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Libri sul vino per l'estate: Vino argentino di Laura Catena

Catena, L. (2010). Vino argentino. An Insider’s Guide to the Wines and Wine Country of Argentina. San Francisco (CA): Chronicle Books, 239 pp., $ 27.50.

CatenaBel libro, molto ben illustrato, di Laura Catena,figlia di Nicolas Catena, della Catena Winery, una delle più importanti cantine argentine. Figlia d’arte, Laura Catena è medico a San Francisco, ma produce a sua volta vino con la sua Luca Winery, oltre a collaborare con l’azienda paterna e ad essere una formidabile propagandista del vino argentino nel mondo. Una di quel ristretto , ma molto qualificato gruppo di donne del vino argentino, di cui fanno parte anche Susana Balbo, Annabelle Sielecki, Sofia Pescarmona, Andrea Marchiori e Catherine Péré-Vergé.

E’ anche a loro che si deve la formidabile ascesa del vino argentino, e del suo crescente successo commerciale. Il libro offre un quadro molto articolato della vasta regione di Mendoza e dei suoi celebrati Malbec, ma anche altre regioni nelle quali la coltura del vino si sta rapidamente affermando, la Patagonia, a cui è dedicato il capitolo X, e Salta (nel capitolo successivo).

I due capitoli di apertura sono una introduzione al vino argentino e alla sua storia e uno schizzo della sua cucina, con il suo caratteristico lessico , e delle tradizioni degli immigrati europei. Poi la parte centrale, dedicata ai vari territori del vino: Mendoza City (capitolo III), la Mendoza orientale (cap. IV), Maipú e la parte settentronale di Luján de Cuyo (cap. V), poi ancora Luyán de Cuyo: Perdriel (cap. VI), e quindi Agrelo e Ugarteche (ca. VII). A Tupungato, nella valle dell’Uco , è dedicato il cap. VIII, mentre nel capitolo successivo sono esaminate le regioni della parte meridionale , Tunuyán e San Carlos.

Di ogni regione esaminata, dopo una scheda essenziale ( dov’è, come ci si arriva, dove andare, le varietà di vino che vi si producono, i cibi e il clima),vengono ritratti in modo essenziale territori, suoli, caratteristiche della viticoltura, cantine).L’ultimo capitolo, il XII, è dedicato al turismo nell’Argentina del vino, con una serie di itinerari. Ma ci sono ancora quasi 70 pagine per varie succose appendici sulle ricette, un glossario del vino,un indirizzario per i contatti utili, alcune mappe schematiche.

 

Quando si parla di vini argentini si parla soprattutto di Malbec, ma naturalmente il Malbec non è la sola uva coltivata con successo nel paese : tra le uve bianche le riuscite migliori vengono dallo Chardonnay e soprattutto dal Torrontés ,mentre, tra quelle a bacca nera, la Syrah è coltivata principalmente a San Juan, il Pinot noir nel Rio Negro, eil Cabernet Sauvignon a Mendoza, talvolta in blend con il Malbec.

La vitivinicoltura argentina ha ormai quasi raggiunto il mezzo millennio di storia, da quando , alla metà del cinquecento, la vitis vinifera fu importata in Sud America, dapprima in Perù e poi in Cile e Argentina. E’ stata soprattutto l’immigrazione, naturalmente spagnola, ma anche francese e italiana , a gettarne le basi, soprattutto dopo la grande piaga della fillossera, allorquando un gran numero di varietà fu importato dall’Europa, tra cui anche il Malbec . Fu allora che arrivarono in Argentina il Sangiovese, il Dolcetto e la Barbera. C’è anche una Bonarda, che però, ad onta del nome, non ha nulla a che vedere con la nostra uva ,molto popolare nell’Oltrepò pavese, ma è forse parente del Douce noir o Charbono savoiardo, e più simile al Dolcetto.Non vi è però dubbio alcuno che la fama internazionale del vino argentino sia soprattutto legata al Malbec dell’arida regione di Mendoza (all’incirca un quinto delle piogge annue del bordolese), ma che si è meravigliosamente adattata all’altura, dove è coltivata a oltre 1000 metri di altitudine.

Il Malbec o Côt, come è probabilmente noto ai più, è originario della regione di Cahors, nel Sud Ovest della Francia. Come ha illustrato bene in un suo recente articolo dedicato a questo vino, pubblicato su Decanter, Ian D’Agata, il Cahors , il famoso Black Wine, come lo chiamavano gli inglesi, nel Medioevo era di gran lunga più famoso dei vini di Bordeaux, di cui il Malbec era un ingrediente fondamentale, insieme alle altre varietà classiche bordolesi (il Cabernet franc e il Cabernet Sauvignon, il Merlot, il Carmenére e il Petit Verdot). Perse gran parte della sua importanza a seguito della Guerra dei Cento Anni, quando , nel 1373, fu fortemente –e irreversibilmente d-danneggiato da una legge che favorì invece sensibilmente dal punto di vista fiscale il Bordeaux, che da allora cominciò la sua ascesa. Ma il colpo mortale lo ebbe indubbiamente dalla fillossera, che falcidiò letteralmente questa magnifica varietà, che, dal punto di vista qualitativo non ha nulla da invidiare alle altre consorelle. Quasi scomparso nel bordolese, dove gli è stato preferito il Merlot, sopravvive a Bourg, nel Blayais e nell’Entre-deux-mers,anche se alcuni Châteaux della rive droite hanno ripreso a sperimentarne la reintroduzione, Va anche detto che la perdita di immagine del Cahors fu anche causato dagli errori commessi negli anni ’80 nel suo territorio di origine, allorquando vennero fatte scelte clonali che privilegiavano la quantità sulla qualità. Ora, anche grazie al successo del Malbec argentino, ha cominciato ad avviarsi un circolo virtuoso pure a Cahors, e vi sono oggi alcuni produttori che hanno ripreso a proporre vini sempre più convincenti e di buona personalità.

Ma torniamo al Malbec argentino. Qui la coltivazione in altura ha dato risultati splendidi, soprattutto nella zona di Luyán de Cuyo e, complice anche un cambio di valuta favorevole, i varietali argentini hanno rapidamente scalato i mercati internazionali. Forse un po’ semplici, non ancora grandissimi, ma molto buoni, tecnicamente ineccepibili e con un rapporto qualità/prezzo ancora invidiabile.

A chiusura di questa scheda bibliografica e di questa breve nota informativa sul Malbec argentino, ecco qui gli assaggi di alcune delle migliori espressioni di questo vino. Si tratta di tre vini di una Azienda di appena una dozzina di anni di vita (è infatti stata fondata nel 1999), come frutto della collaborazione tra la Moët Hennessy Wine Estates e le Bodegas Chandon Argentina, la Terrazas los Andes. La dirige Roberto de la Mota, figlio di Raul, che può essere considerato uno dei grandi protagonisti dei varietali argentini , e che ottenne in tempi recenti la nomina a enologo del ventesimo secolo dall’Associazione mondiale dei giornalisti e scrittori di vino.

I varietali di Malbec di questa cantina sono fondamentalmente tre. Il Terrazas, che è il vino più semplice, un Malbec di Mendoza da vigne poste a più di 1.000 metri di altitudine: di color porpora brillante, al naso si offre con note di mora e ciliegia , mentre al palato ha tannini morbidi e setosi, un frutto fresco nel quale si avvertono ricordi di prugna matura, Si consiglia l’ annata più recente, la 2009, che è stata eccellente in Argentina, anche se il vino può conservarsi senza problema per alcuni anni (87/100).

terrazas_reservaPiù ricco e complesso il Terrazas Reserva Malbec, a mio giudizio il migliore come rapporto qualità-prezzo. Da uve di vigne selezionate di Vistalba, ha colore scuro, profumo di violetta, è molto armonico ed elegante al palato, con sentori di ciliegia , frutti di bosco e grafite . Ho ottimo ricordo di quello dell’annata 2005 ((90/100), oggi molto maturo.

 

AfincadoInfine l’Afincado da una vigna particolare del 1929, Las Campiertas di Vistalba, ha colore rubino scuro con riflessi violacei, ha naso molto intenso e balsamico, di frutta scura e fiori selvatici, al palato è voluttuoso, con note di cioccolato e caffè, e tannini molto morbidi. Molto buoni gli assaggi del 2004 e 2005, ormai in piena maturità (91/100). Meno di dieci euro il Terrazas, tra i 15 e i 20 la Reserva, oltre i 30 l’Afincado.

Non ho invece assaggiato, ma colmerò presto la lacuna, lo Cheval des Andes, il vino lanciato per la prima volta nel 2003 in collaborazione con il mitico Château Cheval Blanc, di cui mi hanno parlato molto positivamente , un blend i Cabernet Sauvignon (50%), Malbec (40%) e Petit Verdot, da vigne molto vecchie (Pubblicato il 10.7.2012).




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