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Iron hands in velvet gloves: i vini del Clos des Lambrays

La sera di Capodanno abbiamo celebrato una sorta di gemellaggio tra i vini del Piemonte e quelli della Borgogna, e, tra quelli assaggiati, è toccato ad un Clos des Lambrays del 2006 il compito di rappresentare il territorio di Morey-Saint-Denis. Ero molto  curioso di provarne l’evoluzione, avendo avuto modo di assaggiare un mese fa circa l’annata 2009.

Clos des Lambrays è una proprietà con origini molto antiche (se ne ha una prima traccia nel 1365), anche se non quanto quelle del suo vicino Clos de Tart, che è più vecchio di circa due secoli. Ha inizio praticamente al centro di Morey-Saint-Denis, una spruzzata di case strette tra Chambolle e Gevrey, arrampicandosi poi su una collinetta, fino a  320 metri  di altitudine, dalla quale è possibile vedere, nei giorni favorevoli, Dijon , a nord, e il Monte Bianco a est. E’ uno dei cinque grand cru di questo piccolo paese (gli altri sono Clos de la Roche,   il più grande, con i suoi quasi  17 ettari,  Clos de Tart e Clos Saint-Denis, che hanno dimensioni invece un po’ inferiori, e una piccola frazione di Bonnes-Mares, che insiste principalmente su Chambolle-Musigny), quasi invisibile (anche nelle Guide) e sicuramente il meno conosciuto nella porzione della Cóte de Nuits tra Vosne-Romanée e Gevrey-Chambertin

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Clos des Lambrays (8.66 ettari) non è tecnicamente un monopole, in quanto una porzione, sia pure piccolissima, appartiene ad altri tre proprietari, uno solo dei quali, M. Jean Taupenot, vi coltiva la vigna: si tratta di soli 430 metri quadrati  posti in fondo alla collinetta, proprio accanto alla casa, da cui ricava un numero ridottissimo di bottiglie .

La storia di questo Clos è alquanto tormentata, e il suo prestigio ha potuto essere pienamente riconosciuto solo nel 1981, quando gli é stato finalmente riconosciuto il rango di grand cru.

In epoca medioevale il Clos era un’unica proprietà, appartenente all’abate di Citeaux , poi, all’epoca della Rivoluzione del 1789, venne frazionato tra ben 74 proprietari differenti, riunificandosi quasi del tutto solo nel 1836 per merito di una famiglia di négociants di Nuits-Saint-Georges, i Joly.

Acquistata da Albert Rodier, nel 1865, cambiò di nuovo proprietario alla vigilia della seconda guerra mondiale, nel 1938, quando fu acquisito dalla famiglia Cosson. Iniziò allora il periodo più oscuro di questo Clos, che cadde lentamente in rovina, in quanto i Cosson se ne disinteressarono quasi del tutto. La sua rinascita cominciò solo alla fine degli anni ’70, quando il Clos fu finalmente acquistato da due fratelli algerini benestanti, i Saier, e da un loro socio, M.Pelletier, nel quadro di una serie di investimenti in campo vitivinicolo. I Saier si rimboccarono subito le maniche e avviarono le pratiche per ottenere l’iscrizione del loro Clos al registro dei grand cru: fino ad allora, infatti, era stato registrato come premier cru, in quanto i precedenti proprietari non vollero farsi carico delle maggiori tasse dovute per lo status di grand cru. Così, nel 1981, il Clos des Lambrays, potè ritornare al rango che gli spettava, nonostante la qualità dei vini, a quel tempo, non fosse ancora degna di esso, visto il lungo periodo in cui la proprietà era stata completamente trascurata. A convincere la commissione furono però la notevole reputazione acquisita dal Domaine all’epoca della proprietà Rodier, la qualità delle prime vendemmie della famiglia Cosson (specie quelle del ’45, del ’47 e del ’49), prima che le vigne venissero abbandonate, ma soprattutto le caratteristiche del terroir , che, nella filosofia borgognona, esprimono la vera potenzialità di una proprietà, e sono quindi più importanti e significative della stessa qualità dei vini fino ad allora prodotti. Del resto la classificazione come grand cru in Borgogna si applica al terroir, e non al vino: essa non implica automaticamente che il vino che ne proviene sia sempre di livello eccezionale, ma solo che può esserlo.

I Saier ripiantarono circa un terzo delle vigne negli anni ’80, ciò che spiega anche come la risalita qualitativa dei vini del Clos des Lambrays sia stata abbastanza lenta, pur se inarrestabile, per diventare del tutto evidente negli ultimi dieci anni. Un altro fattore decisivo della rinascita del Clos fu la decisione dei proprietari di incaricare della cura delle vigne e delle cantine Thierry Brouin, che è il vero artefice del Clos des Lambrays attuale. Il successivo, ulteriore, e fino a questo momento definitivo, passaggio di proprietà (il Domaine è stato infatti acquistato nel 1996 da un uomo d’affari tedesco, Günther Freund), ha fortunatamente proseguito la linea, tutta ascendente, del Clos des Lambrays.Nel Domaine si producono tre vini rossi: il grand vin, un premier cru (la cuvée Les loups: il lupo è il simbolo di Morey-Saint-Denis), da due distinti climats, entrambi premier cru, La Riotte e Le Village, e un village Morey-Saint-Denis, che è il vino più semplice della gamma, da un ettaro di vigna classificata come village a Les Larrets/La Bidaude. Esso produce inoltre due vini bianchi a Puligny-Montrachet, nei cru Les Folatières e Caillerets, in vigne acquistate nel 1992 da Chartron, entrambi di ottima qualità.

LambraysOvviamente il vino più importante è il Clos des Lambrays grand cru. Le vigne hanno ora un’età media che si avvicina ai 50 anni, ma alcune sono assai più vecchie, risalendo al 1902. L’età degli impianti é ovviamente fondamentale perché il terroir si possa far sentire. Vigne troppo giovani sono in grado di dare ottimi vini, ma non di trasmettere, esaltandola, per intero la qualità del climat.

Gli impianti sono ad alta densità (10-12.000 ceppi per ettaro), su suoli fondamentalmente simili a quelli del vicino Clos de Tart: calcare bianco misto ad argilla, ma con una quantità di quest’ultima che cresce man mano che si va verso la parte più bassa del Clos. Più in dettaglio, si possono distinguere tre aree, abbastanza differenziate tra di loro dal punto di vista geologico. Les Bouchots è una porzione di circa due ettari posta sul lato nord, opposto al Clos Saint Denis, su una vena marnosa ben ventilata; Les Larrets è la parte centrale più grande (poco più di 5 ettari e mezzo) posta sulle migliori pendenze e assai ben soleggiate , mentre la parte residua, la più piccola, di appena un ettaro o poco più, Max Rentier, è sulla sezione più bassa della vigna, con suoli poco più profondi e abbondanza di argilla. La struttura del suolo é abbastanza sabbiosa, ciò che lo espone al rischio di erosione da parte delle piogge, sicché i filari delle vigne , nella parte più alta del Clos, sono insolitamente orientati da nord verso sud, in parte per contrastarlo meglio. La conduzione è la più biologica possibile, e le rese sono molto basse (intorno ai 30 ettolitri per ettaro) .

Rigorosissima la selezione delle uve, che solitamente non vengono diraspate, la fermentazione viene effettuata in acciaio, per circa tre settimane, mentre la maturazione è effettuata in botti Allier e Tronçais nuove per il 50% . Ogni anno sono prodotte da 6 a  8 cuves di vino, da cui viene selezionato quello che concorrerà al blend del grand vin. La quota rimanente è invece declassata e , anche se non sempre, viene aggiunta al vino prodotto nei 3000 metri quadrati   di proprietà nelle vigne premier cru, confluendo nella cuvée Les Loups. Il blend del grand vin viene effettuato sulla base di numerosi assaggi , volti a ottenere il prodotto di maggiore qualità. Esso deriva, a seconda delle annate e delle condizioni climatiche, dal contributo delle diverse sottozone. Raramente il vino risulta sempre dalle stesse parcelle, anche se naturalmente il vino proveniente dalle vigne della parte mediana raramente non fanno parte del blend, vista la loro maggiore costanza qualitativa.

 

Clos des Lambrays 2006: solo 26 ettolitri per ettaro per questo vino, di un’annata sicuramente meno grande di quella del 2009, ma niente affatto deludente, ancora giovane, dal bel colore caratteristico del Pinot noir, naso intenso e fragrante di frutti neri e rossi (ribes, e ciliegia nera soprattutto), che si apre man mano con l’aerazione, con sfumature floreali e minerali, tannini ancora sostenuti, ma di grande finezza, caldo e di notevole lunghezza: 92.5 Suggerisco la caraffatura e una temperatura di servizio di 16°.

 

Clos des Lambrays 2009 (32 ettolitri per ettaro): colore profondo, bouquet complesso di notevole finezza, nel quale si rincorrono piccoli frutti scuri e note minerali e lievemente affumicate; sul palato è ricco e concentrato, con tannini eleganti, di grande profondità e persistenza. Un vino già splendido, che potrà ancora migliorare notevolmente per moltissimi anni: 95/100.

 

 

Il comune di Morey-Saint-Denis è, ingiustamente, quello forse meno conosciuto di questa parte della Cóte de Nuits. Vi si producono alcuni vini di buona personalità, ricchi e colorati, che hanno in parte la potenza e la tannicità dei vini di Gevrey, e in parte la finezza e la dolcezza dei vini della vicina Chambolle-Musigny. Il loro bouquet è intenso, con note di ciliegia e cassis e, specie, nei grand cru, complesso ed elegante, sono dei Pinot Noir molto polputi e di grande persistenza.

Oltre al Domaine des Lambrays, vi sono altri Domaines di grande prestigio.

Tart4Il primo di essi è il Clos de Tart, al quale dedicheremo un apposito articolo in una prossima occasione. Appena 7 ettari   e mezzo, questo Clos ha fama più che millenaria. Attualmente proprietà della famiglia Mommessin, ha avuto nuova vita sotto la Direzione   di Sylvain Pitiot. Produce un vino potente e intenso, capace di durare molti decenni. Anch’esso risulta da un blend di diverse sottozone, differenziate in base alla pendenza e ai suoli. Lo scorso anno abbiamo avuto modo, in una interessante degustazione, alla quale erano presenti anche alcuni enologi sudafricani, di assaggiare il vino delle diverse parcelle, dalle quali sarebbe poi stato scelto quello da destinare al grand vin del 2009. Il vino che non entra nella miscela finale viene declassato come Morey-Saint-Denis 1re cru  La Forge de Tart, che è comunque un grande vino.

UPonsotn altro Domaine di grande prestigio è il Domaine Ponsot, noto soprattutto per il suo straordinario Clos de  la Roche  grand cru, quasi  3 ettari e mezzo di vigna con un’età media di 60 anni: già eccezionale nell’annata 2008 è uno dei protagonisti assoluti della grande annata 2009 borgognona.

Il prezzo, già tutt’altro che leggero di questo vino nel  2008 ha  raggiunto quest’anno livelli quasi proibitivi, e assicurarsi una bottiglia del 2009 sarà davvero un’impresa.

DujacNon bisogna però dimenticare un altro classico Domaine di Morey, il Domaine Dujac, del quale ho un magnifico ricordo della mia visita dello scorso anno. Jacques Seysses ha passato la mano al figlio Jeremy nella direzione di questa azienda, che, ai vini prodotti nei suoi 15 ettari  circa di proprietà, per la metà circa siti nel comune di Morey-Saint-Denis e la restante parte a Gevrey, Chambolle e Vosne-Romanée, affianca quelli di una ben avviata attività di négoce.

Clos_Saint_DenisA Morey-Saint-Denis il Domaine Dujac possiede terreni in tre dei grand cru siti in questo piccolo comune, Clos Saint-Denis, Clos de la Roche    e Bonnes Mares. In occasione della nostra visita, a conclusione di una magnifica degustazione , nella quale abbiamo assaggiato diversi vini dell’annata 2008, abbiamo avuto modo di assaggiare il Clos Saint-Denis, elaborato da una parcella di 1.29 ettari.  Grande vino, polputo e concentrato, dal bouquet intenso di frutti di bosco, con lievi nuances terrose, robusto ed elegante, di grande personalità e persistenza (95/100).

I Dujac producono anche un ottimo Saint-Denis premier cru rouge e, circostanza alquanto rara in questa parte della Cóte d’Or, anche bianco, in una parcella a Les Monts Luisants. Non si dimentichi che , a pochi passi, è Chambolle-Musigny, nel quale si produce l’unico grand cru (e rarissimo) bianco della Cote de Nuits (Musigny grand cru): solo mezzo ettaro a fronte dei quasi 10 di rosso.

Da uve provenienti per oltre due terzi da Ruchots, con aggiunte minori di Clos Sorbé, Les Millandes and Les Charrières, il Morey-Saint-Denis rouge premier cru è un rosso di buona struttura, con un frutto maturo di bacche rosse e humus, robusto e persistente (91/100)

Infine un accenno al piacevolissimo Morey-Saint-Denis villages bianco, sempre del millesimo 2008, che ha aperto la nostra degustazione presso questo Domaine: da vigne di Chardonnay, piantate tra il 1984 e il 1986, di poco più di mezzo ettaro, tra la casa dei Seysses e la nazionale: fresco e profumato, con un naso delicato di frutta bianca, di buon corpo e moderata persistenza. Davvero un’esperienza insolita in un terroir nel quale il Pinot noir è padrone assoluto (88/100).

 

Per chi si recasse a Morey-Saint-Denis, è bene ricordare che le aziende che abbiamo citato non fanno vendita diretta, ma nel paese (quasi di fronte al Clos de Tart) c’è un ben fornito comptoir, dove sarà possibile acquistare qualche bottiglia.

Tres_GirardA Morey si può anche mangiare molto bene al ristorante del Castel de Très Girard (www.castel-tres-girard.com), in rue de Très Girard , anche elegante albergo a quattro stelle con piscina. Menus du marché (solo a mezzogiorno, a 21 e 26 Euro), découverte a 37 Euro e bourguignon a   39 Euro, vini esclusi, alla carta circa il doppio o più . Carta dei vini con oltre 1.000 etichette, tra le migliori della Côte de Nuits.

 

I vini del Domaine des Lambrays e del Domaine Ponsot sono distribuiti in Italia da Heres, quelli del Clos de Tart da Sarzi Amadé, mentre i vini di Dujac sono importati da Cuzziol (Pubblicato il 6.1.2012)

 

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