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drink different

Un grande Merlot chiantigiano: L'Apparita

 

 

Ama 96Tra le degustazioni-satellite del Merano Wine Festival quella di 8 annate de L’Apparita del Castello di Ama è stata sicuramente tra le più interessanti. Il Castello di Ama, rappresentato a Merano nella persona dello stesso proprietario- enologo Marco Pallanti , è una delle più belle realtà del Chianti classico. Questa azienda, fondata nel 1972 da tre famiglie, tra le quali la famiglia Sebasti (quella della moglie di Pallanti), è situata a circa 500 metri di altitudine a Gaiole nella omonima località, nota già nel Settecento : il Granduca Pietro Leopoldo d’Asburgo-Lorena ne parlava infatti come di uno dei siti più belli del Chianti. Ad Ama si coltivava la vite già cinque secoli fa, e le famiglie che vi risiedevano erano tra le più ricche della zona.

 

I Chianti di Ama sono da sempre, specie le sue selezioni (Casuccia, Bellavista e San Lorenzo) tra i migliori del Chianti classico, ma anche il normale Chianti classico aziendale è di tutto rispetto. Quello de L’Apparita è un piccolo vigneto, un vero e proprio cru, nel quale Pallanti, con esperienze nel bordolese, giunto Ama dal 1982, introdusse inusualmente il Merlot agli inizi degli anni ’80. Si tratta di alcune parcelle, situate alla sommità del vigneto Bellavista, per un totale di 3.84 ettari: piantate nel 1975 con Canaiolo e Malvasia, poi riinnestate a Merlot tra il 1982 e il 1985 e allevate a lira. Il Merlot di Ama rivelò subito una sua personalità decisa, differente sia da quella della rive droite di Bordeaux, sia da quello impiantato sulla Costa toscana: l’altitudine, il suolo fortemente calcareo ricco di galestro era predisposto a dare vini di minore opulenza, ma eccezionale finezza ed eleganza. Qui il pH è molto più basso e i livelli di acidità sono assai superiori Quello de L’Apparita è un ottimo esempio di come sia possibile introdurre sperimentazioni innovative anche con le varietà internazionali senza dimenticare la propria identità chiantigiana e senza stravolgere le proprie grandi tradizioni.

 

Bellissima degustazione, arricchita dai commenti, molto sobri, ma incisivi di Pallanti, nel corso della quale sono stati degustati otto millesimi de L’Apparita, dal 1990 al 2011 , impreziositi dalla rara circostanza che tutti i vini erano in doppio- magnum.

 

Ama 11Siamo partiti dall’annata più recente, tra quelle proposte, il vino dell’annata 2011, per andare all’indietro alle vendemmie 2009, 2006,2004, 2000,1998, 1996 e infine 1990. Innanzitutto va detto che mi ha colpito la eccellente tenuta anche delle annate più vecchie, ormai di due decenni e oltre, ancora in splendida forma. Il vino dell’annata 2011 mostra grande struttura e notevole finezza: colore rubino fitto, naso complesso nel quale si compongono note balsamiche, di frutta rossa e scura e lievemente vegetali, bocca intensa e molto speziata con evocazioni di cioccolato e tabacco.   Molto ricco anche L’Apparita del 2009: un’annata molto piovosa nella prima parte e poi notevolmente secca con alte temperature nei mesi estivi, mitigate da leggere, ma provvidenziali precipitazioni settembrine. E’ un Merlot intenso ed elegante, dai profumi intriganti di frutti rossi e con una trama tannica finissima e setosa.

Ama 06Di grande struttura, ma anche di grande armonia L’Apparita dell’annata 2006, un’annata caratterizzata da una primavera piuttosto calda che ha favorito un rapido germogliamento. Le temperature, abbassatesi tra maggio e giugno, hanno ripreso a salire nella seconda metà di giugno, con una stagione estiva molto soleggiata ma leggermente più fresca delle medie stagionali. Quello del 2006 è forse il vino migliore delle annate assaggiate con quella del 2004, un’annata che ha avuto un andamento stagionale in parte simile: le caratteristiche del Merlot ne sono letteralmente esaltate, con un magnifico frutto, di notevole freschezza, naso estremamente seduttivo di frutti selvatici, tannini dolci ed eleganti.

Ama 04Il vino dell’annata 2004 conferma una notevole struttura e intensità aromatica, nella quale predominano i frutti rossi maturi, bocca speziata e chiusura molto elegante. Ad eccezione del vino del 1998, un’annata difficile , che, dopo una primavera abbastanza secca e mite e un aprile più fresco e molto piovoso, ha sofferto di un’estate eccessivamente torrida, che appare lievemente al di sotto delle altre annate, vale la pena di citare le belle espressioni del 1996 (come quella del 2006, lievemente più tardiva) e soprattutto del 1990, l’annata più vecchia degustata: di grande intensità e concentrazione, stupisce per il suo colore ancora molto giovanile, e per la grande concentrazione e persistenza in bocca, decisamente notevoli.

 

(La degustazione ha avuto luogo il 7.11.2015)

 




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