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Grandi bottiglie: Chateau Pontet Canet, il vino Cenerentola

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 La storia di nessun altro vino potrebbe meglio adattarsi alla famosa favola di Perrault, della fanciulla di buona famiglia, ridotta prima a serva e poi ascesa alle nozze con il principe. E di fatti Pontet-Canet, dalle sue nobili origini, attestate dal far parte del ristretto gruppo delle tenute classificate come crus di pregio , fin dalla prima classificazione del 1855 (sia pure come cinquième cru classé, già allora in parte sottovalutato, vista anche la sua prossimità con i più reputati crus di Pauillac , Lafite e Mouton), nel corso della sua storia successiva, decadde fino a diventare un anonimo vin de table non millesimato, che doveva dignitosamente accompagnare il menu delle carrozze ristorante delle ferrovie francesi, prima di essere riportato alle stelle da Guy Tesseron e poi dal figlio Alfred .

Dopo aver raggiunto il fondo dell’abisso, allorquando il vecchio proprietario, Lionel Cruse, fu travolto dallo scandalo del 1973, nel quale fu involontariamente trascinato da uno spregiudicato négociant di Bordeaux, Château Pontet Canet fu infatti finalmente acquistato nel 1975 da Guy Tesseron. Fu con lui e con il figlio Adolphe che cominciò l’incredibile rimonta di questa tenuta, che oggi è considerata al livello di un super-second cru di Pauillac, e, nelle ultime vendemmie, ha riportato punteggi da capogiro, che le permettono di competere con i tre premiers crus della regione (Latour, Lafite, Mouton) . Pur superando ormai i 120 Euro la bottiglia en primeur (ma difficile trovarla in enoteca a meno di 160-180 Euro), Pontet-Canet è ancora venduta a un prezzo “da affare”, visto il livello qualitativo raggiunto.

Della storia di Pontet-Canet è presto detto. Le origini di questa prestigiosa tenuta risalgono agli inizi del ‘700 , quando fu acquistata da un influente uomo politico del tempo, Jean-François Pontet.

Fu il suo erede Pierre-Bernard de Pontet che si dedicò interamente allo sviluppo dei vini della proprietà, abbandonando le terre acquistate dalla famiglia a Saint-Julien. La fama del vino di Pontet-Canet crebbe rapidamente, per cominciare però a decadere alla morte del proprietario, sicché nel 1855 riuscì a ottenere solo la classificazione come cinquième cru. Andò purtroppo peggio con i proprietari successivi. Fu acquistata nel 1865 da Herman Cruse, che faceva parte di una delle più famose dinastie del vino di Bordeaux: Cruse riportò presto Pontet Canet a livelli di qualità molto elevati, anche avvalendosi del talento di Charles Skawinski, un giovane enologo che proveniva da Giscours, a Margaux, il quale fece costruire una nuova cantina sotterranea, a quel tempo inusuale nel Médoc. Passata la proprietà ad altri membri della famiglia, Pontet Canet cominciò il suo inarrestabile declino, fino a ridursi a produrre vini comuni per le ferrovie, fincé non fu acquistata da Guy Tesseron, un magnate del cognac che aveva cominciato a estendersi nel mondo del vino. Per un certo numero di anni la famiglia non ebbe le risorse che le sarebbero state necessarie per riportare Pontet Canet al suo splendore, ma la direzione era ormai invertita, e-specialmente a partire dagli anni ’90-, la risalita fu vertiginosa, anche grazie alla nomina di Jean-Michel Comme come direttore della tenuta.

chevalLa posizione di Pontet-Canet è del resto splendida: a nord-est di Pauillac, è praticamente circondata da altre tenute di grandissimo pregio, a partire dai due premiers crus di Lafite e Mouton, a Duhart-Milon, Clerc-Milon e Armailhac: 120 ettari con suoli tipici di Pauillac, ghiaia quaternaria su argilla e calcare. Ottanta ettari vitati, in maggioranza a Cabernet Sauvignon (60-70%), un terzo circa di Merlot, con piccole percentuali di Cabernet Franc (5%) e Petit Verdot (2%) , con un’età media di 35 anni , ad alta densità di impianto (9000 ceppi per ettaro). Dal 2004 Pontet- Canet ha cominciato a convertirsi alla coltura biodinamica, dapprima solo su 14 ettari, poi su tutta la proprietà, con la sola interruzione del 2007, allorquando una terribile infezione di oidio e muffa rese necessario un temporaneo aiuto chimico. Dopo 50 anni interruzione, nel 2009 ha cominciato ad essere ripristinato, per ora solo su una parte della proprietà, l’uso dei cavalli al posto dei trattori, nell’aratura delle vigne: quattro bei cavalli di razza bretone (Reine, Opale, Surprise e Kakou),

I vini di queste ultime vendemmie sono splendidi. Abbiamo assaggiato recentemente quelli del 2005 e del 2007. Naturalmente il confronto è impari. Il vino del 2005 è semplicemente fantastico per vigore, eleganza ed espressività. Quanto di meglio Pauillac può dare: colore rubino scuro brillante, con uno stupefacente bouquet complesso, nel quale si avvertono netti ribes nero, ciliegia e more di rovo, con sentori eleganti di cedro; profondo e balsamico, in bocca si avverte la dolcezza della vaniglia e della liquirizia. Tannini fitti e setosi, che conferiscono al vino una rotondità inaspettata in un grande Pauillac e una notevole eleganza. Lunghissimo. Un vino che arriverà al suo apogeo forse tra una decina di anni e potrà andare molto più lontano. La composizione finale: 70% di Cabernet Sauvignon, 25% di Merlot , 3% di Cabernet Franc e 2% di Petit Verdot. Voto: 95/100.

Pontet_2Quella del 2007, è noto, è stata la vendemmia più difficile di Bordeaux degli ultimi cinque anni, che aveva creato le più grandi apprensioni, salvo poi recuperare quasi miracolosamente. Nonostante tutto, si tratta di un vino più che buono: sapido, elegante e minerale, spicca per un frutto molto fresco e croccante, nel quale emergono, oltre al ribes , la mora e la ciliegia nera. In bocca è pieno, con note speziate dolci , di cioccolato e liquerizia . L’uvaggio finale si discosta da quello del 2005 solo per un punto percentuale in più di Cabernet Franc (4%), mentre l’apporto del Petit Verdot è di appena un soffio (1%). Bellissimo vino anche questo 2007, pur se meno concentrato e potente, fra i migliori in assoluto assaggiati di quest’annata . Voto 92/100 (Pubblicato il 4.4.2011).

 

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