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drink different

Silvaner della Valle Isarco, Franciacorta, bianchi valdostani, Pinot Nero di Mazzon

 

Piccoli assaggi, ma non piccoli vini, dal momento che parliamo di vini tutti superiori agli 85 punti su 100, fino a oltre 91 punti. Piccoli nel senso di assaggi informali, da bottiglie prese dalla cantina di casa, portate su dal fresco naturale del sottosuolo, e bevute su semplici piatti della cucina di ogni giorno. Cominciamo con tre buonissimi Silvaner.

Il Silvaner (o Sylvaner, come è noto in Alsazia, dove è la qualità più diffusa, specie nelle vigne più basse, pianeggianti del Bas-Rhin) è un vitigno molto antico, il cui nome tradisce un’origine silvestre, ancora largamente diffuso in Germania, specialmente nella Franconia, dove dà i risultati migliori, e nella quale arrivò probabilmente verso la metà del seicento dall’Austria, anche se alcuni ipotizzano un’origine più orientale, in Transilvania. Uva precoce e abbastanza produttiva, ha contribuito a molti nuovi incroci, in quanto resiste bene ai climi freddi più settentrionali. Oggi è sempre più frequentemente sostituita dal meno interessante Muller-Thurgau, ancora più precoce e più produttivo. Meno nobile del Riesling, ha tuttavia una spiccata acidità, che gli conferisce una discreta capacità di invecchiamento, e, nelle sue versioni migliori, come quelle della Franconia, in cui il Riesling stenta a maturare, dà vini fragranti, freschi e molto sapidi che si sposano molto bene ai piatti locali.

In Italia è alquanto raro, praticamente circoscritto alla Valle Isarco, in Alto Adige, nella quale si è adattata molto bene. Ancora relativamente poco nota al grande pubblico al di fuori della zona di produzione, e assai meno popolare (come del resto il Gruner Veltliner e il Kerner) del Gewurztraminer, il Silvaner italiano è stato per un tempo abbastanza lungo noto agli amatori fondamentalmente per l’Abbazia di Novacella, che ancora produce uno dei migliori Silvaner della Valle Isarco, specialmente quello della sua linea più prestigiosa, la Praepositus.

Abbiamo comunque avuto modo di apprezzare, in questi ultimi anni, un numero crescente di produttori, generalmente non di grandi dimensioni, ma che propongono livelli di qualità assai elevata. Ne abbiamo scelto tre, dei quali abbiamo riassaggiato i vini della vendemmia 2009.

Silvaner_NossingLa prima azienda è quella di Manfred (Manni) Nössing, la Hoandlof di Bressanone . Divenuto responsabile dei vigneti di famiglia (poco meno di 6 ettari ), in poco più di una decina di anni, Nössing ha raggiunto già una grande notorietà per i suoi vini bianchi (uno splendido Kerner, Veltliner e appunto Silvaner) della Valle Isarco.

Il suo Silvaner è un vino di grande finezza , fresco, con un frutto molto piacevole di pesca con note di nocciola, sapido ed equilibrato (circa 12 Euro la bottiglia, 89.5/100).

Altra azienda assai interessante è la Köfererhof , a Varna, dove Günter Kerschbaumer, già conferitore di uve dell’Abbazia di Novacella, produce oggi in proprio una linea di vini bianchi altoatesini (dal Gewürztraminer al Riesling , e-ovviamente- Silvaner) di notevole livello, nelle sue vigne, coltivate biologicamente, ad altezze tra i 700 e gli 800 metri, attorno al maso Köfererhof, da cui prende il nome.

Silvaner_KofererhofGiallo oro molto luminoso, é un Silvaner molto elegante, con un frutto affascinante , nel quale sono presenti note di frutta bianca e soprattutto gialla- pesca e albicocca-, e propone , insieme con una piacevole freschezza acida, una sottile mineralità (sui 16 Euro, 90/100).

Molto buono anche il Silvaner della Kuenhof di Peter Pliger a Bressanone.

Anche qui si tratta di pochi ettari di vigna, a 5-600 metri di altitudine, che circondano un antico maso duecentesco di famiglia, dove si producono i tipici vini della Valle Isarco, con un prezioso Riesling e l’onnipresente Gewürztraminer.

Silvaner_KuenhofSottile, elegante ed aromatico, quello di Kuenhof è un vino molto sapido , che unisce alla tradizionale acidità del Silvaner, che lo rende molto piacevole al palato, una dote minerale che gli conferisce una maggiore complessità (circa 15 Euro la bottiglia, 91.5/100).

 

Restiamo vicini , spostandoci a Mazzon , piccola frazione di Egna, in provincia di Bolzano, forse il miglior territorio in assoluto per il Pinot Nero italiano, sorprendentemente assente dalla rassegna dei grandi Pinot neri di Alan Meadows (ne abbiamo parlato alcuni giorni fa, presentando i primi due numeri dedicati alla vendemmia 2009).

Gottardi_2008La fama di queste vigne data da almeno un secolo e mezzo, anche se, in tempi più recenti, è legata ai vini della mitica vigna S. Urbano a Barthenau-Mazzon di Hofstatter e, specie in questi ultimi 15 anni, da quando ha cominciato a produrre il suo vino (nel 1995), di Bruno Gottardi, recentemente scomparso. E’ appunto del suo ultimo vino, quello della vendemmia 2008, che vogliamo parlare, forse non il migliore in assoluto, ma comunque un Pinot nero molto buono. Ora questa piccola, prestigiosa azienda, che produce anche un interessante Gewürztraminer,  è nelle mani del figlio Alexander, che già aveva cominciato ad affiancarlo, e in quelle di Hans Untersulzner, che si occupa delle vigne: un piccolo podere di appena 6 ettari e mezzo, più 2 ettari e mezzo in affitto, a 3-400 metri di altitudine, ad alta (ma non altissima) densità di impianto (5.000- 6.500 ceppi per ettaro), . costituito da suoli misti, prevalentemente calcarei e sabbiosi, mediamente pesanti, ,che si avvalgono di un microclima   molto favorevole alla coltivazione del Pinot Nero, protetto dai venti freddi del Nord ed orientali, esposto ad un prolungato soleggiamento, specie pomeridiano, con una temperatura mitigata dalla fresche correnti provenienti dal Garda.

Quello di Gottardi è un Pinot Nero molto elegante, dal colore rubino un po’ scarico, che propone all’olfatto piacevoli note di frutti rossi e neri, di grande finezza,; in bocca è caldo, elegante e speziato, con sfumature di cannella e lieve noce moscata . Meno complesso della riserva (l’ultima proposta è quella del 2007), è tuttavia un ottimo Pinot Nero, con una personalità che non ha nulla da invidiare ai migliori Pinot noir californiani e della Nuova Zelanda, e che, a nostro giudizio, non sfigurerebbe di fronte a un buon premier cru della Côte d’Or (88/100).

 

Spostiamoci ora un po’ a Ovest, per entrare nella Franciacorta, regione a grandissima vocazione spumantistica, per assaggiare due Franciacorta di ottimo livello di una azienda già ben nota, la Monte Rossa, che da sempre produce solo bollicine.

La loro punta di diamante è certamente il Cabochon, millesimato, ma questa volta vogliamo parlarvi del loro ottimo Saten, e di un nuovo vino, un extra brut millesimato, di buona personalità, con un nome curioso, Salvadek, che sembra significhi selvatico in dialetto bresciano.

Saten_MonteRossaIl Saten, ribattezzato Sansevè (dal gaelico “salute”), è il classico Saten (100% Chardonnay), dalla spuma briosa e dal naso gradevolmente agrumato, nel quale si avvertono fiori bianchi , mela cotogna e pan brioche, è fresco e piacevolmente fruttato. Un ottimo Saten col quale accompagnare antipasti e primi piatti di mare (86/100) .

Il Salvadek, assaggiato nella vendemmia del 2006, che è anche la prima, è elaborato al 95% da Chardonnay e la quota rimanente da vino di riserva.

SalvadekLe uve provengono da nove cru differenti , sulla collina di Monte Rossa, su suoli tipicamente morenici: le vigne, di età media di 16-18 anni, sono a cordone speronato, con una densità di impianto di 5.000 ceppi per ettaro.

Il vino fermenta in parte in acciaio e in parte in fusti di rovere, permanendo circa 30 mesi sui lieviti. E’ un vino complesso, dal colore dorato e un naso complesso, nel quale ai toni dolci (di frutta candita) si sovrappongono sentori più tostati, che lo rendono più austero. Adatto a gradi piatti di pesce, anche elaborati, o a fine pasto per il bicchiere della staffa (88/100).

 

Ora ci spostiamo all’estremo Ovest della penisola , in Valle d’Aosta, per riassaggiare i vini de Les Crêtes di Costantino Charrère, del quale abbiamo già parlato a proposito del suo Chardonnay “di base” dell’annata 2009, e di cui abbiamo riprovato , insieme con il vino della nuova annata, la 2010, quello dell’annata 2008. Negli stessi giorni abbiamo poi riprovato il suo Chardonnay Cuvée Bois (la limousine dell’azienda), nelle annate 2008 e 2006.

Lo Chardonnay-base, di immediata piacevolezza fruttata, più semplice, ma già godibilissimo nell’annata appena uscita,la 2010 (85/100), appare più equilibrato e maturo al palato nella vendemmia 2008, che al momento preferiamo (86/100). Fresco ed equilibrato, esprime ancora una piacevole acidità agrumata, con toni delicati di fiori di campo , mela renetta e nocciola.

Cuve_BoisEgualmente il Cuvée Bois 2008 , un vino cremoso ed elegante, con note piacevolmente affumicate, propone però una tostatura ancora un po’ invasiva (89/100), che nel vino del 2006, è assai meno aggressiva, permettendo al vino di mostrare meglio -oggi- la sua complessità aromatica, con un ventaglio molto elegante di note fiori di campo (camomilla) e vanigliate (90/100).

Ma il vino del quale vogliamo parlarvi è la Petite Arvine, un piccolo gioiellino, nel suo genere, che abbiamo riassaggiato nella versione del 2010. Un vino da poco più di 10 Euro la bottiglia, 100% Petite Arvine, la varietà più coltivata nel Valais svizzero e presente, in Italia, solo da queste parti, dove dà vini profumati e leggermente aromatici, con una buona gradazione alcolica naturale .

Petite_Arvine2La Petite Arvine de Les Crêtes è un vino piacevolissimo, fresco e minerale, attraversato da una vena acida che gli conferisce una sfumatura leggermente agrumata , e che offre un naso intensamente fruttato, né banale, né stordente, in cui predomina la frutta bianca (86/100).

 

Il vino “esotico”. Questa volta è un Bourgogne Pinot Noir- lo ricordo- l’appellation più semplice, quella che si dà ai vini senza alcuna identificazione dei climats da cui provengono, di una grande annata , la 2005.

Questo di cui parliamo è di Hudelot-Noellat, una azienda di Chambolle, nella Côte de Nuits, che produce, tra l’altro, in un numero limitato di bottiglie, un Richebourg e un Romanée Saint Vivant di grande finezza.

HudelotIl Bourgogne di cui parliamo è ovviamente assai più basic, proviene da vigne “villages”, ma comunque da un grande territorio, e si sente. Estremamente piacevole, a sei anni dalla vendemmia , propone un naso molto fitto e seducente di frutti di bosco, è fresco e sapido al palato, con tannini levigati, molto morbido e senza alcuna nota rustica. La vendemmia di esordio del giovane Vincent Mugnier, che ha sostituito l’enologo Pierre Nawrocki, un vino molto buono, nella sua categoria, che valutiamo 87/100 (Pubblicato il 30.6.2011)

 

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