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drink different

Le riviste italiane

 Bibenda , trimestrale, anno XI, n. 40, marzo 2012, € 9.00

Bibenda_40In copertina un rustico sfilatino, e difatti al pane è affidata l’apertura di questo numero, con due servizi. Il primo si intitola “Il pane ferito” , sui rischi dei cosiddetti “miglioratori”. Il secondo , più positivo, si intitola invece “Buono come il pane” e riguarda i benefici bionutrizionali del pane. La prima degustazione di questo numero, invece, è per i vini delle aziende facenti parte del Gruppo Italiano Vini (GIV): si tratta di ben 15 cantine in 11 differenti regioni raccolte sotto questo marchio. Molte le etichette storiche, come Bolla, Carpené Malvolti, o Melini. A seguire una verticale dedicata al Santa Teresa, Frascati superiore di Fontanacandida, una cantina di Monteporzio Catone facente parte del Gruppo. Una cantina che produce grandi volumi di vino, ma attenta alla qualità, che ha saputo valorizzare questo vino laziale, un tempo famoso e ora forse fin troppo sottovalutato: 12 annate, dal 1997 al 2009, che mostrano una bella continuità del Santa Teresa, fatta eccezione per un piccolo , ma giustificato appannamento nelle difficili vendemmie del 2002 e del 2003.

Dopo il pane, un altro ingrediente importante delle nostre tavole , i legumi, a cui è dedicato un ampio servizio, con allegata degustazione dei migliori abbinamenti ai piatti della ricca tradizione gastronomica regionale. Altre degustazioni comprese in questo numero sono quelle dei vini dell’ azienda I Balzini, di Barberino Val d’Elsa (verticale de I Balzini white label, uvaggio di Sangiovese e Cabernet Sauvignon, dal 1987 al 2008), gli spumanti di Franciacorta del Barone Pizzini, i vini della Pio Cesare, nell’Albese, con una verticale del Barolo della casa e della selezione Ornato, i grandi champagnes di Dom Perignon.Un ampio servizio centrale è dedicato ai vini di una regione tra le più trascurate d’Italia dal punto di vista enologico, la Calabria. La degustazione di un’ampia selezione di vini cosentini mostra una realtà in movimento e qualche bella sorpresa. Un articolo curioso, ma molto interessante è quello di Alessandro Ragazzo sui nebbioli d’Australia. Pochi sanno che, insieme con i grandi vitigni internazionali , in Australia è arrivato anche il Nebbiolo. Siamo ovviamente lontani dai nostri grandi Barolo e Barbaresco, ma non mancano alcuni risultati di buon livello. L’articolo ci informa che sono circa 90 i produttori di vino a base di Nebbiolo in Australia, e che si trovano un po’ dappertutto, dal Queensland, fino al Sud Auastralia.

Ancora due servizi , oltre alle consuete, numerose rubriche (dagli appunti di degustazione al magazzino delle emozioni) e ai consueti spazi dedicati agli olii extra-vergini e ai distillati: uno, più tecnico, dedicato agli odori del vino , di Ugo Zampetti, e l’altro sui vini italiani alla conquista del mondo, cioè dei grandi mercati internazionali ( con una lista di etichette che hanno saputo affermarsi all’estero).

(Pubblicato il 30.5.2012)

 

Spirito di Vino, anno IX, n. 49, aprile-maggio 2012, € 6.00

SdV_49Il titolo di copertina è la domanda “Vuoi fare business in Cina?” Se ne parla con Lion Hung, importatore in Cina con 100 punti di vendita, il quale spiega che, nel 2030, al posto degli attuali 10 milioni di consumatori cinesi di vino , ce ne sarà una cifra vicina ai 240 milioni. E’ lo stesso governo cinese, per ridurre il consumo di superalcolici, a favorire la diffusione del vino, ritenuto meno dannoso.

Negli altri servizi, molta Toscana: degustazione di Mormoreto a confronto con grandi vini di Bordeaux e della California (molto bene quello del 2008, 91 punti); Nobile di Montepulciano di Boscarelli, con l’assaggio di otto annate , dal 1979 al 2007 (al vertice 1983 e 1991). Poi: verticale di Barbaresco Gaja, con sei annate dal 1981 al 2001 (punteggio più alto al vino del 1997, con 96 punti, ma grande vino anche quello del 2001); Picolit di Rocca Bernarda, tanto amato da Veronelli (grandissimo 1997); cinquant’anni di Sangiovese di Romagna, con la degustazione di 29 bottiglie, tra le quali sei, ormai introvabili, degli anni ’70, quando Veronelli, contro tendenza, sostenne che esso fosse capace di invecchiare; ancora vini biologici.

Marco Tonelli firma un articolo dedicato all’Amarone Masi , con le schede di 20 grandi assaggi di vecchie annate (top wines il cru Mazzano del 1983, con 96 punti, e il Campolongo di Torbe del 1995, appena sotto). Si parla poi di grandi abbinamenti , tra gli spumanti di Bellavista e la cucina di Lionello Cera (Antica Osteria di Cera, Campagna Lupia) ; del nuovo ristorante Casadonna di Niko Romito a Castel di Sangro, in un convento benedettino del ‘500 sapientemente ristrutturato; della masseria Relais Le Fabriche, vicino Maruggio, nel tarantino, di Alessia Perrucci; delle grappe della famiglia Nonino ; dei vini di Giorgio Grai, magnifico enologo ottuagenario, infine dell’eterno problema dei tappi (di sughero, di vetro, sintetici, a vite?). Oltre alle consuete, numerosissime rubriche, c’è spazio per un ultimo curioso servizio , su una cena “per soli uomini” con grandi bottiglie.

 

Alla rivista è allegato il secondo numero di “Fine Spirits”, supplemento dedicato interamente ai distillati. Questa volta si parla, tra l’altro, di saké e di mezcal (Pubblicato il 30.5.2012)

 

Gambero Rosso, n. 242, marzo 2012, € 4.90

GR_marzo_2012Ci limitiamo a parlare della parte vinosa di questa rivista, che ci sembra sempre più marginale rispetto a quella gastronomica. L’articolo più interessante è quello dedicato a “Il Nebbiolo dei graniti”, ossia al Carema, grande vino rosso purtroppo quasi dimenticato (solo 16 ettari iscritti alla doc, contro i quasi 40 della metà degli anni ’60) . Segue una verticale del più importante produttore di questo vino, Luigi Ferrando, dal 1957 al 2005. Poi bianchi e rossi dei Colli senesi, anteprima Taurasi (vendemmia 2008), abbinamento con l’uovo al tegamino- al burro- (vincitore un Gewurztraminer ), la consueta carrellata di assaggi de “Il bere bene” (Oltrepo’ e Chiaretto del Garda); elogio dell’Yquem nella corrispondenza di Bettane & Desseauve, poi nulla più.

 

Gambero Rosso, n. 243, aprile 2012, € 4.90

GS_aprile_2012L’articolo principale , tra quelli dedicati al vino, è quello dedicato alla “Primavera di Mendoza”, ossia al al Malbec argentino (al vertice Cheval des Andes 2007, Adrianna 2007 e Lindaflor 2006 , insieme ad uno Chardonnay Catena Alta Zapata 2008, con 90 punti). Poi “I dodici dell’Apocalisse”, titolo che indica i “4 vini 4” preferiti , rispettivamente, da Gianni Fabrizio, Eleonora Guerini e Marco Sabellico, i vini da assaggiare prima del giorno fatidico. Ancora un servizio sui “Sette terroirs anticrisi”, dedicato a quei vini, dal Lambrusco al Prosecco, che sono amati in patria, ma ancora di più dai mercati internazionali, poi si parla di Champagne Jacquart e di vini pugliesi , con i migliori vini degli autoctoni Negroamaro, Primitivo e Nero di Troia.

Quindi: abbinamento vino e ostriche (vince un Moscato giallo dell’Alto Adige); Anteprima Amarone ; la rubrica “Bere bene” , praticamente la guida ai vini buoni ed economici, poi venduta come pubblicazione autonoma tutti gli anni in edicola e in libreria (una cinquantina di etichette venete, oscar assegnato a un Bianco di Custoza). Infine, la pagina di Bettane & Desseauve: vini europei e mercati cinesi.

 

Gambero Rosso, n. 244, maggio 2012, € 4.90

GR_maggio_2012La parte vinosa, in verità abbastanza ridotta, di questo numero, comincia (dopo le torte di nozze e “piatti essenziali”) con gli Champagnes di Bruno Paillard , con una verticale di millesimati e non (vertice per un Blanc de blancs del 1996, con 96 punti). Quindi i nuovi vini di Sardegna, con le sperimentazioni avviate da sei note cantine dell’isola, dal gallurese al Sulcis; i migliori vini prodotti dagli Istituti enologici italiani ; abbinamenti con la bistecca: vince un Brunello di Montalcino (per la verità ci piacerebbe sapere non solo chi vince, ma come sono scelti i vini messi a confronto). Per finire, le anteprime, dedicate ai grandi rossi toscani: Chianti classico 2010 e riserve 2009, Nobile di Montepulciano 2009 e riserve 2008, Brunello 2007.

(Pubblicato il 31.5.2012)

 

Gambero Rosso, n. 245, giugno 2012, € 4.90

GR_giugno_2012Numero decisamente pre-estivo del Gambero. Questa rivista ingrassa d’inverno (numeri poderosi con centinaia di pagine e servizi- certo anche molta pubblicità- spesso anche supplementi allegati) e dimagrisce d’estate. Il numero di giugno è decisamente più snello : arriva a 146 pagine anche grazie ad un inserto promozionale della Regione Sicilia di 18 pagine. Conseguentemente anche la parte vinosa, della quale ci occupiamo, è abbastanza ridotta in termini di spazio, non però per il peso dei temi toccati. Il primo, infatti, è un ampio servizio sui vini della Côte d’Or , e l’altro riguarda il secolare, dibattutissimo problema del migliore abbinamento per la mozzarella di bufala. Bisogna poi aggiungere due note di opinionisti, riguardanti il vino: una, dal titolo evocativo di “Odore di zolfo”, firmata da Bettane & Desseauve, che invita a diffidare dagli estremisti “bio” e della loro condanna “di principio” di molte pratiche enologiche, spesso utili e talvolta indispensabili (vedi l’aggiunta di lieviti selezionati durante la fermentazione o l’utilizzazione di zolfo nella vinificazione); l’altra è quella di Eleonora Guerrini a commento della decisione di Château Latour di non accedere più alle vendite en primeur a partire dalla vendemmia 2012 (cosa in verità ben diversa da quanto annunciato dal fuorviante titolo “Latour esce dal mercato”).

Archiviata la svista dell’apertura del servizio sui vini della Côte d’Or, di cui si è già detto abbastanza nella rubrica dedicata agli errori e alle disattenzioni della stampa specialistica del vino, diciamo qualcosa nel merito di questo interessante articolo. Si tratta ovviamente di osservazioni personali, legate a semplici preferenze o valutazioni di opportunità , e non investe assolutamente la legittimità del taglio scelto dagli estensori di questo servizio, che è comunque benvenuto. Gli autori hanno ripartito la loro inchiesta in due parti, una dedicata ai vini bianchi e l’altra ai vini rossi, e, implicitamente-ma non è detto- ai bianchi della Côte de Beaune e ai rossi della Côte de Nuits, che costituiscono insieme la Côte d’Or. E’ importante qui ricordare che, grosso modo, le cose coincidono, ma non completamente : ad esempio, nella Côte de Beaune sono quasi tutte i premier e grand cru bianchi della intera Côte d’Or, eccezion fatta per la piccolissima porzione di Musigny blanc grand cru, e i premiers crus bianchi di Morey-Saint-Denis e Nuits-Saint-Georges, mentre tutti i grand cru rossi, ad eccezione del Corton rouge, sono nella Côte de Nuits . Forse, per completezza dell’informazione, sarebbe valsa la pena di rendere esplicito questo punto. Tra l’altro il Pinot noir del Nord della Côte d’Or (ad esempio di Gevrey-Chambertin) è ben diverso da quello della zona sud (ad es. di Beaune o Volnay ). Le due differenti sezioni e le annesse degustazioni sono introdotte da due brevi articoli, dedicati rispettivamente al fenomeno dell’ossidazione precoce, che ha colpito i vini di alcuni produttori di grandi bianchi borgognoni in alcune passate vendemmie, e l’altro alla cosiddetta e dibattuta vendemmia intera, ossia con o senza raspi. Si tratta di temi complessi, che francamente non so quanto interessino i lettori non specialisti , forse più attratti dalla conoscenza dei territori e delle vendemmie che dai problemi tecnici (e talvolta filosofici) degli enologi. Su questo mi sembra si debba far tesoro del pragmatismo di una vignaiola di grande talento, come Cécile Tremblay, che, come detto nel servizio, ritiene che la decisione di diraspare o no debba dipendere dalle caratteristiche dell’annata e delle uve. Infine un’osservazione su vini scelti per le degustazioni. Bianchi: il Meursault è un grande vino e sicuramente fa parte dell’aristocrazia dei vini bianchi della Cote d’Or. Ma perché parlare unicamente di Meursault in un servizio dedicato ai ”vini bianchi della Cote d’Or”? E i vini di Puligny e di Chassagne, con i loro fantastici premier e grand cru, i Corton Charlemagne e, perché no, i Saint-Aubin, in vigorosa crescita di reputazione ? Lo stesso potrebbe valere per i rossi. I rossi di Corton hanno dato belle espressioni in queste ultime annate, e anche alcuni premier di Beaune , Volnay e Pommard avrebbero meritato qualche scheda, forse più dei pur buoni Savigny-lès-Beaune. Infine: Dujac è noto per i grands crus di Morey-Saint-Denis, piuttosto che di Gevrey-Chambertin (penso ai suoi monumentali Clos-Saint-Denis , Bonnes Mares e Clos de la Roche). Nel prossimo servizio?

(Pubblicato il 3.6.2012)




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