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Grand Cru della Côte d’Or: i rossi

Sono in arrivo i primi vini della difficile vendemmia del 2013. Nell’attesa assaggiamo alcuni grand cru rossi borgognoni delle due annate precedenti e di annate ancora più vecchie. Quella del 2011 è stata un’annata tormentata dal maltempo e dalla grandine, che ha comportato una consistente diminuzione del vendemmiato.

Al contrario la primavera è stata piuttosto calda e secca, seguita da un’estate più fresca e umida. I rossi sono in parte simili a quelli del 2007 e del 2009, con la piacevolezza fruttata dei primi, ma senza la struttura dei secondi: Comunque una buona annata di scarsi volumi e alcune belle espressioni. L’annata 2012 ha incontrato difficoltà di carattere climatico non inferiori a quelle della precedente, ma anch’essa è stata “salvata” da un periodo favorevole al momento della vendemmia. La qualità è più omogenea di quella del 2011, e nei casi migliori, eccellente (alcuni dicono un mix tra 2009 e 2010), anche se la raccolta è stata la più bassa dal 2003. In ogni caso i prezzi sono saliti, e di parecchio.

Ecco dunque gli assaggi: diremo qualche dettaglio in più dei produttori sui quali non abbiamo mai scritto in precedenza. Per gli altri saremo più sintetici rinviando i lettori ai servizi pubblicati in passato. Torniamo ad aggiungere delle valutazioni in centesimi, naturalmente indicative e valide per le bottiglie assaggiate.

Cominciamo dal comune più settentrionale della Côte d’Or, Gevrey-Chambertin, Tra i 9 grand cru di questa cittadina, quello di Charmes ha l’estensione maggiore (poco meno di 28 ettari e mezzo) . A questi vanno aggiunti i quasi due (1.82) ettari del confinante climat Mazoyères, i cui vini, per una di quelle curiose asimmetrie delle denominazioni borgognone, possono essere indifferentemente etichettati come Mazoyères o Charmes (per quelli di Charmes non è invece possibile il contrario).

Charmes ArlaudLo Charmes-Chambertin del Domaine Arlaud è per l’appunto un Mazoyères 100%. Il Domaine possiede infatti due parcelle di quest’ultimo climat: la prima, di 0.95 ettari, sita nella parte più alta .quella che fiancheggia la Route des Grands Crus, e che è posta immediatamente sotto il grand cru Latricières-Chambertin; la seconda, di appena 0.19 ettari, si trova invece nella parte bassa di Mazoyères. Il vino che presentiamo è appunto denominato Charnes-Chambertin grand cru, ma è prodotto interamente con uve provenienti dal climat Mazoyères.

Il Domaine Arlaud ha cantina a Morey-St. Denis, dove nacque quando Joseph, che veniva dall’Ardèche, sposò, durante la Guerra, la figlia di un vigneron borgognone, Renée Amiot, che portò in dote alcune belle vigne. Ne comperarono altre qualche anno dopo, ma fu solo nel 1970 che Joseph decise di occuparsi a tempo pieno di vino. Il figlio Hervé , subentrato alla guida dell’azienda nel 1982, ha poi associato i tre figli, Cyprien, Romain e Bertille, nella conduzione dell’azienda di famiglia. I due fratelli maggiori sovrintendono a vigne e cantina, mentre Bertille si occupa di tutto quanto riguarda i due cavalli Nougat e Oka impiegati in vigna., dove hanno sostituto il trattore. La famiglia Arlaud possiede attualmente una quindicina di ettari di vigna (di cui poco più di un ettaro di varietà bianche, Chardonnay e Aligoté). I terreni sono in parte a Gevrey, in parte a Morey-St. Denis e a Chambolle- Musigny, con parcelle in tre grand cru: Clos St. Denis, Bonnes-Mares e naturalmente Charmes-Mazoyères Chambertin. I loro vini si distinguono per purezza e precisione e la qualità migliora di anno in anno. Ne è un bell’esempio lo Charmes-Chambertin di cui ci occupiamo. Mazoyères è generalmente più austero di Charmes, ed è meno immediato del climat al quale è accomunato. Questo però viene principalmente dalla porzione migliore della proprietà: quella più alta, la più soleggiata, che fiancheggia la Route des Grands crus; ben diversa da quella bassa. Qui i vini sono molto Chambertin-like, Al naso il vino degli Arlaud offre un ventaglio complesso di note floreali e terrose, e di quelle caratteristiche del Pinot (ribes rosso e nero). Al palato appare intenso e concentrato, ma molto equilibrato. Di grande finezza, con una lunghissima chiusura. In centesimi: 94 punti.

Più a sud, superata Morey-Saint.Denis, è Chambolle-Musigny, nel cui territorio sono compresi il Grand Cru Musigny, che, secondo la tradizione borgognona, fornisce la seconda parte del nome del paese, e la parte maggiore del cru Bonnes-Mares, di cui Morey-St. Denis possiede una porzione assai più piccola. Musigny è in parte notevole di proprietà del Domaine Comte De Vogüé, che possiede 6 ettari e mezzo dei 10 complessivi . Tuttavia alcune parcelle sono di proprietà di altri Domaines (in tutto 12 exploitants), che si dividono i 4 ettari residui.

Musigny2Il Domaine Jacques Prieur (sede a Meursault, oggi di proprietà della famiglia Labruyère) possiede appunto una parcella di 0.77 ettari, nel sub-climat della Combe d’Orveau, da cui ricava poche, preziose bottiglie. E’ la parte più meridionale di Musigny,incuneata tra Vougeot e Flagey-Echezeaux. I terreni della Combe sono classificati per la maggior parte come premier cru: una prima porzioncina di circa mezzo ettaro era stata poi inclusa nel grand cru Le Musigny nel 1929; una seconda parcella di 4 ouvrées (0.16 ha.) è stata invece aggiunta nel 1989. Non è la parte migliore di Musigny, come si può intuire : questa si trova piuttosto nella parte superiore, quella più vicina al villaggio di Chambolle-Musigny. Non dà vini della stessa finezza, ma comunque , specie nelle migliori annate, di qualità molto alta. Quella del 2006 (l’annata che abbiamo assaggiato) è stata una buona annata, anche se probabilmente non destinata a grande longevità. Un Musigny di grandissima seduttività al naso, con suggestioni floreali, di rose e di viole, e frutti di bosco: di notevole armonia. Sul palato è setoso,quasi sensuale, di bella concentrazione, molto minerale. 93 punti su 100.

La parcella di Musigny non è il solo grand cru della Côte de Nuits posseduto del Domaine Prieur: a Gevrey-Chambertin esso possiede infatti quasi un ettaro di Chambertin e una frazioncina del Clos de Bèze; a Flagey-Échezeaux poco più di 3 are di Echezeaux, a Vougeot 1.28 ha. di Clos de Vougeot grand cru (ne abbiamo parlato in un servizio precedente). Questa parcella si trova nella porzione nord-orientale del cru, chiamata Quatorze Journaux, confinante con le Dix Journaux e Mantiottes Basses (di proprietà dello Château de la Tour).

Assaggiamo il vino dell’annata 2009: molto buona per parere unanime, in cui le uve hanno raggiunto la piena maturità, e i vini hanno acquisito, salvo eccezioni, un perfetto equilibrio, a livelli paragonabili a quello del 2005, l’annata del primo decennio del secolo. Si tratta forse del miglior Vougeot prodotto in questo Domaine: generalmente ottimo, ma non tra i migliori in assoluto. L’annata molto favorevole ha fatto la differenza. Ricco e concentrato, naso floreale , con sentori di ribes nero; denso, maturo, anche elegante; lunghissimo, un bellissimo Clos de Vougeot.93.

Anche Il Domaine François Lamarche possiede tre parcelle del Clos de Vougeot: una prima nelle Baudes Basses, nella parte sud-orientale, un’altra nel Petit Maupertui, nella porzione sud-occidentale del Clos, che fiancheggia la Route de Morland, e l’ultima nelle Mantiottes Hautes, nella porzione nord-ovest, accanto alla proprietà del Domaine Mugneret-Gibourg, che sfocia in parte nel sous-climat Chiours, di cui il Domaine Mèo-Camuzet possiede la porzione maggiore .

labels clos vougeotIl suo Clos de Vougeot grand cru comprende uve di zone diverse e ha quindi più crte da giocare: quella del 2011 è una versione molto riuscita, anche se ovviamente si tratta di un Vougeot che dovrà essere atteso per molti anni prima di poter essere apprezzato appieno: Al naso si avverte ancora un po’ di legno, poi frutti scuri e note di terra; è piuttosto austero come spesso lo sono i vini di questo territorio, ma ha grande razza ed eccezionale persistenza. Da riassaggiare tra quattro-cinque anni. 92

Sembra che i Lamarche fossero nella regione di Vosne-Romanée già nella prima metà del ‘700. Agli inizi del ‘900 la proprietà si era già notevolmente ingrandita e i Lamarche producevano e in parte cominciarono a vendere il loro vino. Un momento cruciale fu quando , nel 1933, Henri Lamarche acquisì La Grande Rue, il piccolo (per estensione: 1,65 ha.) monopole di Vosne-Romanée, divenuto poi grand cru nel 1992. Le vigne vi esistevano già dal XV secolo e la sua fama era già altissima nelle fonti del XVIII secolo, come l’Abbé de Courtepée. Non certo a caso: esso è infatti stretto a nord da altri tre grand cru, La Romanée, La Romanée-Conti e Romanée-St. Vivant, e a sud da La Tâche, e i suoi suoli non sono poi molto diversi da quelli de La Romanée-Conti. Può quindi stupire che esso sia rimasto un semplice premier cru per oltre 60 anni .La storia completa è nel bel libro di Allen Meadows “The Pearl of the Côte. Henri aveva ricevuto La Grande Rue come dono di nozze dallo zio Edouard, che l’aveva acquistata dal gen. Denis de Chanpeaux, che ne era diventato proprietario anch’egli per via matrimoniale dalla famiglia Ligier-Bel Air. Zio e nipote furono un po’ spaventati dal maggior carico fiscale derivante da una riclassificazione delle vigne come grand cru e non assunsero alcuna iniziativa al riguardo. Poi l’esempio del vicino Clos des Lambrays, che aveva ottenuto da poco il riconoscimento di grand cru, spinse la moglie di François, Marie- Blanche a convincere il marito a presentare l’istanza. L’ obiettivo fu raggiunto alcuni anni dopo,nel 1992, nonostante la qualità dei vini che fino ad allora vi erano stati prodotti non fossero ancora o comunque non sempre al livello di quelli degli altri grand cru di Vosne.Romanée. Le premesse per raggiungere l’eccellenza c’erano però tutte. Del resto l’origine geologica de La Grande Rue è la stessa degli altri grand cru, come Romané-Conti e La Tâche, e , anzi, nel 1959, con un accordo, il Domaine de la Romanée-Conti e il Domaine Lamarche si erano scambiate alcune piccole parcelle confinanti per un migliore assestamento delle proprietà, sicché un pezzetto de La Grande Rue fa ora parte del climat La Tâche, e alcune parcelle del climat Les Gaudichots, prima incluse nel cru La Tâche, fanno ora parte de La Grande Rue.

Scomparso da poco François, che ne aveva assunto la guida nel 1985, oggi il Domaine è condotto dalla moglie Marie-Blanche ,che si occupa della vinificazione e dalla sorella, Geneviève Lamarche, che cura la contabilità. Ad esse si sono aggiunte la figlia di François e Marie-Blanche, Nicole, che si prende cura delle vigne, e la cugina Nathalie, figlia di Geneviève. Questo gruppo interamente femminile sta lentamente riportando i vini dell’azienda al livello che le compete: con quattro grand cru (oltre al monopole La Grande Rue, al Clos de Vougeot, a Échezeaux e Grand-Échezeaux) e cinque premier cru di Vosne-Romanée .

Grande RueLa Grande Rue dell’annata 2012 è un eccellente vino di Vosne-Romanée, degno del suo status,con uno spettro olfattivo ampio e intenso, nel quale , alle consuete note di ribes ed altri frutti rossi (ciliegia), se ne accompagnano altre molto eleganti di tipo floreale e di spezie fini. Sul palato è di grande intensità e concentrazione, con tannini vellutati, di grande persistenza. 94.

Poco distante da La Grande Rue è un altro famoso grand cru di Vosne-Romanée, Le Richebourg.. Esso , con i suoi 8.03 ha. , è il secondo per grandezza dei grand cru di Vosne-Romanée, dopo la Romanée-St. Vivant , e consta di due climats: Les Richebourg e Les Verroilles. Con quelli prodotti nel cru La Tâche , i suoi vini sono forse quelli di maggiore intensità ed eleganza di Vosne-Romanée, dopo l’inarrivabile La Romanée-Conti. Diversamente da quest’ultimo e da La Tâche, esso non è però un monopole, ma è frazionato tra ben 12 exploitants.

RichebourgIl Domaine Hudelot-Noellat (di cui abbiamo parlato in un servizio precedente) ne possiede una parcella di 0.28 ha. di oltre 60 anni , che, con quella , ormai centenaria, di 0.48 ha. di Romanée-St. Vivant, è la proprietà più preziosa di questo Domaine.

Il Richebourg 2007, un’annata non grande, ma molto equilibrata, è ormai nel suo apogeo: offre un naso floreale, con note terrose e un po’ selvatiche, é profondo e molto minerale, armonico, con una lunghissima chiusura, del tutto degna della sua appellation.93.

Per finire, ecco un grand cru della Côte de Beaune, l’unico rosso, quello di Corton. Si tratta di un Corton proveniente dal climat Clos du Roy, detto così perché , prima di proprietà dei Duchi di Borgogna, alla morte di Carlo il Temerario, fu acquisito dal Re di Francia Luigi XI. E’ uno dei terroir più fini di Corton e confina con Le Corton, Bressandes e Les Renards. Clos du Roy anche uno dei climats più grandi, con i suoi 10.73 ha., ed esiste solo nella versione rossa. Il produttore di cui abbiamo assaggiato il vino di questo cru è il Domaine Dubreuil-Fontaine, forse il produttore più noto di Pernand-Vergelesses, il terzo comune, con quelli di Aloxe-Corton e Ladoix-Serrigny, di quello che chiamo il triangolo del Corton. Oggi, a occuparsi di questo Domaine, fondato nel 1879 da Pierre Arbinet, è Christine Dubreuil, quinta generazione, subentrata al padre Bernard nel 1991.

Clos du RoyVenti gli ettari di proprietà, tutti nella Côte de Beaune,con parcelle in altri due climats di Corton, Bressandes e Perrères, entrambi confinanti con il Clos du Roy. Di questo Domaine ho avuto modo di apprezzare anche gli ottimi bianchi di Pernand-Vergelesses: i suoi rossi sono potenti e austeri. Lo è anche questo Clos du Roy grand cru del 2011. E’ un Corton potente e concentrato, con uno spettro olfattivo moderatamente boisé molto tipico, nel quale si fondono note di frutta scura (frutti di bosco, susine), viole, spezie. Sul palato è intenso, un po’ austero, di notevole personalità.92

(Pubblicato l’8.6.2015).




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