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drink different

Alla scoperta dello Château tutto giallo: Lafon-Rochet

Lafon Rochet 2009Delle grandi appellations communales del Médoc, St. Estèphe è forse la meno conosciuta, sebbene abbia nel suo carniere due seconds crus (Cos d’Estournel e Château Montrose) di grande prestigio e, rispettivamente, un troisième, un quatrième e un cinquième cru. Un palmarès più che rispettabile, in confronto con quelli di Moulis en Médoc e Listrac, che devono accontentarsi di soli crus bourgeois, ma non paragonabile a quelli di Pauillac , che può vantare ben tre premiers crus, o di Margaux, nella quale è l’ultimo premier cru médocain del classement del 1855, e anche di St. Julien, che di premiers crus non ne ha, ma ha ben cinque seconds crus , al pari di Margaux. Situato nella porzione più settentrionale della “quasi isola” del Médoc, il terroir di St.Estèphe comprende nella sua AOC 1.230 ettari di vigna.

Qui il Merlot, che nel Médoc non ha lo stesso peso che nel Libournais, ma rappresenta piuttosto un potente vassallo di sua maestà Cabernet Sauvignon, assume un’importanza maggiore che in altre AOC della rive gauche a nord di Bordeaux: le graves günziane vi sono meno abbondanti che a Pauillac o a Margaux, e il suolo è più ricco di argille. Un sottosuolo argilloso abbastanza superficiale rappresenta una condizione molto favorevole al Merlot, che, con il suo “grasso” contribuisce ad ammorbidire la robusta struttura tannica dei suoi vini. Potenti e tannici, i St. Estèphe non hanno la stessa finezza di quelli di Margaux, Pauillac o St. Julien, ma sono spesso straordinari e molto adatti a un invecchiamento prolungato.

Il terroir di St.Estèphe ha caratteristiche molto differenziate, a seconda della zona considerata. La parte meno interessante è quella centrale, compresa tra 10 e 20 m. di altitudine, con pendenze più dolci e maggiori difficoltà di drenaggio. Di fatti vi si trovano solo dei crus bourgeois. Molto favorevole è invece la porzione più spostata verso l’estuario (qui, ad esempio, sono Montrose e Calon-Ségur). La falda delle graves è leggermente più bassa (tra 12 e 16 metri), succedendosi in una serie di croupes molto articolate e ottimamente drenate. Eccellente è anche la fascia più alta dell’appellation (siamo comunque tra i 19 e i 23 metri), situata più a sud, quasi in prolungamento dello Château Lafite-Rotschild: una croupe perfettamente drenata che incombe sulla Jalle du Breuil, proprio al confine con Pauillac. Qui sono Cos d’Estournel, Cos-Labory e Lafon-Rochet.

In altri servizi abbiamo parlato di Montrose e, più recentemente, Calon-Ségur (Per leggerlo, clicca qui): in questo prendiamo lo spunto dall’assaggio di un   superbo 2009 per presentare l’unico quatrième cru classé di St. Estèphe, Château Lafon-Rochet, senza dubbio tra quelli che hanno mostrato la maggiore crescita qualitativa degli ultimi anni.

Le origini dello Château Lafon-Rochet risalgono al XVII secolo, quando esso era ancora denominato semplicemente Château Rochet. Quando, nel 1658, Antoinette de Guillmotes sposò Etienne de Lafon, portando il dote lo Château, il nome di questo fu mutato in Lafon-Rochet, secondo un uso frequente a quel tempo. I loro discendenti lo possedettero per oltre 150 anni, ottenendo il riconoscimento del classement napoleonico nel 1855, poi dovettero venderlo, e nei passaggi che ne seguirono, per lo Château cominciò un lungo periodo di decadenza, durante il quale il patrimonio fu totalmente dilapidato dagli eredi fino a quando non intervennero i Tesseron, nel 1960 .

A condurre Lafon-Rochet (dal 2007) è oggi Basile Tesseron. La famiglia di suo padre, Michel, proveniva dalla Charente, dove possedeva una maison de négoce di cognac a Châteauneuf-sur-Charente, mentre la madre era una discendente di Raymond Lillet, uno dei due fratelli che inventarono il famoso aperitivo nel 1872. A completare questo background alcolico (cognac e aperitivi) , il padre di Basile, Michel, aveva lavorato per molti anni nella Barton & Guestier, la più antica maison de négoce bordolese di vini , prima di seguire, nel 2000, a Lafon-Rochet suo padre Guy ,che l’aveva acquistato nel 1959. Dopo aver ceduto a malincuore lo Château Malescasse al gruppo Alcatel-Alsthom nel 1992, la famiglia Tesseron ha gestito per diversi anni in modo congiunto i due Châteaux   di sua proprietà: Lafon-Rochet e Pontet-Canet (cinquième cru di Pauillac), da loro acquisito nel 1975. Poi, nel 1999 Alfred e il fratello Gérard hanno preso in carico Pontet-Canet, mentre ai due figli di Guy, Michel e Caroline Poniatowska è toccato Lafon-Rochet. Subentrato al padre nel 2007, Basile é rispettivamente nipote di Alfred Tesseron, attualmente a capo dello Château Pontet-Canet e cugino della figlia di lui, Mélanie, che ha già cominciato ad essere coinvolta .

Quando furono acquisiti dai Tesseron, la tenuta e lo Château erano praticamente in rovina. Il nuovo proprietario, il nonno di Basile, Guy,fece abbattere il vecchio Château, che era in condizioni tali da renderne troppo oneroso il restauro, e lo fece ricostruire di sana pianta come un edificio del XVIII secolo, di forme classiche, ma di costruzione moderna. Inoltre fece dipingere le facciate di un color giallo vivo, ispirato ai palazzi russi dell’epoca di Potemkin, colore che fu poi ripreso nell’etichetta del grand vin.

Chateau-Lafon-Rochet

Al momento dell’acquisto la proprietà era di 17 ettari, poi, per successivi ampliamenti,fu portata agli attuali circa 40. Le vigne erano ridotte in condizioni pietose e piantate su suoli inappropriati per ciascuna varietà (come il Merlot sui suoli più marcati dalle graves e con poca argilla). La maggior parte di esse dovette perciò esser ripiantata , dopo di che è iniziato un rapido miglioramento: nel 1966 il vino di Lafon-Rochet aveva infatti di nuovo raggiunto il livello del proprio classement, e , quattro anni dopo, nel 1970, gli sforzi dei Tesseron furono premiati da un’annata eccezionale.

Splendidamente situato tra lo Château Lafite Rotschild e Cos d’Estournel, su una croupe di 26 m. di altitudine massima, i suoli dello Château Lafon-Rochet sono in maggioranza costituiti da graves, con parti di argilla, sabbia, calcare e marne. Le argille sono le stesse argille blu che hanno reso famoso lo Château Pétrus, ed è per questo motivo che, dal 2012, è stato chiamato come consulente Jean-Claude Berrouet, per oltre 40 anni direttore tecnico di Château Pétrus e di altre proprietà del gruppo Moueix nel Libournais. Cosa alquanto insolita, le vigne sono costituite da una unica porzione di circa 38 ettari, che è stata suddivisa in 40 parcelle separate per poterle gestire in modo più personalizzato. Il Cabernet Sauvignon rappresenta il 55% delle varietà presenti nello Château (tutte a bacca rossa), mentre il 40% è di Merlot. Il 3% (con un residuo del 2% di Petit Verdot) è costituito da ceppi di Cabernet Franc : sul plateau di Rochet, che unisce lo Château al Cos d’Estournel è di qualità eccezionale. La densità di impianto è compresa tra 8.500 e 10.000 ceppi per ettaro.L’età media del vigneto è di circa 37 anni.

Nel 2015 è stato necessario rifare le cantine, che, dopo 35 anni, erano diventate obsolete. A progettarle è stato Christian de Portzamparc, lo stesso che aveva costruito il nuovo chai di Cheval Blanc. Le grandi colonne rosa, svasate verso l’alto come nel palazzo di Minosse, sono provviste di un sistema di scorrimento d’acqua dall’alto. Gli impianti sono modernissimi.

Lafon-Rochet ha adottato lo stesso approccio olistico dello Château Pontet-Canet, dal 2016 tutte le vigne sono organic e la conversione alla conduzione biodinamica sarà completata nel 2018. Tesseron è uno dei pochi fra i proprietari degli Châteaux compresi nel classement napoleonico del 1855, che, come afferma Jane Anson, grande conoscitrice di Bordeaux, possa ancora essere considerato un farmer. Qual è lo staff attuale? La talentuosa, poco più che trentenne, Anaïs Mallet, una laurea in ingegneria agricola nel curriculum, è manager delle vigne e winemaker : recentemente ha avviato una accurata analisi dei suoli dell’intera proprietà per una approfondita valutazione dell’eccezionale potenziale di Lafon-Rochet. Lucas Leclerq, esperto in biodiversità, è il direttore tecnico, poi c’è il consulente Berrouet, che affianca Basile.

Le uve delle 40 parcelle sono tutte vinificate separatamente in 42 diverse cuves: 18 in acciaio inox , di differenti capacità, tra i 50 e i 100 hl., e 24 in cemento, di diverse forme e formati, da 50 a 190hl. Il 70% delle uve , il Cabernet Sauvignon, è fatto fermentare nelle nuove vasche di cemento, mentre sono vinificate in acciaio le altre varietà del blend. La malolattica è effettuata al 50% in vasca e al 50% in barriques, nelle quali avviene poi l’affinamento.

Nell’annata 2009 l’inverno è stato fresco e piuttosto secco, poi l’inizio di aprile è stato più freddo e piovoso, con conseguente ritardo nell’inizio del ciclo vegetativo, ma da maggio in poi le condizioni climatiche sono state da antologia fino alla fine della vendemmia. E’ stata un’annata eccezionale in tutto il Médoc e in generale per Bordeaux. I vini,intensamente colorati, esprimono potenza e una grande maturità fenolica. Strutturati ed eleganti sono di notevole intensità aromatica e profondità.

E’ il caso anche del Lafon-Rochet, proposto quell’anno in un blend marcato dal Cabernet Sauvignon, che ha raggiunto il 67%. L’apporto del Merlot, pur inferiore a quello di altre annate, è comunque stato del 27%. Per la quota rimanente, il 5% è stato costituito dal 4% di Petit Verdot e solo l’1% di Cabernet Franc .
All’assaggio il vino appare ancora molto giovane: di colore intenso, ha aroma di cedro, more, spezie, sul palato è potente e concentrato, con una struttura tannica salda, un tipico St. Estèphe, con un buon potenziale evolutivo, forse appena un po’ meno fine del vino del 2010.  Non ha l’impatto del fratellino di Pauillac (Pontet-Canet: un 2009 eccezionale), ma sicuramente si colloca ai livelli più alti della sua appellation. Non va trascurato il costo: si tratta di un ottimo Bordeaux a un prezzo ancora accessibilissimo (en primeur, il vino dell’annata 2015, l’annata che sarà prossimamente rilasciata è di 35 euro la bottiglia sui maggiori siti di vendita on-line).




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