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drink different

Libri e riviste-6-

 Spirito di Vino, anno VIII, n. 42, febbraio-marzo 2011, € 5.50

Spirito_di_vinoSpirito di vino è una bella rivista bimestrale, interamente dedicata al vino, dall’impostazione grafica molto curata (dal punto di vista estetico, è, a mio giudizio, seconda solo a Bibenda), e con una buona apertura anche internazionale : vi sono infatti frequenti servizi dedicati non solo alla produzione nazionale, ma anche alle regioni più prestigiose del resto di Europa e del mondo. Anche in questo numero, infatti, vi è un’ampia rassegna dei migliori bianchi austriaci, provenienti dalle regioni più vocate, la Wachau, Kamptal e Kremstal, Il 2008 e il 2009 sono state annate sofferte dal punto di vista climatico, che hanno penalizzato soprattutto il Riesling, attaccato da una precoce botritizzazione. Migliore la situazione per il Gruner Veltliner, ma soprattutto per i vini dolci.Il servizio comprende anche un’ampia rassegna delle migliori bottiglie di vini bianchi austriaci degli ultimi 25 anni.Finestre anche sull’Argentina, con lo Cheval des Andes, il rosso di Louis Vuitton, Moët ed Hennessy, e sullo Champagne Mumm. Sul fronte nazionale, grande verticale dedicata al Pinot bianco della Cantina di Terlano, con alcune vecchissime annate (1955 e 1979), che mettono in fila quelle più recenti, e una verticale della riserva de Il Falcone dell’azienda andriese di Rivera (un blend di Montepulciano e Nero di Troia), nella quale è ancora una vecchia annata di quarant’anni (la 1971) che strappa il punteggio più alto. Altri servizi sono dedicati alla nuova cuvée Anna Clementi di Cà del Bosco in versione rosè, all’annata 2007 del Coevo di Cecchi e alla collaborazione tra Masi , importante azienda del veronese, nota per i suoi Amaroni, Serego Alighieri e la trentina Bossi Fedrigotti. Il ristorante di turno è l’Osteria del Mirasole di S.Giovanni in Persiceto e la residenza di charme il Castello di Vicarello a Poggi del Sasso, in provincia di Grosseto. Completano questo fascicolo le solite rubriche sulle novità in cantina, sul mondo delle bollicine e i distillati ed Esperienze, appunti di viaggio e spigolature di assaggi, che questa volta riguardano i vini biodinamici al Merano Wine Festival,  Villa Giustinian e i vini di Breganze.

 

Ora due libri dedicati ai vini della Campania.

Il primo è :

Cuomo G. (2011). Campania da bere 2011, 160 pp., € 8.80 (supplemento a “Il Corriere della Sera”).

CuomoQuesto agile volumetto di Gimmo Cuomo, viene proposto, ormai da alcuni anni (questo è il settimo), in abbinamento con il Corriere della Sera, e può essere acquistato solo insieme con il quotidiano. Gimmo Cuomo è un giornalista, che cura la rubrica dedicata ai vini della Campania (ma anche con escursioni in Puglia e Basilicata) sul supplemento regionale del sabato. Ha le sue idee, che naturalmente possono essere condivise in tutto o in parte, ma che apprezziamo anche perché appare abbastanza indipendente dal main stream delle grandi guide nazionali, ed ha in più uno stile brioso di scrittura, anche se talvolta un po’ incline al gigionesco, ma mai sgradevole. La Guida di Cuomo ha una struttura semplice: i 200 vini che vi vengono schedati sono divisi semplicemente tra bianchi, rosati e rossi, e quindi ordinati per vitigno e denominazione. Ogni scheda riporta l’etichetta a colori del vino, vitigno/i , numero di bottiglie prodotte, grado alcoolico, enologo e prezzo indicativo in enoteca. Un numero di bottiglie colorate (di giallo, rosato o rosso, a seconda del colore del vino), da tre a cinque, con possibilità di aggiunta di una mezza bottiglia, in caso di necessità, esprime il valore del vino , da buono ad eccellente. Poi c’è il giudizio narrativo, molto personale, con alcuni suggerimenti sugli abbinamenti. Si tratta di un libro gradevole, che offre spunti interessanti di riflessione su una realtà ancora poco conosciuta al di fuori dei confini regionali, fatta eccezione per i grandi vini irpini, e alcune segnalazioni meritevoli di approfondimento.

Il secondo libro è:

Pignataro L. (2010). Guida alle piccole cantine della Campania. 152 aziende da scoprire. I grandi artigiani del vino. Edizioni dell’Ippogrifo, Sarno (SA), 292 pp,, € 15.00.

PignataroE’ fondamentalmente la Guida del 2003, poi aggiornata, divisa nelle cinque province campane e ora di nuovo aggregate, con gli stessi pregi e gli stessi difetti. Il principale pregio è la numerosità delle aziende schedate, che è però anche il limite di questa Guida. Bisogna infatti pur riconoscere che non tutte le aziende e i vini schedati soddisfano i requisiti qualitativi necessari per essere inclusi in una Guida. I criteri di inclusione non sono affatto chiari, oltre che dal punto di vista qualitativo, anche dal punto di vista semplicemente descrittivo. Il libro è presentato infatti come una Guida dedicata alle piccole cantine, ma questo criterio appare alquanto vago, quando si includono aziende che hanno quasi 40 ha. di vigne e lavorano oltre 250.000 bottiglie:non sono certo numeri enormi in assoluto , ma ben diversi dai 3-4 ha. di superficie vitata e dalle 2 o anche 5000 bottiglie prodotte da molte altre aziende riportate nel volume . Le descrizioni dei vini sono abbastanza sommarie e anche i dettagli sulla loro produzione troppo scarni: i vitigni , la fascia di prezzo e la generica indicazione della fermentazione e maturazione in acciaio o in legno. Ho francamente qualche dubbio sugli abbinamenti, in taluni casi davvero troppo ampi : certo un vino non può essere bevuto su un solo piatto, ma deve potersi adattare, entro certi limiti, anche ad altro, ma difficilmente può adattarsi a piatti di pesce, zuppe contadine, carni e formaggi ( e il dessert?). Lo schema è quello classico: ripartizione nelle cinque province, poi ordine alfabetico per le aziende, poche note essenziali (indirizzo, nome dell’enologo, dimensioni della proprietà, varietà coltivate, numero di bottiglie). Poi una breve descrizione delle aziende e della loro storia (la parte più interessante). Quindi, a seguire, i vini prodotti. Un po’ di editing non guasterebbe, soprattutto visto che si tratta di un libro più volte riproposto in varie edizioni. Un esempio? A pag. 21, a proposito dell’Azienda Amarano, si dice:

“Si trova a Montemarano, territorio naturalmente vocato all’aglianico insieme a Castelfranci grazie all’altezza e alla escursione termica” . Appena due righe sotto si ripete esattamente la stessa frase (Pubblicato il 13.2.2011).

 




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