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drink different

Libri: il nuovo Pocket Wine Book di Hugh Johnson

Johnson, H. (2013). Hugh Johnson’s Pocket Wine Book 2014-Octopus Books,New York, 336 pp., £ 11.99.

Johnson pocketChi, professionista o semplice wine lover, non conosce Hugh Johnson, probabilmente il più noto tra gli scrittori di vino del mondo? Naturalmente inglese, come lo sono alcuni tra i maggiori esperti di vino  del nostro pianeta, e non stupisca che essi provengano da un paese che , per ragioni climatiche, non è certo tra i maggiori produttori: il fenomeno Bordeaux, il Porto ed altri grandi vini da meditazione, come lo Sherry, e molti altri grandi vini del globo debbono infatti la loro notorietà e le loro fortune commerciali proprio ai mercanti d’Inghilterra.

Johnson è autore di una monumentale Story of Wine (tradotta anche in italiano ), di un famoso World Atlas of Wine,in collaborazione con Jancis Robinson, giunto alla settima edizione, e ovviamente questo Pocket Wine Book, ristampato e aggiornato ogni anno dalla sua prima edizione del 1977, e di cui sono state finora vendute 11 milioni di copie in tutto il mondo.Si tratta di una vera e propria mini-enciclopedia del vino nel mondo, in cui sono, succintamente, ma efficacemente, illustrate, tutte le regioni del mondo , nelle quali si produce vino, partendo dai maggiori produttori (Francia e Italia), fino toccare le regioni più lontane e che solo più recentemente hanno cominciato a produrre vino, come la Nuova Zelanda.Ma nulla, nel vecchio come nel nuovo mondo, vi è trascurato, incluse l’Asia e il Nord Africa . Si comincia, nelle pagine interne di copertina, con due dense tabelle sinottiche che riportano le valutazioni globali della qualità delle diverse annate di questo inizio di secolo.Poi, dopo una rapida illustrazione della simbologia adottata e delle istruzioni fondamentali su come leggere il libro, si passa  ad una specie di review sulle prospettive attuali del mondo del vino, un vintage report sull’annata 2012 (quella che ora comincia ad arrivare nelle nostre enoteche) e un approfondimento di quella precedente.Poi le principali varietà di uva da vino del mondo,gli accoppiamenti cibo-vino, e alcuni semplici, ma utili consigli del tipo “if you like this, try this” (se ti piace questo vino, prova anche quest’altro). Eccoci dunque alla presentazione analitica dei vini prodotti nei diversi paesi del mondo.Si parte ovviamente dall’Europa, e, un po’ meno ovviamente, dalla Francia.Qui le passioni britanniche si rilevano subito, dal momento che Bordeaux è analizzata a parte, in un apposito, denso capitolo.Egualmente, nella trattazione dei vini della pensiola iberica, Porto, Sherry e Madera , sono trattate a parte, con uno speciale approfondimento.

Dopo la Francia, l’Italia.Forse le 34 pagine dedicate all’Italia  non le rendono pienamente giustizia, visto che, alla sola Bordeaux, ne sono dedicate 26 (altre 56 alla Francia “non bordolese”), ma, se non tutti i migliori produttori, tutte le principali tipologie e i fuoriclasse vi sono rappresentati. Poi Germania, Spagna e Portogallo, Svizzera, Austria, Ungheria, e via via tutti gli altri paesi produttori. La collocazione geografica non è l’unico criterio organizzatore del libro: l’altro é l’importanza della produzione vinicola. Certo non si può accusare Johnson di nazionalismo, visto che alla sua Inghilterra dedica solo una paginetta. I capitoli dei paesi maggiori produttori , tra i quali sono ormai inclusi Stati Uniti e Australia, si aprono con una cartina sintetica, una valutazione sintetica delle ultime annate , per proseguire con i principali vini e le varie denominazioni geografiche, in ordine alfabetico. Di ciascun vino sono indicati il valore, le migliori annate e quali di esse debbono essere bevute immediatamente e quali altre possono essere conservate,le varietà con cui viene prodotto e le località di provenienza, le sue caratteristiche essenziali e i migliori produttori. I più importanti di essi sono poi trattati in voci a parte, nelle quali sono comprese una valutazione del loro prestigio e della loro affidabilità, e le loro produzioni più importanti.L’ultima parte di questo libretto é dedicata ad un supplemento (a colori) sulla Borgogna e gli “altri” Pinot nero , cioè quelli della California, dell’Oregon, della Central Otago in Nuova Zelanda, quello australiano dello Yarra, e il Pinot nero tedesco: manca il Pinot nero italiano, e ce ne spiace perché nell’Alto Adige ve ne sono molti che meriterebbero di essere considerati.Chissà, in una prossima edizione?

(Pubblicato il 25.2.2014)

 




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