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drink different

La bottiglia dell'antiquario: Pinot nero di San Rocco di Seno d'Elvio Cascina Drago 1985

Drago 3Sono passati esattamente 40 anni (era il 1976) da quando , nella bella Enoteca Partenopea di viale Augusto, a Napoli, mi imbattei nei due vini che allora produceva Luciano Degiacomi, talentuoso farmacista- vigneron albese: il Bricco del Drago, insolito ma eccellente blend di Dolcetto e Nebbiolo , e il Campo Romano, un rosso leggero appena mosso, con in etichetta la dizione “Gran ordinario da mensa”. Di quest’ultimo era restata una trentina di bottiglie, che acquistai tutte per il mio piacere quotidiano.Il Campo Romano prendeva nome dal fatto che nella vigna  erano stati ritrovati frammenti di origine romana.

Allora esso nasceva da un altro blend insolito: grignolino e freisa, ed era piacevolissimo. Morto Degiacomi nel 1995, la cascina Drago che era appartenuta alla famiglia, sembra , fin dal ‘700, fu rilevata dall’amico Beppe Colla, titolare della nota casa vinicola, che già la possedeva in affitto, e che ora ne prosegue la tradizione producendo nuovamente le due etichette principali di Degiacomi. Degiacomi fu una figura davvero interessante e mi si permetterà di spendere ancora qualche parola su di lui. Fu un grande amante delle Langhe, di cui fu  propagandista instancabile, della cucina, dei vini, del paesaggio, prendendo parte come protagonista a tutte le iniziative e agli eventi di promozione di quel territorio: fu tra i fondatori, nel 1955, di Famija Albeisa e nel 1967, con Beppe Colla e Renato Ratti, dell’Ordine dei Cavalieri del Tartufo e dei vini di Alba, di cui fu Gran Maestro per 25 anni, partecipò alla costituzione dell’Enoteca Regionale di Grinzane Cavour e del Museo della civiltà contadina. Pur legatissimo alla tradizione, come vignaiolo non trascurò l’innovazione, essendo fra i primi a importare il Pinot nero (alla metà degli anni ’70) e il Riesling (metà degli anni ’80) nelle Langhe, di cui impiantò rispettivamente 3 e 1 ettari, che andarono ad aggiungersi ai 4 di Dolcetto e altrettanti di Nebbiolo.

Rovistando nella sezione dedicata alle vecchie bottiglie piemontesi della mia cantina, mi sono imbattuto in alcune bottiglie (le ultime) del prezioso Bricco del Drago vigna d’le Macie 1971, e del Pinot nero di San Rocco di Seno d’Elvio, il comune nel quale Degiacomi inmpiantò i suoi tre ettari di Pinot nero. Colla ha da alcuni anni ripreso a produrre questo vino insolito, con l’etichetta Campo Romano, creata da Degiacomi.

Drago1E’ una bottiglia del 1985: l’etichetta, non protetta , è alquanto malridotta, ma sono leggibili il nome del vino , del produttore, e naturalmente l’annata. Molto promettenti, per quanto è possibile osservare dall’esterno, il colore del vino, e il suo livello, ancora al di sopra, sia pure di poco, del collo della bottiglia. Sono passati trent’anni dalla vendemmia. Vediamolo, questo Pinot nero langhigiano. Stappato con molta attenzione (il tappo fortunatamente ha tenuto, senza sbriciolarsi, pur se ormai tenerissimo), lo verso in un ampio calice Riedel da Pinot nero . Il colore ha ancora una sorprendente integrità. Il naso, trascorsi alcuni minuti di presa d’aria, si apre con una certa timidezza iniziale, liberandosi man mano che scorre il tempo, allorquando, dopo iniziali note più affumicate, ne emergono altre di mora essiccata, erbe officinali (alloro e rosmarino), geranio e brandy. Sul palato il vino è decisamente vivo, mostrando una inaspettata freschezza, molto delicato, ma integro. Una bella sorpresa, che mi conferma la sorprendente tenuta nel tempo di questi vecchi vini langhigiani.




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