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drink different

Grandi crus della Côte de Nuits

 Qualche bella bottiglia borgognona: un Clos de Vougeot di un’annata eccelsa (2005) e un altro grand cru della Côte de Nuits, Bonnes-Mares. A fare da sparring partner (si fa per dire) un Beaune premier cru che non finisce mai di stupirmi, il Beaune Grèves Vigne de l’Enfant Jésus di Bouchard del 2005. Cominciamo da Vougeot.

 

Vougeot è un paesino della Côte d’Or di appena 200 abitanti, solo 4 chilometri e mezzo o poco più a Nord di Nuits-Saint-Georges ( e a 20 da Beaune), ma il suo nome è ben noto ai conoscitori di vino per il famoso Clos de Vougeot, che si produce nelle sue vigne.

Mi viene alla memoria un bel film di una quindicina di anni fa , “Il pranzo di Babette” (1987) di Gabriel Axel, tratto dal racconto, dello stesso titolo, di Karen Blixen. La protagonista, Babette Harsant (l’attrice è Stéphane Audran) , talentuosissima chef del Café Anglais della capitale francese, sfuggita fortunosamente alla repressione della Comune di Parigi,nella quale ha perduto il marito e suo figlio, si rifugia presso due anziane signorine, figlie di un pastore protestante , in un piccolo villaggio danese, dove conduce una vita estremamente modesta e riservata: finalmente riabilitata, decide di non fare più ritorno in Francia, e di impiegare per intero una considerevole somma vinta , con un colpo di fortuna, alla lotteria, per offrire alle sorelle che l’hanno ospitata e ai loro amici un un pranzo straordinario in memoria del pastore, al quale essi erano tanto devoti. Babette , al culmine di un menu eccezionale, capace di sgretolare un pezzo alla volta l’irriducibile bigottismo dei commensali,fa servire un raro Clos de Vougeot sul suo piatto più importante, les cailles au sarcofage.

Il Clos Vougeot   é un vino denso di storia. Essa comincia, infatti, addirittura nel XII secolo, quando si insediò nella zona un gruppo di monaci cistercensi , che individuarono in quel sito, ad alcune miglia di distanza dal loro monastero, Citeaux, seguendo il corso del Vouge, un piccolo fiume (da cui il nome Vougeot), come il più idoneo alla viticoltura. Lì acquistarono pochi ettari di terra, che costituirono il primo nucleo del futuro Clos de Vougeot. Esso poi si arricchì con le donazioni di altre terre vicine, ed altre ancora che furono acquistate a caro prezzo, dal 1227 al 1370, dai monaci, fino a raggiungere l’ estensione di circa 50 ettari. Fu però solo intorno alla metà del ‘300 che la vigna raggiunse l’attuale configurazione.Costruite le mura del famoso Clos, le vigne restarono di proprietà dei monaci fino alla Rivoluzione francese, allorquando furono confiscate dallo Stato.

Diventato bien national, diversamente da quanto accadde abitualmente, il Clos venne venduto ad un solo proprietario, un banchiere parigino, tal Jean Foquard, a un prezzo per allora immenso, che però non fu mai completamente saldato, e quindi l’amministrazione della proprietà fu assegnata al vecchio monaco addetto alla cantina, il magister cellarii, Lambert Goblet. Dopo varie vicissitudini, il Clos de Vougeot, nel 1818, fu acquistato, ancora indiviso, da Jules Ouvrard, un ricco e industrioso signore della zona di Corton: fu proprietario anche del Domaine della Romanée Conti, di cui vinificò le uve al Clos Vougeot.

Alla morte di Ouvrard, dopo varie complicazioni legate alla sua eredità, il Clos de Vougeot fu venduto a sei differenti mercanti di vino. Da quel momento iniziò la grande frammentazione delle sue vigne, oggi ripartite tra molte decine di proprietari differenti (nel 1999, come si può rilevare dall’Atlas di Pitiot e Poupon, ne risultavano ben 93). Giusto per dare un’idea di ciò , si pensi che il pezzo più grande, appartenente al Domaine Château de la Tour, è di 5 ettari e mezzo, ma la maggioranza dei Domaines proprietari , ne possiede meno di un ettaro: Michel Gros, ad esempio, può contare su appena 2000 metri quadrati.

Il famoso Castello, che domina le vigne, fu costruito più tardivamente, in epoca rinascimentale, per ospitarvi l’abate e gli ospiti di riguardo dell’Abbazia, a parte lo stretto necessario per la cantina. Variamente rimaneggiato, fu completato nel 1891 e restaurato dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale . Oggi è sede dei Cavalieri dell’Ordine del Tastevin, un’organizzazione che promuove la vinicoltura borgognona, fondata nel 1944 , ed è diventato monumento nazionale (d’obbligo la visita).

Come si può comprendere, con i suoi quasi 50 ettari (precisamente 49,86), a parte altri poco meno di 16 di vigne classificate come premier cru e village (attenzione: 3,87 sono coltivati a Chardonnay e danno un Vougeot bianco), il Clos de Vougeot (denominazione riservata al solo grand cru) è il grand cru della Côte d’Or con la maggiore estensione, dopo quello di Corton ( che è di oltre 90 ha) e più del l’Échezeaux (34.79 ha) . Questo fa sì che anche la qualità dei vini non possa essere del tutto omogenea: da eccezionale a non del tutto corrispondente allo status di grand cru. Questa considerazione è rafforzata anche dalla grande diversità geologica ( e in parte climatica) dei suoi suoli. Sebbene la prima impressione sia che quella di Vougeot come un territorio completamente piatto, in realtà, esso è caratterizzato da un piccolo dislivello, come una grossa ruga, nella quale si possono identificare tre zone abbastanza ben distinte.Nella parte superiore, quella in cui il vigneto è quasi in continuità con quello di Chambolle-Musigny, più a nord , e con quello del Grands-Échezeaux, a sud, in cui è possibile individuare, ad esempio, i due climats di Musigni e Grand Maupertui, il suolo è caratterizzato dal tipico calcare di Comblanchien , pietroso e ben drenato, con poca argilla. La parte centrale è costituita principalmente da suoli argilloso-calcarei, con una presenza più importante di argilla, ma con parti rocciose e caratterizzata egualmente da un buon drenaggio. La parte inferiore, invece, è costituita da strati più profondi di materiali misti, derivanti dall’erosione (risalente all’Oligocene) e più argilla.Generalmente, anche si tratta di una semplificazione certamente eccessiva, è dalla parte più alta che viene il Clos de Vougeot più fine ed elegante, mentre quello della porzione inferiore tende ad essere più muscolare e rustico

La leggenda vuole che il vino migliore, proveniente dalla parte superiore del Clos, costituisse il vino dei papi, la Cuvée des Papes, quello della parte centrale la Cuvée der Rois e quello della parte inferiore il vino dei monaci.

Il Domaine Jacques Prieur di Meursault, di cui abbiamo assaggiato il Clos de Vougeot dell’ annata 2005,fa ormai parte dell’élite della Côte de Beaune, dove produce ottimi Beaune premiers crus, un magnifico Volnay di Santenots (di cui possiede un Monopole, il Clos des Santenots) ma è soprattutto noto per i suoi grandissimi vini bianchi di Meursault e un monumentale Montrachet. Ma , oltre a ciò, questo intraprendente Domaine colleziona una serie di parcelle di grande qualità in diversi grands crus della Côte de Nuits (tra queste, una , eccezionale, di Musigny). La parcella di Clos de  Vougeot del Domaine Jacques Prieur non sarebbe, in principio, tra quelle ritenute migliori in assoluto (si trova all’incirca a cavallo dei due climats di Montlotes Basses e Quatorze Jounaux), ma Martin Prieur e la sua bravissima enologa, Nadine Goublin, riescono comunque a trarne un eccellente Clos de Vougeot, come questo dell’annata 2005, probabilmente la migliore versione prodotta in questo primo decennio del secondo millennio (ma i vini del 2009 e 2010 promettono comunque molto bene).

Clos Vougeot Prieur 05Il 2005 è stata semplicemente l’annata perfetta, quella in cui tutto riesce facile . Annata un po’ secca, ma non torrida, le uve sono maturate alla perfezione, raggiungendo la piena maturità fenolica. Vendemmia iniziata il 18 settembre in condizioni del tutto favorevoli. Cassis, lampone e more naturalmente, al naso,ma anche un tocco di florealità che ingentilisce un vino senza dubbio robusto, di grande potenza tannica, molto concentrato, ma senza fastidiose note di surmaturazione. Un eccellente Clos de Vougeot, progettato per durare molto a lungo (15-20 anni dalla vendemmia),95

Domaine Jacques Prieur

6, rue de Santenots

21190 Meursault

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www.prieur.com

Ci spostiamo (idealmente) solo di poco verso Chambolle-Musigny: questa si trova infatti giusto sopra Vougeot,a circa un miglio e mezzo, l’antico villaggio di Cambala, nato intorno al XII secolo, un tempo popolato proprio dai contadini che lavoravano nelle vigne dei monaci del Clos de Vougeot. Qui, tra Chambolle e la vicinissima Morey-Saint-Denis, si trova un altro famoso grand cru della Côte de Nuits: quello di Bonnes-Mares. L’appellazione è in effetti condivisa dai due comuni, ma in misura decisamente inuguale: infatti , oltre 14 ettari e mezzo sui circa 16 complessivi, si trovano nell’ambito del comune di Chambolle-Musigny. L’origine del nome è controversa. Secondo un’ipotesi “religiosa”, e forse la più probabile, Bonnes-Mares starebbe per bonnes mères, le buone madri, e deriverebbe dalla presenza, in zona, delle suore dell’Abbazia di Tart-le-Haut, un tempo proprietarie dei luoghi. Per una seconda ipotesi , le Mères sarebbero le divinità pagane protettrici delle vendemmie . Infine altri vorrebbero che Mares derivasse da marer, coltivare.

Bonnes Mares è la denominazione del grand cru. I vini ai quali non viene riconosciuta la qualità di grand cru, e quindi declassati, provengono dalle stesse vigne, ma vengono denominati come premier cru o come village del comune di provenienza, cioé Morey-Saint-Denis, o Chambolle-Musigny.

Considerando dapprima la sua porzione più grande, che si trova nel territorio di Chambolle-Musigny, Bonnes Mares si trova in continuità con i climats Les Cras e Les Fuées, entrambi premier cru. Nel territorio di Morey-Saint-Denis, invece, è compresa una porzione assai più piccola, di appena un ettaro emezzo circa, giusto accanto al Clos de Tart, altro grand cru di Morey-Saint-Denis (uno dei quattro, oltre, naturalmente, alla sua porzione di Bonnes Mares).Bonnes Mares è frammentato come molti altri grands crus della Côte de Nuits : mentre nel comune di Morey-Saint-Denis vi è un solo proprietario, la parte più grande dei terreni nel comune di Chambolle (una trentina di proprietari) appartiene al Comte de Vogűe , che ne possiede circa due ettari e mezzo . Il Domaine Bart , con il suo ettaro, è tra i proprietari maggiori dell’appellazione. Molti altri Domaines ne hanno invece porzioni piccolissime, di appena un quarto di ettaro o anche meno.

Posto ad un’altitudine tra 265-300 metri sul livello del mare, Bonnes Mares ,geologicamente, è come tagliato in due, con la parte più alta vicina a Morey-Saint-Denis, e quella più bassa nella porzione mediana della vigna.Dal punto di vista dei suoli, esso può essere distinto in due sezioni distinte, ben caratterizzate. La parte superioreè contrassegnata dalla presenza di fossili di Ostrea acuminata , ricca di calce ( i suoi suoli sono denominati anche terres blanches), mentre nella parte inferiore, il suolo è prevalentemente rosso, più povero di acidità, su una base rocciosa, con calcare a entroques , ossia ricco di fossili di una specie di gigli di mare (crinoidi) risalenti al triassico (terres rouges).I vini che vengono dal primo tipo di suolo sono più fini e minerali. Quelli che provengono dalle terre rosse sono invecepiù fruttati e meno acidi .

Per Bonnes-Mares, come per Clos de Vougeot, naturalmente tutte queste distinzioni vanno comunque incrociate con altre che possono influire considerevolmente sulla qualità del vino, come l’età delle vigne e lo stile di vinificazione.

Bonnes Mares Bart 06Assaggiamo dunque il Bonnes-Mares dell’annata 2006 del Domaine Bart: una bella azienda, che ha potuto acquisire le vigne del Domaine Clair-Daű, con sede a Marsannay, 18 ettari di proprietà coltivati a Pinot noir e poco meno di altri tre a Chardonnay per un bianco di Santenay, nella Côte de Beaune.Oltre a diverse interessanti parcelle a Marsannay (in gamma alcuni buoni crus, come Les Saint Jacques e Les Echezots), possiede una parcella di Chambertin Clos de Bèze, di cui produce una bella versione e, naturalmente , del cru Bonnes Mares, nel comune di Chambolle-Musigny.Qui sono dal 1982, i due figli di André Bart, Martin e la sorella Odile , dal 1987 insieme in un GAEC (Groupement d’exploitation en commun).

Il 2006 è stato , dal punto di vista meterologico, un’annata meno perfetta di quella del 2005, in Borgogna, anzi piuttosto difficile, ma comunque gestibile. Qualche difficoltà (un po’ meglio nella Côte de Nuits, rispetto alla Côte de Beaune), un paio di grandinate (a maggio e fine luglio) , che hanno colpito alcune aree, una fastidiosa apparizione di muffa ai primi di agosto.Luglio è stato molto caldo, fortunatamente seguito da un agosto più fresco e un settembre di nuovo caldo, ma non torrido, nelle settimane che hanno preceduto la vendemmia.

Il Bonnes-Mares 2006 del Domaine Bart è una buona espressione dell’annata, molto in stile Chambolle, per la presenza di un frutto maturo non esuberante, ma seduttivo per eleganti note floreali . Inizialmente un po’ timido (la bottiglia era forse un po’ troppo fredda) è venuto fuori un po’ alla volta (il resto della bottiglia assaggiato il giorno dopo era magnifico). Molto fine, senza alcuna pesantezza, fresco e vellutato, con una bella mineralità al palato 93

Domaine Bart

23 rue Moreau

21160 Marsannay-la-Côte

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Che dire del Vigne de l’Enfant Jésus 2005 di Bouchard, del quale ho già scritto più volte, se non che lo amo profondamente ? Un grande vino che non cessa di stupirmi ogni volta che lo assaggio. Un vino davvero di status superiore nella sua categoria. Beaune, che pure è la vera capitale vinicola della Borgogna (Dijon non se ne ritenga offesa), non ha nessun grand cru, eppure…Magnifico. Polverizza letteralmente il vino che lo ha preceduto, un bel Vosne-Romanée village di Mugneret-Gibourg (ma qui siamo in un’altra categoria),Intenso al naso, ricco di evocazioni di cassis,note di cacao , tabacco e pepe nero, tannini voluttuosi, lungo,93.

 

Maison Bouchard père et fils

Chateau de Beaune, 15, rue du Chateau

21200 Beaune

www.bouchard-pereetfils.com

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(Pubblicato il 24.1.2013)




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