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Vola in alto l’Angélus

Un anno e mezzo fa, in un articolo dedicato a un duet/duel tra Cheval Blanc e  Angélus, straordinari premier cru di Saint-Émilion, dal titolo “Angeli e cavalli: Château Cheval Blanc e Château Angélus a confronto”(per leggerlo, clicca qui), concludevo: “L’ascesa di Angélus è indiscutibile. I vini di questo Château appaiono completi, opulenti, ma non eccessivi, eleganti, di grande razza e profondità. Una loro promozione alla classe A non apparirebbe affatto ingiustificata”.

Sono stato buon (anche se facile) profeta. E puntualmente, nella nuova classificazione del 2012 dei vini di Saint-Émilion, Château Angélus è stato “promosso” , insieme con lo Château Pavie di Gérard Perse, alla categoria di premier cru-classé A, con un nuovo balzo, dopo quello a premier cru classé B, che aveva raggiunto nel 1996. Tra i “promossi”, che vanno ad affiancare appunto Cheval Blanc e Ausone, fino a ieri, i soli a fregiarsi di questa prestigiosissima appellazione, manca invece ancora Figeac: avrebbe meritato di esserci.

Ma torniamo al nostro “angelo”, che, dal 1989, non appare più in etichetta come Château l’Angélus, ma appunto come Château Angélus, senza l’articolo. Uno dei cambiamenti introdotti da Hubert de Boűard, comproprietario di questo straordinario Château, alla sua guida ormai dal 1983.

Appena 23,4 ettari di vigna, più altri sette non classificati, che vengono utilizzati per il secondo vino della casa, il Carillon , dislocati al di qua e al di là della parte sud della “route du Milieu”, da Libourne a Saint-Émilion: un suolo argilloso-calcareo di grande qualità, ideale per il cabernet franc e il Merlot; la parte meno qualitativa, più sabbiosa, utilizzata per il Carillon, è quella che discende maggiormente verso la Dordogna.

L’età media delle vigne è di circa 30 anni: un equilibrio quasi perfetto tra merlot (50%) e cabernet franc (47%), appena completato da un tocco di cabernet sauvignon.

Non citerò mai abbastanza l’importanza fondamentale del cabernet franc nel blend dei grandi Saint-Émilion: a mio giudizio è a lui che si deve la maggiore eleganza e freschezza del vino, evitando gli eccessi di rotondità e dolcezza di una percentuale troppo elevata di merlot. E di fatti una percentuale alta di Cabernet franc è in tutti i migliori cru di Saint-Émilion: Cheval Blanc, innazitutto, con il suo 60% (anche se nel blend effettivo ne va una percentuale minore), e poi Ausone (55%). Soltanto Figeac (35%, ma con solo il 30% di Merlot, e il resto di Cabernet Sauvignon) e Pavie (appena il 20%, con una netta predominanza di Merlot, 70%) se ne discostano.

Angelus_2009L’Angélus del 2009 è un vino di straordinaria intensità, con un frutto davvero esplosivo. Naso seducente, al palato è potente e concentrato, ma non muscolare, di eccezionale freschezza ed eleganza. Lunghissimo. Un grandissimo Saint-Emilion, la migliore espressione dello stile moderno (98/100).

 

Angelus_2008Di tutto rispetto anche il 2008, da una annata certo inferiore, ma di grande fascino, sia  al naso che al palato. Denso, quasi cremoso, propone un bel frutto con note appena fumé , una tessitura elegante e ottima persistenza (94/100).

Del 2007 e del 2006 avevamo detto nell’articolo precedente.

Ricco, potente e concentrato, il vino del 2005 ha naso intenso, molto balsamico, al palato mostra grande struttura ed eleganza, inesauribile: spicca di netto (96.5/100), rispetto ad un pur buonissimo 2004, di buona profondità, ma meno prorompente (93/100)

Le tre campane di Saint-Émilion, della cappella Mazerat e della vecchia chiesa di Saint-Martin de Mazerat suoneranno a lungo.

(Pubblicato il 26.11.2012. Questo articolo ha preso spunto dal riassaggio delle annate 2008 e 2009, in occasione del Merano Wine Festival, al quale Château Angélus era presente con l’Union des grands crus de Bordeaux).




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