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drink different

Libri: il Tokaji di Hegyalja

Lambert- Gócs, M. (2010). Tokaji Wine. Fame,Fate, Tradition. Williamsburg , VA:: Ambell Press, 269 pp., € 26.00 .

LambertPer tutti coloro le cui conoscenze relative al Tokaji si riducono al fatto che si tratta di un vino dolce ungherese , un tempo molto apprezzato dagli zar, ora c’è questo bel libro, unico nel suo genere, di Miles Lambert-Gócs. L’autore è americano ( è infatti nato a Brooklyn e vive in Virginia), ma i nonni materni erano ungheresi, originari della Transilvania, immigrati negli Stati Uniti nei primi anni del Novecento: Lambert è vissuto con loro fino all’età di sette anni, essendo figlio di un ufficiale di carriera della Marina.

La famiglia del nonno , al quale l’autore ha dedicato il suo libro, aveva posseduto per oltre trecento anni una vigna, appena un po’ a nord della regione del Tokaji, ricevuta nel 1655 da un antenato, così come altri soldati,    da parte del principe Giorgio Rákóczi, con il riconoscimento della nobiltà minore (l’esenzione dalle tasse), perché proteggessero le sue terre dagli Ottomani e gli Asburgo..

L’autore ha impiegato più di trent’anni a raccogliere una documentazione incredibile su tutto ciò che riguarda questo grande vino e la regione dalla quale proviene , Hegyalja (terre, popolazioni, personaggi, tecniche…), nella convinzione che il Tokaji potesse recuperare la sua antica grandezza solo riappropriandosi pienamente della sua storia.

Il libro, una vera miniera inesauribile, si articola in quattro parti. La prima riguarda le popolazioni e gli attori ed è, come quelle successive, ordinata per voci (ben 146) in ordine alfabetico. Ovviamente vi sono citati russi e polacchi che furono tra i primi ad acquistare e commercializzare il Tokaji, ma nessuno si sorprenda che una delle voci riguardi gli italiani, i quali furono tra quelli che ripopolarono la regione di Hegyalja , dove il Tokaji è nato, dopo le devastazioni dei Tartari della metà del 1200. Naturalmente sono citati tutti i personaggi a cui è legata la storia di questo vino straordinario, tra i quali la famiglia dei principi Rákóczi, che, agli inizi del ‘600 possedettero moltissime proprietà nella regione , e perfino l’alchimista Paracelso che visitò Hegyalja nel ‘500 e si occupò della leggenda che voleva che nel Tokaji vi fossero parti di oro.

La seconda parte (115 voci) è dedicata alle località, ai villaggi e alle città del Tokaji: ovviamente, tra queste, Hegyalya , e Tokaji, la città da cui il vino ha preso il nome, che si trova sul lato sudorientale della regione, lungo il fiume Bodrog.

La terza parte (295 voci) riguarda le colline e le aree di produzione, i diversi siti da cui deriva l’identità passata e attuale del Tokaji. Tra questi ritroviamo i nomi di molti dei Tokaji che beviamo ancora oggi: Dereszla, Oremus, Pajzos, e così via.

Infine, la quarta parte , riguarda tutto ciò che attiene alla produzione del Tokaji, le varietà di uva impiegate, i modi e le tecniche di produzione, le diverse tipologie, ecc. Qui il lettore troverà tutto ciò che occorre sapere per distinguere un Tokaji Aszù, il più noto dei vari Tokaji, da uno Szamorodni e da un Tokaji Eszencia, ed inoltre che cosa significa che un Tokaji abbia solo tre ovvero cinque o sei puttonyos, come viene annotato sulle varie etichette..

Insomma un bel libro, erudito e complesso, che piacerà a quanti si interessano alle origini e all’”anima” dei grandi vini. Deluderà, invece, chi si aspettasse di trovarvi gli indirizzi dei produttori e la indicazione dei vini che hanno ottenuto i punteggi più alti dagli assaggiatori.

 

A conclusione di questa breve scheda, vale la pena di ricordare che il Tokaji si produce nella regione di Hegyalja, che si trova nella parte nord-orientale dell’Ungheria , ai confini con la Slovacchia e l’Ucraina. Dei più di 6.000 ettari di vigna, a seguito della divisione susseguente al Trattato di Trianon del 1920, 170 circa sono in territorio slovacco e la rimanente parte in Ungheria, sicché non casualmente viene ritenuto vino ungherese per eccellenza, pure se anche il vino prodotto in Slovacchia può fregiarsi del nome di Tokaji. L’area di Hegyalja comprende le terre dominate dai monti Zemplen, di origine vulcanica. Queste godono di condizioni climatiche molto favorevoli alla coltivazione della vite. Protette dai Carpazi dalle correnti fredde settentrionali, ricevono l’influsso di aria più mite delle zone pianeggianti più meridionali. La vicinanza dei fiumi Tibisco e Bodrog, con le loro acque, rende questo territorio piuttosto umido , ciò che favorisce lo sviluppo della botrytis. I suoli sono argillosi, di natura vulcanica, le uve attualmente impiegate- c’è infatti stata nel tempo una notevole evoluzione-sono il Furmint e l’Hárslevelŭ, insieme con il Moscato bianco (Sárgamuskotály) e lo Zéta (un incrocio tra il furmint e il bouvier , chardonnay x silvaner, originariamente chiamato anche oremus). La tipologia più famosa del Tokaji è indubbiamente l’Aszú. Questo è ricavato da uve botritizzate raccolte manualmente, acino per acino, insieme con altre appassite sulla pianta, fino a novembre inoltrato. Dalle uve botritizzate viene ricavata un impasto molto dolce che viene aggiunto al vino base ottenuto in precedenza, provocando una rifermentazione dalla quale si otterrà l’aszú. La pasta di uva ricavata dalle uve attaccate dalla muffa nobile é posta in speciali gerle dette puttony, della capienza di circa 25 Kg..Al vino si possono aggiungere fino a 6 puttonyos per ogni 136 litri (un Gönc). Con 6 puttonyos il vino avrà un residuo zuccherino di almeno 150 gr./litro. Un 3 puttonyos avrà invece circa 60gr/l., un 4 ne avrà 90 gr./l. e un 5 ben 120 gr./l. Esso deve obbligatoriamente affinarsi almeno due anni in legno, e uno in vetro prima di essere commercializzato. Vi è poi un Tokaji Aszú. Eszencia , nel quale sono immessi 7 puttonyos, rarissimo e di intensità eccezionale. Questo raggiunge i 180gr./l. , fermenta spesso per più anni e deve maturare per almeno cinque anni, di cui tre in legno. Raggiunge invece addirittura i 400-500 e talvolta 700. gr/litro il residuo zuccherino del Tokaji Eszencia, con appena 5-8 gradi di alcool , un vino incredibilmente concentrato , ovviamente rarissimo e costosissimo.

Meno dolce e ovviamente di minore prestigio del Tokaji Aszu è lo Szamorodni , che è ricavato da uve non botritizzate, e non raccolte manualmente acino per acino, come l’Aszù, con l’aggiunta di una percentuale di uve Aszú : è generalmente assai più secco, anche se, nelle versioni più dolci, può raggiungere i 30 gr./l, e che può invecchiare normalmente per una ventina di anni.

Originariamente l’Aszú non era necessariamente fatto con uve attaccate dalla botrytis, ma solo con uve lungamente essiccate e quindi con un succo molto dolce e concentrato (del resto deriva il nome da aszupatak, che significa torrente secco, cioè senza acqua). Quella di fare uso di uve attaccate dalla botrytis fu una innovazione che avvenne nel XVII secolo, come precisa Lambert-Gócs nel suo libro, da un pastore protestante, Laszló Máté Szepsi, che fu anche il cantiniere della moglie di Giorgio Rákóczi I, e si diffuse nella regione di Hegyaljia dopo il 1655.Sembra quindi, anche se non esistono fonti certe al riguardo che il Tokaji abbia preceduto (anche se non di molto) il Sauternes come primo vino prodotto con uve attaccate dalla muffa nobile. Dopo alcuni decenni di appannamento di una fama secolare che lo rese uno dei vini maggiormente ricercati dai sovrani di Europa, il TokajI sta gradualmente ritornando ai livelli di qualità che gli competono, anche grazie anche a massicci investimenti stranieri.

Non è necessario svenarsi per bere dell’ottimo Tokaji, anche se ci sono bottiglie storiche di livello eccezionale, che costano migliaia di euro. Con 30-40 euro è già possibile bere una buona bottiglia di un 5 puttonyos. Ve ne proponiamo una di un Tokaji che ha origini molto antiche e certamente nobili, il Tokayi Dereszla. ,

DereszlaAbbiamo assaggiato due bottiglie dell’annata 2003 (intorno ai 30 euro in enoteca). Si tratta di un eccellente Tokaji, bello già al colore, dorato luminoso, con uno spettro olfattivo ampio e complesso, con note di pera, albicocca e buccia di arancia, fresco e gradevolmente dolce al palato, senza alcun accenno di stucchevolezza, dall’ eccellente equilibrio tra dolcezza e acidità. La valutazione delle due bottiglie è omogenea (93/100).

Dereszla è tra i siti più antichi di produzione del Tokaji, essendo citato, come ricorda Lambert-Gócs, già nel 1255.Le prime testimonianze circa la produzione di vino risalgono al XV secolo, essendo Dereszla citato tra i siti utilizzati da re Sigismondo per il pagamento delle tasse da parte dei contadini: a quel tempo le tasse erano appunto pagate in vino. Verso la metà del secolo Dereszla divenne proprietà della famiglia Hunyadi, poi passò sotto il controllo degli Asburgo durante la dominazione turca e poi fu amministrata dai principi di Transilvania. Dopo il trattato di Linz del 1645 divenne proprietà dei principi Rákóczi, e poi degli Aspremont, per via delle nozze tra un Aspremont e una Rákóczi. Dereszla passò poi alla famiglia Wolkenstein fino alla metà dell’ottocento, fu successivamente requisita all’epoca dell’olocausto, essendo allora il proprietario un mercante ebreo, quindi nazionalizzata . Prima la fillossera, poi la guerra, poi la generale decadenza produttivo.-qualitativa susseguente al dominio comunista portarono questa storica proprietà ai minimi termini. Acquistata nel 1990 da una cooperativa francese, è attualmente di proprietà della famiglia D’Aulan, che, con il supporto di finanziamenti del governo ungherese e comunitari, hanno gradualmente riportato Derszla alla sua effettiva grandezza. La nuova cantina, che riunisce le cinque cantine vecchie pre-esistenti, è stata completata nel 2007 (Pubblicato il 27.6.2012).




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