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Que Syrah, Syrah: breve viaggio lungo il Rodano settentrionale

GranitsIn occasione della nuova presentazione del mio libro “Interviste (ancora più) impossibili davanti a un bicchiere di vino (Adda ed.), a Trani, abbiamo assaggiato insieme quattro grandi Syrah della Côte-du-Rhone. Quattro le appellations interessate:partendo da Nord, Côte-Rotie, St. Joseph, Hermitage e Cornas: un bel ventaglio di terroirs e di stili enologici diversi, in questo caso rappresentati dai Domaines George Vernay, Michel Chapoutier e Auguste Clape.

Quello della Côte-Rotie è un territorio abbastanza ristretto, con i suoi 276 ettari, tutti dedicati alla  produzione di vini rossi: molto più piccolo di quello della vicina AOC di Saint-Joseph, la più lunga della Côte-du-Rhone, compresa tra Guilherand-Granges e Chavanay, che di ettari ne ha oltre 1.200:.

Dal punto di vista geologico, il terroir della Côte-Rotie proviene da una faglia apertasi nel Massiccio Centrale, che ha fatto emergere il substrato  di rocce metamorfiche primarie. La grande maggioranza delle vigne é piantata su rocce metamorfiche: micascisti più a nord, gneiss a sud, e migmatiti all’estremità di sud-est. La roccia madre presenta numerose fenditure che permettono alle radici delle viti di raggiungere in profondità l’acqua e gli elementi nutritivi di cui hanno bisogno. Molto scoscese, le pendenze della Côte-Rôtie giungono a superare, in taluni casi, i 60 gradi..

Generalmente si distinguono due diversi terroir: la Côte Blonde e la  Côte Brune. Nella prima il suolo  è costituito soprattutto da gneiss ricchi  di silice, con sabbie argillose di colore chiaro e molto friabile, dette arzels.I depositi calcarei eolici  che ricoprono la parte alta del coteau (loess),rendono i suoli più calcarei. Qui i vini sono generalmente meno potenti e più fini di quelli della Côte Brune. Quest’ultima  ha suoli costituiti principalmente da micascisti, meno ricchi di silice e molto più di ferro, con argille di colore più scuro. Di qui deriva il carattere più “maschio” che generalmente viene attribuito ai vini che vi si producono.

Anche dal punto di vista climatico, la Cote-Rotie é assai più omogenea di St.Joseph, che si estende per circa 60 Km. da Nord a Sud. Il clima é più temperato e più umido di quello cosiddetto mediterraneo, ed è denominato anche “lionese”. All’altezza di Vienne, il Rodano va verso sud-ovest, anziché nord-est, cambiando direzione, e determinando un cambiamento dell’orientazione delle vigne , che si avvantaggiano di  una esposizione più  favorevole al soleggiamento. Côte-Rotie significa appunto arrostita. Le alte temperature sono tuttavia bilanciate  dall’influenza della bise, un vento fresco settentrionale, A migliorare ulteriormente la protezione  climatica delle vigne è l’opera dell’uomo, attraverso la costruzione delle caratteristiche cabanes o chapelles, delle palizzate sovrapposte, che hanno lo scopo di proteggerle dai venti provenienti dal Mediterraneo.

domaine-georges-vernay-cote-rotie-maison-rouge-2009 4A rappresentare il terroir della Côte-Rotie è stato un vino del Domaine Georges Vernay, La Maison Rouge, della calda annata 2009.   La fama di questo Domaine, fondato nel 1953,  è soprattutto legata ai suoi deliziosi Condrieu, vini bianchi da uve viognier, letteralmente salvate dall’estinzione da Georges Vernay, che è stato un grande difensore di questo vitigno e di questa appellation. Negli anni ’50, la superficie vitata a viognier nella regione di Condrieu, la più settentrionale, con quella della Côte-Rotie, del Rodano, era di soli 5 ettari, mentre oggi è quasi 30 volte superiore. I Viognier di Vernay, a partire dal più semplice Vin de Pays, fino ai tre crus, Les Terrasses de l’Empire, Les Chaillées de l’Enfer e il più costoso Coteau de Vernon, sono di inimitabile finezza, ma anche i rossi della proprietà sono di livello eccellente e possono essere annoverati tra i migliori della Côte-Rotie.

I rossi Côte-Rotie e quelli di Saint-Joseph (Les Terres d’Encre e La Dame Brune) sono “figli” di Christine Vernay, che, abbandonato il suo incarico di insegnante di italiano a Parigi, li ha presi a cuore e portati all’attuale splendore. Attualmente é lei che si occupa del vigneto e della vinificazione nel Domaine Vernay, ed è anche un po’ l’ambasciatrice di questi vini nel mondo, mentre il marito si occupa della commercializzazione. Oggi il Domaine possiede circa 22 ettari di vigna, la metà di viognier e la metà di syrah, quest’ ultima distribuita tra la Côte-Rotie e Saint-Joseph.

La Maison Rouge è l’ammiraglia tra i vini rossi del Domaine. Esso prende il nome da una vicina costruzione di quel colore, provenendo da una vigna che si trova proprio tra le due parcelle della Blonde du Seigneur, nella parte meridionale dell’ appellation, nei  pressi di Tupin-et-Semons.  Si tratta di una parcella di poco meno di un ettaro, di una quarantina d’anni,  con  un suolo granitico-sabbioso, esposta  a sud-est. Dà  un vino potente, che ha bisogno di un lungo affinamento. Prima dell’imbottigliamento resta per circa 20-22 mesi in piccoli fusti di legno nuovo al 15%.

Quella del 2009 è stata un’ottima annata, probabilmente la migliore degli anni 2000, insieme con quella del 2010. La prima vinificata in legno, e con un 20% di grappoli interi. Di colore molto scuro, con riflessi bluastri, appare al suo acme: piacevolmente leggero (solo dodici gradi e mezzo di alcol) , di grande finezza, con un naso di ciliegia e frutti scuri, ben maturi, ma freschi, suggestioni floreali, di peonia, e un tocco di cherry. Tannini perfettamente maturi, setosi sul palato, chiusura elegante e molto lunga.

A seguire abbiamo assaggiato due vini del Domaine Michel Chapoutier, entrambi delle sélections parcellaires : prima un Saint-Joseph, Les Granits del 2006, poi un grande Hermitage, L’Érmite, dell’annata 2007.Non occorre aggiungere molto su Chapoutier: si tratta infatti di uno dei più famosi produttori (oltre che Maison de négoce) di vini della Valle del Rodano. E’ presente in tutte le denominazioni della regione, da Nord a Sud, e ha nelle sue sélections parcellaires, ossia vini ricavati dalle uve di una singola vigna, i suoi gioielli più preziosi. La storia degli Chapoutier nella Valle del Rodano cominciò più di un secolo e mezzo fa, nel 1855, quando Polydore Chapoutier acquistò l’azienda fondata nel 1808 dalla Maison Calvet, intenzionata a concentrare la sua attività nel négoce bordolese. Gli Chapoutier cominciarono a produrre i loro grandi vini di Hermitage nel 1989, rivolgendo poi la propria attenzione anche verso le regioni meridionali della Côte-du-Rhone.. Dal 1995 i vini di questo Domaine sono prodotti da vigne interamente a conduzione biodinamica.

Il Domaine Chapoutier possiede la maggiore estensione del terroir dell’Hermitage (circa il 70%), con possedimenti nei suoi più grandi crus (Les Bessards, L’Érmite, Le Méal e Les Murets). In questa AOC, oltre alle quattro etichette maggiori (Pavillon, L’ Érmite, Le Méal e L’Orée), produce altri due Hermitage di ottima qualità, ma assai minor prezzo (Greffieux e Sizéranne).

Cominciamo con il Saint-Joseph, di cui abbiamo già scritto in un servizio precedente. Quella di Saint-Joseph è la più grande AOC del Rodano settentrionale, dopo Crozes-Hermitage (1.211 ettari contro poco più di 1.500). A parte le AOC Condrieu e Château Grillet, costituite solo da vini bianchi, in tutti gli altri terroir sono i rossi a predominare, ma si producono anche pochi vini bianchi, da Marsanne e Roussanne, di ottima qualità (circa il 24% a Hermitage e un po’ meno, il 9% a St.Joseph).

La maggiore vastità dell’AOC del St.Joseph è anche causa di una più grande varietà dei suoi terroir.Anche in questo caso la coltivazione della vite è effettuata su terrazze con forti pendenze, i suoli sono fondamentalmente granitici (donde anche il nome del cru che abbiamo assaggiato), con alcune differenze: più gneiss e graniti teneri nella parte settentrionale, mentre nella porzione più meridionale di Tournon predominano marne e graniti complessi, magri e acidi.

Il St. Joseph Les Granits viene da vecchie vigne di Syrah, piantate su suoli granitici molto pietrosi e poveri. Le uve sono vendemmiate a mano molto mature, diraspate e messe a fermentare a lungo in vasi vinari di cemento, poi per 16-18 mesi il vino viene travasato in botti di legno (nuove e di secondo e terzo passaggio) per l’élevage.Un ottimo Syrah, dal colore scuro, ancora molto giovane. Intenso all’olfatto, propone note di frutti rossi e neri selvatici ed altre decisamente granitose. Ricco e potente sul palato, mostra una bella densità, appena un po’ rustica, con tannini ancora non completamente domati. Grande il potenziale di conservazione.

L’appellation Hermitage è, con quella della Côte-Rotie, la più prestigiosa del Rodano settentrionale. Si tratta di soli 136 ettari distribuiti nei tre comuni della Drôme: Tain-l'Hermitage, Crozes-Hermitage et Larnage, sulla riva sinistra del Rodano. E’ un cru leggendario, il cui nome deriva da un eremo fondato nel 1224 da un cavaliere, Gaspard de Sterinberg, al suo ritorno dalla crociata contro gli Albigesi.

La collina dell’Hermitage può essere suddivisa in tre porzioni distinte: la prima si trova nella parte occidentale sulla riva sinistra del Rodano e comprende il lieu-dit Les Bessards, un terroir dal suolo fortemente granitico e molto accidentato, considerato una zona eccelsa per i vini rossi. Qui si trovano la famosa cappella dell’Hermitage e le leggendarie vigne de l’Érmite. Nella parte superiore della porzione centrale si trova il lieu-dit Le Méal, con un suolo calcareo, ricco di silice e ricoperto di ciottoli arrotondati, e in quella inferiore Les Greffieux, caratterizzato da suoli più fertili provenienti dall’erosione della collina. I suoli argillosi, con pendenze minori, predominano infine i lieu-dits dei Murets e dei Dionniers , nei quali si producono ottimi vini bianchi.

 chapoutier ermitage l ermiteL’Érmite è il fuoriclasse di Chapoutier. Alcuni lo chiamano il Romanée-Conti del Rodano. La prima vendemmia di questo vino, che proviene da vigne centenarie poste alla sommità della collina dell’Hermitage, risale al 1996.

Assaggiamo questo Érmite, della vendemmia 2007. L’essere stato preceduto dal Les Granits dà netta l’impressione di uno stacco, passando da un registro più rustico ad uno assai più elegante ed etereo. Il vino appare come se stesse appena cominciando ad aprirsi. Colore granato profondo, all’olfatto dà ciliegia, frutti scuri, arance rosse, note floreali (viole) e speziate (pepe), suggestioni di anice, china e radici, sul palato é intenso e concentrato, con una trama tannica molto elegante. Chiusura lunghissima. Darà il meglio di sé fra due o tre anni.per durare ancora molto a lungo.

Per chiudere, è il Cornas del Domaine Auguste Clape, a rappresentare questo terroir, il più meridionale del Rodano Nord. Di questo vino abbiamo già parlato alcuni mesi fa, ma vale la pena di richiamare qualche aspetto.

L’AOC Cornas, posta tra St-Joseph a nord e St-Peray a sud, si trova sul versante Est del Massiccio Centrale, sulla riva destra del Rodano. Ad essere interessato è il solo comune di Cornas, situato tra Tournon e Valence. Si tratta di soli 131 ettari di vigna, esclusivamente Syrah, su una specie di emiciclo di colline molto scoscese, ad altitudini variabili tra i 125 e i 400 metri, bene esposti a sud e protetti dal Mistral. Si tratta di costoni molto scoscesi, nei quali i vigneti sono sistemati in piccole terrazze, dette localmente chaillées. I suoli sono fondamentalmente granitici, spesso decomposti, e sabbie argillose, denominate anche gores.

Nel terroir di Cornas, il Domaine Auguste Clape gode giustamente di grande reputazione e il suo vino è regolarmente considerato tra i migliori e i più tipici di quella AOC. Auguste Clape, che dà nome al Domaine, proveniva da una famiglia di vignaioli da più generazioni della Languedoc. Arrivò nella Valle del Rodano nel 1949, per sposare la figlia di un viticultore del luogo. Nel corso degli anni Clape ha acquisito diverse tra le migliori parcelle di questa appellation (Côteau du Terrier, Les Renards, La Côtes, Les Mazards, Chaillot e Sabarotte), tra cui più recentemente il sito de Les Sabarottes appartenente a Noel Verset, uno degli uomini sacfri di questa AOC.il Domaine possiede oggi 8.5 ettari nell’AOC Cornas e un altro ettaro nell’AOC Côtes du Rhone. Oggi al timone del Domaine è il figlio di Auguste, Pierre-Marie, insieme con il nipote Olivier. Diversamente da Chapoutier, Clape non commercializza con etichette separate i diversi crus, ma adotta piuttosto la filosofia del blend, proponendo due soli Cornas, il classico e il Renaissance, prodotto con le vigne più giovani (12-20 anni).

Clape CornasNoi abbiamo riassaggiato il Cornas del 2005. Questo vino bisogna farlo aspettare un po’, aperto, perché riveli tutta la sua complessità. E’ un vino meno elegante dell’Érmite che lo ha preceduto, ma di inesauribile fascino contadino. Un Syrah di grande intensità e che, nonostante i suoi dieci anni, ha ancora molto da dire. Complesso e minerale, si propone all’olfatto con note caratteristiche di frutti scuri e cassis, fiori essiccati, e olive nere. Un vino del Rodano che già “sente” il Mediterraneo.

(Pubblicato il 13.10.2015)

NB: La degustazione ha avuto luogo il 2 ottobre 2015, presso la Libreria Tranilibri. Un grazie all'ONAV di Trani che ha fornito i bicchieri necessari.




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