Questo sito utilizza i cookie per finalità di navigazione, autenticazione e altre funzioni. Navigando su questo sito, cliccando su 'Accetto' acconsenti all'installazione dei cookie sul tuo dispositivo.

Visualizza Privacy Policy

Visualizza i documenti della direttiva europea

Hai rifiutato i cookie. La decisione è reversibile

Hai acconsentito all'installazione dei cookie sul tuo computer. La decisione è reversibile.

drink different

Duetto sulla lava

Non vi è dubbio alcuno che quello dell’Etna costituisca un territorio con caratteristiche pedoclimatiche uniche, che lo rendono molto differente dagli altri territori vitivinicoli della Sicilia. e sicuramente tra i più vocati per la produzione di vini di qualità. Infatti, già alla fine dell’Ottocento,sull’Etna vi erano almeno 50.000 ettari di terreno vitati, e intorno alle pendici del vulcano, ad altezze vicine e talvolta anche superiori ai mille metri, si potevano contare una quarantina di varietà autoctone di vite. Dopo il flagello della peronospora, la ricostituzione di questo straordinario patrimonio fu lenta e parziale. La coltivazione della vite fu infatti praticamente dismessa nelle zone più alte e impervie, viste anche le difficoltà di utilizzare mezzi meccanici nelle vigne piantate col caratteristico alberello. Nelle zone più basse, invece, le vigne furono in gran parte sostituite dalla coltivazione degli agrumi, ritenuta economicamente più vantaggiosa. Eppure su questi suoli tipicamente vulcanici (in grande maggioranza suoli bruni andici), in altura -fino a 1.100 metri-, dove le escursioni termiche sono notevoli e la piovosità assai maggiore di quella del resto dell’isola, coltivato praticamente sulla lava, il nireddu mascalisi (nerello mascalese) viene su a meraviglia: Da solo, oppure integrato da altre uve a bacca nera, come il nerello cappuccio, dà vini potenti, ma freschi e minerali, di insospettabile eleganza e personalità. In questo territorio aziende come Cottanera, Graci, Il Cantante, Girolamo Russo, Scilio, I Vigneri, la Tenuta delle Terre Nere, per citarne solo alcune tra le più note, costituiscono ormai una realtà  di assoluto rilievo, che non è sfuggita all’attenzione degli esperti e dei consumatori più evoluti anche all’estero (ad es. nella stampa specializzata in Gran Bretagna, come Decanter, e persino in Francia). Anche se i vini di cui più si parla sono sempre Magma,  il vino più emblematico di Frank Cornelissen, e il Passopisciaro di Andrea Franchetti .

In questo insolito “duetto” dedicato al vino siciliano, accosteremo due tra i vini a base di Nerello Mascalese, che più ci sono piaciuti .Il primo è il Serra della Contessa di Giuseppe Benanti , un uvaggio di Nerello Mescalese (80%) e Nerello Cappuccio, da vigne di età quasi centenaria poste sul Monte Serra, a quota un po’ più bassa nel versante orientale dell’Etna nel comune di Viagrande, - Il secondo vino è il Passopisciaro di Andrea Franchetti, da uve Nerello Mescalese in purezza, provenienti da vigne di oltre 60 anni, coltivate ad alberello , tra i 500 metri di altitudine delle parcelle di Malpasso e Moganazzi  e gli 800 di S.Spirito, sul fianco Nord dell’Etna: vino dal nome in verità poco elegante, che rinvia, cosa insolita in una località di montagna, alla vendita del pesce .

Il Passopisciaro viene da un suolo più ghiaioso nelle zone più alte, più sabbioso e ossidato, costituito da lave più vecchie, nelle zone più basse.

Due grandi vini naturalmente molto diversi, nonostante le innegabili “somiglianze di famiglia”, provenienti entrambi da due vendemmie eccellenti, quella del 2004 per il Serra della Contessa, e la 2008, forse la migliore dell’Etna in questi ultimi anni (almeno per i vini già in enoteca) , per il Passopisciaro.

Serradella_contessaCominciamo dal Serra della Contessa, gioiello rosso di Giuseppe Benanti, che gli appassionati ben conoscono anche per il suo straordinario Pietramarina bianco, nel quale è protagonista assoluto un altro sorprendente vitigno autoctono etneo, il Carricante. Degustato un po’ fresco (sui 16°), vista anche la temperatura esterna , ormai in rapida ascesa, ci ha dato: colore amaranto piuttosto scuro,di buona brillantezza, nonostante i 7 anni dalla vendemmia, naso intenso, nel quale , insieme con quelle fruttate (soprattutto ciliegia e kirsch) , si colgono note più evolute, speziate (noce moscata e cannella ) con sfumature verdi (alloro), ed eleganti tocchi iodati e fumé, in un bell’equilibrio tra freschezza e mineralità. Un’ottima bottiglia, che vale oggi 91.5 punti su 100.

passopisciaro_2008Ovviamente più pimpante il Passopisciaro, che cogliamo nella sua bellissima gioventù: colore ciliegia brillante con leggeri riflessi amaranto, con un naso prorompente, in cui si rincorrono la ciliegia scura e il lampone, note di arancia rossa e cannella. Di eccezionale freschezza, grazie anche alla sua evidente spina acida, nonostante una gradazione alcoolica importante (15°) , sapido, minerale , con tannini fini ed eleganti. Il piacere del bere, in cui la golosità non diventa però banale e non fa dimenticare il rango del vino (93 su 100) Un altro gioiello di Andrea Franchetti, che ha iniziato la sua avventura di produttore di vini una ventina di anni fa, con il fortunato esperimento della tenuta di Trinoro, sulle pendici dell’Amiata.: qui ha proposto vini con una fisionomia molto personale, assai meno standardizzati di altri toscani  elaborati nella zona, a partire da vitigni internazionali (Petit Verdot, Merlot e Cabernet franc e Cabernet Sauvignon), proposti anche assemblati , come ne Le Cupole di Trinoro, vino ingiustamente definito “di base” della tenuta, in uvaggi insoliti , che prevedono vitigni di altre regioni, come il laziale Cesanese d’Affile, e il Nero di Troia pugliese.

Una decina di anni dopo, la sua seconda avventura, siciliana. Ora al Passopisciaro e al Guardiola (uno Chardonnay opulento e complesso, del quale parleremo in altra occasione), che sono stati i primi vini dell’azienda, si affiancano altri preziosi rossi “etnei”, lo Sciaranuova, il Contrada Chiappemacine, e soprattutto il Contrada Porcaria e il Contrada Rampante. Sono soprattutto gli ultimi due i cru che fanno intravedere il potenziale più alto e che ci proponiamo di poter presto degustare. .Entrambi provengono da piccole vigne di appena un ettaro ciascuna, poste ad altezze superiori ai 7-800 metri , per arrivare agli oltre mille della Contrada Rampante (nomen omen), successione di ripide terrazze scavate sulla parte lavica di Solicchiata, a Nord-Nord-Est: viti in gran numero ancora a piede franco, che affondano in un suolo più sabbioso, mescolato a lava più antica, di colore più chiaro. Le uve vi vengono vendemmiate ancora più tardivamente , in una zona nella quale si arriva a vendemmiare anche ai primi di novembre, con temperature esterne non superiori ai 10°, in un’isola notoriamente caldissima, ciò che dà ancora un’altra misura della eccezionalità siciliana di questo territorio (Pubblicato il 12.6.2011).

 

Invia un commento a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 




 Privacy Policy