Questo sito utilizza i cookie per finalità di navigazione, autenticazione e altre funzioni. Navigando su questo sito, cliccando su 'Accetto' acconsenti all'installazione dei cookie sul tuo dispositivo.

Visualizza Privacy Policy

Visualizza i documenti della direttiva europea

Hai rifiutato i cookie. La decisione è reversibile

Hai acconsentito all'installazione dei cookie sul tuo computer. La decisione è reversibile.

drink different

Le riviste estere del vino

Wine Spectator, vol. 37, no.2 May 31, 2012, $5.95

WSMay_2012La copertina di questo numero è dedicata a Danny Meyer, celebre ristoratore nuovayorchese, già tre stelle Michelin, che ha messo in vendita il suo Eleven Madison Park, allorquando il suo chef e il suo general manager gli hanno proposto il dilemma di vendere loro il suo ristorante più famoso, oppure fare a meno di loro, con i quali aveva costruito il suo successo. Alla cucina del New England è dedicato il secondo servizio (ostriche e loabster in trionfo), poi i vini sudafricani: vendemmia 2011 su buoni livelli, dopo un 2010 alquanto sofferto dal punto di vista climatico e un grande 2009, migliore millesimo di questi ultimi 7-8 anni. Il dolce Vin de Constance è al vertice dei vini scelti da James Molesworth, con i suoi 95 /100, poi una bella selezione di vini bianchi (da Sauvignon blanc , Semillon e Chenin) e rossi (Syrah e blend di Cabernet). Annata discreta, anche se non di vertice, quella del 2010, in Austria, dopo un magnifico 2008 e un eccellente 2009. Sontuosi i Veltliner, di eccellente qualità i Riesling. Kim Marcus mette in testa alla sua classifica due dolcissimi Trockenbeerenauslese del Burgenland, poi è la Wachau con i suoi Smaragd a mettere in fila tutti gli altri.C’è anche un po’ d’Italia, in un servizio dedicato ai winemaker “artigiani”, che nelle Marche, come negli Abruzzi o in Toscana, producono vini molto distintivi che sintetizzano in modo molto individuale conoscenze avanzate e vecchie pratiche enologiche. Sono i Marco Casolanetti ed Eleonora Rossi di Oasi degli Angeli con il loro Montepulciano marchigiano (Kurni),Francesco Valentini con il suo Trebbiano abruzzese, Francesca Sfondrini di Massa Vecchia nella Maremma toscana. Ancora un servizio sui vini e la cucina nell’East Land di Long Island, prima delle consuete rubriche (James Laube segnala la qualità crescente dei Pinot noir neo-zelandesi) e la Buying Guide, con le selezioni di Wine Spectator: al Top uno Chardonnay di Margaret River e un Pinot noir delle Santa Lucia Highlands.

(Pubblicato il 25.5.2012

 

 

Decanter, vol 37, n. 9, June 2012, £ 4.20 (in Inghilterra)

Decanter_june_2012Questo numero apre con l’anteprima Bordeaux 2011, per poi focalizzarsi decisamente sui vini del Nuovo Mondo, a cui sono dedicati vari articoli e i panel tastings del mese.

Anteprima Bordeaux: dopo un 2009 e un 2010 eccezionali, un’annata normale.

Non straordinaria (e di fatti i prezzi scenderanno considerevolmente rispetto agli ultimi millesimi: gli appassionati ringraziano), ma con alcune belle riuscite. Non é ancora definitivamente asssestato il quadro delle offerte di vini en primeur, ma l’attesa é di una diminuzione dei prezzi di almeno il 30-35%. Anche i grandissimi verranno probabilmente proposti a prezzi , comunque altissimi, ma fortemente ridimensionati. Un esempio: nell’offerta Millésima, Château Margaux,proposto a 5.340 euro la cassa da 6 bottiglie (ossia 890 euro la bottiglia) nella vendemmia 2010, scende a 2.580 euro la cassa (430 euro la bottiglia). Per quanto riguarda i vini che non fanno parte dei “big five” del Medoc, ossia i cinque premier cru , ovviamente il calo é minore. Un ottimo Margaux 3rd growth, Giscours, veniva proposto a 636 euro la cassa da 12 bottiglia (ossia 53 euro la bottiglia) nel 2010, mentre l’annata 2011 scende a 399 euro e 60 (33 euro e 30 la bottiglia; tutti i prezzi indicati si intendono non comprensivi di IVA), con un calo di quasi il 40%.

Nella valutazione di Decanter, i vini del Medoc che ottengono le fatidiche 5 star (ossia più di 18 ventesimi) sono tre a Pauillac (Mouton-Rotschild, Lafite e Latour), due a Margaux (Margaux e Palmer), uno nelle Graves (Haut-Brion a Pessac-Leognan) tra i rossi.Tra i bianchi,due nelle Graves (La Mission.Haut-Brion e Haut-Brion), ma ben 7 nel Sauternais (Yquem, Fargues, Raymond-Lafin, Rieussec e Suduiraut tra i Sauternes e Climens e Doisy-Daëne a Barsac) .Per quanto riguarda la Right Bank, due cinque stelle a St.-Emilion (Ausone e Cheval Blanc) e tre a Pomerol (Vieux Château Certan, Lafleur e naturalmente Pétrus).

Il capitolo Bordeaux si chiude con un’intervista a John Kolasa,manager di Château Rauzan-Ségla (2nd growth a Margaux) e Château Canon (premier cru- classé B a St.-Emilion). Quindi si passa al Nuovo Mondo. Apre un articolo, dal titolo “Can China produce world-class wine?”, nel quale si considerano le prospettive enologiche dei paesi del cosiddetto BRIC (Brasile, Russia, India e ovviamente Cina).Segue un servizio di Tysen Stelzer su sei giovani produttori di vino australiani molto innovativi. Sempre all’Australia é dedicata una ampia sponsored-guide ai vini del Margaret River, prodotta dal Decanter insieme con l’Associazione degli industriali del vino di questa regione.

Il profilo del produttore del mese é dedicato alla cilena Casa Marin e alla sua impressionante ascesa in appena 15 anni (il primo acquisto di 57 ettari di vigna nel 1997). I Sauvignon cileni sono al centro di uno dei due panel tasting del mese (Casablanca sugli scudi). L’altro panel é dedicato invece ai Malbec della vicina Argentina. Unica presenza europea nella Buying Guide di Decanter, la selezione di vini biodinamici francesi di Isabelle Legeron.Mi piace segnalare la bella perrformance di due vini del Domaine des Roches-Neuves, il bianco L’insolite e il rosso Terres Chaudes, tra i miei vini preferiti della Loira (del primo abbiamo già parlato, dell’altro si parlerà in uno dei prossimi servizi di questo blog).

Tra gli altri servizi di questo numero segnalo l’interessante articolo di Richard Mayson sui Porto single-quinta, talvolta sottovalutati rispetto ai Porto “classic” (ossia blend di diverse tenute), anche perché imbottigliati da soli nelle annate meno favorevoli, ma che in taluni casi raggiungono vertici straordinari. Due nomi? Il Nacional di Quinta do Noval e il Vinha velha di Vargellas.

Curioso l’articolo sugli arzilli vecchietti wine-maker di Harrogate nel New Jersey, un gruppo di appassionati  del vino dall’età media di 85 anni che hanno costituito un singolare club che organizza degustazioni, seminari sugli abbinamenti vino-cibo e la vera e propria produzione di vini.

La Travel Guide del mese riguarda una regione della Germania, vicina all’Alsazia, enologicamente ancora poco conosciuta, il Baden Wurttemberg (nel prossimo numero di “Piccoli assaggi” presenteremo un interessante Spatburgunder di questa regione).

La Wine Legend del mese é una favolosa bottiglia di La Tâche del Domaine de la Romanée-Conti del 1978. Una frase di Michael Broadbent: “ Se Romanée-Conti é Beethoven, per me La Tâche é Tchaikovsky”.

Infine la sezione dedicata agli investimenti: i collezionisti allentano la morsa sui grandi Bordeaux e puntano ora sulla Borgogna e i grandi vini italiani: chi ha in cantina soprattutto bottiglie di grande formato di piemontesi e supertuscan, specie di vecchie annate, faccia un pensierino sulla possibilità di venderli. Infine, un nuovo capitolo per i grandi collezionisti : i libri antichi sul vino.

(Pubblicato il 27.5.2012)

 

La Revue du Vin de France, n. 561, maggio 2012, € 5.90 in Francia, € 6.50 in Italia

RVF_mai_2012La cover di questo numero è ovviamente dedicata all’Anteprima dei grandi crus di Bordeaux 2001, in attesa, nel prossimo numero, dell’Anteprima Francia , comprendente le altre regioni, dall’Alsazia alla Borgogna.

235 Châteaux sotto i riflettori dunque, in un’annata che anche la RVF giudica “normale”, dopo i fuochi d’artificio delle ultime due vendemmie precedenti.

La classificazione adottata dalla RVF è un po’ diversa da quella di Decanter, ponendo al vertice dell’annata le cosiddette ”réussites exceptionnelles”, che corrispondono all’incirca ai Decanter Awards. Sia per la RVF che per Decanter, le valutazioni sono comunque espresse in ventesimi , e non in centesimi come per Wine Spectator o Wine Advocate. Attenzione però: le 5 stars di Decanter si intendono comunque per un punteggio superiore ai 18 ventesimi, mentre la RVF include nelle riuscite eccezionali anche vini valutati con punteggi più bassi, purché al vertice dell’appellation: ad es. , Château L’Eglise-Clinet, un cru di Pomerol, è valutato tra 16.5 e 17.5 /20. Se, per ragioni di comparabilità, mantenessimo lo stesso limite di 18.5/20, non vi rientrerebbe nessun vino rosso di Bordeaux. L’unico ad avvicinarvisi sarebbe Château Ausone, a St-Emilion con i suoi 17.5-18.5/20. Meglio i bianchi di Pessac-Léognan, con Smith-Haut Lafitte e Chevalier, con 17.5-18.5/20 al vertice . Un punto sotto Haut-Brion, La Mission-Haut-Brion e Malartic-Lagravière. Benissimo, invece, secondo gli esperti della RVF, per i grandi bianchi moeulleux: Yquem innanzitutto (18.5-19.5), poi, sorprendentemente, Nairac (18-19), Sigalas-Rabaud, e Fargues, con lo stesso punteggio, e subito sotto, Climens, Daisy-Daëne e Lafaurie-Peyraguey (17.5-18.5).

Il numero di questo mese è introdotto da una lunga intervista a Michel Rolland, bravissimo e discusso wine-maker, ritenuto il Parker di Francia, già sbeffeggiato da Nossiter in Mondovino.Molto interessante l’inchiesta sui tempi di servizio dei grandi Bordeaux e Bourgogne. Non ci sono ricette sicure: molti vini, inizialmente chiusi , possono essere apprezzati dopo due ore dalla stappatura, ma altri diventano sorprendentemente disarmonici e aggressivi per svelarsi nella loro reale grandezza due giorni dopo . Poi un dibattito sui voti assegnati ai vini:molte le voci dissenzienti, tra cui Michel Bettane considera una menzogna i sistemi di votazione “universali”. Ne riparleremo. Riflettori sul Domaine de La Bégude a Bandol (degustazione di grandi rossi dal 1998 al 2009) e poi sull’Andalusia e i vini di Jerez: lo charme dei suoi Manzanillas e finos.Il “faccia a faccia” del mese confronta duie espressioni “esotiche” del Pinot noir: quella di Alsazia e quella della Côte Champenoise: di fronte Albert Mann e Egly-Ouriet. A seguire ritratto di un biodinamico rsistente: Mark Angeli, della Ferme de la Sansonnière, che si ostina ad etichettare semplicemente i suoi vini come “Vin de France”.Nella sezione centrale dedicata alle degustazioni, oltre all’anteprima Bordeaux, di cui abbiamo già parlato: Saint-Aubin, bella appellation emergente della Côte de Beaune, e rossi austriaci tratti da uve Saint-Laurent.Alle terrazze di Larzac, nella Languedoc, è dedicato un bell’itinerario, poi un’inchiesta sui rischi derivanti dall’espansione urbana, che si mangia ogni anno in lottizzazioni molti ettari di vigneti. Poi spazio all’imminente Grand Salon de la RVF, che si terrà a Parigi ai primi di giugno nel magnifico Palais Brongniart, che fu il Palazzo della Borsa. Poi le consuete rubriche (gli abbinamenti secondo Olivier Poussier, il grand accord del mese, gli indirizzi di ristoranti, bistrot e cavistes).

(Pubblicato il 27.5.2012)

 

La Revue du Vin de France, n. 562, giugno 2012, € 7.50 in Francia, € 8.00 in Italia

RVF_juin_2012Dopo l’Hors-série n. 22 dedicato all’enoturismo ( 35 itinerari che toccano praticamente tutte le principali regioni viticole di Francia più Parigi, nonché Portogallo , Italia, Austria, Svizzera, Germania e Sud Africa), va in edicola l’atteso numero di giugno, 256 pagine dedicate al millesimo 2011. Nel numero precedente era presentata l’anteprima Bordeaux dedicata ai grands crus, in questo vengono esaminate tutte le diverse aree francesi (in ordine alfabetico, dall’Alsazia al Sud-Ouest, con alcune schede dalle altre zone del mondo enoviticolo (Spagna-Ribera del Duero, Italia-Toscana, Australia –Adelaide Hills, Sud Africa-Claramont, Stati Uniti-Napa Valley , Cile e Argentina ). Dopo due grandi annate (2009 e 2010) quella del 2011 si presenta come un’annata “normale”, o, come dice Antoine Gerbelle, una medaglia di bronzo, dopo l’oro del 2010 e l’argento per il 2009. In realtà il quadro appare molto sfaccettato. Annata da négociant, si direbbe a Bordeaux, per indicare un’annata in cui conterà molto la capacità del négoce, di proporre vini di qualità a prezzi accettabili dal mercato, in decisa sofferenza (la previsione è un calo medio del 35-40% dei prezzi); annata da vigneron si direbbe in Borgogna, dove la grande diversità di terroirs e la frammentazione della proprietà, in un’annata eccezionalmente precoce come quella del 2011, faranno emergere quei produttori che avranno saputo fare le scelte giuste . In generale l’annata 2011 promette di dare bianchi ben riusciti, freschi ed eleganti; i rossi soffriranno un po’ di più (nel Medoc meglio i cabernet, in Borgogna,Pinot noir piuttosto teneri, fruttati, ma in deficit sdi acidità e con tannini molto morbidi).

In questo denso numero c’è spazio per un’inchiesta sui rivenditori di vino su Internet (da Millésimes a Dubecq) e per una bella intervista a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food. Ponendo l’enfasi sulla responsabilità piuttosto che sull’edonismo, Petrini sostiene che il gusto, la bontà di un vino non è più l’unico criterio per valutare un vino, anche per il quale vale la regola del “bon, propre et juste”. Altrimenti si fa come quegli allevatori di maiali della Bretagna , che, per avere dei prosciutti di qualità, se ne infischiano di distruggere l’habitat delle loro ostriche, inquinando oltremisura il mare.

(Pubblicato il 4.6.2012)

 

Terre de Vins, n. 17, maggio-giugno 2012, € 6.00 in Francia, € 7.10 in Italia

TdV_mai_juin_2012Riprendiamo a recensire questa bella rivista, recentemente premiata come migliore rivista dedicata al vino del mondo. Il numero (la pubblicazione è bimestrale) di maggio-giugno è ovviamente ampiamente dedicato alla degustazione dell’annata 2011 a Bordeaux. Forse troppo prematuramente bollata come di scarso interesse da Parker, questa annata atipica (primavera molto calda, luglio triste, agosto piovoso, con ritorno dell’estate a settembre) va valutata, secondo Bettane & Desseauve caso per caso. Vi sono riuscite eccellenti, vicine o superiori ai 19/20 : tra i grands crus Haut-Brion (anche en blanc) e La Mission-Haut Brion a Pessac-Léognan, Léoville-las-Cases a St. Julien, Mouton-Rotschild, Latour e Lafite a Pauillac, sulla rive gauche, a Ausone, Pavie, Cheval blanc, Bellevue-Mondotte e Valandraud a St.Emilion, Vieux Château Certan. Pétrus e Trotanoy a Pomerol, sulla rive droite. Ai soliti livelli Yquem, nel Sauternais. Molti altri grandi crus sono appena un soffio sotto: da Cos d’Estournel a Margaux, da Palmer e Montrose a Pontet-Canet (incredibile la sua ascesa in questi ultimi dieci anni). Ma soprattutto ci sono molte belle sorprese tra vini di minor prestigio: ad es. Château Meyney a St.Estèphe o Château Saint- Pierre a St.Julien (bella regolarità).

Ai primeur bordolesi fa seguito un’altra grande degustazione, questa volta dedicata ai rosé della Languedoc e del Roussillon della vendemmia 2011 (dieci belle etichette sopra i 14/20). Altri servizi: ancora vini naturali, Bernard Magrez sul divano, viva il sughero, il domaine la Croix Saint-Eulalie a Saint-Chinian, intervista sul vino al filosofo André Comte-Sponville. La “saga” di questo numero è dedicata alla famiglia Dubourdieu. Poi: la Cave Perret a Saint-Joseph, Bordeaux gourmand, itinerario nella region nantaise, patria del Muscadet, il vino del deserto peruviano, cucina in Provenza e nel Var e le consuete rubriche (Pubblicato il 4.6.2012).




 Privacy Policy