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drink different

Tra Natale e Capodanno

Abbiamo ormai alle spalle il Natale e il Capodanno.Le feste sono finite e ne approfittiamo per parlare di alcuni vini bevuti in questo periodo, nella pressoché interminabile successione di pranzi e di cene con amici e parenti . Un vero tour gastronomico, micidiale , secondo i medici, per la nostra salute, ma fondamentale, secondo l’antica saggezza che è dietro questi eccessi temporanei, per il buon umore .e soprattutto per rinsaldare i nostri legami comunitari.

Dunque molti vini, forse anche qualcuno di troppo. Parleremo perciò solo di alcuni di essi, quelli che ci hanno più colpito, tra altri pure buoni o buonissimi.

Il mio coup de coeur.Sì, mi sono innamorato del Quarts de Chaume 2009 dello Château Pierre-Bise .

Pierre_BiseBello a vedersi,al naso e al palato. Dorato, con appena un brivido ramato,all’olfatto evocazioni di buccia di mandarino, frutti esotici, e, nostalgicamente,  di pain d’épices, denso e setoso sul palato , con un finale fresco e minerale, lunghissimo (96/100). Grandissimo potenziale evolutivo , per questo vino, che mi aspetto di riassaggiare tra venti o trent’anni, beninteso se sarò riuscito a salvare (da me stesso) le poche bottiglie che riposano in cantina.Il Quarts de Chaume è uno di quei rarissimi, e sconosciuti ai più, tesori di quel grande vitigno che è lo chenin, allevato in una delle zone maggiormente vocate per questa varietà e per questa tipologia di vini, il Saumurois.

Da uve raccolte tardivamente , in parte appassite, e firmate dalla botrytis, il Quarts de Chaume è un vino di incredibile seduttività, praticamente eterno. E non posso non richiamare alla memoria, la mia prima scoperta dei grandi moelleux della Loira, fatta in una sera freddissima di trent’anni fa, nella fascinosissima cantina medievale di un amico farmacista (e grande appassionato) di Tours, che ci introdusse agli stupendi vini di Savennières e non esitò a svelarci un Vouvray vecchio di cinquant’anni che non mostrava ancora una sola ruga. I Papin, che conducono lo Chateau Pierre-Bise a Beaulieu-sur-Layon, sono degli specialisti dello chenin: accanto ad alcuni splendidi Coteaux du Layon e a questo inarrivabile Quarts de Chaume, firmano anche dei bei Savennières ed alcuni Anjou, bianchi e rossi (da Cabernet e Gamay) molto affidabili.

 

Nobiltà del Margaux. Lo Château Palmer 2001 lo abbiamo bevuto, dopo un’ora e mezza abbondante di caraffa, su un magnifico stracotto di scottona. Non sembra minimamente scosso dagli undici anni trascorsi dalla vendemmia, ancora ben lontano dal suo declino PalmerRubino, con riflessi granata, al naso è intenso e balsamico, offre frutti scuri e note di sottobosco; sul palato è pieno, con una trama tannica molto fine, ricordi di cacao amaro, profondo e molto elegante (94/100). Un magnifico Margaux , di cui gli anni hanno contribuito a smussare le spigolosità, di un millesimo, il 2001, rimasto un po’ sottotraccia per il confronto con un grandissimo 2000, ma sicuramente il migliore di quelli che hanno preceduto e fatto seguito al 2005 (fino ai magnifici 2009 e 2010). In questa vendemmia, nel blend di Palmer, era ancora prevalente il Cabernet Sauvignon (al 51%), pur se con una presenza importante di Merlot (44%), e appena un saldo, ma riconoscibile, di Petit Verdot.Nelle annate successive c’è stato un graduale ritocco della composizione a favore del Merlot, ormai dominante nell’uvaggio (52% nel Palmer del 2009, 54% in quello del 2010, 55% nella vendemmia 2011), introdotto dal régisseur Thomas Duroux. Anno dopo anno, e soprattutto negli ultimi dieci, Palmer, si conferma come il principale (forse l’unico) antagonista di Chateau Margaux:il suo rango, comunque già molto elevato, di troisième cru, comincia a stargli davvero stretto.

 

Il bianco del vulcano. La terza star degli assaggi di Capodanno è un bianco veneto davvero particolare, il Massi Fitti 2009 di Suavia, una delle aziende leader del Soave.

Massi_Fitti_2Da uve Trebbiano di Soave al 100%, il Massi Fitti è uno splendido vino color paglierino, che offre all’olfatto una complessa palette aromatica che , oltre a note piacevolmente agrumate, suggerisce fiori bianchi ed erbe aromatiche, intensamente minerale (siamo su suoli basaltici di origine vulcanica), al palato è sapido e lungamente persistente (93/100). Suavia è una bella azienda di Soave, 12 ettari vitati per circa 100.000 mila bottiglie annue, fondata trent’anni fa, di proprietà della famiglia Tessari: una bella gamma di soli vini bianchi , da uve Garganega e Trebbiano di Soave, un vitigno antico e pressoché dimenticato...

 

Le sorprese.  Ancora un bianco, uno Chablis (sì, uno Chablis village, non un premier o un grand cru) della scorsa vendemmia.

Chablis_BillaudSi tratta dello Chablis village di Billaud-Simon 2011 , un vino di qualità decisamente superiore alla sua appellazione, con una personalità che gli consentirebbe di competere con Chablis di rango superiore. Intenso e delicato, con un bouquet floreale di grande finezza, appena attraversato da un brivido marino, ha una mineralità affilata , intenso e persistente. Ha tutte le caratteristiche per durare, migliorando, a lungo (92/100).Samuel Billaud firma comunque una bella serie di premier cru (Fourchaume, Vaillons, Mont de Milieu e Montée de Tonnerre) e grand cru (Les Clos, Les Preuses, Vaudésir e Les Blanchots), e si conferma come uno dei migliori produttori dello chablisienne. I suoi prodotti sono importati in Italia da Heres.

La seconda sorpresa non dovrebbe essere una vera una sorpresa, ma lo è stata per me. Si tratta del Kurni 2003. In effetti i vini della tipologia a cui appartiene (potenti, fruttati, alcoolici ) non sono i miei preferiti, pur riconoscendone, quando c’è, come in questo caso, la qualità. Né avrei giurato sulla vendemmia 2003, annata molto calda e controversa, e certamente sulla tenuta, ad un così alto livello, dei vini. Troppi vini, giudicati grandi o grandissimi, ho visto sedersi alla lunga, raramente mantenendo, anche solo in parte quello che sembravano promettere. Eppure sorpresa è stata.

KurniCerto il Kurni 2003 è pur sempre un vinone (detto senza alcun intento spregiativo, come si direbbe che un Terranova o un San Bernardo sono dei cagnoni) e i suoi 15 gradi di alcool difficilmente li manca, ma è una splendida espressione del Montepulciano di questa zona d’Italia, di una potenza fruttata quasi stordente. Colore rubino scuro, senza cedimenti, naso di frutta matura (ciliegie scure, more, susine) e sotto spirito, di grande intensità, con sfumature di cacao nero e liquirizia, caldo e avvolgente al palato, lungamente persistente (92/100).Da bere e abbioccarsi subito dopo, quanto volete, ma che ha meritato di essere aspettato.

A Cupramarittima,in provincia di Ascoli Piceno, da vigne dove il Montepulciano raggiunge i 90 anni di età. Un solo altro vino, da un antico vitigno riscoperto, il Bordò, una variante di Grenache noir, da cui Oasi degli Angeli trae 500 bottiglie di Kupra, rarissimo (e costosissimo) vino rosso , di grande fascino, anch’esso di grande potenza alcolica, come spesso è la Grenache allevata in purezza.

(Pubblicato il 9.1.2013)

 




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