Questo sito utilizza i cookie per finalità di navigazione, autenticazione e altre funzioni. Navigando su questo sito, cliccando su 'Accetto' acconsenti all'installazione dei cookie sul tuo dispositivo.

Visualizza Privacy Policy

Visualizza i documenti della direttiva europea

Hai rifiutato i cookie. La decisione è reversibile

Hai acconsentito all'installazione dei cookie sul tuo computer. La decisione è reversibile.

drink different

Splendida Loira

Era stato il mio coup de coeur del periodo delle vacanze fra  Natale e Capodanno: una bottiglia di Quarts de Chaume dell’annata 2009, firmata da uno dei maggiori specialisti di questa tipologia di vini di quella parte della Loira, sui Coteaux du Layon, nell’Anjou,  Claude Papin, dello Château Pierre-Bise.

Dorato-scrivevo qualche settimana fa- , con appena un brivido ramato,all’olfatto evocazioni di buccia di mandarino, frutti esotici, e,nostalgicamente, di pain d’épices, denso e setoso sul palato , con un finale fresco e minerale, lunghissimo (96/100).

Certo l’annata 2009 è stata eccezionale, per i vini bianchi e soprattutto per i moelleux dell’Anjou, un’annata caratterizzata da bel tempo e scarse precipitazioni, la botrytis si è sviluppata bene, i livelli di acidità sono stati buoni, e ne sono risultati vini armoniosi , in grado di  evolvere molto bene negli anni.

Ed ecco che ora sono qui a parlarvi di un altro magnifico cru di quella regione, dello stesso produttore, quello di Rouannières. A Rouannières si produce anche un ottimo vino secco , un Anjou blanc sec, intrigante nelle sue sfumature di albicocca,agrumi e finemente iodate, ma quello che vi segnalo questa volta è un altro vino moelleux (in Francia chiamano così i vini, dolci-non dolci-, nel senso di non smaccatamente dolci- come i Vins doux naturels,  toccati dalla botrytis) da Chenin blanc, un Coteau du Layon Rouannières , sempre dell’annata 2009.

I Coteaux du Layon comprendono 27 piccoli comuni che collegano il fiume Layon alla Loira. Qui si producono semplicemente alcuni tra i migliori vini dolci del mondo. Quattro  di questi comuni, tra cui Beaulieu-sur-Layon, nel cui territorio è compreso Rouannières, possono aggiungere il nome del comune di provenienza in etichetta. Meno prestigiosi del Quarts de Chaume, che può essere considerato il vero grand cru dei vini della zona, sono comunque di grandissimo livello. Rouannières  ha suoli fondamentalmente vulcanici , caratterizzati da una pietra conosciuta localmente come pierre bise (donde il nome della proprietà).

RouannièresIl Rouannières 2009 di Papin è uno splendido vino dolce; mela cotogna, miele e cera d’api al naso, con sfumature di albicocca candita e zenzero, dall’ acidità insinuante, che si rende via più evidente sul palato, intensamente minerale (93/100)

I Papin (ormai non solo Claude, ma Joëlle e i figli René e Christophe) producono diversi  affascinanti vini moelleux : oltre al Quart de Chaume e a un eccellente Chaume, altri due Coteaux du Layon di Beaulieu , il Clos de la Soucherie, un terroir carbonifero, per l’antica presenza, nel luogo di foreste, e l’Anclaie, su suoli scistosi , con molta ftanite, una roccia sedimentaria silicea,a grana fine,molto dura e compatta. Producono inoltre anche un Coteaux du Layon nel comune di Rochefort-sur-Loire, Les Rayelles, molto interessante, e firmano una serie di vini bianchi (soprattutto) secchi e rossi molto intriganti. Tra questi mi piace citare (e raccomandare) il  Clos de Coulaine a  Savennières ,. Savennières  è un comune che dista appena qualche chilometro da Angers, ed è nota per vini bianchi secchi potenti e aromatici, intensamente minerali, con due crus assoluti, la Coulée Serrant e la Roche aux Moines (dove i Papin hanno qualche vigna dal 2005).I Papin acquistarono Clos de Coulaine nel 1992: si tratta di  una vigna di 4 ettari e mezzo al confine meridionale della denominazione,caratterizzata da  suoli profondi, di  arenaria e scisti.Il vino del Clos cresce qualitativamente di anno in anno:  non colpisce tanto per i suoi toni fruttati (mela golden e frutta secca), quanto per la sua struttura salda e l’acidità vibrante, caratteristica di questo terroir. Il vino del 2009 è una ottima espressione del territorio e dell’annata, profonda e con una magnifica persistenza sul palato (91/100).Un buon esempio per comprendere la distinzione, a cui Claude Pain tiene molto, tra un vin de varieté e un vin de terroir.

Château Pierre Bise

49750 Beaulieu-sur-Layon

E-Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

I vini dello Château Pierre Bise sono importati in Italia da Teatro del Vino, Calenzano (FI)

 

Se lo Chenin blanc (  a parte il Sauvignon  della Touraine, e soprattutto del Sancerrois e della vicina Pouilly) è indubbiamente il vitigno a bacca bianca “principe” della Loira, non vi è dubbio alcuno che il Cabernet Franc, e in particolare quello del Saumurois,  lo sia per i vini rossi della regione, dove pure sono presenti “isole” di Pinot noir (soprattutto  a Sancerre, dove era un tempo molto più diffuso), e vigne coltivate a cot (malbec), gamay e, in parte , a cabernet sauvignon . Qui si può davvero comprendere a fondo la vera natura e l’estrema eleganza del Cabernet  Franc. Ingrediente classico degli uvaggi bordolesi, ma sempre meno presente nei dosaggi degli Châteaux, St.-Émilion a parte, naturalmente.  Recentemente mi  hanno molto colpito i Saumur-Champigny di Thierry Germain, il dinamico proprietario del Domaine des Roches Neuves.Benché Germain produca anche ottimi bianchi , come la cuvée L’Insolite, di cui ho già parlato in altra occasione (uno scontro vinoso immaginario tra Italia e Francia), sono i suoi rossi quelli che più amo. A partire dal golosissimo Saumur-Champigny Domaine, il suo vino più semplice, di cui ho già celebrato  il vino della vendemmia 2011, fresco e profumato come un succo d’uva: rubino brillante alla vista,frutti di bosco e note floreali al naso, morbido e vellutato fino alla voluttuosità (correggo, lievemente al rialzo, la sua valutazione, 89/100).

Thierry Germain, “immigrato” da Bordeaux (dai territori di Blaye e Bourg) ha  in pochi anni “assorbito” l’anima di questo magnifico terroir,  progressivamente alleggerendo i suoi vini da echi legnosi, cercando una maggiore purezza di espressione. E difatti la sua cuvée La Marginale è davvero esemplare, a questo riguardo.Questa cuvée proviene da vigne attorno a Chacé e Varrains, assai vicine al Domaine, in particolare da les Poyeux , con esposizione a sud, su suoli argilloso-calcarei. Solo 25 ettolitri per ettaro di resa. Le uve vengono fatte  fermentare diraspate in legno, impiegando solo lieviti indigeni, con una macerazione prolungata   fino alla fermentazione malolattica. Il vino si affina da 18 a 24 mesi in fusti di quercia francese da 228  litri di secondo e terzo passaggio, e in fusti più grandi, ovali, da 12 hl, e circolari da 25 hl. .

la marginaleIl vino del 2010, da poco riassaggiato  a distanza da qualche mese dal rilascio, ha un bel colore rubino con riflessi granata, naso balsamico, ricco di evocazioni di frutti di bosco (more, cassis, , mirtillo, ciliegia rossa) , floreali  (violetta, rosa e gelsomino) , e speziate (pepe, coriandolo anice stellato), sul palato  è vellutato e sensuale, fresco e molto minerale (92/100).

Quella del 2010 (inverno piuttosto freddo, poi un lungo periodo senza precipitazioni, piogge scarse in estate fino alla fine di  settembre) é stata una bella annata per i rossi del Saumurois, forse migliore di quella del 2009, allorquando l’accentuato  stress idrico ha messo in difficoltà i rossi piantati su suoli scistosi:i vini del 2010 sono di livello eccellente, esprimono  magnificamente la freschezza dei vini rossi della Loira,  e sono in grado di evolversi ottimamente per una decina di anni.. Ma l’annata 2010 si annuncia ancora migliore per i moelleux dell’Anjou, di cui ho parlato in precedenza, perché la botrytis si è sviluppata molto bene e in modo omogeneo nelle vigne destinate alla loro produzione.

Tornando ai rossi di Thierry Germain, è molto buona anche l’altra cuvée, Terres Chaudes, le cui uve provengono da vigne di 35-45 anni, a les Poyeux , e dal lieu-dit Dares. Si tratta di suoli caratterizzati dal  tipico tuffeau del luogo, una specie di gesso micaceo o sabbioso a grana fine, di colore biancastro o crema, tendente al giallo.Terres Chaudes affina  un anno in recipienti di legno molto più grandi di quelli usati per La Marginale, da 60  e 12 ettolitri. In ogni caso Germain ha progressivamente ridotto, negli ultimi anni, l’apporto di legno.Frutti rossi, peonie, eucalipto al naso, note gessose,bocca salda ed equilibrata, con un buon supporto acido (91/100).Da qualche anno, ma le viti sono ancora troppo giovani, Germain produce anche una terza cuvée, Franc de Pied, cioè appunto a piede franco. Le quantità sono ancora minimali, ma il vino promette meraviglie, non appena l’età delle viti permetterà al vino di acquisire una maggiore complessità.

Domaine des Roches Neuves

56, boulevard Saint-Vincent

49400 Varrains

www.rochesneuves.com

E-Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

I vini del Domaine des Roches Neuves sono importati in Italia da La Cave de Pyrène, Alba (CN).

(Pubblicato il 20.2.2013)




 Privacy Policy