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Libri-2: Le Guide ai vini di Italia e Francia 2011

MeranoTra novembre e dicembre, in periodo pre-natalizio,nelle principali librerie, troviamo sugli scaffali le Guide del vino. Ormai ce ne sono parecchie: dal Gambero Rosso alla Guida dell’Espresso, dalla Guida Veronelli alla Guida Duemila vini curata dell’AIS, per non parlare delle Guide di Maroni e di D’Agata e Comparini, solo per limitarci alle Guide “globali”, cioè che prendono in esame i vini di tutte le tipologie e l’intero territorio nazionale. Poi ci sono quelle dedicate a singole regioni oppure a singole tipologie di vini (gli spumanti i vini dolci, ecc.).

Da quest’anno ce n’è una nuova, ed è quella di Slow Food, gemmata da quella del Gambero Rosso. Ce n’era davvero bisogno?

 

 

Slow wine. Guida 2011, Slow Food Editore, 1216 pagg., € 24.00.

Posto che di Guide cominciano ad essercene davvero troppe, questa Guida ci piace perché , a differenza di altre, che ormai mi sembra che vivano un po’ di rendita, si preoccupa meno di distribuire grappoli e bicchieri o di fare graduatorie , talvolta improbabili, tra i vini , ma di informare di più il lettore sulle caratteristiche delle aziende e sui territori nei quali operano, non trascurando le informazioni sulla composizione dei suoli e sui metodi adottati per la vinificazione. Questo le permette di avere un po’ meno l’aspetto di una Guida agli acquisti, ossia fondamentalmente uno strumento di marketing evoluto, e un po’ più di una Guida alla conoscenza della straordinaria ricchezza territoriale e ampelografica del nostro mondo vitivinicolo. Una ulteriore scelta è stata di elaborare una Guida che non si limitasse ad effettuare una serie di degustazioni cieche su campioni inviati, con il connesso rischio di sovrarrappresentazione delle aziende maggiori, che, avendo necessità di vendita di volumi maggiori, sono certamente più interessate a sfruttare questo canale pubblicitario indiretto, mentre rischiano di restare escluse altre, talvolta di qualità molto elevata , ma per le quali , avendo produzioni quantitativamente più modeste, l’apparire sulle Guide è meno importante. La scelta fatta è stata invece cercare di contestualizzare la valutazione organolettica dei vini nella realtà delle singole aziende, basandosi su visite dirette , in occasione delle quali è stato osservare direttamente le vigne e discutere con i responsabili i modi di vinificazione adottati . Di fatto, sulla stragrande maggioranza delle Guide, il solo riferimento al territorio, è quello regionale. All’interno delle varie regioni , sono collocate direttamente le aziende, in ordine alfabetico a costituire di fatto l’unico criterio di presentazione. In questo modo si favorisce certo una maggiore visibilità del marchio, ma molto di meno quella dei territori e le loro specificità. La Guida Slow wine, invece, inserisce, all’interno delle cornici regionali, una serie di classificazioni intermedie (ad es.,per il Piemonte, si distinguono le Langhe e il Roero dal Monferrato e dal Piemonte settentrionale), che permettono una maggiore articolazione del territorio regionale e una più efficace rappresentazione delle specificità produttive. Ciascuna scheda è divisa in tre sezioni : vita (la realtà aziendale , la sua collocazione territoriale, la sua storia); vigne (i suoli, la loro esposizione, le loro caratteristiche geologiche ); i vini, ciascuno con una breve presentazione e la loro valutazione:niente bicchieri o grappoli, ma la semplice categorizzazione in Vini quotidiani (quelli con ottimo rapporto qualità/prezzo), Grandi vini (quelli che, per la loro qualità sul piano organolettico costituiscono i prodotti di maggior valore dell’azienda) e Vini slow(quelli che, oltre ad essere di qualità eccellente, meglio esprimono l’identità di un territorio). Infine, brevi note agronomiche , che informano sull’impiego di concimi, fitofarmaci, diserbanti, lieviti, nonché la percentuale di uve di proprietà impiegate nella elaborazione della propria linea di prodotti.Di tanto in tanto, alcune schede aggiuntive mettono a fuoco un vino o una varietà di uve (ad esempi o il Picolit o le Schiave), oppure un particolare territorio (il territorio ilcinese). Ne risulta uno spaccato compatto delle singole realtà produttive, nelle quali il vino cessa di essere un semplice campione da valutare alla cieca, ma il risultato di uno sforzo collettivo di realizzare una azienda con una propria identità . Bel lavoro, che migliorerà negli anni, e mi sembra già definire un nuovo standard. Poi si può non essere d’accordo sulla presenza o l’assenza di un particolare vino tra quelli riportati in Guida, su una valutazione ritenuta troppo severa o troppo generosa secondo i nostri gusti personali, ma su quelli poi saranno l’amatore evoluto e il semplice consumatore a giudicare.

Vini d’Italia 2011 del Gambero Rosso, Gambero Rosso, Roma, 992 pagine, €30.00.

Gambero_rossoSi tratta della solida, vecchia Guida che è ormai giunta , se non erro, alla ventiquattresima edizione. Uno strumento affidabile, che si basa su un gruppo ormai consolidato, anche se una costola è andata perduta con la separazione da Slow Food. Dopo una sinteticissima presentazione, si passa subito ai vini premiati dai famosi tre bicchieri, quest’anno 402, dei quali quasi metà (150) provenienti solo da Piemonte (81) e Toscana (69). Ma quando si cominciano a distribuire premi non si finisce più, e di fatti man mano si sono aggiunti i Plus del Direttore, cioè i vini che sono particolarmente piaciuti , oltre che allo staff dei degustatori,al Direttore Cernilli (32), e poi i Tre bicchieri verdi alle case vinicole che si impegnano nella riduzione dell’impatto sull’ambiente (83),le stelle assegnate alle aziende (in funzione del numero di volte che hanno avuto i tre bicchieri per i vini da loro prodotti), il rosso dell’anno (e poi il bianco, le bollicine, il vino dolce dell’anno), la cantina dell’anno, l’enologo, il viticultore dell’anno, la cantina emergente…Dopo 34 pagine di premi e la legenda dei simboli adottati, si passa finalmente all’esame dei vini: raggruppati secondo le diverse regioni, partendo da quelle settentrionali e poi via via alle regioni centro- meridionali, in ordine alfabetico. Una scheda per ogni azienda, comprendente alcune osservazioni generali, le valutazioni “narrative” dei vini e quelle quantitative (il numero dei bicchieri conferiti). Poi nulla più.

Non vale in questa sede sottolineare alcune assenze significative o alcune inclusioni forse discutibili: queste fanno parte dell’autonomia dei critici. Ma come non osservare che, specie per le regioni meridionali, si vedono sempre (più o meno) gli stessi nomi, gli stessi vini, così che sembra quasi che vi non succeda nulla? Eppure, senza con questo voler aprire sfide localistiche ingiustificate, anche in queste regioni, sicuramente meno avanzate sul piano enologico, c’è molto movimento, ci sono nuove realtà emergenti che andrebbero censite. Infine, una lacuna che in una guida francese sarebbe impossibile, ma che distingue tutte (ma proprio tutte le Guide italiane, quella di Slow Wine inclusa), e cioè la mancanza anche solo di un tentativo di valutazione delle annate. Quali sono state le annate migliori (o peggiori) nelle varie regioni italiane negli ultimi venti anni? E poi quando un vino raggiungerà il suo apogeo, e a partire da quando bisognerà affrettarsi a consumarlo? Sembra che i vini italiani debbano essere bevuti nell’anno o giù di lì e che non vi siano differenze nell’evoluzione di un Barolo del 2001 o del 2003. Forse nelle prossime edizioni?

 

I Vini d’Italia 2011. Le Guide dell’Espresso, Roma, 768 pagine, € 22.00.

guida-vini-espresso-2011-392x475La nuova edizione della Guida curata da Enzo Vizzarri mantiene le stesse caratteristiche delle edizioni più recenti. Apre il volume un’ampia sezione introduttiva (abbastanza utile) , che precede la disamina analitica delle varie realtà regionali, nella quale viene innanzitutto illustrata la metodologia adottata per la valutazione dei vini, che ha nel riassaggio dello stesso vino a distanza anche di alcuni giorni dall’apertura della bottiglia un suo aspetto distintivo. Seguono alcune pagine dedicate ai fondamenti della degustazione e del servizio del vino , nonché agli abbinamenti (siamo però dubbiosi ad es., sul primato che continua ad essere assegnato ai vini rossi di grande struttura nell’accompagnamento dei formaggi). Infine si arriva ai premi: l’elenco dei vini dell’eccellenza, che hanno cioè ottenuto almeno 18 punti su 20 (tanto per cambiare al top Piemonte e Toscana), le stelle ai produttori e le menzioni speciali (gli outsider e i migliori vini qualità/prezzo). A questo punto inizia l’esame analitico dei territori regionali: unica articolazione territoriale, appunto le regioni; poi si passa direttamente alle aziende, in ordine alfabetico, che diventano quindi il vero principio organizzatore. Il lettore è così costretto a switchare da un produttore del Monferrato, ad uno delle Langhe oppure del Piemonte settentrionale, oppure dall’Oltrepò alla Valtellina o alla Franciacorta, tra tipologie di vini, di terreni , di clima diversissimi gli uni dagli altri. In un contesto simile è il marchio a rappresentare la variabile più importante.Dopo una scarna copertina generale, i vini sono elencati con i loro punteggi calcolati in ventesimi. A fine capitolo il riepilogo dei vini , in ordine decrescente di punteggio, raggruppati secondo le denominazioni (doc, docg, igt, vini da tavola).Chiudono il volume un piccolo glossario del vino e un utile repertorio delle denominazioni .

Si tratta di una Guida tradizionale di buon livello, ma un po’ prevedibile, che si basa su un buon lavoro di équipe, che potrà risultare utile per una consultazione rapida in occasione di viaggi in territori meno conosciuti.

 

Infine una Guida ai vini di Francia.

Bettane, M. e Desseauve, T. Le Grand Guide des Vins de France 2011,Ed. de la Martinière, Paris, 1.024 pagine, € 24.80 (in custodia di cartone in abbinamento a un grembiule da sommelier).

BettaneSi tratta di una delle Guide più note in Francia, poderosa , con oltre 50.000 vini degustati . Al libro è anche abbinato un codice per accedere ad un sito, dal quale è possibile consultare un database con le valutazioni dei vini anche di annate precedenti (per la verità le modalità di consultazione sono alquanto macchinose, l’arco temporale non è lunghissimo, e le lacune non sono poche: occorrerà migliorare molto, se si vuole che abbia qualche utilità). Date le sue dimensioni, il libro non è di consultazione facilissima, ma le informazioni  riportate sono davvero molte. Le diverse regioni vitivinicole sono trattate in ordine alfabetico: una cartina, una valutazione delle annate, i vini migliori di tutte le categorie, per tipologia o uve impiegate, per fascia di prezzo, da conservare o bere subito, quelli segnalati dai lettori. All’interno di ciascuna sezione regionale, i vini sono presentati in base alle aziende (come nelle Guide precedenti), che rappresentano quindi il principale principio organizzatore, e valutati in ventesimi.. Le prime 60 pagine circa sono introduttive: istruzioni di uso della Guida; un editoriale che illustra la filosofia degli autori, le caratteristiche della Guida e del sito e i servizi offerti, la presentazione degli autori e dei collaboratori (tutti con foto e breve curriculum); quindi i riconoscimenti: l’uomo dell’anno (Pierre Lurton, per intenderci Cheval Blanc e Yquem). La rivelazione dell’anno (la talentuosa Cécile Tremblay, di Vosne-Romanée). Il gran premio dei lettori (Jacky Blot, del Domaine la Taille aux loups , per il suo Vouvray), la denominazione dell’anno (Les Terrasses du Larzac, nella Languedoc), il vino dell’anno (il Rasteau rouge 2007 del Domaine Gourt de Mautins)… e poi i maggiori progressi dell’anno, i migliori vini dell’anno, i migliori vini di marca, i top 15 da mettere in cantina per 10 anni, i top 25 da mettere in cantina per 20 anni, i migliori vini che rendono felici e quelli da agricoltura biologica, etc. etc. Anche qui premi e riconoscimenti a profusione. Ma è davvero questo che interessa i lettori?

Si tratta di un’ottima Guida “dilatata”, che si prolunga in vari servizi collegati e gadgets, ma un po’ soverchiante, e, me lo si consenta, ancora di tipo tradizionale., anche se ci sono alcune caratteristiche interessanti, come ad es. la validazione degli amateurs, Anche questa Guida, però, come le altre, si presenta come una serie di consigli per l’acquisto dei buoni vini, ma non come una vera introduzione alla conoscenza del patrimonio vitivinicolo nazionale e al consumo consapevole, come una Guida ai Vini dovrebbe oggi , almeno in parte, essere (Pubblicato il 2.1.2011).

 

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