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drink different

Da provare: Fidenzio Podere San Luigi

Parliamo di un vino ingiustamente, quanto inspiegabilmente poco noto al di fuori dei circuiti degli amatori e assai poco menzionato sulle Guide , il Fidenzio dei coniugi Tolomei di Piombino.

Non è il solo grande vino a restare nell’ombra. Solo in tempi recenti ho infatti visto finalmente citati sulle Guide i Chianti di Castell’invilla, per me, già agli inizi degli anni ’80, tra i migliori in assoluto di questa terra magica. Eppure, già allora, ne avevo saggiati molti. Per molti anni mi è stato impossibile trovarli fuori Firenze, dove naturalmente era invece conosciutissimo. In uno dei nostri prossimi servizi parleremo dell’eccellente Fiano di Avellino di Guido Marsella, anche lui stranamente oscurato. Poche bottiglie? Qualità discontinua? Non saprei. Per fortuna non mi è però difficile  trovarlo in alcuni dei miei ristoranti preferiti.

Ma torniamo al Fidenzio. Il mio è , in un certo senso, un atto dovuto. Mi imbattei casualmente in questo vino in una bella enoteca di Bolgheri alcuni anni fa. Ero tornato da quelle parti dopo un bel po’ (troppo): c’ero stato la prima volta nel 1977, il fenomeno Sassicaia cominciava allora , e volevo aggiornarmi direttamente sui cambiamenti incredibili di quella zona , divenuta improvvisamente una specie di California enologica, con decine di nuove aziende spuntate praticamente dal nulla. Acquistai alcune bottiglie , un po’ a caso, un po’ dietro suggerimento di quel bravo enotecaro (una di queste era appunto il Fidenzio, dell’annata 2001). . Non ne sapevo ovviamente nulla. Qualche mese dopo, bevvi quel vino in una cena insieme con un amico toscano, che, da bravo sciovinista toscano beve solo vini toscani, e quindi dovevo accontentarlo. Tirai dunque fuori il Fidenzio, insieme ad altri due-tre grandi “bolgheresi” della stessa annata. Rimanemmo folgorati. Sembrava un Sassicaia di una grande annata. Dal colore scuro, concentrato, dal naso intenso di cassis, tabacco e grafite, potente e balsamico, di grande profondità e lunghezza (94/100). Un grande vino toscano da uve bordolesi, come non ne bevevamo da tempo.

Lo cercai invano nelle principali enoteche di Roma, finché non trovai un numero telefonico e chiamai in azienda. Mi rispose la signora Toni Tolomei, la quale mi spiegò semplicemente che non facevano spedizioni a privati, ma avrebbe potuto darmene qualche bottiglia se mi fossi trovato dalle loro parti. L’occasione venne l’anno dopo. Tornai infatti in Toscana per il Festival pucciniano di Torre del Lago e convinsi i miei compagni di viaggio a fare una deviazione a Piombino, dove ebbi anche la fortuna di conoscere personalmente i coniugi Tolomei: raramente mi sono imbattuto in persone altrettanto gentili e autentiche. Lì, davanti a una bella brocca arrossata dal prezioso vino, dalla quale assaggiammo il Fidenzio del 2002, la sig.ra Tolomei ci raccontò la storia di quel vino, intitolato al padre, già fornitore di uve della Tenuta Ornellaia , prima di diventare produttore in proprio e battersi per il riconoscimento della DOC Val di Cornia.

FidenzioHo riassaggiato  il Fidenzio, questa volta dell’annata 2005, in  occasione del Merano Wine Festival di quest’anno, dove ho avuto modo di ri-incontrare la sig.ra Tolomei, che esponeva i suoi vini nell’ambito di una sessione dedicata ai vini del Consorzio Matura. Bel vino, anche se meno ricco del 2001 (la 2005 non è stata una annata favorevolissima in Toscana, ma sulla costa è diverso). Pur tra tanti assaggi, faceva ancora una volta la sua figura. Dal colore fitto e impenetrabile, con un bouquet intenso , nel quale prevalgono i frutti di bosco, sul palato è potente e morbido, con appena un cenno di surmaturazione , con tannini eleganti e setosi (92.5/100). Conservato in luogo idoneo, ha davanti a sé ancora molti anni. Tra i migliori Cabernet toscani in assoluto (Pubblicato il 25.7.2011).

 

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