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La rinascita del Boca: Le Piane

boca 2005Se l’incontro tra Christof Künzli, attuale proprietario dell’azienda vinicola Le Piane, a Boca, con Antonio Cerri, vignaiolo “eroico” quasi ottantenne, agli inizi degli anni ’90, fosse avvenuto nella calda e soleggiata Provenza, avrebbe forse potuto fornire lo spunto per un nuovo romanzo “vinoso” di Peter Mayle, singolare scrittore inglese innamorato della Francia e del vino, che i lettori italiani conoscono come autore di Un’ottima annata e Il Collezionista di Marsiglia: due uomini molto diversi, ma evidentemente entrati in sintonia tra loro per l’amore condiviso per questo territorio, oggi ancora poco conosciuto (ma appena un secolo e mezzo fa celebre quanto le Langhe), dal quale nascono vini davvero sorprendenti per personalità e bevibilità.

E’ infatti dal loro incontro, che, dopo una discesa agli inferi durata mezzo secolo, che il Boca è ritornato alla luce.

Quella di Boca, in provincia di Novara, alle porte della Valsesia, vicino al Lago di Orta , è una delle numerose, piccole denominazioni vinicole dell’Alto Piemonte, accanto alle due DOCG di Gattinara e Ghemme e alle DOC di Lessona, Bramaterra, Fara e Sizzano, tutte un tempo rinomate per i loro Nebbioli.

Il Boca, lo si è detto, fu in passato famoso: apprezzato da Pio X, che ebbe modo di assaggiarlo quando era cardinale, in occasione di una visita al santuario di Boca (costruito dall’architetto Antonelli, autore della famosa Mole a Torino), e da allora chiamato “vino dei Papi”, lo stesso Cavour lo riteneva addirittura migliore del Nebbiolo di Barolo, perché somigliava di più ai vini di Borgogna, per lui i migliori al mondo. Allora la vitivinicoltura era l’attività principale del paese. Prima che iniziasse il declino, con l’inurbamento e l’abbandono delle vigne per cercare lavoro negli opifici di Biella e della Valdisesia , sembra ci fossero più di 10.000 ettari vitati. Cinquant’anni dopo il paesaggio era totalmente trasformato, con il bosco che rapidamente si era ripreso ciò che gli era stato faticosamente strappato dal lavoro dei contadini, coprendo le vigne e i numerosi ruderi di casolari .La superficie coltivata alla vite era ormai ridotta a pochi ettari (una decina) , quando Künzli, importatore di vini di nazionalità svizzera, arrivò a Boca con l’amico Alexander Trofl, fino a mettere a rischio anche la DOC istituita nel 1969. Basta dare un’occhiata alle foto allegate al presente articolo, pubblicate per cortese concessione dell’azienda Le Piane, per capire, con un solo colpo d’occhio, di che cosa stiamo parlando (nelle immagini di sotto, Boca nel 1930, e , in quella successiva, 64 anni dopo, nella quale il bosco domina al posto delle vigne)

bocca 01Ma non furono solo le vigne ad andare perdute. La produzione del vino, prima fondamentale in un’economia di sussistenza, nella quale si produceva per il consumo familiare e quello in più lo si vendeva nelle città vicine, era ormai scomparsa dalla memoria e dalla consapevolezza degli abitanti più giovani , e, con esse, i saperi che erano stati accumulati per secoli. A Boca erano rimaste solo poche famiglie a presidiare le antiche tradizioni: tra queste la punta di diamante era Antonio Cerri, vignaiolo irriducibile, che, nonostante l’età avanzata e volumi di produzione praticamente irrilevanti, continuava a produrre uno straordinario Boca.

Di Cerri e del suo vino fu Paolo De Marchi, fondatore di Isole e Olena, a Barberino Val d’Elsa, e di Proprietà Sperino, nella vicina Lessona, a parlarne a Künzli, nel 1988. Quando Künzli e Torfl lo conobbero di persona, ne restarono subito incantati.

bocca 02E quando Cerri, costretto all’immobilità per un ictus, era ormai convinto che, con lui sarebbe finito anche il Boca, decisero di acquistare le sue vigne (appena un ettaro e mezzo), la cantina , con le botti e le vecchie riserve (con bottiglie che risalivano al 1947) che Cerri aveva conservato. Morto per un incidente Torfl nel 1998, Künzli acquisì gradualmente alcune altre parcelle di vigna, fino ad arrivare agli attuali 8 ettari. La proprietà era tanto frammentata che furono necessari ben 70 atti di acquisto!

Il Boca non è un Nebbiolo (qui chiamato Spanna) in purezza. Quello della tradizione, fissata poi anche nel disciplinare della DOC del 1969, era fatto principalmente con uve Spanna, con una percentuale più o meno importante (20-40%) di Vespolina, una varietà diffusa nella zona, con un saldo di Uva rara, qui denominata anche Bonarda Novarese. Indubbiamente la Vespolina è fondamentale , contribuendo a rendere così distintivo il Nebbiolo di Boca rispetto a quelli langhigiani. Poi, naturalmente, sono diversi i terreni: qui le vigne insistono infatti su un blocco di porfido, con un Ph molto acido , di origine vulcanica, sotto uno strato superficiale ghiaioso; una pietra color rosa molto carico punteggiato dal quarzo, impiegata frequentemente anche nella pavimentazione stradale. Si tratta di un suolo molto particolare, che permette un ottimo drenaggio, ma nel contempo una idratazione costante della vite. Un ulteriore elemento di diversità dai grandi Nebbioli langhigiani è anche l’altitudine. Quello di Boca è un Nebbiolo più “alto”, che cresce a oltre 400 metri sul livello del mare, fino a sfiorare i 500. I comuni interessati dalla DOC sono Maggiora, Cavallirio, Prato Sesia , Grignasco, e naturalmente Boca, che oltre a dare il nome alla DOC, è l’unico ad essere interamente compreso nell’area da essa definita.

I nuovi impianti sono di tipo classico,a filare Guyot, ma permangono ancora vigne piantate con l’antico sistema a maggiorina, detta anche Antonelliana, dal nome dell’architetto Antonelli, che era originario di Ghemme , poco distante, e che si interessò anche di coltivazione della vite: una specie di quadrato con al centro tre o quattro ceppi di vite che si distendono secondo i punti cardinali. La maggiorina era un metodo arcaico di impianto, oggi molto costoso, dal momento che rende impossibile la meccanizzazione, ma efficace contro il rischio di grandine. In essa quasi sempre trovava posto più di una varietà, secondo la vecchia usanza contadina, che vendemmiava tutte le uve insieme. Nelle maggiorine più vecchie sono state rintracciate numerose varietà minori, alcune delle quali ormai quasi scomparse: oltre allo spanna, alla vespolina e alla croatina, c’è ancora qualche ceppo di erbaluce e di malvasia di Boca, nonché delle ormai rarissime slarina e tantourrier, di cui francamente non avevo mai sentito parlare fino a questo momento.

I cru storici di Boca sono principalmente al confine tra Boca e Maggiora: Montalbano, Traversagna, Piane, Motto Grande, Cappelle, Castello e Valloni. Di molte altre vigne, ormai andate in rovina, resta solo il ricordo degli anziani sopravvissuti alla diaspora. Il Boca dell’azienda Le Piane è indubbiamente quello di riferimento anche per quanti, seguendo le orme di Künzli, hanno ripreso a produrlo , con rinnovata convinzione ( e con risultati che cominciano a vedersi). Si tratta di un uvaggio costituito all’85% da Nebbiolo Spanna e per il restante 15% da Vespolina, provenienti da due vigne più vecchie (oltre al vigneto Le Piane , che fu di Cerri, più che cinquantenne, a 420-470 metri di altitudine, un altro sulla Traversagna, nel comune di Prato Sesia, tra i 400 e i 450 metri, di 30 anni circa di età) , e da altri di impianto più recente (tra il 1998 e il 2004) in alcune zone più vocate di Boca (Mottosergo, Meridiana, Valvecchi e Traversagna). In tutto circa 5 ettari, con una resa media di 30-40 q.li/ha. (molto più bassa di quella permessa dal disciplinare). Il vino fermenta restando a macerare sulle bocce per circa un mese in tino aperto di legno da 25 hl. e in tini , anch’essi aperti, in acciaio , da 20 hl. Vengono eseguite follature manuali una o due volte al giorno. Sono impiegati solo lieviti indigeni. Dopo la pressatura e la seconda fermentazione malolattica in primavera, permane in botti grandi, da 20-28 hl. di Slavonia per tre-quattro anni, a cui segue un periodo di ulteriore affinamento in bottiglia.

Abbiamo assaggiato ( o meglio riassaggiato) recentemente le annate 2007 e 2005 del Boca in occasione di una simpatica ed istruttiva serata, in compagnia di Gianpiero Renolfi, responsabile delle vendite de Le Piane, e Chiaretta Tinivella, in un ristorante di Bari (Le Giare , di Massimo Lanini), ben conosciuto , tra gli altri motivi, per l’attenzione dedicata al vino. Anche se probabilmente proveniente da un’annata in partenza più difficile, oggi si apprezza maggiormente il Boca dell’annata 2005, al quale i due anni in più conferiscono indubbiamente un maggior equilibrio, ma quello del 2007 ha un grande potenziale, avendo solo bisogno di tempo per distendersi maggiormente. Il vino del 2005 ha tutto quanto possiamo aspettarci da un grande Nebbiolo di queste parti, mostrando come questi vini debbano poter essere attesi e non venire giudicati troppo precocemente, quando si avverte maggiormente la naturale (ed elevata) acidità : all’olfatto è intenso ed articolato, esibisce frutti di bosco, humus, note floreali, chinotto, sul palato è speziato e minerale, molto equilibrato, ampio  ed avvolgente, di bella persistenza. Il Boca 2007 esibisce bel colore granato, note di agrumi rossi, humus e spezie, sul palato è sapido e minerale, con tannini molto ben integrati. Ad accompagnare le due bottiglie, un commovente 1990 Campo delle Piane, una delle ultime vendemmie di Cerri, imbottigliato nel 1998 in Toscana dal Podere Palazzino: fa parte di una serie di vecchie annate del Boca pre-Künzli, in parte già in bottiglia, in parte imbottigliate successivamente, che l’azienda conserva, oltre che come memoria storica della cantina, come termine di confronto per le annate nuove. Chi pensasse ad un vino ormai esausto per gli anni trascorsi (son cinque lustri) sbaglierebbe di grosso. Il vino si mostra ancora molto vitale, sorprendentemente fresco , nonostante la evidente maturità, con un naso complesso e cangiante, nel quale si succedono evocazioni diverse, di fichi rossi, note ferrose, di champignon e di radici; sul palato è ampio, come sempre minerale, di grande suggestione. Senza naturalmente togliere nulla ai vini delle annate più recenti, entrambe eccellenti, si è trattato di un assaggio affascinante che ha completato nel modo migliore la conoscenza del lavoro svolto dalla squadra de Le Piane, e come tale molto interessante e opportuno.

Sarebbe ingiusto trattare come semplici comprimari gli altri vini della gamma assaggiati nell’occasione. Divertente la Maggiorina 2013, che prende il nome dal caratteristico impianto, il vino di entrata (dalle uve di dodici varietà, anche bianche, ma a maggioranza Spanna e Croatina, con un saldo di Vespolina), evidentemente ancora bisognoso di un po’ di vetro (è stato imbottigliato da poco più di un mese); già molto piacevole e convincente il Le Piane 2011, il “secondo” vino (alla francese) della casa, quasi un vino da croatina in purezza, ma con un 5-10% di Spanna, Vespolina ed altre varietà locali, ampio e balsamico, con una bella materia . Infine “prima” (almeno per noi) del nuovo vino aziendale, il Mimmo 2010, due terzi Spanna circa, per il resto Croatina con un 5% dell’immancabile Vespolina. Un vino più facile e immediato, nato dal una intuizione di Mimmo (Domenico), un vecchio collaboratore calabrese recentemente scomparso, a cui il vino è dedicato. Di tutti i vini assaggiati sorprende la grande bevibilità, da apprezzare certo sui piatti della saporita cucina della tradizione locale, ma che li rende capaci di trasformarsi su altri (soprattutto di pollame nobile) di stile più elegante e moderno.

Az. Vitivinicola Le Piane,via Cerri 10, Loc.Le Piane, 28010 Boca (NO)

www.bocapiane.com

Ristorante Le Giare, c,so Alcide De Gasperi 308F, 70125 Bari

www.legiareristorante.it

(Pubblicato il 23.10.2014)




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