Questo sito utilizza i cookie per finalità di navigazione, autenticazione e altre funzioni. Navigando su questo sito, cliccando su 'Accetto' acconsenti all'installazione dei cookie sul tuo dispositivo.

Visualizza Privacy Policy

Visualizza i documenti della direttiva europea

Hai rifiutato i cookie. La decisione è reversibile

Hai acconsentito all'installazione dei cookie sul tuo computer. La decisione è reversibile.

drink different

Le Riviste del Vino: La Revue du Vin de France, no. 610, Avril 2017

La Revue du Vin de France, no. 610, Avril 2017, € 6.95 in Francia, € 7.60 in Italia

RVF 610In evidenza, in copertina, i favolosi vini della Côte-du-Rhône. Poi: I Borgogna modesti che danno del tu ai grandi, dibattito sul successo dei rosé, 65 bianchi singolari della Languedoc, la crescita delle etichette bio, e infine spazio alle presidenziali di Francia. I programmi per il vino dei candidati. L’édito di Denis Saverot parla dei nefasti effetti della legge Evin: ai carcerati è tolta la tradizionale gobette (razione di 23 cl. di vino giornalieri), sostituita dai tranquillanti e dalla tolleranza per le canne.

Apre il numero un’ampia intervista ad Alain Brumont, un mito del Sud-Ouest, profeta del Madiran, di cui Didier Dagueneau diceva che era l’unico vigneron a poter chiamare per nome ogni singolo ceppo di vite. A seguire , le attualità del mese: ancora una volta le ombre minacciose della vendita del bosco della collina di Corton alla speculazione, la moltiplicazione delle etichette dei vini bio, a tavola con i giganti della storia a Les Gourmets de l’Histoire , come ridurre i diritti di successione delle vigne, manca vino per le esportazioni, un Petrossian per il rilancio dell’antica Maison Chanzy in Cote Chalonnaise, gli effetti (anche positivi) dei cambiamenti climatici...Nella curiosa, ma interessante rubrica dedicata al vino nell’arte, si parla di Augustin Rodin e delle sue sculture votate al culto di Bacco e alle Baccanti. In “Art de vivre”, la breve intervista a François Audouze, industriale con la passione dei grandi vini antichi: ha assaggiato un vino del 1690, vendemmiato all’epoca di Luigi XIV. Dopo le lettere dei lettori si parla ancora di pesticidi (diminuiti, negli ultimi 15 anni), per poi passare alla grande inchiesta sui candidati delle Presidenziali francesi . Tutti hanno dichiarato di impegnarsi per rendere più leggere le tasse per la successione. L’articolo seguente è un nuovo Dossier sulle professioni del vino: questa volta tocca ai migliori diplomi per riuscire nelle attività commerciali. Eccoci al Dibattito di questo mese: il successo inarrestabile dei rosé, nato nel Sud della Francia e diffusosi negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Cinque protagonisti si interrogano sulla chiave di questo trionfo planetario. Per la gastronomia, si comincia con il grande accordo: un Rully blanc di Grésigny del Domaine De Villaine per la spigola al crescione ; Olivier Poussier suggerisce un rosso fruttato sul boudin noir (da un Gamay d’Anjou a un Aboriou del Sud-Ouest, ma anche un Dolcetto d’Alba). Enoturismo: tocca al Rodano settentrionale, attraverso i grandi terroirs della Côte-Rôtie, di Condrieu e dell’Hermitage.E ancora:il sidro di Carine Bigot a Saint-Malo, i rossi di Coteaux d’Aix di Villa Minna, con l’assaggio di 12 millesimi (dal 1999 al 2011), Robert Pitte sull’opportunità di rivedere, dopo 162 anni, il classement napoleonico dei crus di Bordeaux. Il terroir sotto esame, questo mese, è Montlouis-sur-Loire , per scoprire lo chenin blanc. Ne parla Sophie de Salettes. Dominique Belluard, vigneron savoiardo, parla del suo Le Feu, vino bianco a base di gringet , da accompagnare a del pesce di lago alla mugnaia o un poulet di Bresse in padella con legumi. Prima della sezione riservata alle grandi degustazioni, c’è ancora qualche pagina per il mercato dei vini di pregio e le vendite all’asta . Si comincia dunque con un invito alla riscoperta dei vini della Côte-du-Rhône meridionali (tra le Alpilles e l’Ardèche), i più popolari di Francia, dai più semplici, con un buon rapporto qualità/prezzo ai villages e a quelli con denominazione comunale. Ce n’è per tutti i gusti. Poi è la volta dei cadetti della Borgogna: Saint-Aubin,Auxey-Duresses, Monthélie, Aloxe-Corton, Pernand-Vergelesses, Chorey-lès-Beaune, Ladoix-Serrigny e Savigny-lès-Beaune , nella Côte-de-Beaune, e Fixin e Marsannay nella Côte-de-Nuits, molte pepite a prezzi abbordabili. A seguire: i gesti dei vignerons (si parla di complantation), i coup de coeur dei redattori della RVF, e infine i singolari bianchi di Picpoul de Pinet e La Clape , col suo sorprendente Barboulenc. Si chiude con i saké e la discussione su una bottiglia: Olivier Poels e Romain Iltis parlano “su” un Gewürztraminer Silberberg VT 2007 del Domaine Pfister.




 Privacy Policy