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drink different

Libri e riviste-7-

Wine Spectator,vol. 35, no.14, 31 Gennaio-28 Febbraio 2011, € 11.15

Questo numero è pressoché interamente dedicato allo Scotch e ai Pinot nero dell’Oregon. La parte più consistente è costituita infatti dalla Wine lover’s Guide allo Scotch whisky: dopo una breve storia di questa bevanda e dei territori in cui è nata, è descritto il modo in cui vengono prodotti i whiskies single malt. La mappa delle regioni del whisky precede la parte più corposa del servizio, dedicata alle note di degustazione dei migliori single malts. Infine, un cenno ai cibi (soprattutto pesci affumicati) da abbinare al whisky di malto. Il secondo servizio principale di questo numero è, come si è detto, dedicato ai sorprendenti Pinot nero della Williamette Valley, in Oregon e alla straordinaria annata 2008, sicuramente la migliore di questo decennio e forse di sempre, mentre l’annata 2009 si preannuncia come soltanto media .Questo articolo, oltre che per le consuete schede di degustazione, è interessante per la descrizione delle diverse AVA (American Viticultural Areas) dell’Oregon, che non è solo Williamette e non solo Pinot nero. Si segnalano altri due articoli brevi (oltre alle consuete rubriche): il primo è di tipo prospettico, e propone una prima valutazione, a quasi sei mesi dalla vendemmia, dell’annata 2010 in America e nel resto del mondo . A Bordeaux si profila un’altra annata molto buona, soprattutto per i vini della riva sinistra, a base soprattutto di Cabernet, sia pure con una contrazione dei volumi di produzione, e un po’ più sofferta per la rive droite, più Merlot-dipendente. In Borgogna, come avevamo anticipato a novembre, sarà un’annata molto disuguale, nella quale sarà possibile trovare diverse buone riuscite, soprattutto per i rossi, che avranno frutto, colore e una buona acidità , con qualche difficoltà in più per i bianchi della Côte de Beaune, specie per la parte più meridionale di essa e la Côte chalonnaise. In Italia? E’ presto per dirlo, ma andrà molto bene nel Nord-Est, dove sono attesi vini più eleganti che potenti e in Sicilia. Attese miste in Piemonte e qualche difficoltà in Toscana e nel Mezzogiorno d’Italia. L’altro articolo è invece un tentativo di bilancio del 2010 dal punto di vista dei consumi.

 

Terre de Vins, n. 9, gennaio-febbraio 2011, € 5.00.

Il numero si apre con un servizio dedicato ai nuovi vignerons (Rêves de vins), e alle loro storie: storici dell’arte, dentisti, operatori di borsa, esperti di logistica che hanno deciso di dare una svolta alla loro vita , acquistando vigne e accettando la sfida di un’attività appassionante e del tutto nuova. Frédéric Lodéon, musicista e virtuoso del violoncello, nell’intervista a lui dedicata, parla dei nessi tra musica e vino. L’articolo che segue è dedicato alla famiglia Despagne , da secoli radicata nella regione di St. Emilion, che festeggerà, nel 2012, il bicentenario della sua attività. Il Terroir messo in evidenza in questo numero è quello del grande Clos de la Coulée de Serrant, nell’Anjou, e al suo patron, Nicolas Joly, guru della biodinamica in Francia.Un interessante focus sul Pouilly-Fuissé, grande vino della Côte chalonnaise e i suoi differenti climats, precede un ritratto di Denis Dubourdieu, famoso enologo di Bordeaux. Il fascicolo è completato, oltre che dalle consuete rubriche e da un servizio sul talento culinario di Pierre Lambinon, dall’ampia selezione di Bordeaux “bon et pas chers” di Bettane e Desseauve e dal palmarés dei vini della Languedoc e del Roussillon, e da alcuni itinerari “vinosi”, nelle terre del Rasteau, dei vin jaunes di Arbois e-meta più esotica-alla scoperta dei vini della Réunion,

 

Ora tre nuovi libri sulla Borgogna.

Il primo è:

Pitiot, S. e Servan t, J.-C. (2010). Les vins de Bourgogne. (XIV ed.). Bourgognes, 384 pp., € 20.00.

Pitiot_4Chi si attende la solita Guida agli acquisti, con indirizzi ed etichette resterà deluso. Infatti questo libro è una cosa diversa e non distribuisce né stelle né bicchieri. Chi invece vuole cercare di capire qualcosa di più del mondo vitivinicolo borgognone (dalle caratteristiche dei suoli alle pratiche di coltura, al sistema di classificazione delle varie denominazioni) troverà qui uno strumento utile e preciso. Si tratta di dieci capitoli: il primo descrive la Borgogna nelle sue grandi articolazioni territoriali (Yonne, Côte d’Or, Saône-et-Loire, Rhone, sì, Rhone per il Beaujolais) e le origini della vitivinicoltura borgognona; nel secondo capitolo si analizzano le caratteristiche geologiche e climatiche del territorio, con le varie distinzioni tra lieux-dits, climats, crus, clos ecc.); il terzo e il quarto capitolo sono dedicati rispettivamente alla vigna e alla vinificazione. Col quinto capitolo si entra nel tema della classificazione dei vini, partendo dalla regolamentazione delle appellations e dalla definizione del sistema gerarchico che la ispira (dalle denominazioni regionali a quelle dei grand cru). Il sesto capitolo, che da solo copre quasi metà del libro, è dedicato alla descrizione delle caratteristiche delle appellations (comuni di produzione, elenco dei premier e /o grand cru, colore e vitigni, superficie di produzione, gradazioni minima e massima, rese medie, denominazioni di ricaduta negli eventuali declassamenti, breve descrizione organolettica). La descrizione di ciascuna appellation è accompagnata da una bella cartina a colori, nella quale è possibile osservare la delimitazione delle diverse zone di produzione. I capp. 7 e 8 sono dedicati rispettivamente alla produzione e commercializzazione dei vini (aziende, cantine cooperative, unioni e comitati interprofessionali) e agli accordi vini-cibi. Non potevano mancare le feste del vino (in Borgogna ce n’è quasi una al giorno), alle quali gli autori dedicano il cap. 9. Infine, nel cap. 10, le statistiche, produttive e commerciali dei vini borgognoni.

Chiaro, completo, un libro da leggere e consultare quando necessario.

 

Pitiot, S. e Poupon, P. (1999). Nouvel Atlas des Grands Vignobles de Bourgogne, Collection Pierre Poupon, 2 voll. , € 130.00.

Si tratta di uno strumento indispensabile per conoscere in modo preciso i diversi climats che hanno fatto grande la Borgogna. Qui il lettore troverà una descrizione rigorosa e dettagliata dei territori delle diverse appellations, con la elencazione dei comuni, dei singoli lieux-dits e climats , la loro estensione, con la specificazione delle varie parcelle e i loro riferimenti catastali, ed inoltre l’elenco dei proprietari delle vigne a grand cru.

Il primo volume si conclude con un utilissimo glossario, nel quale, oltre ai termini più noti, è possibile trovare una chiara spiegazione di molti termini del mondo vitivinicolo borgognone meno noti: da Paulée (grandi mangiate e bevute di fine vendemmia) a friche (terre non coltivate, riserve naturali di selvaggina e barriere naturali all’erosione dei grandi temporali della Côte d’Or).

Pitiot_2Il secondo volume è una vera miniera, oltre che una gioia per gli occhi: è praticamente costituito solo da una serie completa di bellissime cartine a colori di ciascuna zona con la distinzione delle varie appellations implicate e dei differenti climats. Ad esempio, dalla cartina dedicata a Chambolle- Musigny vi risulterà assai più facile distinguere il territorio di Chambolle da quello di Vougeot, Flagey-Echezeaux e Morey-Saint-Denis, e soprattutto distinguere le superfici dell’appellation communale Chambolle-Musigny, di quella a premier cru e dei grand cru Musigny e Bonnes Mares.

Non costa poco, ma appartiene alla lista dei libri indispensabili.

 

Il terzo libro che presentiamo è dedicato alla più importante istituzione della vitivinicoltura borgognona, l’Hotel Dieu:

Gotti, L. (2009) Hospices de Beaune.La saga d’un hopital-vigneron. Féret, 192 pp., € 49.00

GottiIn questo bellissimo libro, ricco di fotografie a colori, si ricostruisce il mito degli Hospices, istituzione benefica che ebbe origine nel tardo Medioevo, agli albori dell’età moderna (nel 1443), per merito di Nicolas Rolin, cancelliere del duca di Borgogna Philippe le Bon, e Guigone de Salins, sua sposa: un ospedale divenuto, nel corso del tempo, per effetto delle donazioni generose dei suoi sostenitori, proprietario di uno straordinario patrimonio vitivinicolo, da cui ogni anno, mediante una pubblica asta, di cui si parla in tutto il mondo, ricava somme ingenti con cui finanziare l’assistenza ai malati.

In tutto sei capitoli: il primo, come è ovvio, è dedicato alle origini degli Hospices. Apprendiamo così che lo stesso Nicolas Rolin può considerarsi il primo vigneron degli Hospices, in quanto il cancelliere, proveniva da una famiglia che non era estranea al mondo del vino, essendo proprietaria di alcuni famosissimi cru della Cote de Beaune: Cailleret e Taillepieds a Volnay e Goutte d’Or a Meursault. Un ampia scheda ci ragguaglia sulla Vergine del cancelliere Rolin, bellissimo dipinto di Jan van Eyck, forse l’artista più celebre dell’epoca, al quale il cancelliere affidò l’incarico di questo ritratto, che però non è un semplice ritratto, in quanto, pur nelle sue dimensioni relativamente ridotte, è anche una straordinaria raffigurazione di un paesaggio, che si intravede dall’ampia finestra a trifora.

Il secondo e il terzo sono dedicati alle vigne, ai vignaioli , alla vendemmia e alla vinificazione. Vi viene descritta la storia vinicola degli Hospices, con i personaggi che l’hanno fatta, da André Percheret , direttore della cantina per quattro lustri, a Stéphane Murat, giovane vigneron , al quale sono stati affidati alcuni dei gioielli più preziosi degli Hospices nella Côte de Nuits, a Clos de la Roche e Mazis-Chambertin, a Dominique Cornin, l’unico vignaiuolo nel Mâconnais, che si occupa delle vigne di Pouilly-Fuissé, e Laurent Dechaume, alle cui cure è affidato il prezioso cru Les Epenots di Pommard. Vi si descrive inoltre l’evoluzione della coltivazione verso il biologico, fino alla completa conversione, e l’importanza dell’élevage in legno, effettuata in legno nuovo al 100%. Una serie di schede aggiuntive forniscono ulteriori dettagli sulla storia “contemporanea” degli Hospices, dall’amore di Hemingway per la Borgogna e il vino borgognone, il quale descriveva la meraviglia delle vigne della Côte d’Or nelle sua corrispondenza con Ezra Pound, al triste episodio della intitolazione, nel 1942, da parte di alcuni notabili di Beaune, di una cuvée in onore del maresciallo Pétain (per la cronaca di una parcella di Les Theurons, facente parte della cuvée dedicata alle Dames Hospitalières). Il terzo capitolo illustra le varie fasi della vinificazione: la vendemmia, la pigiatura, la fermentazione, l’élevage nelle oltre 500 pièces borgognone, che saranno poi destinate all’asta. In pratica, la cronaca della elaborazione di un grande millesimo agli Hospices.

Il capitolo successivo è dedicato alla grande asta che conclude il lavoro dell’intero anno e il suo contorno. Il contorno è rappresentato da tutta la cornice che serve a costruire e mantenere l’attenzione degli operatori, degli appassionati e dei semplici turisti intorno alla manifestazione: les Trois Glorieuses, con tutti gli annessi della festa della confrèrie des chevaliers du Tastevin nel castello di Vougeot, la Paulée di Meursault, per partecipare alla quale occorre prenotarsi l’anno primo, alle grandi degustazioni nelle moltissime cantine di Beaune. E poi l’asta, l’ingresso di Christie e i verdetti del suo esperto, Anthony Hanson, che elabora il catalogo dei vari lotti, i prestigiosi Presidenti delle ventes, i personaggi divenuti mitici, come Paul Berbey, “crieur” per 25 anni , e il suo martello.

I capitoli finali sono dedicati alle cuvées (storia, terroir e cartina) e alle schede di degustazione di alcuni millesimi recenti (tra il 1999 e il 2006).

Libro da leggere per tutti coloro che sono stati almeno una volta a Beaune, in occasione della Vente, e per chi non c’è ancora andato. Un valore aggiunto sono le bellissime foto che arricchiscono tutto il volume (Pubblicato il 25.2.2011).

 

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