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drink different

Libri e riviste-9-

D’Agata, I e Comparini, M. (2010). Vin 2011.Guida all’eccellenza del vino italiano. Milano: Bietti, 246 pp., € 24.00

 Tra le ormai numerose (forse già troppe) Guide ai vini d’Italia, da noi recensite un paio di mesi fa, mancava all’appello questo libro, che in verità non vuole essere una Guida nel senso classico, ma una sorta di Catalogo dei vini dell’eccellenza italiani, firmata dalla coppia D’Agata- Comparini.

VinIan D’Agata , già autore della Ecco Guide to Italy’s best wines (Harper Collins), responsabile per l’Italia e Bordeaux dell’International Wine Cellar di Stephen Tanzer e collaboratore di Decanter, è un bravissimo e reputato wine writer, tra gli organizzatori del Roma Wine Excellence , interessante manifestazione, giunta al suo secondo anno, che si propone di mettere a confronto l’esperienza delle più varie competenze professionali del mondo del vino (enologi, agronomi, produttori, degustatori,giornalisti, ecc.).Massimo Comparini è un manager aziendale, che da molti anni si interessa di vino, sommelier e direttore di una scuola di degustazione. Non più 100 vini, come nelle precedenti versioni del libro (ora sono 232), ma comunque un numero relativamente limitato, perché, come scrivono gli autori , non si può aumentare indiscriminatamente il numero dei vini “eccelsi”, pur in un paese enologicamente grande come l’Italia. Condividiamo questa scelta. Poi , come sempre, si potrebbe discutere su qualche assenza o su qualche punteggio, ma questo fa parte delle opinioni personali. Troppe Guide, infatti, ormai si sono trasformate in una sorta di bazar, nel quale sono presenti migliaia di aziende e non manca mai un premio per nessuna. Per la verità anche gli autori non sfuggono alla tentazione di assegnare qualche premio : al vino dell’anno, il Monfortino della maltrattatissima annata 2002; alla migliore azienda dell’anno , le Cantine del Notaio, per il livello complessivo della sua gamma; al personaggio dell’anno, Franco Biondi-Santi, autore del famoso Brunello; al produttore emergente dell’anno, l’alto-atesino Strasserhof, per i suoi bianchi cristallini della Valle Isarco, all’azienda prezzo-piacere dell’anno, con due aziende a pari merito, la valdostana Cave des Onzes Communes e la pugliese Accademia dei Racemi, per la valorizzazione dei sorprendenti autoctoni delle loro regioni. Un altro aspetto che ci piace del libro di D’Agata e Comparini, è l’atteggiamento di rispetto verso i produttori (“non ci permettiamo mai di suggerire ai produttori come va prodotto il loro vino”) e l’approccio diretto, basato sulle visite in azienda e sull’assaggio di bottiglie acquistate in enoteca, allo scopo di verificare la corrispondenza tra i prodotti assaggiati.

La struttura del libro è semplice: i primi 150 vini, che hanno tutti riportato una valutazione superiore a 90/100 (almeno 91), sono proposti singolarmente in una pagina, nella quale è riprodotta l’etichetta e sono comprese una schematica descrizione narrativa (in italiano e in inglese) e una scheda del vino (uve,numero di bottiglie e prezzo indicativo) e dell’azienda (indirizzi, sito, altri vini segnalati).I rimanenti vini (82), tutti valutati 90/100 , sono descritti in modo più sintetico (due per ciascuna pagina), ma sempre con la riproduzione dell’etichetta e una breve scheda analitica.

Veste editoriale gradevole, che si apprezza anche per la maneggevolezza del libro, prezzo forse un po’ elevato, comparativamente ad altri libri similari.

 

Bibenda , trimestrale, anno X, n. 36, marzo 2011, € 9.00

Bibenda_marzoMolte novità nella più bella (nel senso letterale del termine) rivista italiana di vino: il ritorno di Daniele Cernilli, dopo la sua uscita dal Gambero rosso, e una più accentuata internazionalizzazione, che, in questo numero, si concretizza in due interessanti servizi dedicati ai vini della Loira: il primo ai Saumur-Champigny (Cabernet franc) del Clos Rougeard, con una verticale di 14 annate del suo cru Le Bourg, e l’altro al Sancerre , con una panoramica dei migliori produttori, da Alphonse Mellot a Pascal Cotat, e una verticale del Clos de la Néore con 17 diverse annate dal 1959 al 2009 (tutte quelle dal 1994 in poi, e, tra le annate più vecchie, il 1959, il 1978 e il 1982).WOW si compiace di vedere finalmente al centro dell’attenzione i vini della Loira, la cui straordinaria qualità ebbe modo di scoprire- e fu vera rivelazione- in occasione di un viaggio di ormai 25 anni fa, nel quale fu stregato da una serie di Savennières, Vouvray , Chinon e Coteaux du Layon sconosciuti assolutamente stupefacenti, ed è tuttora convinto che la Loira sia una delle regioni enologicamente più interessanti della Francia, nella quale è forse ancora possibile trovare dei veri e propri tesori contadini. La rivista presenta anche tre  degustazioni verticali di grandi vini italiani. La prima riguarda il Vigna S.Urbano, l’affascinante Pinot nero di Josef Hofstatter, che per molto tempo è stato forse l’unico Pinot Nero italiano degno di confrontarsi con quelli della Borgogna. Qui vengono proposte le schede di 20 annate, dal 1987 al 2007 (al vertice il 1988, il 1997 e il 1990). La seconda verticale riguarda il Lupicaia del Castello del Terriccio, grande cru pisano di Castellina Marittima, da uve bordolesi: in esame 14 vendemmie, dalla 1993 alla 2007. Chiude le verticali presentate in questo numero quella dedicata alla Riserva del Fondatore Giulio Ferrari (7 annate, dal 1987 al 2001), integrata dall’assaggio degli altri spumanti della casa e da un’appendice dedicata ai vini fermi trentini e “forestieri” (toscani e umbri) prodotti dalla famiglia Lunelli. Il crescente interesse dei consumatori per i vini biologici trova riscontro nel banco d’assaggio dei vini biodinamici italiani, che apre il numero che stiamo presentando, nel quale trovano posto 24 aziende di tutta Italia, pur se in prevalenza piemontesi e toscane, che hanno adottato i principi della coltivazione bidinamica. A seguire: un ampio servizio dedicato al Piave a i suoi vini; il ritratto di un noto winemaker, Maurizio Chioccioli, e le schede dei vini da lui curati in Friuli, Toscana, Umbria, Lazio e Campania; la presentazione della società di importazione Moon import e dei suoi Champagne, da Egly-Ouriet e Leclapart, fino a Aubry e Ulysse Collin. Infine, le consuete rubriche: il Magazzino delle emozioni (grandi bottiglie che hanno raggiunto il loro apogeo), La qualità intorno ai 10 Euro (i vini buoni a poco prezzo), Gli appunti di degustazione (vini vari assaggiati qua e là), i distillati e gli olii extravergine.

 

Decanter, vol, 36, no. 6, Marzo 2011, £ 4.00.

DecanterLa copertina di questo numero è dedicata ai vini del Rodano meridionale, a cui è dedicato il vintage report del mese relativamente all’annata 2009. Poi: i “5 moschettieri” (gli uomini dei 5 premiers crus di Bordeaux); Alsazia (intervista a Olivier Humbrecht, il vitigno Gewurztraminer), molta Spagna (ritratto di Miguel Torres, panel tasting dedicato al Priorat e Montsant; i vini della regione di Empordà confrontati con i cugini del Roussillon, oltre i Pirenei); nuovo Mondo (la “nuova” Argentina , il panel tasting dedicato agli Chardonnay australiani e il supplemento dedicato ai vini della Nuova Zelanda; l’itinerario di viaggio del mese dedicato all’Oregon); un pizzico di Portogallo (Porto vintage delle vendemmie 1991 e 1992); le consuete rubriche (segnalo la descrizione del’assaggio di un Vintage Port del 1927 fatta da Michael Broadbent).

Numero molto vario, che interesserà tutti coloro che non bevono solo italiano e sono desiderosi di conoscere il punto di vista dell’enocritica anglo-sassone.

 

Terre de Vins, n.10, marzo-aprile 2011, € 6.10.

« Bios » alla ribalta : ai vini biologici é dedicata la prima sezione di degustazioni, con numerose belle bottiglie dall’Alsazia al Roussillon. La seconda riguarda il millesimo 2008 dei secondi vini dei più grandi crus bordolesi : Les Pagodes de Cos  di Cos d’Estournel, grandissimo secondo cru di Saint Estèphe-costo 30 Euro la bottiglia- mette in fila Le Clarence de Haut-Brion (150 Euro), Les Forts de Latour (250 Euro), Le Petit Mouton di Mouton-Rotschild (180 Euro).Al quinto posto un buonissimo, come sempre, Clos du Marquis (di Léoville-las.Casas) , 35 Euro, precede Les Carruades de Lafite (oltre 500 Euro). Come dire: chi più spende non spende sempre meglio.

Il fascicolo è aperto da un bel servizio dedicato ai vini e alla gente di una grande regione poco conosciuta all’estero, la Loira; segue un’intervista all’attore Fabrice Luchini , insolito banditore all’asta degli Hospices di Beaune lo scorso novembre; poi, il territorio delle Graves visto da Dominique Haverlan del Vieux Château Gaubert; la saga della famiglia Skalli, dai vini di Algeria alla Napa Valley, ritratto di Michéle Aubéry e i suoi vini “selvaggi” al Domaine de Gramenon, itinerari vinosi a Blaye, sul canal du Midi e in Arizona , cucina corsa e i consueti servizi.

Per chi ama la Francia (Pubblicato il 17.3.2011).




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