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drink different

Declinazioni dello Chardonnay

Tre grandi declinazioni dello Chardonnay: la Champagne,  lo Chablisien e la Côte de Beaune.

Cominciamo con uno Champagne, ancora poco noto al di fuori della cerchia degli appassionati, come spesso accade a quelli che non sono prodotti dalle Grandi Marche .

CorbonE’ uno Champagne del quale è impossibile non innamorarsi, il Brut d’Autrefois, un blanc d’assemblage, in quanto allo Chardonnay ( e che Chardonnay: è quello di Avize), è aggiunta una percentuale minoritaria (fino al 20%) di Pinot noir. Non è un millesimato, in quanto non è ricavato da vini di una sola vendemmia. Si direbbe un solera. Si tratta infatti di una cuvée perpetuelle, in quanto solo una parte dell’assemblaggio viene imbottigliata, mentre l’altra viene assemblata a vini delle annate precedenti per essere imbottigliato successivamente. Lunghissima permanenza sui lieviti (almeno 7 anni), niente filtrazioni, niente collage, affinamento in cantina per almeno 36 mesi. Quello che sorprende in questo vino sono l’incredibile freschezza, la levità floreale (camomilla e lavanda innanzitutto), con la quale si presenta all’olfatto, insieme con nuances fruttate (di frutta gialla) e muschiate, la sapidità minerale, di incredibile lunghezza. Lo producono i Corbon, dei veri artigiani dello Champagne, da almeno quattro generazioni nella Côte des Blancs, ma presenti solo da una quarantina d’anni (dal 1971) con una propria etichetta. Corbon non è solo il Brut d’Autrefois. Tutti i suoi Champagnes sono molto personali e di alto livello, ma assolutamente non vanno dimenticati i millesimati Chardonnay grand cru 100%. Se riuscite a trovare una bottiglia di vecchie annate (come la 1991 , ora sono ancora disponibili la 2002 e la 2003), non esitate ad acquistarla ad occhi chiusi. Il Brut d’Autrefois non è di costo leggerissimo (potreste trovarlo in enoteca a non meno di 85-90 Euro), ma vale l’assaggio . 93.5/100. Lo importa Heres.

 

Les_ClosScendiamo ora nello Chablisien, dove si producono alcuni dei più incredibili (e inimitabili) Chardonnay del mondo. Non siamo molto distanti. Quasi ai margini della Borgogna, di cui costituisce la regione più settentrionale e più fredda (Chablis è a circa 160 km.  da Beaune), quasi confina con la Champagne,   alla quale è più vicina. Lo Chablis è davvero l’esaltazione del terroir, visto che è probabilmente l’unica grande appellation di vino che faccia espressamente riferimento al suolo da cui è prodotto, quel calcare detto Kimmeridgiano , un suolo di origini antichissime, che risale al giurassico superiore (qualcosa come 150-160 milioni di anni fa). I climats dei grand crus di Chablis (7 in tutto tutto), si collocano sui pendii più accidentati, caratterizzati da detriti calcarei . generalmente orientati a sud-ovest, fin quasi ai 200 metri  di altitudine. Più su il calcare kimmeridgiano è sostituito da strati più superficiali e recenti (il cosiddetto calcare di Barrois), di epoca portlandiana : è lì che si collocano le vigne meno prestigiose, quelle che danno vita all’appellation minore dello Chablisien, il Petit Chablis . In questa regione la viticoltura ha tradizioni antichissime: furono ancora loro, i monaci cistercensi, veri monaci sommeliers a cui dobbiamo gran parte dei tesori della Borgogna, a impiantare i primi vigneti sulle rive di un piccolo fiume , il Serein, dal nome allusivo. I monaci dell’Abbazia di Pontigny dovevano davvero intendersene, se , come sembra, il climat che fu scelto dai monaci fu Le Clos, quello del quale parleremo in questo servizio. Adiacente a Blanchot, Le Clos è, oltre ad essere il climat grand cru di dimensioni maggiori, con i suoi 25 ettari,  giustamente anche il più famoso. Dà vini potenti e complessi, che sfidano, specie nelle migliori annate, i più grandi della Cote d’Or, incredibilmente longevo, come solo quelli di Valmur (che del resto confina con Le Clos) possono esserlo in tutto lo Chablis. Insieme con quelli di Dauvissat e Raveneau, i migliori vini di Le Clos sono quelli di William Fèvre, magnifica azienda di 47 ettari acquistata alcuni anni fa da Bouchard père et fils (storica Maison diventata di proprietà Henriot poco più di dieci anni fa). Il Domaine Fèvre possiede proprietà sia in climats grand cru, come Les Preuses, Valmur, Vaudésir, o il meno interessante Bougros (di cui ha però una porzione, un vero sous-climat, spesso sorprendente, Côte de Bouguerots), sia premier cru. I vini di Le Clos sono spesso ritrosi e austeri in gioventù, ed hanno bisogno di alcuni anni per aprirsi. Fèvre possiede a Le Clos parcelle per poco più di 4 ettari,   vale a dire un po’ più del 15% : il suolo superficiale è costituito da terre piuttosto pietrose e argille bianche, dense e profonde, mescolate a un conglomerato di fossili e pietra, con uno strato calcareo a 80 cm. di profondità. Gli Chablis di norma fanno un uso molto più moderato del legno di quanto non accada nella Cote de Beaune. Di solito i villages ne fanno del tutto a meno. Per i grand crus è diverso, ma comunque il legno non è mai eccessivo. Il Le Clos di Fèvre viene affinato dai 12 ai 15 mesi in fusti di quercia francese. Il bâtonnage non è regola (ad es. nel 2004 non se ne è fatto uso).

Abbiamo riassaggiato i Le Clos di William Févre di due annate molto diverse, la 2004 e la 2005 Solitamente il messaggio corrente è che il 2005 è stata una delle annate storiche in Borgogna, e questo è certamente vero per quanto riguarda i rossi e i bianchi della Côte de Beaune, mentre il 2004 è considerato annata più modesta. Per quanto riguarda i vini di Chablis le cose sono in parte differenti. 2005 é stato in  genere superiore per i villages e i premier cru. Per i grands crus dipende dai singoli climats. La vendemmia 2005 è stata in effetti piuttosto sofferta ed ha richiesto una particolare attenzione per il rischio consistente di botrytis. L’azienda ha vendemmiato rapidamente, prima del ban de vendange, dal 17 settembre, per evitare la botrytris, iniziata ai primi di settembre, ciò che ha anche portato a rese più basse .

Le premesse della vendemmia 2004 erano state tutt’altro che incoraggianti, con un’estate fredda e umida, con rischi incombenti di oidio. Poi, un settembre caldo e luminoso, l’ideale per la maturazione. Vendemmia il 29 settembre, con zuccheri e acidità molto buoni. Qualità alta, vicina e forse superiore a quella del 2002. Ho ribevuto 2004 e 2005 da poco. Entrambi i vini sono davvero notevoli. Difficile stabilire la superiorità dell’uno o dell’altro. Entrambi sono dei grandi Le Clos, maturi, potenti, ma nello stesso tempo delicati ed eleganti . L’annata 2005 si esprime maggiormente che in occasione della precedente degustazione (vedi il nostro check dell’annata 2005 in  Borgogna del 20.6.11): fiori bianchi, camomilla, aromi marini, di grande purezza espressiva, profondità e lunghezza.

Elegante e speziato, il Le Clos 2004, è assai sapido e minerale, molto ricco sul palato. Di grande intensità, è più speziato, propone una tessitura gustativa di grande finezza.95/100 ad entrambi.

 

 Scendiamo ora nella Côte de Beaune, e precisamente a Puligny-Montrachet, da Etienne Sauzet, fondatore di un piccolo, ma assai pregiato Domaine. Morto Etienne nel 1975, hanno continuato la sua opera Janine e il marito Gérard Boudot, a cui si sono poi aggiunti la loro figlia Emilie e, dal 2002, il marito, Benoit Riffault. E’ quest’ultimo che ci ha ricevuti in occasione della nostra visita di giugno 2010. Splendida l’accoglienza e splendidi i vini. Combettes_3Tutta la serie che abbiamo assaggiato (i vini del 2008 pronti per il rilascio, e il 2009 ancora in botte) ci è parsa di grande purezza e precisione. Abbiamo già parlato del loro Puligny-Montrachet premier cru Combettes 2008 (vedi la nostra scheda, al termine del nostro articolo su Terroirs, del 29.11.10) un vino stupendo, in grado di competere con i grand cru di questo splendido territorio. Buonissimi anche (subito dopo) Champ-Canet e gli altri premiers crus (Folatières, La Garenne, La Perrière e Les Referts), ma pure il Puligny village è di assoluta affidabilità. Siamo nella Côte de Beaune, a Puligny-Montrachet, terra di elezione per i grandi bianchi da uve Chardonnay. Puligny condivide con la vicina Chassagne alcune delle più grandi appellations di vini bianchi della Borgogna, il Montrachet e il Bâtard-Montrachet , e ha in esclusiva quelle dello Chevalier -Montrachet e del Bienvenues-Bâtard-Montrachet. I Sauzet (9 ettari  di terra in tutto) hanno piccole parcelle nel Grand cru Bâtard-Montrachet e Bienvenues-Bâtard-Montrachet (poco più di un decimo di ettaro di entrambi) , ma non possiedono vigne nei crus Montrachet e Chevalier-Montrachet: in questo caso comprano le uve, ma i loro vini sono sempre di ottimo livello. Grande cura delle maturità delle uve e grande sapienza nell’uso del legno nuovo, mai prevaricante, da alcuni anni ridotto al 40% per i grand cru, e al 30% per i premier (Vosges, Allier e Tronçais) di media tostatura. Grande anche il Combettes 2007, bevuto qualche giorno fa in una serata nel corso della quale abbiamo confrontato un Sassicaia 2004 con uno Château Léoville-las Cases del 2001 (ne parleremo presto) e abbiamo concluso con uno Château Gilette del 1983. Da una vigna di quasi un ettaro (0-96 ha.), di circa 55 anni, il vino fermenta per 3-6 settimane a temperature tra i 18 e i 22 gradi, élevage in botti di legno nuovo di Tronçais e Allier , nuove al 40%, dove fa anche la malolattica, con bâtonnage secondo vendemmia, ulteriore affinamento di altri sei mesi in acciaio sulle fecce. Un 2007, che, dopo un tempo piuttosto brutto da maggio in poi, a fioritura iniziata, ha rivisto il sole solo a metà agosto. Vendemmia   dal 2 settembre, uve di qualità eccellente, maturità ottima, bene gli zuccheri e acidità vivace. Un Puligny potente, ampio, dagli intensi sentori floreali e di frutta bianca, di ottima struttura, un bel Combettes, appena un po’ sotto il magnifico 2008 (92.5/100). Importato da Ceretto-Terroirs.

 

Pubblicato il 28.1.12.

 

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