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Libri: Il libro di Macchi dedicato a Giulio Gambelli

Macchi, C. (2016): Giulio Gambelli l’uomo che sapeva ascoltare il vino. Slow Food Editore,pp.110, € 14.50.

gambelli cover-184x300Non ho avuto la fortuna di conoscere personalmente Giulio Gambelli, e me ne dispiace molto, ma mi pare di averlo conosciuto ugualmente un po’ attraverso i suoi vini, che portano nitida la sua impronta. Nessun altro, come lui, aveva “il senso” del Sangiovese, varietà che più di tutte amava , e non vi è alcun dubbio, che, sia pure per vie diverse, Giulio Gambelli sia stato l’uomo che, con Giacomo Tachis, abbia maggiormente influenzato l’enologia toscana di questi ultimi decenni.

Mi è pertanto apparsa più che mai opportuna, quasi dieci anni dopo la prima uscita nella collezione Semi dell’editore Veronelli, e a quattro dalla sua scomparsa, la decisione di Slow Food di ripubblicare, in una edizione rinnovata e ampliata, il bel libro di Carlo Macchi, che fu suo amico , a lui dedicato. Non è un libro celebrativo di maniera, anche se naturalmente, il rispetto per l’uomo traspare continuamente dalle pagine, ricche di aneddoti e anche di ricordi personali. Macchi ripercorre le principali tappe , familiari e professionali, della vita di “Bicchierino”, come veniva chiamato, per la sua eccezionale abilità di degustatore, che gli permetteva, si dice, di riconoscere un vino e la sua esatta provenienza, anzi la singola vasca dalla quale proveniva, dall’incontro con “i due Tancredi”, Tancredi Vecchietti e Tancredi Biondi-Santi, che per primi ne scoprirono il talento, a quello con “gli amici con cui faceva il vino”: da Gianfranco Soldera, il milanese, a Sergio Manetti e molti altri. Il racconto arriva fino alla prima pubblicazione della sua biografia, e alla istituzione del Premio Gambelli, ed è arricchito dai ricordi di chi l’aveva conosciuto. Un bel libro , che piacerà agli amici di Gambelli per ricordare e a chi, come me, lo ha conosciuto solo attraverso i suoi vini, per conoscere. Non avendo ricordi personali, diretti, di Giulio Gambelli, parlerò di un suo vino, che ricordo bene e ricorderò a lungo, una straordinaria magnum diPergole Torte 2001, quarto assaggio di una serie di 12 vini straordinari effettuato alla fine di dicembre del 2012. Fu il principe di quella magnifica degustazione, un vino che aveva raggiunto il suo apogeo, ma che certo “avrebbe potuto” reggere ottimamente ancora per molti anni: un Sangiovese AAA, proveniente da un territorio tra i migliori del Chianti classico (Radda in Chianti), eppure etichettato come un semplice Rosso della Toscana igt. Espressione di una vendemmia tra le più felici del primo decennio di questo secolo ,forse la migliore insieme con quella del 2007, ma interpretata alla perfezione da Manetti e dal suo enologo. Una perfetta  maturazione fenolica delle uve, ma senza ombra di sovramaturazione, è il “segreto” alla base di un vino intenso, di eccezionale profondità e persistenza. Bellissimo già dal colore rubino, con riflessi granata, esibiva un bouquet complesso,molto balsamico, nel quale,  a note di ciliegia scura, tabacco e ginepro, davano seguito sentori più speziati di moka, tabacco e pepe nero . Un grande vino rosso da uve Sangiovese in purezza, meravigliosamente “gambelliano”.




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