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Il cavaliere di Puligny: Chevalier-Montrachet Grand Cru Domaine Étienne Sauzet 2008

Chevalier-Montrachet 2008Mentre assaggio questo Chevalier-Montrachet 2008 del Domaine Étienne Sauzet, mi viene in mente quella leggenda (una vera e propria mnemotecnica per ricordare i nomi dei cru di Puligny) , secondo la quale il signore di Puligny divise così le sue terre tra i figli : la parte migliore toccò al suo figlio maggiore, nominato cavaliere (Chevalier), un’altra toccò alle sue figlie (Les Pucelles) e una parte ai suoi bastardi (Bâtard), che furono i benvenuti (Bienvenues).

Sì, perché effettivamente, se Bâtard-Montrachet e Bienvenues-Montrachet sono ugualmente due climat straordinari (e di fatti sono anch’essi dei grand cru) e Les Pucelles uno dei migliori tra i 17 Premier Cru di Puligny in assoluto, lo Chevalier-Montrachet, situato nella parte più alta del Mont Rachet (tra i 265 e i 290 metri: le Montrachet è tra i 250 e 270 metri, mentre gli altri sono un po’ più in basso, tra i 240 e i 250) è davvero il signore di Puligny. Del resto l’unico altro grand cru capace di uguagliarlo o superarlo (Le Montrachet) non è un climat esclusivamente di Puligny,ma condiviso con Chassagne.

Penso anche che questo vino mostra come un eccellente vino di négoce (il Domaine Sauzet non possiede alcuna parcella a Chevalier-Montrachet, ma acquista le uve dalle quali è ricavato) possa essere in alcuni casi di qualità assolutamente pari o addirittura superiore a quelli dei più celebrati Domaines. In Italia, dove il fenomeno dei négociants di vino non ha avuto la stessa storia e importanza che in Francia, generalmente i vini venduti da intermediari che acquistano uve o vini da affinare e imbottigliare con un proprio marchio sono considerati di serie B. In Borgogna è molto diverso. Ciò che conta davvero, in questo caso,   sono il prestigio della Maison de négoce, la nobiltà del terroir da cui il vino proviene, lo stile di vinificazione e naturalmente l’annata: più volte, infatti, mi è capitato di bere grandissimi vini derivanti da uve acquistate. Nel 2014, in occasione dei Grands Jours di Bourgogne, fummo tutti stregati da due Chambertin Clos-de-Bèze 2011 di négoce (quelli di Chanson e Bouchard Père et Fils), provenienti entrambi da parcelle di proprietà del Domaine Pierre Damoy .

Un terzo pensiero mi attraversa la mente: questo millesimo 2008, nato tra mille preoccupazioni, come spesso accade in Borgogna, si rivela di anno in anno come una annata davvero grande, e soprattutto per i vini bianchi . Quell’anno i vignerons dovettero affrontare molte difficoltà, come ebbe a spiegarci Benoît Riffault , in occasione della nostre visita del maggio del 2010: rischi di botrytis e livelli di zuccheri più bassi . Preoccupazioni poi dissolte nel nulla nello spazio di appena dieci giorni, a metà settembre, allorquando il tempo migliorò di colpo.

Il nostro Chevalier-Montrachet ha colore giallo oro con riflessi verdastri, al naso croissant al burro, crema pasticciera, e poi felce, frutta secca, miele, sul palato è di grande intensità, potente, minerale. E’ un vino di notevole purezza e profondità, destinato a durare ancora molti anni. Già perfetto, ha ancora margini di miglioramento. E sono passati otto anni dalla vendemmia. Davvero spettacolare (96/100). Sono vini come questo che mi fanno oscillare nell’ormai perenne dibattito tra amanti del Riesling e dei grandi Chardonnay.

Del Domaine Sauzet ho già avuto occasione di parare di recente, per il suo Combettes Premier cru (dello stesso millesimo) ( per leggerlo, clicca qui). Vale la pena di spendere ancora qualche parola su questo straordinario climat. Situato tra la porzione di Puligny del climat Montrachet, uno dei migliori Premier Cru di Puligny, Les Caillerets, e due Premier della vicina Saint-Aubin (Dents de Chen e En Remilly), ha una superficie appena di poco inferiore a quella di Montrachet (7 ettari e 47 contro 7 ettari e 80), entrambi di estensione minore del Grand cru più grande (Bâtard-Montrachet, con i suoi oltre 11 ettari). Chevalier-Montrachet è esposto a est e a sud. Ha suoli di origini giurassiche (risalenti a 175 milioni di anni fa), molto poveri e ricchi di ciottoli, pochissimo profondi, per effetto dell’erosione: la roccia è subito sotto.

Si tratta in definitiva di un suolo molto calcareo, poco spesso, con grosse ghiaie marnose conosciute anche come Pholadomya bellona, poggiate su un banco di pietra di Chassagne molto duro. Tra lo Chevalier-Montrachet e Montrachet è la porzione de La Cabotte (21,04 are), acquistata dal Domaine Bouchard Père et Fils nel 1838, quando faceva ancora parte del climat Montrachet, prima che l’INAO, nella sua classificazione del 1937, l’attaccasse a Chevalier-Montrachet. Il Domaine Bouchard è il maggior proprietario in questo climat, con i suoi 2 ettari e mezzo. Dopo di esso, solo il Domaine Leflaive (1,82 ettari) supera l’ettaro di estensione. Superfici minori , di poco superiori al mezzo ettaro, sono quelle dei Domaines Latour e Jadot, che si spartiscono in parti quasi uguali la porzione de Les Demoiselles, e del Domaine Charton. Altri 7 Domaines chiudono il ristretto gruppo degli exploitants di questo climat, con superfici comprese tra 10 e 25 are circa.

Remington Norman ha scritto dei vini di Chevalier-Montrachet: “Chevalier non esprime solo la finezza, ma la finezza alleata ad una sublime purezza e concentrazione”. Come dargli torto?




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