Questo sito utilizza i cookie per finalità di navigazione, autenticazione e altre funzioni. Navigando su questo sito, cliccando su 'Accetto' acconsenti all'installazione dei cookie sul tuo dispositivo.

Visualizza Privacy Policy

Visualizza i documenti della direttiva europea

Hai rifiutato i cookie. La decisione è reversibile

Hai acconsentito all'installazione dei cookie sul tuo computer. La decisione è reversibile.

drink different

Le Riviste del vino: Wine Spectator, December 31, 2015-January 15, 2016

Wine Spectator, vol. 40, no.13, December 31, 2015-January 15, 2016, $5.95

 

Ws dec. 15-jan. 16E’ l’atteso numero dei Top 100 dell’anno, che naturalmente costituiscono il grande titolo di copertina. Poi c’è il report della Wine Experience di New York del 2015. Oltre alle consuete rubriche e agli aggiornamenti (la paura dei pesticidi nelle vigne francesi, il report sulle contraffazioni in Cina,lo shopping di Treasury Wine, il Tiramisu , re dei dessert italiani,le sorprese nel mondo dei distillati, il Perfect match del mese, i libri dei wine lovers…)  e alla Buying Guide c’è poco altro.

Ma cominciamo con ordine. C’è sempre meno Europa, nella classifica del Top 100 dell’anno. Dopo due anni (2013 e 2014) che avevano visto i vini della Penisola iberica come grandi protagonisti (prima un Rioja e poi un Porto Vintage, Wines of the Year dei due anni precedenti), questa volta fanno man bassa i vini americani: oltre al vino dell’anno, gli USA piazzano altri tre vini nei primi cinque. Al vertice della classifica sono due Cabernet Sauvignon, il vino dell’anno è l’Oakville Au Paradis 2012 di Peter Michael. Primo vino europeo , quarto, è un Brunello di Montalcino (Il Poggione 2010), primo vino spagnolo un Ribera del Duero delle Bodegas Aalto, al sesto posto, il primo vino francese, addirittura 9°, è un vino della Rive Droite, un Saint-Émilion, il Clos Fourtet. Della vecchia Europa , in Italia resiste bene la Toscana: il che non è una sorpresa, ma è quasi solo Brunello di Montalcino: dopo il 4* posto de Il Poggione, il 13° del La Serena e il 18* di Altesino. In mezzo la sorpresa dell’Amarone Masi Vaio Armaron, ottavo. Molto più giù i vini piemontesi: il primo è il Barolo 2010 di Bartolo Mascarello, 50° (!), seguito da quello di Oddero del 2011, 62*. Sono lontani i tempi in cui un vino italiano era il vino dell’anno: bisogna tornare indietro di 9 anni, al 2006, per trovarne uno, naturalmente un Brunello. Pochissimo presente in classifica la Francia: dopo il solitario Clos Fourtet, bisogna scendere alla 47° posizione per trovare uno Chablis. Totalmente assenti le grandi regioni del vino francese, da Bordeaux e la Borgogna al Rodano e all’Alsazia, così come Germania e Austria. Resistono un po’ meglio il Portogallo con i suoi vini fortificati e la Spagna, con quattro vini tra i primi trenta, poi solo Nuovo Mondo. Che cosa dire? Ci prova Matt Kramer, nella sua rubrica, nella quale, presentando i suoi vini preferiti del 2015, scrive: “questo firmamento fisso (del premier cru di Bordeaux, delle grandi vigne della Borgogna, a cui Kramer aggiunge i Cabernet della Napa Valley) difficilmente può catturare ciò che oggi è realmente il vino: un universo in esplosione di quella che si potrebbe chiamare grandezza parallela” (mah!).Ci sono però anche i Top 100 Values, ossia i vini di valore abbordabili nel prezzo. Qui i nostri vini vanno molto meglio: soprattutto il Sud, con due bianchi, uno di Cirò e uno del Vulture; tre rossi, due Aglianico del Vulture e un rosso salentino, ancora un pugliese tra i rosé..Prima dell’autocelebrazione della Wine Experience annuale, c’è spazio per i vini di Washington , con i preferiti di Harvey Steinman, e i 10 produttori da scoprire, e un servizio sull’evoluzione del vino argentino. Si chiude, come sempre, con la Buying Guide : molti i riconoscimenti per il Barolo , con ben otto etichette nelle categorie più prestigiose, ma anche un Brunello e un Pinot bianco dell’Alto Adige, la riserva Vorberg della Cantina di Terlano.




 Privacy Policy