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drink different

Libri e riviste-5-

Questa settimana proponiamo due libri sulla Borgogna che non parlano strettamente di vini, anche se il vino, naturalmente è sempre sullo sfondo.

Il primo libro riguarda le canzoni sul vino. Il vino, si sa, è da sempre all’origine di moltissime canzoni, filastrocche o ritornelli popolari. Henri Berthat ha curato:

Berthat H, ( a cura di) (2008). Vingt chansons du vin de Bourgogne. ICO, Dijon, 52 pp.

Questo libro si propone di proporre al lettore contemporaneo una serie di motivi popolari  della tradizione folclorica borgognona, vero esempio di archeologia musicale enoica.

BerthatDi ciascuna canzone vengono proposte le parole e la musica, introdotte da un breve commento dell’autore, il quale precisa che non tutte le canzoni presentate hanno un’origine borgognona al 100%, ma esse si sono così profondamente radicate nella tradizione orale locale che ne autorizzano l’inserimento. Le canzoni sono di vari tipi Alcune scandiscono i diversi momenti topici della produzione del vino, dalla coltivazione della vigna alla vendemmia, e dalla vinificazione al consumo. Ad esempio “Plantons la vigne” è una canzone probabilmente molto antica, di cui esistono diverse versioni regionali, che rappresenta le varie fasi del ciclo naturale della vigna.. Quella inclusa in questa piccola antologia, risale al XVIII secolo, è stata recuperata da Aristide Bruant alla fine dell’800 con il titolo “Vieille chanson bourguignonne”. Deliziosa “Dans la vigne à Claudine”, su musica di André Campra, organista di grande talento della fine del ‘600, autore di molte opere liriche e religiose, il cui testo fu scritto da Charles Dufresne , poeta, autore drammatico e pittore che ebbe come protettore Luigi XIV, che maliziosamente ammonisce che “aux vignes de Cythère…la plus sage (ragazza) grappille, mais ne vendange pas”.

Altre   sono vere e proprie canzoni da osteria , nelle quali l’inno al buon vino si alterna al dileggio, anche anticlericale. “Plus on est de fous plus on rit” , ad es. , afferma che

« Ma règle est plus douce et plus prompte

Que les calculs de nos savants.

C’est le verre en main que je compte

Mes vrais amis, les bons vivants ».,

« Les moines de St. Bernardin » descrive la vita comoda e assai poco morigerata dei monaci, tra pasti luculliani e giovani fanciulle con “les têtons bien rondes” che riscaldano i loro letti,  e conclude :

«  Si c’est ça la vie que tous les moines ont

Je me ferai moine avec ma Jeanneton… ».

Bellissima questa del viandante, al quale il vino fa dimenticare la propria meta, vero inno alla vita come viene, giorno per giorno :

« Encore un p’tit verre de vin

Pour nous mettre en route

Encore un p’tit verre de vin

Pour nous mettre en train

Ceux qui voudront partir, partiront

Ceux qui voudront rester, resteront !

Ceux qui voudront partir, partiront

Ceux qui voudront rester, resteront ! »

 

Il secondo libro é una Guida « curiosa » alla Cote d’Ôr, di André Beuchot :

Beuchot A, (2007). La Cote d’Or. Le long du chemin. ICO, Dijon, 382 pp., € 30.00.

BeuchotSi tratta di una vera, piccola miniera di notizie su tutte le cose interessanti o semplicemente curiose delle varie località (anche le più piccole frazioni ) della Cote d’Ôr. Qui, coloro che vorranno (e potranno) spendere qualche settimana senza affanni in Cote d’Ôr e che non siano esclusivamente centrati sui vini e sugli assaggi, potranno trovare tutte le cose da vedere non solo nelle località maggiori (da Digione a Beaune o Nuits-Saint-Georges), ma anche nelle località più piccole e sconosciute, dove trovare una rocca, una chiesa, o semplicemente le tracce di una leggenda. Anche l’indice analitico riporta i vari centri in rapporto ai temi di interesse (città gallo-romana, vestigia di abitazioni celtiche, tombe, stazioni di posta, Templari, sotterranei, leggende, miracoli).

Se volete sapere tutto sulla famosa chouette di Dijon, questo libro è per voi. Ad es. sapevate che a Flagey-Echezeaux, piccolo paesino al crocevia di alcune delle più leggendarie appellations di rossi borgognoni,oltre alle cantine, si possono trovare una chiesa del XV secolo, un antico lavatoio e un sito gallo-romano?

Il libro non è appariscente , non si fa notare per la presenza di bellisime maxi-foto a colori o di DVD allegati, ma è un utile taccuino, nel quale l’autore ha registrato tutte le informazioni raccolte durante ke sue escursioni negli indirizzi meno conosciuti della Cote d’Ôr.

Da leggere e da consultare per programmare una escursione insolita.

 

Ora occupiamoci del numero di febbraio del Gambero.

 

Gambero Rosso, n. 229, febbraio 2011, 146 pp., € 4.90.

Gambero_2Dopo la partenza di Bonilli, è ora Daniele Cernilli, Doctor Wine, che lo aveva sostituito come Direttore, a lasciare la rivista, per assumere-sembra- incarichi di rappresentanza istituzionale. Nonostante questo nuovo distacco sia minimizzato dal Presidente della Holding Gambero Rosso, Paolo Cuccia, e dallo stesso Cernilli, si tratta di un colpo non lieve, che era comunque “nell’aria”, e che ci auguriamo non si traduca in un motivo di difficoltà per questa rivista, la quale, giunta al 25° anno di vita, ha fatto un pezzo importante dell’enogastronomia italiana.

Nonostante ciò, questo numero mostra un giornale in ripresa rispetto all’impressione un po’ distratta, quasi di smobilitazione, che avevamo avuto dal numero di gennaio.

La parte “enoica “ della rivista propone una interessante inchiesta, che varrebbe da sola a motivarne l’acquisto, di Antonio Boco e Paolo De Cristofaro, su un territorio fin qui trascurato e ritenuto quasi di serie B della enologia francese, il Roussillon, Specie nell’ultimo decennio, esso è invece potentemente venuto alla ribalta per merito di una generazione numerosa di nuovi produttori , tra i quali innanzitutto Gérard Gauby, che la Revue du Vin de France ha insignito quest’anno della sua prestigiosa terza stella per il suo lavoro, che ormai non può più dirsi solo pionieristico, fatto a Calce, sorprendente cru di questa regione. Segnaliamo poi una verticale di dieci vendemmie di Amarone di Tedeschi e Tenuta Sant’Antonio, e un “ritratto” di Gianfranco Fino: no, non il Presidente della Camera, ma il vignaiolo di Manduria, autore del primo Primitivo pugliese “haute-couture” , l’Es , giunto alla sua quinta vendemmia (partendo dal 2004, quella che gli ha dato la notorietà).La sezione enoica della rivista, che , almeno noi preferiremmo più ampia rispetto a quella “ristorantizia” e delle botteghe alimentari , comprende ancora un breve articolo sui tappi di sughero e una veloce inchiesta sui vini di Montecitorio e Palazzo Madama, dalla quale apprendiamo che i nostri parlamentari, che pure sembrerebbero abbastanza inclini alla “bella vita” (almeno a giudicare dalle altre inchieste, quelle giudiziarie), certamente- se la fanno davvero- non la fanno con il vino, essendo le varietà proposte alle buvette parlamentari poche e tutto sommato abbastanza modeste (Pubblicato il 31.1.2011).




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