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drink different

Piccoli assaggi: miscellanea, dal Friuli alla Loira

 Cominciamo dal Friuli, con un fresco Cabernet Franc in purezza dei Colli Orientali del Friuli, dell’annata 2008. Lo produce Girolamo Dorigo a Buttrio, in provincia di Udine., un produttore noto soprattutto per il suo Montsclapade, un bel rosso a base di Merlot (50%) , Cabernet Sauvignon (40%) e Cabernet franc (circa 10%):un vino elegante , di grande personalità ed equilibrio. Ovviamente più semplice, il Cabernet franc in purezza (10-11 Euro in enoteca). Le uve , dopo la vendemmia, che avviene a metà settembre, vengono dapprima selezionate, poi diraspate, vinificate in acciaio inox a temperatura controllata. Il vino passa poi alcuni mesi (circa 8) in barriques di rovere, prima dell’imbottigliamento. E’ un vino che ha resistenza, tuttavia a noi piace così, giovane, nella sua freschezza e pienezza del frutto (ciliegia, more, lievi sentori di erbe aromatiche) per accompagnare (ottimamente) un piatto di salumi o primi piatti robusti (85/100).

Scendiamo ora nel Lazio per scoprire il Ronci (abbiamo assaggiato la versione del 2007), un Cabernet Sauvignon in purezza, prodotto a Nepi dalla Ronci di Nepi, una azienda abbastanza giovane, che elabora una bella serie di vini soprattutto da uve internazionali (Chardonnay e Cabernet Sauvignon: quest’ultimo, lo sappiamo, è presente nella regione da molti anni) e Sangiovese: prodotto sia in rosso, un vino fresco, senza troppe pretese, e un discreto rosato. Il Ronci è un Cabernet Sauvignon di bello spessore, molto balsamico, con un bel frutto di ciliegie rosse e more, non privo di una certa eleganza (85/100). Il prezzo, non è però proprio modesto, in quanto, in enoteca, supera i 20 Euro, arrivando anche ai 25.

CalanchiSempre nel Lazio, in provincia di Viterbo, Paolo e Noemia d’Amico producono, tra altri vini da uve classiche e internazionali, un interessante Chardonnay, il Calanchi di Vaiano, da noi provato nella vendemmia 2008 (circa 15 Euro). E’ un vino di grande freschezza, molto minerale, nel quale, accanto a note di frutta tropicale, spiccano quelle agrumate (87/100).

Più giù siamo nel Molise, una regione piccola non solo per le dimensioni, ma anche per la dimensione produttiva, stretta com’è tra gli Abruzzi e la Puglia. Poche aziende, in crescita, tra le quali una delle più antiche e affidabili è la Di Majo Norante.. Il suo prodotto di punta è la riserva Don Luigi, un rosso di bella struttura, in prevalenza da uve Montepulciano con aggiunte di Aglianico (10%). E’ un rosso potente, sapido, nel quale le evocazioni di frutti rossi sono rese più complesse da sfumature speziate e di tabacco . L’azienda , oltre naturalmente al Montepulciano, lavora molto anche il Sangiovese (proposto anche in purezza), e naturalmente l’Aglianico, con il quale viene prodotto un rosso caldo e speziato, la riserva del Contado, che è il vino che vi proponiamo, da noi assaggiato nella versione del 2007): una decina di Euro, che ne fanno anche un vino di grande convenienza, da bere senza troppe preoccupazioni. E’ un vino poco appariscente, un po’ austero e tradizionale, ma molto affidabile (85/100).

CefalicchioArriviamo in Puglia per assaggiare un Montepulciano in purezza (non ce ne sono più molti), di una azienda bidinamica, certificata Demeter, la Cefalicchio di Canosa. Che propone una bella linea di vini, in ascesa, dopo qualche incertezza iniziale, di buona tipicità territoriale (abbiamo già parlato del suo Moscato Jalal). Si tratta del Vigne Alte, da noi provato nella versione del 2007. Lo abbiamo pagato 6 Euro in enoteca , e francamente si tratta di una bella riuscita: un vino sapido, olfattivamente molto suadente, con fresche note di amarena ed erbe aromatiche, con lievi sfumature di tabacco: morbido ed equilibrato, senza eccessi di alcool, come spesso accade per i vini della Puglia (86/100).

EcuOra andiamo a far visita ai nostri cugini francesi, per assaggiare due vini molto poco internazionali, sia per quanto riguarda le uve, sia per quanto riguarda gli stili di vinificazione. Vengono entrambi  dalla Loira. Il primo è un tipico Muscadet de Sèvre et Maine sur lie , l’Esprit d’Orthogneiss,del Domaine de l’Ecu , dell’annata 2008, un’annata in verità non molto favorevole, nella Loira. Anche il nome del vino la dice lunga sul registro di questo vino, e, in genere, dell’azienda. Da una piccola vigna di 3 ettari di Melon de Bourgogne, con viti di età vicina ai 50 anni, coltivata con metodi biodinamici. Uve raccolte manualmente, pressate sofficemente, messe a fermentare con lieviti naturali:il vino viene lasciato sulle fecce in tini sotto terra prima di essere imbottigliato. Il numero di bottiglie dall’annata è amatoriale (meno di 5000, con una resa di 12 q.li per ettaro). Vino di vibrante acidità , intensamente minerale, con sbuffi iodati che lo rendono molto caratteristico, è vino non immediato, ma che piacerà ai conoscitori (87/100).

Il secondo vino è un Vouvray: i vini di questa appellation della valle della Loira sono ancora immeritatamente poco noti nel nostro paese. Prodotti con Chenin blanc in purezza, danno vini secchi, demi-sec e soprattutto moelleux , quando sono attaccati dalla botrytis, di grande eleganza e personalità, nonché capaci di invecchiare molto a lungo, complici certo anche  le temperature, naturalmente basse (sugli 11°) delle molte cantine scavate nella roccia di quelle zone.

VouvrayIl Le Mont è un lieu-dit tra i più noti del Vouvray, uno dei tre prodotti dal Domaine Hüet, insieme a quello più antico della proprietà, Le Haut-Lieu, e al Clos du Bourg.

Un Vouvray è dichiarato moelleux quando supera i 30 gr./litro di zucchero residuo, raggiungendo talvolta i 60. Quella demi-sec è probabilmente la versione più prototipica del Vouvray: con 10-20 gr. di zucchero residuo per litro, i Vouvray demi-sec sono vini di grande eleganza e complessità, ideali per accompagnare piatti elaborati della grande cucina, in un equilibrio tra dolcezza ed acidità che risulta forse insolito al nostro palato all’inizio, ma che, con il passare del tempo, raggiunge un fascino straordinario. La versione sec ha una percentuale di zucchero residuo più bassa (intorno ai 5 gr. /litro), anche se spesso supera i 10 fino a toccare il 20 (al limite del demi-sec). Meno appariscente dei demi-sec e dei moelleux, è comunque un vino di grande purezza ed eleganza, specie nelle annate migliori, Quella del 2006, nella Loira, non è stata tra le più favorevoli. Tuttavia è quella che viene proposta dall’importatore Velier, ed è quella che si ritrova più frequentemente in enoteca: è un vino secco, ma non secchissimo, molto morbido, in cui le note minerali, rincorrono quelle più agrumate . Fresco ed equilibrato, ha profondità e lunghezza (89/100) : un bel vino da riassaggiare magari in una vendemmia più felice, come il 2009 (Pubblicato il 25.4.2011)

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