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drink different

Le riviste del vino: Wine Spectator , i numeri di novembre

 

Wine Spectator, vol. 36, no.10, November, 15, 2011, € 11.15 (in Italia)

Due i Tasting reports di questo numero. Il primo riguarda i Cabernet della California dell’annata 2008: una grandissima annata , appena un filo sotto quella eccezionale del 2007, a  seguire un’altra grande annata, quella del 2006, almeno nella Napa Valley. Meno brillante invece Sonoma. Vertice per tre vini, tutti a 98/100: il Les Pavots Knights Valley di Peter Michael, e ben due Napa Valley delle Schrader Cellars.Come di consueto, dopo i Top wines e i Top values (ben cinque vini tra i 26 e i 40 $ a 92/100), segue la Guida  alfabetica ai California Cabernet (7 pagine di vini: nome del vino, dell’azienda, prezzo e punteggio). Ai Cab Cal è poi dedicato anche il retrospective report sull’annata 2001 (curioso, al vertice è ancora un Les Pavots).

Il secondo Tasting report del mese è invece per ai vins bio alsaziani, dell’annata 2009, caratterizzata dagli stessi livelli- molto elevati-di qualità del 2008 e del 2007. Vertice a 94/100 per sei vini: tre Riesling, due Pinot Gris e un Gewürztraminer grand cru : accanto ai nomi ben noti di Zind Humbrecht, Weinbach, Josmeyer e Trimbach, il Riesling Hengst di Barmès Buecher.

La Cover story  del mese è per Tim Mondavi, in apertura del giornale, mentre Christian Moüeix, il “Quiet champion” della rive droite, come è definito dall’autore dell’articolo, Mitch Frank, è al centro di un ampio servizio, dedicatogli come vincitore del Distingushed Service Award 2011 di Wine Spectator,

A completare il numero, un articolo sul revival dei vini andalusi e un altro sui migliori Zinfandel della California. Poi, le consuete rubriche e la Buying Guide , con i Barolo di Marziano Abbona (Terlo Revera 2006), Mauro Veglia (Gattera 2007) e Monfalletto 2007 di Cordero di Montezemolo, tra i vini “highly recommended”, con scores tra 93 e 96 punti. Da leggere le pagine degli opinionisti a proposito del sempiterno tema della utilità delle denominazioni di origine. Stavolta Matt Kramer si interroga sul dilemma denominazione (terroir) o produttore (marchio)? Kim Marcus discute le confusioni che possono derivare dalla coesistenza di denominazioni basate sui territori (come Erste Lage e G.G.) e sulle maturità , ovvero presenza di zuccheri nei Riesling tedeschi.

 

 

Wine Spectator, vol. 36, no.11, November, 30, 2011, € 11.15 (in Italia)

Numero speciale dedicato alla Valle del Rodano, con il titolo “Super Syrah, Great Grenache”.In sintesi: 2009 al vertice per i vini del Nord e continuazione del trend molto positivo per quelli del Sud. Nelle valutazioni di James Molesworth , sono ben otto i Cornas tra i primi dieci (cinque ai primi cinque posti) nella graduatoria dei Top 2009 rossi del Nord; Hermitage e naturalmente Condrieu al vertice tra i bianchi. Per quanto riguarda il Sud, soprattutto Châteauneuf-du-Pape tra i migliori in assoluto (bianchi e rossi) , ma avanzano i Gigondas (cinque tra i 94 e i 96 punti) e i Vacqueyras. “Soil hunters” (è il titolo dell’articolo che segue) sono i membri della famiglia Perrin, proprietari dello straordinario Beaucastel (avete in mente l’Hommage à Jacques Perrin, mourvèdre 100%?) ed altri tenimenti nel Sud del Rodano , nonché di un’azienda in California (Tablas Creek). La retrospettiva del mese è dedicata anch’essa al Rodano, alla Côte-Rotie (annata 2001): sopra tutti i tre crus di Guigal,La Landonne, La Turque e La Mouline. Molto  bene Ogier, Chapoutier (La Mordorée), Delas, Gérin e Vernay. C’è ancora spazio per un articolo sul Merlot di California , sui cambiamenti introdotti nella storica Maison Moët & Chandon da Benoit Gouez e sulla tavola delle feste nel Sud degli Stati Uniti (dalla Virginia al Texas). Poi la consueta Buying Guide : ancora un Barolo , il Cannubi della Cascina Adelaide 2007, in  evidenza tra i vini di altissima qualità, gli highly recommended, tra grabndi champagnes e Syrah. C’è anche un Prosecco (quello di Mionetto) tra gli Smart Values . Tra le opinioni, provocatorio l’intervento di Matt Kramer: Volete davvero i vini costosi? Kramer sostiene che sono piuttosto i piccoli vini ad avere il surprise factor, il fattore sorpresa, mentre i grandi vini sono sempre perfetti, ma assai più prevedibili.

(Pubblicato il 31.12.2011)




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