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drink different

Libri: Grandi Domaines di Borgogna e i vini del Pacifico nord-occidentale

In attesa dell’Asta degli Hospices, girellavo tra i banchi della libreria Atheneum di Beaune, una bellissima libreria “vinosa”, dove è possibile trovare tutto ciò che abbia qualche attinenza con il vino: i libri, naturalmente, ma anche bicchieri, secchielli, decanter e altri accessori per il servizio del vino, T-shirt, tabliers, films in DVD… e vino. Avevo appena dato un’occhiata all’incredibile serie di manga giapponesi “Les gouttes de Dieu”, storie a striscie, ciascuna delle quali celebra un cru, quando mi sono imbattuto nella terza edizione (la prima risale al 1996) del bel libro di Remington Norman e Charles Taylor,RemingtonThe Great Domaines of Burgundy”.

Il libro (che ha la prefazione di Michael Broadbent) ha come sottotitolo di "Guida ai migliori produttori di vino della Côte d’Or." Esso è organizzato secondo un ordine rigorosamente geografico, partendo dalla appellation più settentrionale, Marsannay, fino a quella più meridionale, Santenay. Comune per comune , vengono proposte una carta geografica sinottica , nella quale è possibile rintracciare i diversi cru (colori differenti contrassegnano i grands crus, i premiers crus e i semplici climats villages), una breve descrizione dei vini della zona , e in particolare (quando ve ne sono) dei grands crus, con la loro estensione in ettari , poi, in ordine alfabetico, i vari Domaines. Per ogni Domaine sono riportate storia , proprietà, tipologie di vini e pratiche di coltura e vinificazione , il dettaglio delle parcelle di proprietà nelle diverse zone e la loro estensione. Per esempio, a Gevrey-Chambertin, apprendiamo che il Domaine Claude Dugat, ben noto agli amatori dei grandi vini di Chambertin, possiede proprietà classificate come grands crus nell’ambito delle appellations Chapelle-Chambertin, appena 1000 metri quadrati di vigna piantata nel 1902, Charmes-Chambertin (3000 metri quadrati), di impianto più recente (dal 1976) e Griotte-Chambertin (1600 metri quadrati), impiantati nel 1957. A  queste si affiancano terreni a premier cru a Craipillot/La Perrière e a Lavaux-Saint Jacques, ed altri (poco meno di tre ettari e mezzo) come village, e così via.

I comuni più “popolati” sono indubbiamente Gevrey-Chambertin e Vosne-Romanée, segno di una significativa associazione tra prestigio delle appellations e numerosità dei Domaines di grande reputazione. Nella Côte de Beaune, invece, sono Meursault, Puligny e Chassagne-Montrachet. Le ultime cinquanta pagine del volume sono dedicate a una serie di interessanti e molto utili annessi, sulle appellations, i vitigni, sui microclimi, sui suoli, sulla biodinamica in vigna, sull’importanza del legno, sulla vinificazione dei vini bianchi e rossi, sulle vendemmie 1971-2009, il glossario del vino … Bel libro, arricchito da bellissime foto a colori (di John Wyand, Geraldine Norman e Janet Price) dei Domaines, dei protagonisti , del bellissimo paesaggio della Côte d’Or. Da non mancare da parte di coloro che amano la Borgogna   e i suoi grandi vini.

 

Norman, R. & Taylor, C. (2010), The Great Domaines of Burgundy. Kyle Cathie LTD, 288 pagine, € 48.00

 

 

PDanehowerarliamo ora di un libro che riguarda regioni assai meno conosciute del vino, nel Nuovo Mondo. Parlo del Pacifico nord-occidentale. Tra Stati Uniti e Canada, partendo da Nord, abbiamo la British Columbia   (con quella dell’Ontario, la più importante zona vitivinicola del paese delle Giubbe rosse), lo stato di Washington, l’Oregon e l’Idaho. La British Columbia  è potentemente entrata sulla scena del vino mondiale vincendo alcuni premi internazionali di grande prestigio; Washington è ormai, dopo la California,  la seconda zona vinicola per estensione e importanza degli USA; l’Oregon è unanimemente considerata la più accreditata sfidante dei Pinot noir borgognone, e l’Idaho è il Wild West virtuale della sperimentazione enologica americana.Dopo uno sgrado d’insieme alla vitivinicoltura del Pacifico nord-occidentale e ai suoi motivi di interesse e un breve glossario essenziale, si comincia subito con lo stato di Washington , e a seguire, le altre tre regioni in esame. Innanzitutto una provvidenziale cartina, una scheda sinottica che illustra l’estensione della superficie vitata, il numero delle aziende attive nella regione, il numero di casse prodotte all’anno e l’impatto economico della produzione di vino nello stato in oggetto, le AVAs (le denominazioni di origine locali) con le loro sottoclassificazioni. Poi, per ciascuna delle regioni prese in esame, una introduzione generale, i vitigni più usati e gli stili di vinificazione prevalenti,quindi  le schede dettagliate di ciascuna delle principali wineries per ciascuna AVA: per tutte, indirizzo, calendario di apertura, anno di fondazione , produzione annuale, il vino più noto, quello più importante e il vino best value prodotto (il migliore a basso prezzo) e una breve descrizione narrativa. Circa 80 pegine per Washington, appena un po’ di più (una novantina) per l’Oregon, un po’ meno (60 circa) per la British Columbia,   appena venti per la regione più giovane enologicamente, l’Idaho. Alla fine l’elenco delle varietà coltivate nel Pacifico nord-occidentale, la bibliografia e gli indici. Molte le schede e le finestre che arricchiscono ciascun capitolo (ad es. sul vino biodinamico in Oregon, il “perfetto Washington Cabernet Sauvignon”, o i “wine pioneers dell’Idaho”).

Molto importante per orientarsi in un mondo in rapidissimo sviluppo: basti pensare a quanto sia complicato il panorama delle AVAs e delle loro sottodenominazioni. Sapevate che la Williamette Valley  ha ben 6 sub-appellations (Chehalem Mountains, Dundee Hills, Eola-Amity Hills, McMinnville, Ribbon Ridge, e lo Yambill-Carlton District)? Molto belle le foto di Andrea Johnson, che corredano il volume.

Danehower, C. (2010). Essential Wines and Wineries of the Pacific Northwest.Portland-London: Timber Press, 308 pagine, $ 24.95.

(Pubblicato il 7.1.2012)




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