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drink different

Chablis Le Clos Domaine William Fèvre 2004: ancora ottimo, ma meglio non rischiare

chablis closL’ultima bottiglia del 2004 l’avevo assaggiata tre anni fa e avevo stimato una possibilità di conservazione di 12, forse anche qualcuno in più, anni dalla data della vendemmia. Me ne restavano ancora due-tre bottiglie, di quell’annata, più altre tre della 2005. Parlo dello Chablis Le Clos grand cru del Domaine William Fèvre. Poi, a mettermi una pulce nell’orecchio, ci ha pensato qualche settimana fa una nota di Allen Meadows, grandissimo conoscitore dei vini borgognoni, che si asteneva dal valutare nuovamente questo vino (al quale aveva assegnato 95 centesimi nel 2006 ), in quanto aveva trovato inequivocabili segni di premox nelle tre bottiglie (su tre) da lui aperte per l’occasione.

Così ho deciso di riassaggiare una delle mie bottiglie residue, con un certo timore di dover gettare nel water delle bottiglie di grande pregio, quali erano almeno all’epoca. In cantina ho trovato effettivamente ancora due bottiglie dell’annata 2004. La terza devo averla bevuta in un’occasione più vecchia, senza annotarne il prelievo. Decido di assaggiare quella con l’etichetta più rovinata (la bottiglia , quanto a colore e riduzione di volume sembra invece perfettamente a posto), ormai pronto al peggio. Il vino è già a 14 gradi di temperatura naturale e decido di non refrigerarlo. Il tappo è fortunatamente perfettamente integro e scivola via senza difficoltà. Il colore non appare eccessivamente evoluto, anche se gli anni, certo, sono passati. All’olfatto il vino appare molto maturo, con note floreali secondarie, di thé, pietra calda, ma senza segni di ossidazione, impressione confermata anche dal riassaggio alcune ore dopo. Sul palato è complesso, molto minerale, equilibrato. Insomma un vino che sicuramente ha raggiunto il suo apogeo, ma non è fortunatamente ancora arrivato al suo punto di rottura: ben conservato, come lo è stato finora, avrebbe potuto forse anche arrivare alla data che avevo a suo tempo ipotizzato, ma certo senza altro vantaggio che quello di permettermi di verificare se la predizione era stata corretta. Rassicurato dal test, decido di attendere ancora un anno per l’ultima bottiglia, mettendola in lista tra i vini del prossimo Natale.

Le Clos è , tra i grand cru di Chablis (gli altri sono, partendo da sud: Blanchot, Les Clos, Valmur, Grenouilles, Vaudésir, Les Preuses,La Moutonne, Bougros, tutti sulla riva destra del Serein. La Moutonne non fa parte ufficialmente del gruppo, essendo in parte compreso in Les Preuses e Vaudésir), il più grande per estensione. Nelle sue migliori espressioni, il  vino di questo climat è considerato il più grande e completo. Di grande potenza, ha una mineralità penetrante, talvolta quasi pietrosa. Ricco e profondo, il vino di Les Clos ha, specie in particolari annate, straordinaria longevità. E’ un vino solitamente austero, da attendere, di norma almeno 5-6 anni e in grado di resistere, migliorando, l’assalto di almeno una dozzina di anni e più. Nel 1537 gli exploitants erano 61, oggi sono 27, che si contendono superfici assai ridotte, raramente superiori all’ettaro . Il Domaine William Fèvre ne possiede la parte maggiore (4,12 ettari), splendidamente situati nella parte più alta e in quella intermedia del cru. Le sue parcelle, si collocano al di qua e al di là dello Chemin rural dit du Travers des Clos, e confinano, nella parte settentrionale, con Valmur e con quelle di Vincent Dauvissat, altro Domaine di valore assoluto dello Chablisien. Un’altra porzione si trova , sempre nella parte più alta, nord-orientale, del cru, tra le parcelle dei Domaines Pinson e Vaucoret, confinando, al di là dello Chemin rural du Travers, con quelle di Vincent Dauvissat e Louis Moreau. Le vigne, a Le Clos, partono da un’altitudine di 200 metri, per arrivare a 130: le pendenze sono regolari, abbastanza marcate, ma non così drammatiche come in altri grand cru, tutti situati sulla riva destra del fiume Serein. All’apparenza questo climat è un unico blocco di roccia, uniformemente esposto a sud/sud-ovest. Nella parte più alta, per alcune decine di metri, il suolo è ricoperto da ghiaioni calcarei portlandiani, mentre nella parte più bassa, dove si trova il Clos des Hospices della famiglia Moreau, il suolo è argilloso e profondo. Nella parte intermedia, nella quale si trovano le parcelle del Domaine William Fèvre, i suoli sono tipicamente chablisien,ossia con alcuni metri di spessore di marne argillose di colore blu-giallo, incrostate di conchiglie fossili (le famose exogyra virgula), caratteristiche del kimmeridgiano. Insomma, siamo nella porzione migliore di questo favoloso climat, menzionato già nel 1295 in un atto di Filippo il Bello. Il Domaine William Fèvre, acquistato dal Domaine Bouchard Père et Fils , possiede un ventaglio impressionante di terroirs di Chablis, molti dei quali in Premier e Grand cru (in tutto 77 ettari), che lo pongono automaticamente tra i Domaines di maggior prestigio della Yonne. Il suo enologo è Didier Seguier, che ha uno stile di vinificazione che privilegia la purezza e mineralità dei suoi vini.

Domaine William Fèvre,21, avenue d’Oberwesel, 89800 Chablis, www.williamfevre.com




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