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drink different

Piccoli assaggi: Greco di Tufo , Ribolla, Montepulciano d'Abruzzo, Vouvray

Il primo vino presentato oggi è un Greco di Tufo, grande vino bianco campano, che forse soffre un po' la contiguità con l’altro grande d’Irpinia, il Fiano di Avellino. Quello di cui vi descriviamo l’assaggio è il Greco di Tufo “base” (ancora questa espressione , che a me non piace, perché induce a ritenere che sia un vino essenziale o “neutro”) di una cantina, che abbiamo già citato qualche mese fa per un suo piacevolissimo Coda di Volpe in purezza, l’Azienda Vadiaperti di Raffaela Troisi. Vadiaperti produce anche un altro Greco di Tufo di grande personalità, il Tornante: vino complesso, inizialmente piuttosto ritroso come un po’ tutti i vini di Troisi e come gli altri grandi irpini, ma che, “atteso”, come è giusto, può finalmente distendere la sua potenza compressa.

Greco_VadiapertiIl Greco   che invece presentiamo è più semplice, ma tutt’altro che banale. Dal colore giallo paglierino, con riflessi dorati, è fresco e minerale, si concede più precocemente del fratello maggiore, nonostante una vibrante acidità (una costante nei vini di Montefredane) , con note fruttate di mela e pesca gialla, e, lievissime, di erba tagliata. E’ un vino che può essere apprezzato su antipasti e primi piatti saporiti, molto adatto anche per una cena estiva (87/100).Lo abbiamo trovato a 9 Euro in enoteca. Torneremo presto a parlare dei vini di questa Azienda, in un servizio dedicato al Fiano e all’eccezionale territorio di Montefredane.

 

Proseguiamo con un altro bianco, da uve classiche friulane, una Ribolla dei Colli Orientali,del 2010. Lo producono Joseph e Lidia Bastianich a Cividale del Friuli. I loro vini , da uve autoctone (come il Refosco, lo Schioppettino, il Pignolo, e-appunto-la Ribolla), o divenute tali (qui sarebbe difficile etichettare come “uve internazionali” lo Chardonnay e il Merlot, che nel Friuli non sono poi arrivati ieri) sono tutti molto affidabili.

BastianichIl vino di cui parliamo è una selezione della vigna Orsone, Una classica Ribolla, che ha nella freschezza e nella mineralità i suoi punti di forza, che la rendono adattissima per accompagnare (come abbiamo fatto noi) un piatto di tapas in una versione più mediterranea, a poca distanza dal mare.Preciso ed equilibrato , si offre con i suoi sentori caratteristici floreali, più netti di ginestra. (87/100, anche lui intorno a 9 Euro la bottiglia )

 

Fa caldo, ma possiamo ancora tentare un rosso di grande piacevolezza, magari abbassandone un po’ la temperatura a quella adatta al servizio (16-17 gradi).Si tratta del Vigna Sant’Eusanio, un bel Montepulciano d’Abruzzo dell’Azienda Valle Reale di Popoli (Pescara). E’ la prima vendemmia di questa vigna, la più alta dell’azienda, a quasi 500 metri d’altitudine, e più fredda, da un suolo molto sassoso, bene esposto.

SantEusanioValleReale0Beviamo l’annata 2009. E’ un Montepulciano fresco e fruttato, dotato di una bella acidità, di struttura non soverchiante, morbido ed equilibrato, intensamente fruttato , con piacevoli sfumature di lampone e frutti rossi. Fa solo acciaio, con una macerazione brevissima (di soli quattro giorni), è sapido e beverino, può accompagnare molto piacevolmente dei primi piatto sostanziosi o delle preparazioni leggere di carni bianche (87/100) Una decina di Euro la bottiglia in enoteca.

 

Il vino “esotico”. Ritorniamo a parlare di Vouvray. Ne sono autori Catherine e Pierre Breton, tra i più noti ( e tra i migliori) produttori di Bourgueil, piacevolissimi vini a base di Cabernet Franc, l’uva rossa per eccellenza di questa parte della Loira . E’ curioso che , nella Loira, il Cabernet Franc venga appunto chiamato breton. I coniugi Breton conducono insieme il loro Domaine da una ventina d’anni (dal 1989): una quindicina di ettari, condotti con metodi di coltivazione organic, ma non biodinamica (pur avendo in passato condotto esperimenti in questo senso), facendo un uso molto scarso di solforosa, solo in imbottigliamento, il che rende i loro vini più autentici, ma anche più vulnerabili all’ossidazione.

Producono dei buoni Bourgueil, i più noti dei quali sono Nuits d’Ivresse, Les Galichets   Le Clos Sénejac Bassissime rese (non superiori ai 35 q.li per ettaro, non di rado 20), i vini dei Breton sono trattati in modo diverso a seconda del suolo da cui provengono le uve: solo acciaio per i vini che provengono da suoli ciottolosi, legno (ma non nuovo) per quelli che provengono da suoli argilloso- calcarei. Più noti per il loro rossi, i Breton producono da qualche anno anche alcuni bianchi interessanti, da vigne della famiglia di Catherine: un Crémant di Vouvray secco (sans année) e soprattutto un Vouvray secco, entrambi etichettati come “La Dilettante”.

DilettanteAbbiamo provato recentemente l’annata 2009 (gradevole l’etichetta) di quest’ultimo vino, 100% Chenin blanc.

Giallo paglierino, inizialmente un po’ ermetico al naso , rivela poi un fresco aroma di pera e ananas, molto minerale, con sfumature gessose e saline, con tocchi di lychee e limetta.(88/100) (Pubblicato il 25.7.2011).

 

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