Questo sito utilizza i cookie per finalità di navigazione, autenticazione e altre funzioni. Navigando su questo sito, cliccando su 'Accetto' acconsenti all'installazione dei cookie sul tuo dispositivo.

Visualizza Privacy Policy

Visualizza i documenti della direttiva europea

Hai rifiutato i cookie. La decisione è reversibile

Hai acconsentito all'installazione dei cookie sul tuo computer. La decisione è reversibile.

drink different

Italia-Francia 4 a 4

 La rivalità tra Italia e Francia  é proverbiale: nel calcio, nel cinema , ma da alcuni decenni, anche nel campo del vino, nel quale il dominio dei nostri vicini appariva fino a qualche anno fa assolutamente incontrastato.

Nessun dubbio che la notorietà, nel mondo dei grandi crus di Bordeaux, Borgogna e della Champagne e le quotazioni altissime di prezzo da essi raggiunte nei mercati internazionali e nelle aste non sono probabilmente ancora state replicate dai pur grandissimi Barolo e Brunello di Montalcino, ma mai il prestigio dei vini italiani è stato così vicino a quello dei blasonatissimi francesi.

Pur sempre il paese maggior produttore nel mondo, l’Italia ha praticamente raggiunto-in molte tipologie di vini- il livello di qualità francese. Il grande punto di forza nella nostra enologia è certamente rappresentato dall’incredibile ricchezza di varietà autoctone, di crescente gradimento nel mondo, non solo per un assai ragionevole rapporto qualità-prezzo, ma per la loro immunità rispetto alla omologazione internazionale. Ma l’Italia si difende bene (molto bene) anche nel campo dei cosiddetti vitigni internazionali, ad esempio, le varietà bordolesi , dove la Francia  gode di un prestigio straordinario. Come non ricordare lo stupore dei miei amici francesi quando davo loro da assaggiare “alla cieca” una bottiglia di grande annata del Sassicaia in confronto con un grand cru di Pauillac?

Come in un incontro di finale della Coppa del mondo, siamo-per così dire-.ai rigori. Nel 2006 , ai mondiali di calcio, vincemmo per il cuore della nostra nazionale ed anche per un po’ di fortuna. E oggi, nella rivincita?

 

Madame_MartisIl primo rigore è per l’Italia. Ed è un grande spumante trentino, quasi a sfidare il predominio leggendario degli Champagne.E’ un signor spumante, anzi una signora, Madame Martis, dell’annata 2001. Si tratta di un Trento doc riserva che questa azienda , nata una ventina di anni fa,di proprietà di Antonio Stelzer, produce a Martignano, in provincia di Trento. Appena 500 bottiglie di questa straordinaria cuvée : 70% di Pinot noir, 25% di Chardonnay, con il restante 5% di Pinot Meunier.

Da vigne situate sulla collina est di Trento, a 450 metri   di altitudine, su un terreno calcareo, ricco di scheletro, su roccia rossa trentina, questo vino proviene da una annata caratterizzata da un inverno mite, una primavera irrorata da piogge cadute con regolarità, che hanno agevolato la fioritura, poi il sole necessario. Vendemmia, effettuata manualmente, nella prima decade di settembre per lo Chardonnay, in barrique fino al tirage, e nella decade successiva il Pinot: presa di spuma nel mese di giugno dell’anno successivo, otto anni di permanenza sui lieviti, fino alla sboccatura, anch’essa manuale. Questo spumante ha una struttura importante: al naso offre, oltre a sentori di lievito e brioche, . note più speziate di zafferano, frutti rossi selvatici, biscotti e nocciola matura. In bocca è notevolmente sapido, minerale , di grande lunghezza (92/100). Portiere spiazzato , Italia 1-Francia 0.

MatassaOra tocca alla Francia. Quasi a voler restituire la sfida all’ Italia nei suoi punti di forza, gli autoctoni, mette sul dischetto un vino del Roussillon. Si tratta di un Vin de Pays Côtes Catalanes bianco, il Matassa blanc,dell’annata 2008: 70% Grenache Gris, 30% Maccabeu. Si tratta di un bianco davvero affascinante, intenso e minerale, di Calce , da vigne coltivate in biodinamica da due winemakers neozelandesi, Sam Harrop e Tom Lubbe. Acquistato un piccolo appezzamento appena dieci anni fa, poi accresciuto nel 2003 da ulteriori acquisizioni, i primi vini di Clos Matassa risalgono al 2002. Questo vino bianco, davvero di grande interesse (oggi importato anche in Italia, da La Cave  du Pyrène) . ha un bel colore carico, un naso lussureggiante, nel quale, a note decisamente agrumate, si sovrappongono sfumature più complesse e di lieve affumicatura. Al palato è fresco e minerale, di grande finezza, con una bella espansione (92/100): Ora siamo sull’1 a 1.

Secondo rigore per l’Italia. Stavolta sulla palla (si fa per dire) è un Sangiovese, un Montecucco riserva, di Colle Massari, braccio maremmano di Grattamacco, di proprietà di Maria Irius e Claudio Tipa. Più di 300 ettari   di proprietà, di cui 80 coltivata a vigna.

LombroneSi tratta della riserva Lombrone 2007: un bellissimo Sangiovese in purezza di questa giovanissima doc del grossetano. E’ un vino di grande impatto, a partire dal colore, un bel rubino molto intenso; all’olfatto si propone assai ricco di sfumature di ciliegia e prugna, accompagnate da note di grafite, e, più selvatiche,di bacche e terra umida . Un Sangiovese potente, anche di alcool, ma assai armonico e pieno in bocca. Davvero una eccellente riuscita (93/100).

 

L’Italia è tornata in vantaggio sul 2 a 1 , ma ora la Francia   è di nuovo sul dischetto, e risponde a un rosso potente, con un altro rosso potente. E’ un vino del Rodano, un Saint-Joseph , una delle selezioni parcellaires di Michel Chapoutier.

Tocca al Les Granits rouge dell’annata 2006.

Saint-Joseph è un’appellation della parte settentrionale del Rodano, sui costoni che bordeggiano la riva destra del fiume, distendendosi per circa 80 Km. , dalla zona del Condrieu (grandi vini bianchi da uve Viognier) a qualche chilometro dalla zona del Cornas. E’ una regione dalla quale, a seconda dei suoli, si ricavano bei vini rossi, ma anche bianchi di sicura personalità. GranitsAnche questo di cui parliamo ora è un vino biodinamico. Un Syrah impressionante, a partire dal colore, assai scuro, ancora di grande giovinezza. Un vino denso, molto intenso anche al naso, dove a note molto piacevoli di mora, mirtillo e ribes, si aggiungono sentori più rustici (di olive nere) e pietrosi. Anche in bocca si propone potente e denso, con i suoi oltre 14 gradi di alcool, con tannini decisi, ma non graffianti. Da vecchie vigne di Syrah, su suoli a base di granito (ecco il nome), molto pietrosi e poveri. Vendemmia di uve molto mature , raccolte a mano, diraspate e messe a fermentare a lungo in vasi vinari di cemento, poi per 16-18 mesi in botti di legno (nuove e di secondo e terzo passaggio).93/100 anche a questo vino, importato in Italia da Sarzi-Amadé.

Di nuovo sul 2 a  2, ci riproviamo con un bel bianco dell’Etna, il Graci bianco dell’annata 2010. E’ prodotto da un’azienda molto giovane, appena sette anni da oggi, situata a Passopisciaro (un nome che già conosciamo), in contrada Arcuria:  18 ettari di vigna , prevalentemente di Nerello Mascalese. Due ettari e mezzo sono invece di uve a bacca bianca, dove , oltre all’onnipresente Catarratto, c’è l’uva bianca dell’Etna per eccellenza, il Carricante.Vigne molto antiche a 6-700 metri di altitudine, il gioiello aziendale è la vigna Barbalecchi, Nerello pre-fillossera a 1000 metri  di altitudine, nella quale si vendemmia a novembre inoltrato.

QGraci_biancouesto Graci bianco (poco più di 6000 bottiglie), è composto al 70% da Carricante e al 30% da Catarratto. Bel colore giallo paglierino, naso assai fresco e profumato (mela golden, frutta esotica , tra cui spicca l’ananas), in bocca è piacevolmente fruttato,assai sapido, quasi salino e minerale. Ha polpa, aromaticità buona lunghezza (90/100).

 

 

Sul 2 a 3, la Francia   manda al tiro un rigorista inatteso: è un davvero insolito Melon de Bourgogne di Vézelay. Il Melon, originario della Borgogna (donde il nome) è praticamente scomparso in questa regione, dopo l’invasione della fillossera, mentre si è diffuso sulla zona costiera della Loira, la cosiddetta region nantaise dove dà vita al famoso Muscadet, vino da ostriche per eccellenza.. Questo vino curioso viene da una piccola, interessante azienda della Yonne , a pochi chilometri da Chablis , il Domaine de la Cadette.

MelonSiamo   praticamente sotto il Morvan, il clima è più freddo, e anche i suoli sono molto diversi da quelli dello Chablisien, prevalentemente argille blu-grigie e in parte calcare. Siamo dunque fuori dalla prestigiosa AOC di Chablis, ma non lontani. Vézelay ha ora (dal 1997) una propria appellation, va da sé decisamente “minore” . Jean e Catherine Montanet, i proprietari di questo piccolo Domaine tredici ettari di vigna, coltivati biologicamente, producono, oltre ad alcuni piacevoli Bourgogne Vézelay, a base di Chardonnay, anche alcuni rossi, abbastanza rustici, dove al Pinot nero si mescola il César, un vitigno antichissimo che risale all’epoca gallo-romana. E naturalmente questo sorprendente Melon: vinficato tutto in acciaio: di estrema piacevolezza, fresco, nettamente citrino, con un bel naso di pera e mele verdi. Al palato è fresco e minerale , con piacevoli note leggermente erbacee, irresistibile come aperitivo (87/100).Anche questo importato da La Cave  de Pyrène.

Siamo sul 3 a  3 Ripartiamo con un bellissimo autoctono, il Fiano di Avellino di Ciro Picariello, vendemmia 2009. Un Fiano di Summonte , come quello di Guido Marsella, un altro must irpino, nel quale confluisce però anche una parte di uve provenienti dal terroir di Montefredane. Ricordate i “tre moschettieri” del servizio di qualche mese fa ?

Fiano_PicarielloQuesto di Picariello è un bellissimo Fiano, peraltro proposto a poco più di 10 Euro. Un Fiano strutturato, polputo e profumato: frutta bianca, intense nuances floreali, un tocco di frutta secca, e un fondo fumé, molto particolare. Un vino sapido e persistente, generoso di alcool (siamo sui 14 gradi), ma molto armonico: un vino che, come le vendemmie precedenti hanno mostrato, capace di migliorare per alcuni anni e di insospettata resistenza. 91/100.

Siamo di nuovo in vantaggio: 4 a 3. La Francia  si riporta però subito di nuovo sul pari, in questa incredibile sfida, con uno dei suoi gioielli della Loira, un Saumur blanc di una delle più interessanti aziende appunto di Saumur, il Domaine des Roches Neuves. Quest’azienda possiede circa 22 ettari    di vigna, di cui 20 coltivata a Cabernet franc e 2 a   Chenin blanc. Il proprietario, Thierry Germain, vi produce alcuni dei migliori e più rigorosi Saumur-Champigny bidinamici , tra cui il notissimo La Marginale,   e un vero gioiello, il Franc de pied.

InsoliteData dal 1996 invece l’origine di questo vino, battezzato L’Insolite, da uve Chenin blanc, che si ispira ai Riesling della Mosella e austriaci. Appena 18 ettolitri di vino per ettaro, provenienti da una parcella vecchia di oltre 75 anni. Uve raccolte a mano, sottoposte a molteplici selezioni, poi messe a fermentare in botti da 228 e  400 litri,  un terzo di un anno e i restanti due terzi di due anni.

Davvero magnifico questo L’Insolite: un bianco di razza: ha naso intenso, di frutta bianca e gialla, e floreale (camomilla) , ha polpa, mineralità, acidità vibrante. Un bellissimo vino che spunta 93/100.

 

Siamo di nuovo pari. Non c’è tempo per altri rigori. Si chiude in parità e in amicizia con un vino che è italiano e francese nello stesso tempo, il coup de coeur di questa puntata: il Caiarossa 2008.

E’ il vino di punta di una bella azienda della Val di Cecina , nata appena nel 1998, di proprietà di Eric Albada Jelgersma, già artefice delle rinnovate fortune di Giscours, troisième ru di Margaux, e di Château du Tertre , un più che rispettabile cinquième della stessa AOC. Oltre al cru aziendale, del quale parleremo, produce un altro bel rosso, il Pergolaia , da uve Sangiovese in prevalenza (85%) e il resto di vitigni bordolesi (Merlot e appena un tocco di Cabernet franc e Cabernet Sauvignon), un piacevole bianco da uve Viognier e Chardonnay, il Caiarossa bianco, e un biuanco dolce da uve tipiche del Jurançon,il Petit Manseng, l’Oro di Caiarossa. Ma il vero Messi dell’azienda è il Caiarossa rosso. Uvaggio davvero insolito: poco più di un quarto di Cabernet Franc (29%), poi Merlot (16%),Petit Verdot (16%), Cabernet Suavignon (8%), ma, accanto alle uve bordolesi, in modo del tutto eterodosso, Syrah (14%), una pari quantità di Alicante e un respiro di Sangiovese (3%).

Caiarossa07Da suoli argilloso-calcarei, e in parte sabbiosi ricchi di ferro , molto sassosi, a 150-250 metri  di altezza, con elevata pendenza, le vigne sono ad alta densità (oltre 9.000 ceppi per ettaro) ancora molto giovani, ciò che fa presagire un grande futuro quando avranno alcuni anni di più. Appena 30-35 ettolitri di vino per ettaro. Il vino viene elevato in barriques e tonneaux in parte di legno nuovo (circa il 30%), e in parte di secondo e terzo passaggio, per 16-18 mesi. Bellissimo già dal colore, rubino intenso, naso egualmente intenso, di ribes, more scure, altri frutti di bosco, molto balsamico. In bocca è carnoso e sensuale, tannini fitti e setosi, di grande eleganza (94/100) (Pubblicato il 4.12.2011).

 

Invia un commento a : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 




 Privacy Policy