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drink different

Libri: Brunello e vini tedeschi

Ecco due  bei libri in inglese, entrambi pubblicati dalla University of California Press: il primo riguardante uno dei nostri vini più straordinari e famosi all'estero, il Brunello, e l'altro i vini tedeschi, una regione vitivinicola da cui vengono etichette di altissima qualità, ancora relativamente poco conosciute nel nostro paese.

O’ Keefe, K. (2012). Brunello di Montalcino. Understanding and Appreciating One of Italy’s Greatest Wines. Berkeley-Los Angeles-London: University of Cambridge Press, pp.299,$ 39.95

BrunelloDavvero un bel libro, questo di Kerin O’Keefe, brava giornalista enoica che ama (davvero) il Brunello, già autrice di una biografia-ritratto di Franco Biondi Santi (Franco Biondi-Santi: The Gentleman of Brunello).Un libro documentato,basato su una approfondita conoscenza diretta dei luoghi, nei quali è tornata più volte , dal 1991 ad oggi,  e dei produttori , di cui presenta 58 esaurienti profili. Il libroé  corredato da una serie di belle  foto e da numerose mappe , sia pure molto essenziali, ma importanti per orientarsi nel complesso territorio di Montalcino:. La prima parte , che introduce alla presentazione analitica dei vari terroir e delle diverse aziende, illustra succintamente la storia di questo vino straordinario, dalle sue origini  agli anni del boom e alla progressiva perdita della tipicità originaria, lo scandalo del Brunellogate, e le prospettive attuali e future del Brunello, che si chiude con l’inquietante interrogativo: Ritorno alla tipicità o al solito Business? La posizione dell’autrice è decisamente dualista (secondo alcuni manichea): da una parte c’è  il Brunello vero, espressione del Sangiovese e di un terroir unico, dall’altro il Brunello merlottizzato , business-like, scuro , fruttato e  alcolico, come piace al gusto internazionale. Personalmente sono molto vicino alla posizione dell’autrice, che non esita a distinguere il Brunello in due categorie ben precise, quelle di vino per wine drinkers e per wine lovers. Mi spiace non aver potuto andare, quest’anno, a Benvenuto Brunello. Sarebbe stata una occasione per verificare che cosa si sta muovendo oggi, a scandalo ormai riassorbito e dopo l’inquietante vicenda Soldera di qualche me se fa. Certo il Brunello è molto cambiato, e non poteva non esserlo, vista la straordinaria ( e in verità anche un po’ scandalosa) espansione dei vigneti che rientrano, talvolta troppo generosamente, nella attuale DOCG. Non è certo quello che Biondi Santi faceva quasi da uomo solo al comando  il secolo scorso (ma io un Brunello come la sua riserva del 1955 non l’ho mai più ribevuto), ci sono- intendiamoci- ancora molti produttori che fanno vini straordinari  e di grande tipicità, ma il livello medio della qualità è oggi  debolmente associato all’incremento dei prezzi. Vedremo.

La seconda parte  del libro, quella nella quale vengono puntualmente descritte le diverse aziende , introduce anche alla seconda proposta dell’autrice: quella di passare  con decisione alla zonazione del Brunello e alla individuazione dei cru. Come si potrebbe non essere d’accordo con l’autrice, anche se un po’ di scetticismo è inevitabile, visti i precedenti. Ormai la zona del Brunello è troppo ampia: al suo interno si producono vini di differente valore e anche davvero diversi,rispetto a cui un solo cappello comincia a diventare davvero stretto. Il contributo che l’autrice dà a questo tema è rilevante e merita di essere  valutato con attenzione.Chiudono il libro un capitolo sugli altri vini di Montalcino (dal rosso di Montalcino al Sant’Antimo) , un altro sugli abbinamenti gastronomici con i piatti della cucina locale, una meditata Guida alle vendemmie del Brunello, cvon la valutazione delle diverse annate , e un’appendice  sul Brunello “in breve”, con le informazioni relative alle vigne, la loro estensione, la produzione e l’imbottigliamento, ecc.).Con l’ auspicio di un ritorno all’autenticità di questo grande vino, leviamo i calici e Viva il Brunello, Kerin.

 

Reinhardt, S. (2012) : The Finest Wines of Germany. A Regional Guide to the Best Producers and Their Wines. Berkeley-Los Angeles: University of California Press,272 pp., $ 39.95

GermanyGiunge opportuno questo libro , che si avvale anche di una prefazione prestigiosa, quella di Hugh Johnson, su un’area vinicola di grande valore e ancora poco conosciuta in Italia. Reinhardt é editor della rivista Weinwisser, collabora con The World of Fine Wine, e qualche anno fa, nel 2007, ha firmato, con Stuart Piggott ed altri un libro sui vini dei paesi di lingua tedesca, “Wein spricht Deutsch”. Si tratta, insomma, di uno specialista di vini della Germania.Si comincia con  alcuni capitoli introduttivi, molto interessanti , sui vini del freddo , qual é indubbiamente il Riesling (meno frutta e più purezza), sulle trasformazioni in atto che stanno portando i vini tedeschi dalle vecchie classificazioni tradizionali, basate sulle percentuali zuccherine a quelle basate sul terroir (“From Sugar to Terroir”), le nuove classificazioni e gli stili per capire il vino tedesco, clima, suoli e varietà…Si passa quindi ad esaminare le diverse regioni, dalla Sassonia al Baden, e quindi al Reno e alla Mosella, dieci capitoli, ciascuno dedicato ad una regione: una breve introduzione generale, una cartina a colori, i ritratti delle aziende selezionate dall’autore con i loro vini migliori.Non solo Riesling e Sylvaner, quindi, come si potrà  scoprire ( ci sono anche, ad esempio, sorprendenti Pinot noir). Molte e davvero belle le fotografie (a colori) che accompagnano il testo. Com’è ovvio, lo spazio maggiore è dedicato alla Mosella e alle  vicine altre grandi regioni dei Riesling del Reno . La presentazione è precisa e non debordante, ciò che ne fa un libro anche da leggere e non solo da consultazione.Un piccolo glossario  completa il volume con la bibliografia, gli indici e i ringraziamenti. 

(Pubblicato il 15.3.2013)




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