpretazioni del   St.Emilion, caratterizzate da una percentuale di Merlot decisamente prevalente, il primo si distingue per un apporto rilevante quanto insolito nella regione, di Cabernet Franc (47%), mentre nel secondo il Merlot non va oltre il 30%, distribuendosi la quota rimanente di uve tra Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. Elegantissimo e persistente l’Angélus (soprattutto il 2006, di grande personalità, ma anche il 2007 è su livelli elevatissimi), strutturato e potente il Figeac, proposto nell’annata 2004. Notevole anche il Trottevieille (anche lui 45% di Cabernet Franc): molto buoni sia il 2006, fresco e setoso, sia, ovviamente, il 2000, grande annata di riferimento per i vini di Bordeaux. Ci è piaciuto molto La Gaffelière (nel quale, però, é  il Merlot a farla da padrone, con il suo 80%), proposto nelle annate 2008 e 2007, molto piacevoli ed equilibrate .

Pauillac: buoni assaggi di Lynch-Moussas offerto nelle annate 2006 e 2008 (gradevole anche il fratello minore , Les Hauts de Lynch-Moussas, 2006) e ancor più di Batailley (anche lui nelle annate 2008 e 2006). Splendido Pontet-Canet, assaggiato nelle annate 2007 e 2005, polposo, elegantissimo e di assoluto rigore espressivo.  Ma su questo vino sarò costretto a ritornare con maggiore ampiezza in un’altra occasione (Pubblicato il 10.11-2010).

 

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