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Cupo, il grande Fiano di Montefredane

cupo 2Che cosa fa di un vino un grande vino? Le condizioni per produrlo sono abbastanza conosciute e forse anche un po’ ovvie. Certo occorre una grande varietà : non sono tutte uguali né hanno tutte lo stesso valore, anche se tutte vanno difese e valorizzate in quanto facenti parte di un patrimonio di diversità gustativa da conservare gelosamente.

Naturalmente il terroir: lo affermavano già Plinio il Vecchio e Columella, che ritenevano che esso fosse ancora più importante dell’uva utilizzata, lo hanno poi confermato i monaci borgognoni nella loro pratica millenaria che ha portato alla graduale costruzione dei grandi climat della Borgogna, lo sa qualsiasi viticultore del Piemonte (come delle altre zone più vocate per la produzione di vino) che da tempo, assai prima del legislatore, ha imparato a riconoscere le diverse peculiarità delle diverse zone, anche confinanti tra loro. L’uomo è però non meno importante. Certo la sua abilità non basta per fare grandi vini sulle sabbie del deserto, pur avendo a disposizione tutta l’acqua che si vuole, ma, in condizioni più favorevoli, la mano (e naturalmente la passione e l’esperienza) dell’uomo sono decisive. Lo si vede soprattutto quando occorre affrontare e gestire le difficoltà derivanti dalla ricorrente ostilità delle stagioni, che talvolta assecondano la crescita e la maturazione ottimali dell’uva, ma talaltra (con una piovosità eccessiva, col gelo, con la grandine) distruggono d’un colpo il lavoro di un anno, alcune volte anche di più. Queste le condizioni, almeno quelle più importanti. Ma che cosa distingue un grande vino da un altro semplicemente molto buono? Rispondere a questa domanda è più difficile, anche se ci si può avvicinare: certo l’armonia (un vino esageratamente alcolico o dolce o acido è più difficile da apprezzare), la capacità di evolvere, migliorandosi nel tempo, che è cosa diversa dalla semplice longevità. Un vino che semplicemente permanga lo stesso, quasi inalterato, per molti anni non è necessariamente un grande vino. Poi, naturalmente, la complessità, la finezza, l’eleganza, la capacità di stupire più con il cesello che con la potenza. Anche la continuità è una proprietà fondamentale dei grandi vini: la capacità di ripetersi a grandi livelli, e restare sempre riconoscibile, anche e soprattutto nelle annate difficili. Infine, ci sono altri fattori, che attengono alla storia, al mito e alla capacità di raccontarli.

Tutto questo sproloquio serve a introdurre la mia affermazione che il Fiano di Pietracupa è un grande vino, anche se forse verrebbe riconosciuto più facilmente come tale se fosse prodotto in Borgogna e generazioni multiple di monaci benedettini ne avessero tracciato i confini e ne avessero cantato (con un coro gregoriano, naturalmente) il mito. A questa conclusione (mi si perdoni il riferimento irriverente ai monaci e ai climat borgognoni, verso i quali ho invece una profonda ammirazione) sono giunto dopo aver assaggiato, a più riprese, una quindicina di millesimi di questo vino, che non manca mai di stupirmi. Vino “cistercense” per la sua purezza e il suo rigore, privo di quelle note un po’ rustiche che talvolta si riscontrano anche in alcuni eccellenti Fiano irpini della stessa zona, con una misura che non eccede mai nel barocchismo, e che rende le diverse annate così simili e riconoscibili con la loro impronta, anche se sempre diverse. Sia il Fiano che il superFiano Il Cupo, che Sabino Loffredo produce negli anni che ritiene favorevoli, sono sempre e invariabilmente tra i migliori Fiano di Avellino e i migliori vini bianchi italiani: 2015 (in divenire), naturalmente 2013 e 2012, tra quelle più recenti, ma che bella sorpresa, la 2010, riassaggiata recentemente, per non parlare di uno stupefacente Cupo del 2003: dopo 14 anni da una vendemmia non esaltante in tutta Italia, ricordata più per i suoi picchi di calore che per i suoi vini.

Questa piccola cantina possiede poco più di 7 ettari di vigna, dai quali ricava ogni anno 40.000 bottiglie di vino, per i due terzi dai suoi “cavalieri bianchi” (Fiano e Greco) , e, da qualche anno,   3000 di Taurasi . Nasce negli anni ’70, quando Giuseppe Loffredo , il papà di Sabino, che gestisce attualmente la proprietà, decise di acquistare un po’ di terra a Montefredane (una cittadina di poco più di 2.000 abitanti, probabilmente di origini romane, a una decina di chilometri dal capoluogo Avellino) per produrre il suo Fiano. La svolta e la notorietà si ebbero nel 1999 quando Sabino assunse le redini dell’azienda, dopo aver navigato per alcuni anni. Non solo Fiano, naturalmente, perché Sabino possiede anche una vigna a Santa Paolina, uno dei grandi cru del Greco di Tufo, e di fatti ogni anno è una bella battaglia per l’etichetta migliore. Anche il Greco di Pietracupa è di notevole qualità e regolarità e anch’esso ha la sua selezione (il G di Pietracupa). Ora questa cantina , dopo aver mostrato di avere mano molto felice con i vini bianchi, tenta anche la carta dei rossi con un Taurasi , che, anno dopo anno, sta mostrando di avere i mezzi per affermarsi, pur tra un’agguerrita concorrenza. Ma parliamo soprattutto del Fiano. A Montefredane quello di Pietracupa è tutt’altro che un fenomeno isolato:   ad accompagnarla sono i vini di Traerte-Vadiaperti e Villa Diamante, e, nella vicina Summonte, quelli di Ciro Picariello e Guido Marsella, praticamente l’aristocrazia del Fiano di questa parte dell’Irpinia. Il Fiano di Montefredane è un Fiano di altitudine: le sue vigne crescono a 400 metri e anche più, raggiungendo i 600 metri, su suoli più calcarei di quelli dell’areale di Lapio e di quelli di Cesinali e Santo Stefano, di natura vulcanica. Il Fiano qui ha bisogno di almeno un paio di anni per esprimersi, qualche volta qualcuno in più è anche meglio: più che frutta esotica (non è il vino per chi ama i Sauvignon neo-zelandesi), una decisa mineralità, accompagnata da una acidità vibrante, e quelle eleganti note fumé che ne costituiscono la inconfondibile marcatura. Sì, un grande vino bianco, di una regione che ha tutte le carte di diventare la Côte-d’Or del Sud: si può bere praticamente su tutto, delizioso anche, semplicemente, accompagnandolo con le nocciole fresche, che qui abbondano, come fanno i vignaioli del luogo.

Azienda vinicola Pietracupa, c.da Vadiaperti 17, 83030 Montefredane (AV), e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.




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