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Il fratello maggiore: Château Léoville-las-Cases

Léoville-las-Cases è il “fratello maggiore” degli altri cru di Léoville,Léoville-Barton e Léoville- Poyferré,per due motivi: innanzitutto perché, con i suoi 97 ettari, rappresenta la porzione più grande della vecchia proprietà Léoville, che, nel XVII secolo, era la più estesa proprietà vitivinicola del Medoc, ma anche perché, pur essendo tutti e tre dei secondi cru nella classificazione napoleonica del 1855, Léoville-las-Cases è indubbiamente il più prestigioso, quello che, per la sua impressionante continuità qualitativa, può davvero essere riconosciuto come un “super-second “ , il più autorevole candidato ad essere promosso al rango di premier, accanto a Latour, Lafite e Margaux, per molti, già oggi superiore a Mouton-Rotschild.

Abbiamo già in parte accennato alla storia di questa magnifica proprietà, parlando degli altri cru (vedi i servizi dedicati ne "Le grandi degustazioni", a Léoville-Barton, del 10-11-10, e a Léoville-Poyferré, del 27.11.11). Morto il vecchio proprietario, Blaise de Gasq nel 1769, Léoville fu ereditata dal Marquis de Las-Cases-Beauvoir, suo fratello e dalle sue sorelle. Avendo dovuto il Marchese, negli anni della Rivoluzione, lasciare la Francia, la proprietà dovette essere spezzettata per essere venduta, e una sua parte fu acquistata dai Barton, dando origine allo Château Léoville-Barton. Più tardi , un’altra porzione, toccata ad una figlia del Marchese, Jeanne, diede origine allo Chateau Léoville-Poyferré, quando la figlia di Jeanne sposò il Barone Jean-Marie de Poyferré de Cerés, discendente di una famiglia nobile dell’Armagnac. Siamo ormai nel 1840, e quindici anni dopo i tre Chateaux, ormai distinti, ricevettero tutti la classificazione di second cru.

Léoville-las-Cases è oggi di proprietà della famiglia Delon, già proprietari di altri prestigiosi Châteaux a Bordeaux, Potensac, un cru bourgeois del Medoc, e Nenin, a Pomerol. Questo Château, diretto molto abilmente da Jean-Hubert Delon, produce dal 1902 un secondo vino, il Clos du Marquis, che in effetti non è affatto tale, sia per la sua grande qualità, del tutto paragonabile a quella di un cru-classé, sia perché non è , diversamente da molti “second vin” di altri Château, un vino ricavato dalle vigne più giovani del Grand vin, ma da un terreno distinto. Il vero second vin di Las-Cases è invece Le Petit Lyon, prodotto solo da qualche anno.

La grandezza di Léoville-las-Cases è tutta nel “grande enclos” o grand clos, da cui proviene, un terroir straordinario per esposizione, qualità del suolo e per microclima, nella parte più settentrionale di Saint-Julien, al confine con Pauillac , posto praticamente in continuità con Château Latour, da cui è separato dal Juillac: ciò che gli conferisce una identità unica, che unisce l’eleganza e la complessità di un grande Saint-Julien all’austerità e la potenza di un Pauillac. La sua regolarità è impressionante. Nonostante i progressi realizzati dagli altri cru fratelli (Barton e Poyferré), egualmente di grandissimo livello, e, in certe annate, davvero eccezionali, Léoville-las-Cases, è sempre , anche nelle annate più magre (ad es. il 1981), un vino straordinario, perennemente tra i vini al vertice del millesimo. Spesso meno appariscente, nelle degustazioni en primeur , di Léoville-Barton, come un fondista straordinario, esce alla distanza: un grande Las-Cases ha bisogno di almeno dieci anni per venir fuori , e tra i dieci e i venti ha pochi eguali. In certe annate , poi, dà l’impressione di poter essere eterno.

I suoi quasi cento ettari sono coltivati in maggioranza a Cabernet Sauvignon (64%), che in questo terroir è capace di raggiungere la sua migliore espressione, per circa un quarto (26%) a Merlot, poco meno di un decimo (9%) a Cabernet franc, con appena l’1% di Petit Verdot.

Las_CasesAbbiamo assaggiato il vino della vendemmia 2001, un’annata , come quella del 1999, in parte sottovalutata per effetto del flamboyant millesimo 2000, definito quello del millennio . Poi sono venuti il 2005, il 2009 e il 2010: decisamente questo millennio ha troppi “millesimi del millennio”, a Bordeaux. Quella del 2001 è oggi considerata un’annata “molto buona”, per i vini del Medoc , migliore che per i vini della rive droite, e adatta ad una conservazione molto prolungata, soprattutto per i grandi crus . Si tratta quindi di un Léoville-las-Cases ancora adolescente, con i suoi neppure undici anni: 69% Cabernet Sauvignon, 19.5% Merlot, 9.5% Cabernet franc e il resto Petit Verdot. Gli abbiamo assegnato come sparring partner un vino di tutto rispetto, un Sassicaia 2004, che in questo momento sta raggiungendo il suo momento migliore. Attentamente caraffato un’ora e mezza prima in un decanter di Riedel, lo abbiamo versato negli eleganti bicchieri da Bordeaux dello stesso artigiano (artista?) : color porpora molto scuro, con riflessi bluastri, all’olfatto offre frutti scuri (cassis), cedro, tabacco di sigaro, con note di grafite e, lievi, di tartufo nero; sul palato è caldo e avvolgente, con una struttura tannica molto fine ed elegante, di notevole equilibrio e chiusura molto lunga. Non sembra avere la potenza e la concentrazione delle annate maggiori ad es. 2005 e 2009, ma appare già esprimersi molto bene, anche se ancora capace di migliorare (94/100). La “spalla” non ha sfigurato per nulla: un Sassicaia di notevole eleganza, superiore a quello dell’annata precedente, pure di ottimo livello. Ma al più grande Cabernet italiano è giusto dedicare un servizio a parte, che faremo presto .

Solo un post- scriptum dedicato al Clos du Marquis. Il 2005 è un grande vino, degno di essere considerato per sé stesso. Se volete considerarlo un “secondo vino” dei grandi crus, è probabilmente il migliore, con Les Forts de Latour.(Pubblicato l’11.3.2012).

 

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