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drink different

La farfalla rosa: Whispering Angel

WhisperingI rosé sono come un po’ le farfalle: durano poco (con eccezioni), ma questo non toglie che possano essere non meno affascinanti per la loro delicata leggerezza. Ammettiamolo: nessuno (o pochi), specie se vuole apparire un intenditore, ammette di amarli, ritenendoli in fondo dei vini di serie B, che non sono né carne né pesce, ma, quando sono davvero ben fatti, sono piacere allo stato puro. Specie d’estate, serviti freschi ma non freddi, come aperitivo da bere sulla terrazza insieme con qualche stuzzichino, o anche come accompagnamento di una allegra cena a base di tapas variopinte, anche multi-etniche, su una zuppa di pesce.

Pur amando enormemente i grandi vini di nebbiolo e di sangiovese trovo che sia una solenne sciocchezza privarsi, quando è il momento, del piacere di un buon rosé solo perché non ne posseggono la struttura e la longevità . Non sorprenda quindi che in Francia, dove il vino è amato e conosciuto parecchio, rappresentando un valore nazionale vero e proprio del paese, i rosé tirano moltissimo, e la loro richiesta da parte dei consumatori cresce di anno in anno. Ebbene, faccio il mio outing enologico: anche questa estate ho fatto scorta dei miei rosé preferiti e non ho mancato di attingervi per accompagnare, assai piacevolmente, gli spuntini del dopo spiaggia e le conversazioni pre-cena.

L’estate è ormai finita e voglio parlare di uno di essi, che già da alcuni anni (pressoché tutti quelli della sua giovanissima vita) non manca mai nella mia riserva estiva. Quello da me prescelto é un rosé che viene prodotto in una regione notoriamente molto vocata per questa tipologia di vini, la Provenza, da un produttore molto particolare (temerario? coraggioso?), che ha rinunciato ad un prestigioso Château di famiglia nel Médoc (lo Château Prieuré Lichine, un 4ème cru classé di Margaux, con un ragguardevole passato alle spalle), per acquistare una (pur bellissima) tenuta in una regione enologicamente certo meno prestigiosa, come la Provenza: lo Château d’Esclans. Esclans si trova vicino La Motte, sulle Côtes de Provence, ad appena 15 km. da Saint-Tropez, e vi si producono in pratica solo rosé. Il vino di cui parlo è il Whispering Angel (Angelo sussurrante, che bel nome!), e in teoria é il più semplice della notevole batteria di rosé prodotti dalla casa, che ne comprende altri tre, il Rock Angel, il Les Clans e l’ammiraglia Garrus, il rosé più costoso del mondo, prodotto con le uve di una vigna storica di Grenache di 80 anni. Al seguito di questo formidabile quartetto, un bianco e un rosso della linea, chiamata con levità, “mitologica”, dal nome Déesse.

Whispering Angel chapelWhispering Angel, che deve il nome ad una fascinosa cappella degli inizi del secolo scorso (nella foto accanto un particolare della cappella), è il meno pregiato dei quattro, almeno sulla carta, e da qualche anno viene prodotto sotto un marchio differente (Caves d’Esclans Sacha Lichine, la Maison de négoce dello Château), perché la crescita esponenziale della richiesta mondiale ha costretto l’azienda a produrlo anche con il concorso di uve conferite. Certamente è quello che costa di meno, ma il successo straordinario avuto da questo Domaine in pochissimi anni, nei quali ha praticamente incrementato la sua produzione e il suo fatturato del 2000 (sì, dico duemila) per cento è dovuto soprattutto a Whispering Angel. Per essere buono è buono, anzi delizioso. E questo non è per nulla intaccato dalla consapevolezza che, al di là delle sue qualità intrinseche, che sono comunque molto alte per la sua tipologia e il suo prezzo, esso è anche il prodotto di una operazione di marketing assolutamente geniale, che in pochi anni lo hanno reso il vino rosé più conosciuto al mondo, esportato in oltre 100 paesi diversi. Pensate: come ci informa Jane Anson, Château d’Esclans esporta più del 90% del suo vino, contro una media del 16% delle altre aziende specialiste del rosé provenzali , e delle 800.000 casse di rosé di questa regione vendute in America ogni anno, il 20% in quantità e il 25% in valore rappresentano la quota di quest’azienda. Si consideri che la concorrenza potenziale da parte di altre cantine della regione non è certo scarsa , tra le quali il colosso Domaine Ott, che fino ad appena qualche anno fa sarebbe sembrata follia sfidare su questo terreno.

Ma vediamo più da vicino questo vino e la storia che è dietro di esso.

Innanzitutto il vino.

Whispering Angel è prodotto da un blend di varietà tipiche del terroir provenzale: Grenache, Rolle, Cinsault e Syrah. Vendemmiate a mano e vinificate in assenza totale di legno, esclusivamente in serbatoi di acciaio, e mantenute al freddo in tutti gli stadi . Ha colore rosa che non si potrebbe definire altrimenti che “molto pallido”, di grande fascino, trasuda freschezza, esibendo un aroma delicato di pesca bianca,appena un soffio di frutti di bosco, una sottile vena minerale. La prima cosa a cui fa pensare è un party molto piacevole e rilassato.   A farlo è la mano di Patrick Léon, non certo l’ultimo venuto, già direttore di Château Mouton Rotschild e della produzione delle aziende vitivinicole collegate (tra le quali Opus One in California). Bevo questo vino (principalmente d’estate, ma arriva senza problemi e in perfetta forma all’autunno inoltrato) da almeno quattro anni senza notare cambiamenti significativi nella qualità da una vendemmia all’altra. Lichine era partito con poco più di 150.000 bottiglie. Per la prossima vendemmia si punta ai 4 milioni e mezzo. Una sola angoscia: fin quando verrà mantenuto l’equilibrio, che sappiamo sempre precario, tra qualità e quantità?

Gli altri tre rosé sono prodotti esclusivamente con uve della proprietà, e tutti hanno un passaggio più o meno significativo in legno: in quello immediatamente successivo-per fascia di prezzo- al Whispering Angel, il Rock Angel, che pure è affinato in botti da 600 litri, il legno si avverte appena. A prevalere sono invece nettamente i toni di agrumi e frutti di bosco, risultando piacevolmente giovanile e intenso sul palato. Più complessi e meno immediati sono invece il Les Clans (proposto alla vendita un anno dopo la vendemmia), e il Garrus, il fuoriclasse , anche nel prezzo, vicino ai 100 euro. In quest’ultimo anche la fermentazione avviene in legno e l’affinamento in botti è assai più importante, e certo il vino esce dai canoni conosciuti dei rosé provenzali.

Ma parliamo un po’ della storia di Château d’Esclans. Il proprietario di questo Château provenzale, che sarebbe stata la location perfetta di un libro di Peter Mayle, lo scrittore di romanzi ambientati nel mondo del vino della Provenza, è Sacha Lichine. Francese, di origine russa, come appare evidente dal nome. Era figlio di un personaggio famoso di Bordeaux, Aléxis Lichine, immigrato in Francia all’epoca della rivoluzione del ’17, quando aveva appena quattro anni. Lì il padre di Sacha cominciò a lavorare nel campo del commercio del vino, avviando un’attività di négoce. Trasferitosi successivamente in America, prese parte allo sbarco americano dell’agosto del ’44 in Provenza e divenne Maggiore dell’esercito americano e aiutante di campo del Generale Eisenhower, il futuro Presidente degli Stati Uniti. Tornato definitivamente in Francia dopo la guerra, la passione lo spinse nuovamente verso il mondo del vino, nel quale aveva acquisito , nel corso degli anni una notevole competenza e reputazione. Puntò dapprima sulla Borgogna, ma alla fine fu conquistato da Bordeaux, dove, con l’aiuto di un gruppo di investitori di vino americani, anch’essi appassionati di vino, nel 1951, riuscì a diventare proprietario di uno storico Château di Margaux, Château Prieuré-Cantenac . Si trattava di una proprietà rientrante nella famosa classificazione del 1855, come quatrième grand cru classé. Successivamente Lichine riuscì ad acquisire anche un altro cru classé di Margaux, Château Lacombes, un second grand cru, da lui poi ceduto. Rimase però legato al suo primo Château, che ribattezzò con il suo nome, Château Prieuré-Lichine.

Difficile dargli torto. La storia di quella proprietà è assolutamente degna di nota. Alla sua origine fu una donazione di terre a un gruppo di canonici regolari di S.Agostino stabilitisi nell’Abbazia di Vertheil intorno all’anno mille dai signori di Blanquefort. Durante i 300 anni di dominazione inglese in Guascogna, dalla metà del XII secolo a quella del XV, quello dell’Abbazia, tappa importante del cammino verso Santiago di Compostela, fu uno dei possedimenti vinicoli più grandi del Médoc. Grande era il prestigio del vino che vi si produceva: alla metà del ‘400 il suo prezzo era paragonabile a quello di Hermitage e del Clos de Vougeot. Agli inizi del ‘700 Prieuré-Cantenac era interamente consacrato alla vigna e riuscì miracolosamente a passare indenne anche alla Rivoluzione, restando di proprietà dei religiosi fino al primo impero, allorquando fu venduto a una dinastia borghese di Bordeaux.

Sacha è nato a Bordeaux e ha studiato negli Stati Uniti. Ha cominciato a lavorare in casa durante i mesi estivi A 23 anni organizzava tour vinicoli di lusso nelle vigne francesi, avviando anche un’attività di négoce , nella quale proponeva selezioni di vini della Borgogna e del Rodano. Morto il padre Aléxis agli inizi dell’estate del 1989, Sacha è subentrato al padre . Aveva 27 anni. Nel 1990 avviò un’azienda commerciale di vini, Borvin, che distribuiva vini di Bordeaux di alta qualità. Ma il gran salto lo fece nove anni dopo, con la vendita dei possedimenti di Margaux, per lanciarsi nella sua nuova grande avventura: l’acquisto (per tre milioni di euro) di Château d’Esclans , con i suoi 267 ettari, dei quali 44 di vigna: soprattutto Grenache, poi Rolle (il nostro Vermentino), Cinsault, Merlot, Mourvèdre, Syrah e Tibouren (nome locale del Rossese ligure). Allora Esclans era di proprietà di un fondo pensioni svedese, che si limitava a produrre in proprio una piccola quantità di vino e a vendere le uve ai winemakers vicini. Anch’esso con un notevole passato, risalendo nientemeno che al ‘200, allora di proprietà di Gérard de Villeneuve, un signorotto di Marsiglia nelle cui mani era praticamente l’intera Valle d’Esclans. Il tocco di genio di di Lichine è stato intuire l’ascesa della domanda di vini rosé di qualità in un momento in cui tutti dicevano che quel mercato era saturo. Qui avrebbe creato in pochi anni un brand senza precedenti nella produzione di vini rosé di classe mondiale. Illuminante il suo motto: Life should be easy to drink.




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